NEL COLLOCAMENTO DEL BOND DECENNALE MEDIOBANCA MOSTRA I MUSCOLI. PRIMO ATTO (DI FORZA)?

La pubblicità  una volta si definiva come l’anima del commercio. Ma in un mondo sempre più finanziarizzato è diventata anche il volano della finanza. “Datemi uno spot o una pagina pubblicitaria e vi solleveràil mondo” potrebbe dire oggi Archimede da Siracusa (parliamo dell’inventore e non di un concorrente del Grande Fratello). E’ di questi giorni il collocamento del bond Mediobanca “Primo Atto 4,50% 2010/2020” a tasso fisso (codice Isin IT0004608797) che sta battendo tutti i record di scambi al Mot ovvero il mercato retail di Borsa Italiana.

Un’emissione a tasso fisso (4,5% facciale ovvero 3,93% netto) con scadenza decennale e quindi rimborso del capitale il 14 maggio 2020. Un prodotto che è stato ampiamente pubblicizzato da Mediobanca con pagine intere sui giornali dove si propone di acquistare questo bond come se si trattasse di una sorta di opera d’arte….firmata (ovvero garantita) Mediobanca.

E in un momento dei mercati coos difficile è comprensibile il successo che questa emissione ha raccolto (il titolo è salito quasi ininterrottamente e ora si acquista a 101,8 per un rendimento netto quindi del 3,73%), confrontando anche il rendimento di questo titolo con un BTP decennale che offre “solo” il 3,45%. Certo si dirà  che lo Stato è lo Stato e Mediobanca è Mediobanca ma è difficile immaginare un rischio “emittente” per una banca d’affari che è considerata la stanza di compensazione del potere finanziario in Italia. Capace di resistere alla caduta della Prima e magari Seconda Repubblica visto che i poteri forti resistono a tutto, anche al DDT.

Dal punto di vista obbligazionario il rendimento offerto da questo titolo non è quindi male e per ottenere rendimenti simili o superiore l’alternativa per la maggior parte dei risparmiatori è scegliere banche inglesi (da Royal Bank of Scotland/Abn Amro  a Barclays) che sembrano messe decisamente pegg…io (se si vuole guardare il bicchiere mezzo vuoto) di quelle italiane.

Dal punto di vista oltre che del tempismo e della comunicazione pubblicitaria anche sul piano formale questa emissione è un caso da manuale. Che molte altre banche italiane potrebbero prendere ad esempio e molti risparmiatori far proprio.

Abituati a banche italiane che rifilano spesso prodotti complicati, costosissimi e spesso non quotati a risparmiatori ingenui, distratti e scarsamente istruiti dal punto di vista finanziario il “metodo” proposto da Mediobanca merita un applauso.

Non capita sovente di vedere che un’emissione collocata da una banca salga dopo il collocamento al pubblico dei risparmiatori: vale la regola contraria. E il fatto di collocare un titolo da subito quotato offre al risparmiatore la possibilità  di avere un investimento liquido e liquidabile. Non un pezzo di carta (come molti bond collocati nelle retrovie dalle banche e banchette italiane) senza quasi mercato se non a prezzi da saldo.

Il rischio tassi: è bene non sottovalutarlo…

Dette le cose positive passiamo a quelle negative visto che non siamo pagati per fare pubblicità  a Mediobanca ma per cercare di fornire consigli (il più possibili sensati e anche indipendenti) ai risparmiatori…

 

Premesso che il titolo è mediamente interessante per un piccolo risparmiatore naturalmente questo non significa che uno su un titolo (ed emittente) di questo tipo può investirci una quantità  spropositata di soldi. Giusto magari metterci una piccola quota del proprio patrimonio (nell’ordine dei punti percentuali e in relazione al proprio profilo e obiettivi temporali) ma senza esagerare come alcuni risparmiatori magari pensano di fare, pensando di aver trovato la “soluzione finale” alla gestione dei propri risparmi.

I mercati ci dicono ogni giorno che non esistono “soluzioni e strategie semplici” e puntare su un tasso fisso a 10 anni può anche significare nel caso di un forte aumento dei tassi d’interesse vedere il corso del titolo scendere. Anche in misura elevata. Dove saranno i tassi fra 2 o 5 o 10 anni nessuno è in grado di prevederlo ma il rischio “tassi” è sempre bene tenerlo in considerazione.

