Francia: baguette e listino. Vedove e milliennials pazzi per le azioni che tornano sopra i livelli di 20 anni fa

Il confronto impietoso tra indici italiano, francese e tedesco e focus sulla Francia nell'appuntamento della Lettera Settimanale

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Settimana positiva, quella passata, per i mercati azionari mondiali sospinti dai solidi utili registrati dalle società che hanno annunciato i risultati del primo trimestre 2021 e dal rimbalzo delle vendite che sta avvenendo in tutto il mondo, rafforzando l’ottimismo riguardo alla ripresa economica globale.

Finora, delle 34 società S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del primo trimestre, l’88% ha battuto le aspettative del mercato.

Ovunque nel mondo i listini hanno raggiunto nuovi massimi storici, compresi gli indici MSCI All Country World, S&P 500, Dow Jones Industrial Average e lo Stoxx 600 europeo, poiché i timori sull’inflazione non sembrano più turbare gli investitori e gli opinionisti che solo qualche settimana fa dedicavano a questo argomento pagine su pagine, presentando questo come il “pericolo pubblico n.1, ora non ne parlano più.

Con il rendimento del decennale Usa sceso questa mattina a 1,59% contro 1,75% di inizio mese.

Negli Stati Uniti l’inflazione dei prezzi al consumo è in verità salita del 2,6% su base annua, un valore lievemente superiore alle attese e nel frattempo, a marzo, le vendite al dettaglio americane hanno esibito un +9,8% rispetto a febbraio e le richieste nazionali di sussidi alla disoccupazione si sono rivelate più contenute del previsto.

Fra i mercati azionari europei che hanno maggiormente beneficiato del toro di aprile quello francese il cui indice più rappresentativo, il Cac 40, è tornato ai livelli che non si vedevano dal novembre 2000 grazie a un guadagno settimanale dell’1,91% e la terza settimana consecutiva di guadagni.

Da notare da inizio 2000 il confronto impietoso fra gli indici più rappresentativi di Francia, Italia e Germania. Si tratta di indici nel caso del Cac40 e del Ftse Mib che non tengono conto dei dividendi staccati (il DAX è invece “total return”) ma la sottoperformance dell’Italia (ancora sotto i livelli del 2000 tenendo comunque conto dei dividendi) o la extra-performance della Germania appaiono veramente significative e fotografano in modo impietoso il crollo anche dell’economia italiana negli ultimi 2 decenni.

 

Indici francese, italiano e tedesco a confronto

 

Le trimestrali francesi che seguiamo come quelle italiane perché è uno dei listini insieme a quello tedesco dove siamo più investiti stanno fornendo segnali molto positivi e nel caso della trimestrale di LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy) si può proprio dire che hanno annunciato risultati col botto. Di champagne Dom Pérignon, Krug, Veuve Cliquot, Moet & Chandon o Ruinart naturalmente che sono solo alcuni dei brand del gruppo.

Crescita organica del 30% anno su un anno e soprattutto dell’8% rispetto al primo trimestre del 2019, prima della pandemia coronavirus. Fatturato del gruppo in forte crescita negli Stati Uniti (+ 15% rispetto al 2019) e in Asia (+ 25%) seppure l’Europa sia ancora in calo (-20%), colpita dalla scomparsa dell’attività turistica e dalle misure di confinamento.

Quattro divisioni su cinque hanno registrato una crescita delle vendite a due cifre su base annua. Moda & pelletteria, vini & liquori che rappresentano i due motori della redditività del gruppo, in particolare hanno visto crescere i propri ricavi rispettivamente del 52% e del 36% su base annua.

Conti su cui brindare anche per la divisione “alcolica” del gruppo che ha registrato +36% di vendite rispetto a un anno fa con +22% degli champagne trainati dalla domanda in crescita sia in Europa che negli Stati Uniti.

Non solo LVMH (che ha superato ora i 300 miliardi di capitalizzazione ed è la società n.1 in Europa), ma anche altri gruppi importanti francesi hanno annunciato risultati incoraggianti come Publicis (pubblicità) o L’Oréal che ha sovraperformato il mercato globale della bellezza, grazie al buon andamento in Asia e del digitale. nonostante la forte esposizione al settore “trucco” che ha sofferto del forte calo d’interesse da parte delle consumatrici per effetto della pandemia e dell’utilizzo delle mascherine…

In effetti, mettere il rossetto sotto la mascherina non è proprio “genial”.

Ma come va la Francia? Nonostante il terzo confinamento. l’attività in Francia dovrebbe riprendersi fortemente quest’anno e registrare una performance migliore rispetto alla media della zona euro. E la Banque de France mantiene una previsione di crescita superiore al 5% nel 2021. La pandemia ha piegato la Francia (150 decessi per 100.000 abitanti contro i 193 dell’Italia), ma secondo il consenso degli economisti del Fondo Monetario Internazionale alla fine del 2022 dovrebbe tornare sopra come Pil ai livelli 2019 (+1,8%) a differenza dell’Italia (-1,1%). Il primo ministro francese vuole però accelerare e crede necessario aumentare gli investimenti, mettendo in discussione i vincoli di bilancio europei.

 

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Intanto l’indice azionario francese più importante, il Cac 40, sale più della Torre Eiffel (+13% da inizio anno, +42% a un anno e + 26% a 3 anni) e si trova ad affrontare i suoi vecchi demoni: i massimi del 2000 (l’indice italiano Ftse Mib dista ancora un -40%).

Nel 2007 e di nuovo nel 2020, la Borsa di Parigi si era avvicinata agli attuali livelli per poi arretrare vistosamente.

Prima la crisi dei subprime, poi la pandemia ha innescato ogni volta il dietrofront e adesso si trova di nuovo di fronte al suo record assoluto.

Intanto gli investitori francesi in questo ultimo anno hanno continuato ad aumentare l’esposizione alle azioni e secondo una recente ricerca dell’Autorité des Marchés Financiers (AMF), la Consob francese, da gennaio a marzo, il numero di nuovi investitori, (persone che non avevano mai effettuato un ordine in borsa fino ad ora o inattive da più 3 anni) è salito a 70.000 mentre l’anno scorso 410.000 nuovi azionisti hanno trovato la loro strada verso il mercato azionario. Un vero e proprio fenomeno di “baguette e listino” che preoccupa un po’ il controllore francese visto che i nuovi investitori sono soprattutto giovani e inesperti e preda spesso di truffe che in Francia come in tutto il mondo si sono moltiplicate negli ultimi 12 mesi facendo leva sul concetto di “guadagni facili e veloci”.

Un segno dei tempi e fa sorridere un po’ vedere che oggi fra i risparmiatori più vulnerabili ci sono i millennials perché uno degli archetipi tipici francesi è stato fino a oggi la vedova di Carpentras.

Qualcosa che nella cultura italiana si potrebbe associare alla casalinga di Voghera come modo di dire anche se non è proprio l’equivalente.

Nella cultura finanziaria francese la vedova di Carpentras (un paese pacioso dal glorioso passato situato nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) è insomma un personaggio mitico, avverso al rischio che si concentra su investimenti che privilegiano soprattutto la sicurezza.

Ma nella realtà il nome viene utilizzato anche per designare investitori con una cultura finanziaria debole, da cui i banchieri e i venditori possono facilmente trarre vantaggio rifilandole di tutto e con poche difficoltà visto che la si può facilmente imbrogliare con prodotti cari, opachi e magari pure illiquidi.

Così purtroppo va il mondo.