Mifid2, risparmiatori attenti al bancario con la camicia che vi profila e risponde al vostro posto

(parte del contenuto di questo articolo di Salvatore Gaziano è stato pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” del 24/1/2018)

L’ultimo caso di “risparmio tradito” arrivato a sentenza è stato quello di una coppia di pensionati a cui le Poste avevano venduto le quote di un fondo immobiliare (Europa Immobiliare 1) che nel tempo si è rivelato una fetecchia. Era stato proposto nel 2004 con obiettivo di rendimento del 7% all’anno, mentre le ultime statistiche certificavano un -2,6% annuo.

Per dirla con Massimo Troisi ”pensavo fosse amore e invece era un calesse”.

Il Tribunale di Ragusa ha condannato il colosso statale a rimborsare 100.000 euro ai due coniugi di Modica.

I risparmiatori avevano sottoscritto un prodotto non adatto al loro profilo di rischio e le Poste secondo la sentenza avrebbero dovuto fare di più per informare i clienti che peraltro avevano una bassa scolarizzazione (scuola elementare) ed erano soggetti ignari e privi di minime competenze in materia a cui sono stati venduti “strumenti finanziari a rischio” tramite la sottoscrizione di moduli e prospetti informativi in bianco e la promessa di ottimi rendimenti a fini previdenziali (la famosa frase “il mattone non tradisce mai”).

Al giudice non è bastato che avessero firmato un modulo in cui era indicato che “pur essendo informato che l’ordine impartito si riferisce a titolo a rischio, si autorizza comunque a eseguirlo”.

Il tema è attualissimo visto che con l’anno nuovo è entrata in vigore in Italia la direttiva europea Mifid2 che va a ri-regolamentare il rapporto tra risparmiatore e intermediari finanziari in modo più focalizzato, con una serie di aspetti legati alla trasparenza, ai costi e ai rischi di cui l’investitore deve essere maggiormente edotto. “In realtà già la Mifid1 del 2007 toccava questi aspetti – spiega Massimo Scolari, presidente di Ascosim, l’associazione delle società di consulenza finanziaria – ma se si pensa a vicende come il collocamento di azioni di banche non quotate, da Veneto Banca a Popolare Vicenza, e dei bond subordinati, la trasparenza effettiva non era stata garantita. C’è ancora molta strada da fare. Per questa ragione in molti Paesi il modello preferito è stato quello della consulenza indipendente pura: nessuno oltremanica può ottenere retrocessioni di commissioni sui prodotti collocati, per evitare conflitti d’interesse e far pagare al risparmiatore costi superiori, a beneficio solo di chi ti vende il prodotto”.

In Italia non è stato scelto questo modello solo a parcella più trasparente di consulenza indipendente, ma uno misto che consente (come richiesto dalle reti e banche italiane) di portare avanti anche quello più tradizionale e commerciale all’italiana, dove la banca o il collocatore si fanno pagare dalle società di gestione sui fondi d’investimento consigliati e il costo viene “tosato” dal costo del prodotto. Occhio non vede, cuore non duole.

Le aree dove interviene con l’obiettivo di migliorarle la MIFID2

Con la Mifid2 si dovrà fornire molta più trasparenza su questo aspetto, sul dettaglio dei costi applicati e si spera, per la qualità del servizio offerto. Potrà ancora accadere che a dei risparmiatori siano rifilati prodotti non adeguati al profilo di rischio (come ai coniugi siciliani), con costi spropositati ma non dichiarati e in forte conflitto d’interesse? Teoricamente ora sarà un po’ più difficile se banche, intermediari e consulenti finanziari rispetteranno le regole imposte dalla Mifid2, ma non aspettiamoci miracoli. Le maglie restano larghe e se il risparmiatore è poco scafato e l’operatore finanziario è aggressivo la tutela può essere “bucata” con il collocamento di prodotti spinti.

Qualche settimana fa sull’inserto Plus del Sole 24 Ore un anonimo ex direttore di banca ha raccontato che nella sua filiale erano soliti compilare il questionario al posto dei clienti, facendogli assumere un profilo di rischio compatibile con i prodotti da vendere, come hanno potuto sperimentare a loro spese migliaia di risparmiatori.

Una verità amara che hanno scoperto sulla propria pelle decine di migliaia di risparmiatori che hanno sottoscritto negli anni passati azioni di banche non quotate diventate poi cenere (Veneto Banca o Popolare Vicenza) o obbligazioni subordinate oppure investimenti poco liquidi.

Potrà ancora accadere con la Mifid2? Purtroppo sì, e per questo attenti a quello che compilate e firmate.

Altamente consigliabile quindi prestare la dovuta attenzione alla compilazione del questionario e rispondere spontaneamente senza ricorrere a nessun aiutino (che può essere non disinteressato) del consulente o bancario che vi sussurra o addirittura vi segna le risposte da indicare.

“Più elevato è il profilo di rischio del cliente e maggiore è il livello di perdita che dichiara di poter sopportare – ricorda Alessandro Pedone, responsabile per la tutela del risparmio dell’Aduc – Richiedete sempre una copia del questionario e compilatelo di persona”. Il documento dovrebbe essere formulato con domande “multivariate” e con l’obiettivo di evitare il ricorso ad autovalutazioni (spesso sballate come insegna la neuroeconomia). Se un risparmiatore dice di avere ottima conoscenza dei mercati, ma poi indica che investire in azioni di banche non quotate è più sicuro che comprare titoli di Stato tedeschi o un fondo azionario, c’è un problema. E bisogna fare una bella tara se offre risposte incongruenti.

Banca che vai, questionario che trovi

Il questionario può essere uno strumento utile ma, anche qui, aspettatevi di tutto, poiché ciascuna banca può sottoporre ai propri clienti un questionario diverso, visto che non esiste un modello da seguire consigliato dalla Consob e si è voluto lasciare spazio alla creatività degli intermediari. E di creatività nel settore ce n’è anche troppa.

Oltre alle domande canoniche su età, esperienza, profilo di rischio e conoscenza potrete venire interrogati con domande curiose, ad esempio su come, secondo voi, si ottiene una buona forma fisica o come vi comportereste in una città che non conoscete se vi perdete con l’automobile.

Gli esperti degli algoritmi di profilazione dicono che si tratta di domande di psicologia cognitiva che possono aiutare a identificare meglio l’effettivo profilo (ma su questo c’è dibattito) e comunque se avete il conto in 3 banche sappiate che sarete profilati da ciascuna con un questionario diverso e potrebbe capitare che in una veniate giudicati un leone, in un’altra una pecora e in un’altra ancora un orsacchiotto.

Ma Mifid2 prevede anche obblighi informativi, a partire dai costi che a fine anno (aspettiamo dicembre per verificarlo) il cliente riceverà tramite un resoconto delle spese sostenute, in assoluto e in percentuale ma affogati naturalmente insieme ad altre centinaia di pagine di informazioni. Vale sempre, nel mondo del risparmio, il postulato di Truman delle intramontabili leggi di Murphy “se non li puoi convincere, confondili”.

@soldiexpert

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