ROMPICAPO MINUSVALENZE E CAPITAL GAIN: LE RISPOSTE ALLE VOSTRE DOMANDE

 

Guida Salvafisco

 

La normativa sulla tassazione delle rendite finanziarie è stata soggetta a numerose modifiche nel corso degli anni. La versione più aggiornata dei contenuti di questo articolo e le domande più frequenti su questo tema le puoi trovare cliccando qui e scaricando gratuitamente la versione aggiornata della GUIDA SALVAFISCO alla TASSAZIONE del RISPARMIO. 

La guida Salvafisco è stata scritta da Salvatore Gaziano e Roberta Rossi, fondatori e amministratori di SoldiExpert SCF,  una società di consulenza finanziaria indipendente attiva dal 2002 sul mercato italiano online.

 

 

 

 

 

Già sono avare le soddisfazioni per molti risparmiatori (e questo finale d’anno non certo si presenta nel migliore dei modi a vedere l’andamento dell’ultimo mese delle Borse e soprattutto di quella italiana, bond compresi) ma il mese di dicembre riporta alla mente anche un altro “stress” del risparmiatore: le minusvalenze in scadenza di fine anno.

Al 31 dicembre 2010 scadrà, infatti, la possibilità di recuperare eventuali minusvalenze realizzate per operazioni messe in atto fino al 31 dicembre 2006. In pratica se ho 10.000 euro di perdite realizzate nel 2006 ho tempo poche settimane per compensarle con eventuali guadagni su operazioni evidentemente chiuse. Se liquido in queste settimane le operazioni in guadagno potrò sfruttare il credito d’imposta mentre passata la scadenza mi verrà applicata la ritenuta del 12,5% sul capital gain salvo evidentemente che non abbia un altro credito da sfruttare per altre minusvalenze realizzate negli anni successivi.

Ma quali guadagni e perdite posso compensare? Azioni , Etf, fondi, sicav, obbligazioni o Etc pari sono? Purtroppo la normativa in materia è veramente molto contorta e ci sembra necessario cercare (pur se non è un compito facile) di fare chiarezza visto che sono numerosi i risparmiatori e clienti che ci pongono domande su questi argomenti.

Se è vero che la ritenuta sui guadagni finanziari è del 12,5% ed è fra le più basse in Europa l’altra faccia della medaglia è che il risparmiatore italiano si trova di fronte a un sistema fiscale labirintico che in moltissimi casi di fatto non consente di recuperare le perdite pregresse. Se si guadagna lo Stato ti è socio; se perdi…cavoli tuoi.
Già il termine dei 5 anni per recuperare le perdite realizzate può esser…e discutibile ma quello che è veramente “diabolico” è il fatto che ciascun strumento finanziario segue una logica diversa talvolta difficilmente comprensibile persino per la maggior parte dei commercialisti.

In sintesi le minusvalenze sulle azioni si possono recuperare con le plusvalenze sulle azioni. Italiane o estere. I fondi d’investimento italiani sono tassati alla fonte e quindi di fatto non consentono alcun recupero. Diverso è il discorso sulle sicav (i fondi esteri) dove è possibile ottenere un recupero delle minusvalenze ma solo se le plusvalenze vengono effettuate non con sicav ma con titoli.

Salvo compensare minusvalenze e plusvalenze operando sempre con la stessa sicav e non uscendo mai, operando con switch infini. Sugli Etf non si recupera quasi nulla vista la tassazione “infame” concepita dai nostri fini legislatori mentre invece sugli Etc (quelli con sottostante materie prime) è possibile compensare le perdite, essendo trattati come delle azioni estere. Sulle obbligazioni come spieghiamo nella domanda 11 ai fini del capital gain (e anche per gli Etf) occorre distinguere  fra redditi “diversi” e redditi “da capitale”. Un vero guazzabuglio, insomma.

