MERCATI COLPITI E AFFONDATI: PIAZZA AFFARI CONFIDA NEL RIMBALZO DEI BANCARI (E NELL’INTELLIGENZA DEI BANCHIERI)

La crisi finanziaria si è trasferita all’economia mondiale che non riesce a riprendere la crescita nonostante le varie misure adottate dai vari Governi. E solo oggi, cosa ben più grave, ci siamo accorti che negli ultimi 20 anni abbiamo vissuto ben oltre le nostre possibilità accumulando un debito pubblico che difficilmente riusciremo a pagare.Tutto questo vale per l’Italia come per la Grecia e la Spagna, ma anche per organismi ben più stabili e collaudati dei nostri come la locomotiva Usa che sta diventando più un vagone secondario. Tutto a vantaggio di Paesi che hanno acquistato nel tempo una parte del debito europeo e statunitense, Cina in primis, le cui esportazioni a basso costo non siamo riusciti a bloccare nel corso del tempo e che oggi si fanno sentire anche politicamente alzando la voce e intimando all’occidente una sorta di austerity.

E nell’Europa per nulla coesa nella risoluzione dei problemi anche Germania e Francia, i Paesi più virtuosi, sembrano rallentare il passo. Qualcuno dovrà pur rispondere dell’enorme debito accumulato dai Paesi periferici e quali se non quelli che sembrano avere al momento meno problemi interni?

Intanto la speculazione al ribasso colpisce non tanto e non solo il mercato azionario ma anche quello obbligazionario e, udite udite, quello dei Titoli di Stato di moltissimi Paesi, compreso l’Italia. Il FTSE All Shares del mercato italiano ha quasi raggiunto il minimo toccato durante la crisi del 2007-2009, un livello importante che se violato farebbe precipitare l’indice verso fondi inesplorati. Il gap che ci separa dal minimo è solamente del 15% mentre il settore bancario è già arrivato a ritoccare i minimi storici del marzo 2009.

C’è da sperare in una ripresa della fiducia che farebbe tornare le quotazione verso 17mila punti prima e 18.500 subito dopo dell’indice FTSE All Shares come obiettivi principali. Ma al momento attuale senza qualche notizia fondamentale di peso più di speranza si tratta.

Grande indiziato del calo delle Borse è il settore bancario-finanziario (ma ovviamente non solo). Questo sì ormai giunto a ridosso dei minimi del 2009 e che si appresta a violarli in modo vigoroso se l’onda ribassista non si ferma subito. E le chance che Piazza Affari non crolli ulteriormente sono legate soprattutto a un rimbalzo del settore bancario che nelle ultime settimane ha peraltro recuperato un po’ di terreno nei confronti dell’indice settoriale europeo: più che per forza propria per discesa persino peggiore delle banche quotate non a Milano. In termini di forza relativa le banche italiane sono sempre da inizio anno le peggiori d’Europa ma un temporaneo recupero a questo punto non stonerebbe a vedere i grafici.


La domanda, a questo punto, è se i soggetti che fanno parte di questo settore reggeranno al terribile urto perché di liquidità in giro per poterli salvare nei casi più gravi, come successo nel triennio 2007-2009, non ce n’è all’infinito.

Dal cilindro Bob Bernanke e la Fed Usa potranno certo tirare fuori altri conigli dal cilindro e in Europa occorrerrà inventarsi qualcosa di serio ma i mercati in questo momento sembrano non gradire “minestrine precotte” ma soluzioni convincenti e strutturali. E da questo punto di vista il settore bancario-finanziario è quello che dovrà essere più riformato. Ma è più facile disinnescare una bomba atomica che mettere mano a una seria revisione delle regole del settore: come è avvenuto 3 anni fa per evitare il peggio si corre anche questa volta il rischio di rendere ancora più ricchi e forti speculatori e banchieri avidi. E far pagare il conto ai risparmiatori di tutto il mondo.

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