Quando i mercati fanno ooh. Ecco dove trovare riparo quando crollano i mercati

Nelle ultime settimane sui mercati azionari di tutto il mondo è ritornato a graffiare in alcune sedute fortemente l’orso (simbolo di mercati all’ingiù) dopo anni di “toro” (il simbolo dei mercati al rialzo) e la volatilità che sembrava scomparsa dai radar è ritornata a vedere.

Con effetti anche drammatici se si considera che sull’indice S&P 500 i risparmiatori che avevano investito su alcuni ETF short (ovvero al ribasso) sulla Volatilità (Vix) con effetto leva (si esponevano cioè per una cifra enne volte quella in gestione andando a debito) si sono schiantati con perdite per i sottoscrittori di oltre l’80%. E con emittenti (ma non solo) come Credit Suisse che hanno dovuto annunciare la chiusura del fondo dedicato o bloccare l’operatività ovvero impedire ai sottoscrittori di ritirare i soldi. Un duro risveglio per molti investitori che pensavano di aver trovato una strategia per guadagnare senza rischi…

Brutta bestia l’orso…(ma chi investe e pensa che nei mercati non lo incontrerà nel suo cammino ha cattive informazioni) e in simili situazioni molti risparmiatori si domandano che fare in caso di dietrofront dei mercati? Ovvero quali sono gli strumenti migliori per proteggersi da cali improvvisi dei mercati?

Sapere quello che accadrà sui mercati nei prossimi mesi con certezza è impossibile perché sono infinite le variabili in gioco.

E chi investe secondo un approccio attivo e flessibile non ha le carte segnate, ma cerca di utilizzare un approccio “statistico-matematico” per alzare nel tempo le probabilità di avere ragione.

Per dirla con le parole di uno dei più grandi gestori di tutti i tempi, Peter Lynch, “in questa attività, se sei bravo, hai ragione sei volte su dieci. Non è mai capitato di avere ragione nove volte su dieci”.

Quindi è bene chiarire che sbagliare fa parte delle regole del gioco e non esiste nessuna strategia che funzioni sempre e comunque indipendentemente dall’andamento dei mercati e stessa cosa si può dire dei vari strumenti finanziari. L’analisi statistica del comportamento dei mercati nel passato ci può quindi fornire più di qualche spunto per capire cosa monitorare maggiormente in caso di mercati “risk off” e quali asset considerare “safe haven” (rifugio) più di altri. L’approccio probabilistico permette di sviluppare una strategia che consenta nel tempo di ottenere i migliori rendimenti con i minori rischi; questo è il lavoro che dal 2001 porta avanti SoldiExpert SCF con le nostre strategie

E  quindi in base all’andamento dei mercati e del tipo di portafoglio o servizio sottoscritto inviamo direttamente ai nostri clienti le indicazioni operative sul da farsi ovvero titoli eventualmente da liquidare e da acquistare e/o liquidità da detenere monitorando settimana dopo settimana i mercati.

Tornando alla situazione attuale inutile girarci intorno: dal punto di vista tecnico il quadro attuale resta delicato in generale, a parte alcuni settori e titoli che mostrano maggiore forza di altri.

Dopo aver assistito alla peggiore disfatta di Wall Street negli ultimi 2 anni la forte correzione delle ultime settimane, se non rientrerà velocemente, potrebbe essere un problema per i mercati che se entro fine febbraio (soprattutto per l’azionario Usa) non si allontaneranno di almeno il 5% dai minimi raggiunti la scorsa settimana le probabilità di un’inversione del ciclo rialzista nel medio periodo potrebbero salire sopra il 65%. Per Piazza Affari dal punto di vista tecnico sul ciclo mensile il livello di 21.900/22.000 punti come abbiamo diverse volte sottolineato in queste settimane resta importante.

Nel mondo degli investimenti miliardi e miliardi di dollari sono investiti in base a modelli che tengono conto sia dell’andamento dei prezzi che della volatilità (come i modelli cosiddetti “risk parity”) e la forte fiammata che ha avuto questo indicatore potrebbe alimentare una crescente diminuzione dell’esposizione azionaria a favore di asset considerate meno rischiose.

Dove si può trovare rifugio in mezzo alla tempesta in caso di scenari negativi per le Borse ?

Se si guarda dal punto di vista empirico, nell’ultima settimana gli asset che si sono comportati meglio del mercato sembrano confermare alcune “vecchie” leggi del passato. Quando i mercati scendono i posti relativamente più sicuri dove ripararsi sono la liquidità (ridurre l’esposizione è la strategia più semplice anche se meno amata da molti investitori), i bond governativi soprattutto sul medio-lungo (e la Bank of Japan ha dimostrato più volte di essere disposta a tutto in caso di crisi) e in caso di possibile rialzo degli interessi i titoli legati alla salita dei tassi e inflation linked. L’oro e i metalli preziosi teoricamente si, ma negli ultimi anni la finanziarizzazione estrema di questa asset class (dai certificati agli Etf senza sottostante fisico) ne ha minato un po’ il ruolo.

Nell’ultima settimana, con l’orso in circolazione, gli ETF che meglio si sono comportati hanno confermato diverse di queste regole e fra i migliori troviamo (escludendo prodotti a leva, short o legati al Vix, sconsigliati a risparmiatori non sofisticati e preparati anche a fortissime oscillazioni) nell’obbligazionario il DB x-trackers Japan Government Bond (+2,88% ), l’UBS Barclays Tips 1-10 (+1,24%), l’Amundi ETF Floating Rate USD Corporate (+1,48%) che hanno beneficiato anche dell’effetto cambio mentre l’oro non ha fatto follie ma è rimasto “manzo”. E anche le materie prime non hanno dato segni di surriscaldamento, anzi.

Secondo alcuni strategist proprio il fatto che beni rifugio come oro e materie prime non hanno visto salire le quotazioni e nemmeno si sono visti forti flussi dimostrerebbe che ancora non siamo passati nella vera e propria fase “risk off”, ma la discesa veloce dei mercati ancora non è stata considerata come una ferita non rimarginabile nel breve. Ma sarà molto importante vedere i dati sull’inflazione di mercoledì negli Stati Uniti e la reazione dei mercati per capire se i tassi d’interesse possono veramente ritornare a salire più velocemente del previsto. E questo potrebbe essere un ulteriore dato molto atteso da analizzare dai mercati insieme all’allontanamento dai minimi di Wall Street di almeno il 5-6% nell’osservazione di fine mese di febbraio.

Per ora i mercati dopo il dato sull’inflazione USA seppure in aumento hanno mostrato di cercare una reazione: importante quindi vedere cosa succederà nelle prossime 2 settimane e a che punto ci troverò a fine mese.

 

(un estratto di questo contributo è stato pubblicato sul sito e sulla newsletter di ItForum.it) 

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