Ma ecco le risposte a tutte le domande ricevute di maggiore interesse e ringraziamo il desk di Iwbank per la collaborazione fornita visto che la materia merita è veramente ricca ed articolata ed è utile un confronto anche con gli intermediari.

Come recuperare le perdite annata 2006

Domanda 1 Ho delle operazioni in guadagno e delle minusvalenze che mi scadono quest’anno. Non mi conviene vendere le azioni su cui sono in guadagno e ricomprarmele il giorno dopo per usufruire delle minus in scadenza?
Risposta. Si è possibile fare questa operazione al fine di usufruire delle minusvalenze  in scadenza. Chi entro il 30 dicembre (è meglio quindi muoversi con anticipo rispetto a San Silvestro e non aspettare gli ultimi giorni perchè per effetto della valuta dell’operazione e dell’organizzazione delle banche le operazioni realizzate nelle ultime settimane di dicembre potrebbero non essere riconosciute in tempo utile ai fini del recupero delle minusvalenze) detiene azioni, obbligazioni, covered warrant su cui è in guadagno può venderli (per poi ricostituire la posizione successivamente almeno con un giorno di distanza altrimenti non serve a nulla fare questa operazione) e su questa plusvalenza evitare di pagare le tasse del 12.5% sul capital gain se ha delle minusvalenze pregresse maturate nel 2006 su azioni, obbligazioni, covered warrant, sicav estere, ovvero ha subito delle perdite investendo su questi strumenti finanziari. Con questo artificio si evita di far scadere, rendendolo inutilizzabile, il credito fiscale maturato sulle perdite maturate nel 2006. Non è possibile compensare eventuali perdite subite comprando fondi comuni di investimento in quanto questi strumenti finanziari sono tassati alla fonte e non al momento della vendita. E per valutare il vantaggio di questa operazione evidentemente ciascun risparmiatore deve valutarne costi (commissioni di vendita e riacquisto) e benefici. Se per esempio ho minuvalenze pregresse maturate nel 2006 di 1000 euro e attualmente ho posizioni in guadagno per un importo di 5.000 euro, vendendo la posizione e ricomprandola (facendo trascorrere almeno un giorno di differenza altrimenti si rischia che la banca non ne tenga conto) magari spenderò 80 euro di commissioni (0,2% su 20.000 euro in vendita e 20.000 in acquisto) ma in questo modo invece che pagare 625 euro di tasse come capital gain non le pagherò poiché avendo un credito di 1000 euro di perdite fiscali pregresse verranno detratte dal ‘bonus’ che ho a disposizione (1000 euro di minusvalenze pregresse a cui ora sottrarrò i 625 euro a cui attingo). In questo caso il vantaggio economico è evidente e giustifica ampiamente una simile operatività.
Perdite con derivati: con cosa recuperarle?
Domanda 2: Ho perso molto operando sui derivati. Con quali strumenti finanziari posso recuperarle?
Risposta. Le minusvalenze generate dai derivati si possono recuperare  con le plusvalenze generate su  titoli, obbligazioni, etf (solo però per la parte relativa ai redditi diversi come spieghiamo più avanti e quindi in misura estremamente ridotta)  o altri derivati.
Sicav estere; come recuperare le minusvalenze?
Domanda 3: Se opero con la stessa Sicav posso compensare minusvalenze con plusvalenze? E se opero su Sicav diverse?
Risposta. Si possono compensare minus e plus sulla stessa Sicav solo facendo lo switch senza disinvestire. Su sicav diverse non è possibile compensare le minusvalenze con le plusvalenze. Se si sono maturate minusvalenze con sicav le posso eventualmente recuperare con guadagni su plusvalenze su azioni, obbligazioni e derivati.
Forex e fisco, ora si paga e non si compensa nulla
Domanda 4:  E’ vero le operazioni sulle valute tramite il Forex erano fino a qualche mese fa  al riparo della scure del fisco mentre invece ora anche su queste operazioni occorre pagare il capital gain?
Risposta. Con la risoluzione   67/E del 06/07/2010 l’agenzia delle entrate ha stabilito che tutte le plusvalenze generate  dall’operatività sul mercato Forex devono essere tassate secondo il regime previsto per gli altri strumenti finanziari.
Ma le eventuali minusvalenze   provenienti dall’operatività sul Forex non potranno essere compensate con le plus generate da altri strumenti. Addio pacchia con vendetta.
Dalle azioni alle Sicav cosa si recupera?
Domanda 5: Ho perdite accumulate sull’azionario e sui derivati: se opero ora con sicav posso recuperarle?
Risposta. Non è possibile recuperare le minusvalenze provenienti da titoli e derivati con i guadagni conseguiti operando sulle Sicav. Al contrario è possibile dietro il rilascio della certificazione da parte della sicav che verrà caricata sul dossier del cliente compensare eventuali minusvalenze conseguite operando sulle sicav con plusvalenze su azioni (italiane o estere), obbligazioni e derivati.