L’inflazione oggi è la “Bella Addormentata nel Bosco” ma se si risvegliasse (e secondo alcuni osservatori i massicci interventi di salvataggio uniti a una continua stampa di denaro potrebbero prima o poi scuoterla anche in modo violento) un rendimento netto del 3,7% potrebbe essere anche poca cosa in un Paese come l’Italia che ha visto dopo gli anni ’70 l’inflazione annua viaggiare anche al 20%. Tempi si spera sepolti ma nessuno può escludere un rialzo anche brusco dell’inflazione anche perchè storicamente il livello attuale è sicuramente anomalo e se anche si è sostenitori della “deflazione” risulta evidente a tutti che se questo periodo fosse molto prolungato questo significherebbe che l’economia (soprattutto occidentale) corre verso il declino e il baratro. E ci sarebbe da preoccuparsi…

Il rischio emittente: fidarsi è bene, non fidarsi mai troppo è meglio: un opinione fuori dal coro


Riguardo invece Mediobanca e questo titolo se vogliamo invece fare un discorso sull’emittente e un confronto con titoli simili ci sono altre cose da dire.

ALCUNI BOND A TASSO FISSO DECENNALI A CONFRONTO.

 

Isin Nome Titolo scadenza Subordinato Cedola mercato taglio prezzo rendimento netto %
XS0412826579 European Investment Bank 15/04/2019 No 4,25% MOT 1.000 110,19 2,54%
XS0170343247 ENEL 18 12/06/2018 No 4,75% ETLX 1.000 106,08 3,36%
IT0004489610 BTP-1ST19 4.25 01/09/2019 No 4,25% ETLX 1.000 102,90 3,39%
IT0004608797 MEDIOBANCA 14/05/2020 No 4,50% MOT 1.000 101,94 3,72%
XS0452166324 INTESA SANPAOLO 23/09/2019 Si (LT2) 5,00% TLX 50000 101,96 4,13%
IT0006703208 BARCLAYS BANK 21/07/2019 No 6,00% MOT 1.000 107,00 4,35%
XS0449361350 Lloyds tsb bank 03/09/2019 No 5,375% ETLX 50.000 98,33 4,93%
XS0360809577 INTESA SPAOLO 08/05/2018 Si (UT2) 6,625% OTC 50.000 104,80 5,11%
XS0367777884 UNICREDIT/6.70 05/06/2018 Si (UT2) 6,70% OTC 50.000 104,70 5,19%
dati al 26/05/2010

E Marco Vinciguerra, strategist obbligazionario di Tokos, ha diverse riflessioni sul tema ricche di spunti: “Dal punto di vista del rating Mediobanca non è messa benissimo (A+). Altre emissioni bancarie italiane con rating analogo (Intesa, Unicredito, Monte Paschi) hanno rendimenti nettamente più alti (anche circa un punto e mezzo) per emissioni subordinate con rating analologo a Mediobanca anche se magari meno liquide o con tagli minimi di 50.000 euro”.

«In questo momento (e secondo me correttamente) – continua Vinciguerra – il mercato finanziario e le agenzie di rating considerano Mediobanca un emittente peggiore rispetto alle banche commerciali; il motivo è che Mediobanca “fa” i soldi con la finanza, quindi ha una concentrazione e una qualità  dei crediti molto peggiore (e molto pù rischiosa a livello di sistema) di una banca commerciale che ha attività  di prestiti di tipo tradizionale. Inoltre Mediobanca si è lanciata recentemente in un business creditizio molto profittevole, ma anche molto sensibile alla congiuntura economica, e cioè quello del credito al consumo. Ed è pressochè assente dalla parte “buona” del mercato del credito, e cioè a quello alla piccola imprenditoria (che paga spread generosi e spesso garantisce con beni reali o con patrimoni personali) e al credito immobiliare; dal lato della raccolta inoltre le manca la “gamba” della raccolta diretta, non avendo praticamente correntisti per quanto CheBanca (9,1 miliardi di raccolta) dimostra la volontà  del management di presidiare anche questo canale..
Per non parlare poi dei ricavi da servizi bancari (che Mediobanca non ha ancora sviluppato), e dei ritorni sui prodotti finanziari e sulla gestione del risparmio (neanche a parlarne per Piazzetta Cuccia): insomma provocatoriamente Mediobanca è un po’ una banca del “tipo Lehman”, che in caso di mala gestione può essere sacrificata dal sistema; il discorso è invece molto diverso nel caso di una banca commerciale, per quanto disastrata (Banco di Napoli docet!)- Insomma una emissione molto “retail”, ma che sta comunque avendo un buon successo. Interessante magari da sorseggiare e bere in piccoli dosi ma senza ubriacarsi…».

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