Altro che transizione energetica, il vecchio petrolio vola ai massimi. Ecco perché

I prezzi del petrolio ai massimi, perché? L’agenda “climatica” di alcuni Paesi inizia a vacillare: nella transizione energetica non è indolore passare alle energie rinnovabili e a quelle alternative. E in diverse nazioni si sta ritornando a estrarre carbone e petrolio come se non ci fosse un domani

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Il greggio statunitense è salito a un massimo di sette anni a 81,50 dollari al barile, portando il suo aumento dalla fine dello scorso ottobre a oltre il 120%. Se questo livello sarà retto a fine settimana sarà la prima volta che il benchmark petrolifero statunitense chiude sopra gli 80 dollari al barile dall’ottobre 2014, quando la rivoluzione dello shale oil ha innescato un crollo pluriennale dei prezzi dei combustibili fossili.

La carenza di energia a prezzi accettabili sta rallentando l’attività delle fabbriche in tutto il mondo e contribuisce a una recente ripresa dell’inflazione. Il prezzo del petrolio Brent è raddoppiato in un anno, il prezzo del gas è aumentato del 130 per cento. Una tonnellata di carbone costa attualmente il 342% in più rispetto a un anno fa anche perché l’estrazione mineraria in India è in stallo (per effetto anche di una serie di black out) e in molti Paesi mentre il prezzo del gas è balzato da inizio anno di oltre il 100%.

L’agenda “climatica” di alcuni Paesi inizia a vacillare e nella transizione energetica c’è la sensazione che molti mega esperti ESG avevano sottovalutato che non sarebbe stato indolore passare alle energie rinnovabili e a quelle alternative. E in diverse nazioni si sta ritornando a estrarre carbone e petrolio come se non ci fosse un domani facendo un bel ciaone a Greta Thunberg per non far deragliare prezzi e produzione causa mancanza di energia.

 

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Il primo ministro dell’Australia, Scott Morrison, ha detto che potrebbe non partecipare alla Cop26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a novembre nel Regno Unito. L’Australia è il primo esportatore di gas naturale liquefatto al mondo e il secondo di carbone che valgono il 25% dell’export australiano e prima di abbandonare il “vecchio mondo” vuole essere certo che il “nuovo” fatto di energia pulita (per esempio prodotta dall’idrogeno verde) sia realmente alla portata.

Secondo Edward Yardeni, strategist americano, gli attivisti del cambiamento climatico hanno fatto i conti senza l’oste. La domanda di energia nel post lockdown è aumentata più velocemente di quanto le fonti di energia rinnovabili possono sostituire l’incombente carenza di combustibili fossili mentre le compagnie energetiche hanno tagliato le loro spese per lo sviluppo di queste fonti e questo è il risultato.

Le fonti di energia rinnovabili sono molto meno affidabili di petrolio, gas e carbone: “le turbine eoliche non funzionano quando il vento non soffia. L’energia idroelettrica non può essere generata durante i periodi di siccità, quella basata sull’idrogeno pulito è ancora in via di sviluppo. E le celle solari generano elettricità quando il sole splende, ma le tecnologie delle batterie non sono pronte a immagazzinarne abbastanza quando il sole non splende come di notte.”

E fra coloro che da questa situazione ne stanno traendo un vantaggio sotto molteplici punti di vista c’è Vladimir Putin e la sua Russia di cui parliamo con un’analisi dedicata.