Quanto tempo durano le “minusvalenze”?

Domanda 6:. Quanto tempo ho per recuperare le perdite subite in Borsa?
Risposta. Le minusvalenze prodotte in un certo anno, ad esempio nel 2009, sono compensabili nei 4 anni successivi, quindi entro il 31 dicembre 2013. Oltre i 4 anni il credito di capital gain decade per sempre.
Oggi la tassazione è del 12,5% quindi se compro per 10.000 euro e rivendo per 20.000 euro, sui 10.000 di plusvalenza lo Stato si trattiene il 12,5% ovvero 1.250 euro. Ma se io acquisto per 10.000 euro e vendo per 5.000 euro ho giustamente la possibilità negli anni successivi (4) di dedurla dai guadagni futuri per tenerne conto. Entro la fine di ogni anno (non aspettando troppo l’ultimo momento) è quindi conveniente valutare questo aspetto per evitare di ‘bruciare’ un credito che poi in futuro non sarà più utilizzabile. Anche perché nella pianificazione fiscale vale un semplice concetto: tasse risparmiate, soldi guadagnati.

Fondi italiani: si recupera nulla
Domanda 7 . Ho perso molto operando sui fondi comuni di investimento italiani. Se compro delle azioni posso recuperare questo credito fiscale?
Risposta. No. Non si possono compensare tra loro le minusvalenze e plusvalenze realizzate su qualsiasi strumento finanziario. E’ possibile portare in compensazione perdite e guadagni su azioni con perdite e guadagni su obbligazioni. Quindi se ha perso soldi su titoli obbligazionari può compensarli con capital gain realizzati su azioni e viceversa. I fondi di diritto italiano sono un discorso a sé. Se si è in guadagno le tasse sono già state prelevate dal fisco e Le ha pagate al momento della vendita del fondo. Essendo prelevate giornalmente sull’incremento del valore della quota direttamente dalla società di gestione che le accantona per conto del fisco non si possono mai compensare con alcuna minusvalenza pregressa. Nel caso invece di perdite su un fondo da un punto di vista fiscale non valgono nulla perché non si possono compensare con guadagni realizzati su altri fondi, su azioni o su obbligazioni. A livello fiscale sono migliori le Sicav in quanto perdite realizzate su Sicav consentono di non pagare le tasse su plusvalenze realizzate su azioni e obbligazioni. Non vale però il contrario: se è in guadagno sulle sicav non può evitare la scure del fisco portando in detrazione perdite su azioni e obbligazioni. Assolutamente inutili poi gli Etf dal punto di vista del recupero delle minus: la regolamentazione è assurda e permette di recuperare pochissimo in caso di perdite pregresse.

Urka, quante minusvalenze ho accumulato.

Domanda 8: Chi mi dice quante minusvalenze posso recuperare?
Risposta. Per sapere con esattezza l’importo delle perdite pregresse che si sono accumulate (si parla di operazioni chiuse naturalmente) bisogna chiedere al proprio intermediario (banca o Sim) e alcuni di essi (come Iwbank, Fineco e simili) consentono anche online di conoscere il proprio ‘zainetto fiscale’ (alcune banche l’hanno chiamato così).

