TERRE RARE. O QUASI. IN PRIMAVERA GLI ESPERTI PREVEDEVANO IL RADDOPPIO DEI PREZZI. OPS, SONO DIMEZZATE!

Investireste sullo scandio, sul promezio o sul lantanio? Probabilmente molti di voi non sanno nemmeno bene di cosa si tratta (compreso in verità il sottoscritto) ma questo non ha impedito alcuni mesi fa a migliaia di risparmiatori italiani di farne incetta, puntando sulla loro crescita vorticosa. Stiamo parlando di quei minerali conosciuti soprattutto come “terre rare”.

Scoperti alla fine del Settecento sotto forma di minerali ossidati, questi elementi furono chiamati terre rare. In realtà si tratta di metalli e non sono effettivamente rari; . sono invece rari i giacimenti abbastanza grandi e concentrati da consentire l’attività estrattiva.

Buona parte dei dispositivi high-tech o automobilistica o “green” da cui dipendiamo, cellulari, laptop e centinaia di altri, non esisterebbero senza alcuni elementi chimici che provengono, a volte illegalmente, da quelle e altre regioni della Cina, della Mongolia o di altri paesi di frontiera. I magneti fabbricati con questi minerali sono molto più potenti di quelli convenzionali e pesano meno; questa è una delle ragioni per cui molti strumenti elettronici sono diventati tanto piccoli

Qualche esempio? Nella batteria di una Toyota Prius ci sono circa 10 chili di lantanio; il magnete di una grande turbina eolica può contenere 260 chili o più di neodimio. Le forze armate degli Stati Uniti hanno bisogno delle terre rare per i dispositivi che consentono la visione notturna e per armi come i missili Cruise.

Nell’autunno del 2010 la Cina, che soddisfa il 97% del fabbisogno mondiale di terre rare, ha scosso i mercati internazionali interrompendo per un mese le spedizioni in Giappone in seguito a un incidente diplomatico. E tutto il mondo (soprattutto finanziario) ha scoperto l’importanza di questi speciali minerali le cui quotazioni sono più che decuplicate in pochi anni per effetto di una domanda crescente acuita anche dal timore di futuri carenze. Per esempio il disprosio, usato per gli hard disk dei computer, è arrivato a costare  467 dollari al chilo, contro i 14,93 dollari di otto anni fa. Mentre in soli due mesi, dall’estate scorsa, il prezzo del cerio è aumentato di più del 450 per cento.

Qualcosa sale o ha una bella storia da vendere? Fantastico costruirci un prodotto strutturato per i risparmiatori..

L’andamento del certificato Rare Eearth emesso ad aprile da UBS

Una “storia” fantastica da raccontare soprattutto per l’industria finanziaria a caccia famelica, in anni così “orso”, di temi e prodotti finanziari capaci di far sognare a occhi aperti la moltiplicazione del proprio capitale.

Dopo un ampio battage redazionale questa primavera ecco così nascere tutta una serie di certificati, Etf che promettevano di salire in groppa a questi metalli “il cui prezzo, secondo molti analisti, era destinato a crescere sensibilmente”.

La banca svizzera Ubs sul tema sfornava 2 certificati, il Certificato Rare Earth (codice isin DE000UB8G806) e successivamente il Certificato Rare Earth (codice isin DE000UB5WF45); Societè Generale ci aveva già pensato alla fine dello scorso anno (codice isin DE000UB5WF45) mentre Royal Bank of Scotland aveva provveduto al lancio di 2 certificati sul tema. Lo RBS Select Rare Earth TR, codice isin NL0009790914, replica un paniere formato da azioni di ben 15 compagnie operanti per il trattamento di elementi chimici di difficile estrazione e reperibilità e il l’RBS Rare Metals Mining TR, isin NL0009790591.

In Svizzera la banca elvetica Vontobel non era da meno con il lancio di uno strutturato in franchi svizzeri, con scadenza ottobre 2014, quotato alla Borsa di Zurigo, che ha quale sottostante “un paniere di titoli minerari specificatamente orientati al settore, soprattutto cinesi ma anche australiani e canadesi, e che permette di beneficiare dell’apprezzamento delle loro quotazioni”

E negli Stati Uniti sul tema venivano lanciati anche degli Etf per replicare l’andamento degli indici principali Rare Earth/Strategic Metal ETF (simbolo REMX.K) emesso da Van Eck Glabal di New York.

Ascesa e caduta delle Terre Rare. Che ora sembrano meno rare..

Come sono andate nell’ultimo semestre le quotazioni di questi prodotti  dopo il lancio massiccio e il battage a colpi di articoli e copertine dedicate al tema dalle riviste e dai siti specializzati? Quali le prospettive ora secondo gli stessi esperti?

“Una tragedia” verrebbe da commentare. Alcuni, come quello più pubblicizzato, ha visto addirittura dimezzare le quotazioni. Si tratta di quello emesso ad aprile di quest’anno da Ubs (DE000UB5WF45)che collocato a 100 (e salito fino a 110) ora si paga meno di 50.

