Mediare titoli in perdita: quando è meglio gettare la spugna

Cosa fare quando un titolo su cui abbiamo puntato è in caduta libera? Acquistarne ancora nella speranza risalga la china e ritorni al prezzo medio di carico? Oppure ammettere la ‘sconfitta’, venderlo comunque e guardare oltre?

“Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”, cantava un gruppo musicale italiano dei “preistorici” anni ’60 del XX secolo…Una massima che vale nella vita sentimentale come in quella finanziaria, dove purtroppo, vuoi per contingenze di mercato piuttosto che per errori di valutazione, può capitare di dover affrontare perdite di capitale non previste. E in certi casi anche pesanti.

La conseguenza?

Come insegna anche la finanza comportamentale, perdere in Borsa induce molti investitori a non comportarsi razionalmente. Eppure, vendere in perdita non dovrebbe essere considerato un delitto, ma è, a volte, la cosa migliore da fare all’interno della propria strategia di investimento. A patto di avere una strategia, naturalmente.

Mettiamo il caso che abbiamo comprato un titolo a 10, le cose non vanno bene e lo stesso scende a 8. Il meccanismo a questo punto appare in tutta la sua fallacità: non pensiamo di aver “semplicemente” fatto uno sbaglio, ma ci convinciamo sia il mercato che va nella direzione sbagliata…e allora pensiamo che comprando altre azioni dello stesso titolo sia possibile mediare con la perdita. Il titolo prima o poi risalirà e male che vada andremo in pari…

Molti investitori si sono rovinati grazie a un simile approccio, apparentemente basato sul buon senso ma in realtà molto squilibrato verso una crescente concentrazione che va nella direzione opposta alla regola d’oro dell’accorto risparmiatore, ovvero la diversificazione.

Quindi? Quale deve essere l’atteggiamento più costruttivo?

 

L’importanza di ammettere l’errore di mediare in borsa

È certo importante avere delle proprie opinioni, ma nei mercati finanziari una certa elasticità è necessaria laddove emergano dei fatti che contraddicano in modo evidente le nostre certezze. Avere una mente aperta significa valutare eventuali errori, essere disposti a rimettere in discussione le proprie credenze quando è il caso. Attribuire un potere smisurato alle proprie opinioni (tipo “questo titolo l’ho pagato 1.000 e lo tengo fino a quando non torna a quel prezzo” oppure “questo titolo o mercato può solo salire”) può costare altrimenti molto caro come arrivare a conclusioni affrettate, dando un peso esagerato solo a poche informazioni. Un esempio tipico di errore commesso da molti investitori è dunque quello di mediare i titoli in perdita, che equivale spesso a dire “non ammetto di perdere su un’operazione e comprando altre azioni dello stesso titolo sarà più facile tornare in guadagno poiché abbasso il prezzo di carico”.

Quello che abbiano cercato di spiegare in questo articolo è che in questo modo si corre il rischio concreto di aumentare la propria esposizione su un titolo, incrementando la…

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