Cambio banca e mi porto dietro le minusvalenze..

Domanda 9: Se chiudo un conto corrente e relativo deposito titoli con una banca trasferendo gli stessi ad altra, e sulla prima banca erano state realizzate delle minusvalenze su compravendite effettuate, come si dovrà comportare la nuova banca su dette minusvalenze? E se si compensano anche dei titoli il prezzo di carico dei titoli trasferiti nella nuova banca sarà quello precedente?
Risposta. La banca su cui si vuole chiudere il conto trasferisce i titoli alla seconda. Effettuerà anche una apposita certificazione delle minusvalenze fiscali al cliente, ed il cliente la presenterà alla seconda banca (raccomandiamo di farsi rilasciare apposita ricevuta). I prezzi di carico fiscale che la seconda banca assumerà sono i prezzi di carico fiscale che si avevano alla prima banca: prima c’era confusione in materia, ma adesso il fisco ha finalmente chiarito che il semplice trasferimento titoli da un conto all’altro non comporta l’applicazione del capital gain se gli intestatari del conto titoli sono esattamente gli stessi, e con le medesime quote di intestazione.
In pratica, se gli intestatari non cambiano, né riguardo ai nominativi (nessuna aggiunta o eliminazione), né riguardo le quote di possesso dei titoli (ad esempio, 4 intestatari ciascuno col 25% o due intestatari ciascuno col 50%, ecc.), si trasferiscono i titoli esattamente come li si aveva in deposito presso la prima banca, con i prezzi di carico fiscali originari, e con le minusvalenze trasferite mediante l’apposita certificazione.

Due banche e due conteggi
Domanda 10: Ho delle minusvalenze in una banca e delle plusvalenze in un’altra; non capisco perche’ lo stato non possa fare lo sbilancio delle competenze e addebitarmi solo quanto di effettiva competenza.
Risposta. Evidentemente lei ha optato per il regime del risparmio amministrato, che prevede che la posizione presso ogni singolo intermediario costituisca una sorta di «isola», indipendente da altre posizioni. Il regime offre grandi vantaggi perche’ consente al risparmiatore di non effettuare alcun calcolo e di non denunciare nulla sul modulo annuale dei redditi. Se ha piu’ posizioni presso diversi intermediari, ha la facolta’ di compensare i risultati solo rinunciando al risparmio amministrato e optando per il regime della denuncia personale, indicando analiticamente tutti i redditi e le MINUSVALENZE conseguite nel corso dell’anno. A lei la scelta tra la comodita’ amministrativa e il risparmio fiscale derivante da posizioni diverse. Una soluzione che taglia la testa al toro e’ quella di unificare in un’unica banca tutto il suo portafoglio.