 

Che è accaduto? Solo questione di jella per i sottoscrittori? Purtroppo solo l’ennesima dimostrazione che non esistono “investimenti sicuri” e che fidarsi degli esperti che predicono l’andamento futuro delle quotazioni è più rischioso che affidare il proprio patrimonio al Mago Otelma.

 

E’ successo, infatti, che a forza di dire che questi metalli erano rarissimi e i prezzi sempre più esorbitanti con gli investitori (anche piccoli) montare sulla bolla (spinti dagli uffici marketing delle banche), le grandi aziende multinazionali hanno iniziato a pensare come combattere questo “effetto rarità” che pesava sempre di più sui loro bilanci.

 

Si dice che la necessità aguzza l’ingegno. E così le grandi multinazionali, per reagire all’aumento selvaggio dei prezzi e ai dazi protezionistici imposti dalla Cina, hanno iniziato a studiare alternative. Per esempio colossi giapponesi dell’elettronica (come Hitachi) e dell’automotive (Toyota) hanno cercato qualcos’altro, come ha raccontato il Corriere della Sera in un bell’articolo sul tema a firma Antonia Jacchia: “Hitachi, che usa 600 tonnellate di terre rare l’anno, ha avviato un processo di riciclaggio di elettrodomestici da cui estrae i minerali preziosi: pensa di soddisfare in questo modo il 10% del suo fabbisogno entro il 2013.

E Toyota, per le sue auto elettriche, secondo Bloomberg ha deciso di ridurre l’utilizzo di neodimio (il cui prezzo è destinato a scendere del 15%) e di lantanio nei propri veicoli, realizzando vetture con motore a induzione (che fa a meno di terre rare) al posto di quello a magnete fisso. Una decisione analoga è stata presa da General Motors, la più grande casa di produzione d’auto americana, che ha in programma per il prossimo anno la vendita della Chevrolet Malibu Eco con motore a induzione, tagliando sui magneti (e quindi sulla grande quantità di terre rare di cui hanno bisogno).

Non solo auto. General Electric svilupperà pale eoliche con un utilizzo ridotto di terre rare. La parola d’ordine è risparmio. Per tutti. Anche per le raffinerie che utilizzano il lantanio per migliorare la qualità della benzina estratta dal petrolio”. E così, Bloomberg cita l’esempio di W. R. Grace & Co, un gruppo chimico Usa, che ha cominciato a vendere un catalizzatore in grado di ridurre l’utilizzo di terre rare.

A ben vedere quello che è accaduto su questo tema di mercato non è assolutamente così inusuale come può apparire anzi è quasi una costante della storia dell’umanità. E non solo della storia delle bolle speculative. Se un prodotto costa o sale tanto più che immaginarsi rialzi eterni economicamente è più lecito attendersi l’entrata sul mercato di nuovi produttori marginali o nuove scoperte o innovazioni che fanno diventare competitive alternative fino a poco tempo prima quasi sconosciute.

Si pensi al gas di scisto che ha fatto crollare in questi anni il prezzo del gas naturale. O alla reazione di molti industriali al caro materie prime come per esempio la Sabaf, quotata a Piazza Affari, che per difendersi dai rialzi repentini del prezzo del rame usato nelle valvole dei propri bruciatori dall’ottone (lega composta da rame e zinco) ha deciso di convertire gran parte della produzione all’alluminio. Un metallo le cui escursioni sono più contenute, ha prezzi notevolmente inferiori al rame e consente di utilizzare un prodotto più leggero.

Tutto questo per ribadire che fare previsioni a medio-lungo termine sui prezzi di una materia prima come di un’azione di una società quotata è un esercizio sempre più difficile da sembrare temerario. E chi vende previsioni o “asset allocation” sicure capaci di sfidare il tempo (e anche il lungo periodo) o è un ingenuo o è un bugiardo. E per questo motivo diffidiamo gli investitori dal credere a chi vende scenari o prodotti per il “medio lungo periodo” ed è la ragione per cui nei nostri portafogli elaborati per SoldiExpert SCF

la flessibilità (come abbiamo spiegato nella serie di articoli dedicata al tema in queste settimane su MoneyReport.it) è l’unica chance concreta per non farsi stritolare dal mercato.

Il risultato di tutto questo attivismo delle industrie del settore, oltre che la mutata congiuntura economica, ha fatto così scoppiare la bolla con un crollo dei prezzi di minerali preziosi come il lantanio e il cerio, ora secondo molti degli stessi analisti che in primavera ne prevedevano le “magnifiche sorti e progressive” sono destinati a scendere anche del 50% nei prossimi 12 mesi.

E si è messa pure la banca d’affari JPMorgan a soffiare sul fuoco, prevedendo nubi sul settore e abbassando il giudizio sulla californiana Molycorp, uno dei rarissimi produttori non cinesi di terre rare, facendola precipitare ulteriormente con un ribasso che ha coinvolto tutto il settore. E che ha spinto l’Industrial Mineral Company of Australia (IMCOA) a modificare gli scenari sul mercato che si attendono ora una contrazione della domanda del settore anche perché i prezzi alti degli scorsi mesi hanno aumentato l’offerta (con l’entrata in servizio di nuove miniere di estrazioni) e nuove alternative.

E le chiamavano terre rare.

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