Obbligazioni: tutta un’altra storia..
Domanda 11: Opero in regime amministrato con la mia banca e desideravo avere maggiore chiarezza riguardo la possibilità di recuperare perdite pregresse.
Posso recuperare le minusvalenza sui titoli azionari anche con plusvalenze su titoli obbligazionari? Faccio un esempio: ho 4000 euro di operazioni pregresse in perdita, se guadagno 4000 euro sulle obbligazioni fra cedole e rivalutazione dei titoli, non pagherò allora nessuna imposta del 12,5% potendo recuperare interamente ai fini fiscali la perdita di 4000 euro?
Risposta. Venendo al caso sollevato, riguardo i guadagni che si possono compensare sul fronte obbligazionario occorre distinguere fra redditi di capitale e redditi diversi. I redditi di capitale sono i frutti di investimenti come: gli interessi di BOT, titoli di Stato, la cedola di un’obbligazione, il dividendo di una azione e tutti i proventi che derivano da rapporti che hanno per oggetto l’impiego di un capitale. Tali redditi sono, in linea di massima, predeterminati. I redditi diversi sono i guadagni e le perdite – plusvalenze/minusvalenze – derivanti dalla compravendita di titoli di Stato, obbligazioni, azioni, valuta e altri strumenti finanziari. Tali redditi sono sostanzialmente aleatori.
Dal punto di vista fiscale il 12,5% lo si paga sia sui redditi da capitale che su quelli diversi ma esclusivamente su questi ultimi (proprio per la natura aleatoria) è consentito effettuare compensazioni fra perdite pregresse.
Se compro quindi una obbligazione sotto la pari a 90 che mi viene rimborsata a 100 (o la vendo a un prezzo superiore a 90) tutto questo ‘delta’ è quindi reddito diverso e posso usarlo per compensare le perdite pregresse (ma questo non vale assolutamente nel caso degli zero coupon per cui occorre fare conteggi differenti). Non vale questo ragionamento se acquisto una obbligazione che pago 100 e mi rende il 6% di interessi. Quel 6% di interessi è un reddito da capitale e su questo non si può quindi calcolare alcuna compensazione.
Ragionamento analogo vale quindi per gli zero coupon (inclusi quindi Ctz e Bot). Nel caso degli zero coupon veri (quelle obbligazioni emesse da società e che alla scadenza restituiscono capitale più interesse e che quindi non staccano alcuna cedola) eventuali redditi diversi possono presentarsi (spesso irrisori) ma il calcolo è laborioso e comunque non sono lo strumento più adatto anche perché sarebbe altrimenti l’uovo di Colombo trovare negli zero coupon i titoli che garantiscono il recupero ‘sicuro’ delle perdite pregresse.
Si possono valutare comunque a tal fine bond che oggi valgono sotto il nominale ma con attenzione poiché il rimedio potrebbe essere peggiore del male se si investe magari in un bond che poi non restituirà il capitale..

Ancora sui fondi italiani e il capital gain

Domanda 12: Quando vendo un fondo di investimento di diritto italiano su cui sono in guadagno devo pagare la tassa sul capital gain?
Risposta. Nei fondi di diritto italiano (ovvero i fondi commercializzati da società di gestione italiane come Anima, Eurizon, Mediolanum o San Paolo per i fondi di diritto italiano) la società di gestione applica giornalmente una ritenuta d’imposta del 12,5% sull’incremento del patrimonio netto conseguito dal fondo su base annua. Se su base annua il rendimento del fondo dovesse risultare negativo, la società di gestione può portare in detrazione d’imposta per i successivi quattro anni le minuvalenze realizzate. Le tasse nei fondi di diritto italiano sono imputate giornalmente alla quota del fondo che risulta, pertanto, al netto del prelievo fiscale maturato fino a quel giorno dal fondo. Al momento della vendita del fondo, il sottoscrittore è esentato dalla dichiarazione ai fini fiscali di eventuali guadagni ottenuti, perché l’imposta è stata già pagata in via sostitutiva dalla società di gestione. Quindi al momento della vendita di un fondo di diritto italiano il sottoscrittore non pagherà le tasse su un eventuale guadagno in conto capitale (capital gain) perché la società di gestione Le ha già pagate giornalmente per lui. Ne consegue che 1) nel caso dei fondi di diritto italiano il sottoscrittore non può compensare eventuali minusvalenze conseguite su un fondo con eventuali plusvalenze conseguite su un altro fondo dal momento che nei fondi di diritto italiano le tasse vengono pagate direttamente dalla società di gestione e il valore delle quote è al netto di ogni componente fiscale. 2) nel caso dei fondi italiani il sottoscrittore paga subito le tasse perchè la tassazione per competenza colpisce le plusvalenze ‘maturate’ fino a quel momento dal sottoscrittore anche se non ancora incassate. Per il sottoscrittore l’incasso della plusvalenza avverrà infatti al momento della vendita del fondo.

Meglio i fondi o le sicav dal punto di vista fiscale?

Domanda 13: Dal punto di vista della tassazione è più conveniente operare sui fondi di diritto italiano o su quelli di diritto lussemburghese (le cosiddette Sicav)?
Risposta. Sono più ‘convenienti’ i fondi esteri armonizzati e autorizzati (i fondi cioè che hanno sede in un paese dell’Unione Europea e sono ammessi dalla Consob alla commercializzazione in Italia, le cosiddette sicav) rispetto ai fondi italiani.
In questo caso le plusvalenze realizzate su questi fondi sono tassate nella misura del 12,5% nel momento in cui il sottoscrittore vende il fondo. La base imponibile è costituita dall’incremento del valore delle quote nel periodo intercorso tra l’acquisto e la vendita del fondo. Come per i fondi italiani, anche per i fondi esteri l’imposta è applicata in via sostitutiva dalla banca corrispondente del fondo e pertanto i proventi non devono essere inseriti dal sottoscrittore nella dichiarazione dei redditi. La disparità di trattamento fiscale pone i fondi italiani in un posizione di svantaggio rispetto a quelli esteri. Chi detiene un fondo di diritto estero di fatto ‘posticipa’ il pagamento delle tasse rispetto a chi detiene un fondo di diritto italiano e quindi beneficia di un guadagno in termini di interessi sul pagamento delle imposte. Il sottoscrittore del fondo di diritto estero pagherà infatti il 12.50% di tasse solo quando venderà il fondo, mentre il sottoscrittore di un fondo italiano paga le tasse giornalmente. Il sottoscrittore del fondo estero viene tassato sulle plusvalenze realizzate (tassazione per cassa) mentre il sottoscrittore del fondo italiano viene tassato sulle plusvalenze ‘maturate’ (tassazione per competenza). Nel caso dei fondi di diritto italiano non è possibile compensare eventuali plusvalenze realizzate su un fondo di diritto italiano con le minusvalenze realizzate su un altro fondo di diritto italiano.

Sicav: cosa è possibile recuperare e come funziona il giro del “fumo”

Domanda 14: Nel caso dei fondi di diritto estero armonizzati e autorizzati è possibile compensare le minus con le plus?
Risposta. Ribadiamo ancora che per il fisco i redditi che provengono dai fondi di diritto estero autorizzati in Italia (le cosiddette Sicav) sono classificabili in due categorie: i «redditi diversi» e «i redditi da capitale». Ricordiamo che nel regime del risparmio amministrato è possibile la compensazione tra plusvalenze e minusvalenze solo per quei redditi che sono stati classificati come «redditi diversi».
Nel caso dei fondi di diritto estero il fisco considera «redditi diversi» le minusvalenze realizzate e «redditi da capitale» le plusvalenze conseguite operando sulle sicav.. Ne consegue che: 1) le minusvalenze realizzate su sicav essendo fiscalmente considerate «redditi diversi» sono compensabili solo con eventuali plusvalenze derivanti da redditi della stessa specie (ad esempio: da plusvalenze derivanti da azioni e obbligazioni). Non quindi con plusvalenze realizzate su altri fondi di diritto estero. 2) le plusvalenze conseguite su fondi di diritto estero non essendo fiscalmente considerate «redditi diversi» ma bensì «redditi di capitale» non sono compensabili con minus realizzate su fondi di diritto estero né con minus su azioni o obbligazioni. Da ciò deriva che, per quanto riguarda i fondi di diritto estero, le minusvalenze realizzate sono sempre compensabili con plusvalenze aventi sempre la stessa natura di «redditi diversi», mentre le plusvalenze realizzate non sono mai compensabili e formano oggetto di autonoma tassazione con ritenuta al 12.50% al momento della vendita delle quote, cioè della realizzazione per cassa dell’effettivo guadagno.

Chiudo il conto in banca, perdo le minusvalenze? No…

Domanda 15: E’ vero che se chiudo un conto bancario su cui ho delle Sicav su cui sono in perdita e apro un altro conto bancario, perdo le minusvalenze esistenti al momento del trasferimento e quindi la possibilità di compensarle con eventuali guadagni su azioni e su obbligazioni?
Risposta: Chiudendo le posizioni è possibile, per non perdere le minusvalenze e trasferirle su altro dossier titoli in regime di risparmio amministrato, richiedere alla banca collocatrice/corrispondente (e in ultima analisi alla Sicav stessa) apposita certificazione della minus da caricare nello zainetto fiscale per future compensazioni con plusvalenze successive.

Sicav: il gioco degli switch infiniti può convenire

Domanda 16 E’ vero che se anziché vendere un fondo di diritto estero autorizzato e armonizzato (una sicav) faccio uno switch posso aggirare la normativa che impedisce di compensare tra sicav minusvalenze con plusvalenze?
Risposta. Se anzichè vendere un fondo di diritto estero faccio uno switch (quindi effettuo un passaggio da un fondo ad un altro della stessa società di gestione) con un fondo dello stesso comparto posso compensare plusvalenze con minusvalenze. L’operazione di switch rispetto alla vendita del fondo è conveniente dal punto di vista fiscale. Infatti in caso di switch è possibile per i fondi di diritto estero (purchè autorizzati e armonizzati) – ritardare la tassazione in caso di plusvalenze e compensare minusvalenze e plusvalenze in caso di perdite. Nel caso delle Sicav la tassazione avviene solo quando il cliente chiede il rimborso delle quote (quindi quando vende il fondo). Quando invece un cliente fa uno switch non chiede tecnicamente il rimborso delle quote ma continua a essere investito. Se quindi fa uno switch da un fondo su cui è in guadagno a un nuovo fondo la Banca Corrispondente non addebita al cliente le tasse e reinveste sul nuovo fondo tutto il capitale ottenuto con la vendita del fondo su cui il cliente ha realizzato una plusvalenza. Quindi se un cliente è in guadagno su un fondo di diritto estero e lo vende paga le tasse, mentre se fa uno switch ottiene comunque un beneficio fiscale perchè: – se anche sul fondo su cui ha switchato guadagna e poi lo vende posticipa il pagamento delle tasse – se invece sul fondo su cui ha switchato è in perdita e lo vende pagherà comunque meno tasse perchè le minusvalenze conseguite sul secondo fondo andranno in detrazione delle plusvalenze ottenute sul fondo detenuto precedentemente.

Il trattamento “maledetto degli ETF

Domanda 17: Qual è il trattamento fiscale degli ETF quotati a Piazza Affari e di quelli armonizzati?
Risposta. A causa della particolare disciplina fiscale cui sono sottoposti gli Etf, i guadagni su questi strumenti sono sempre tassati con la ritenuta secca del 12,5% mentre le perdite realizzate per come vengono calcolate dal fisco vanno a incrementare in modo irrisorio il proprio zainetto fiscale.
La disciplina fiscale degli ETF è abbastanza complicata perché distingue fra redditi da capitale e diversi.
I redditi da capitale sono quelli che derivano da eventuali proventi periodici e dalla cessione delle quote (differenza tra il Nav di vendita e quello di acquisto, se positivo). I redditi diversi sono il risultato di una doppia differenza, ovvero quella tra i prezzi di compravendita dell’Etf e il suo valore intrinseco ovvero il  Nav). Per gli Etf armonizzati (ad esempio, quelli quotati in Borsa italiana) l’imposizione su entrambi i redditi è del 12,5% (complessivo) ed è applicata al momento dell’effettiva percezione dei proventi. Questo significa però che ai fini del recupero delle minusvalenze pregresse la parte recuperabile è veramente limitata poiché legata esclusivamente ai redditi diversi dato che i redditi da capitale non sono mai compensabili con le minusvalenze derivanti dai redditi diversi.
Ma facciamo un esempio su un’operazione non intraday. Acquistiamo un Etf a 30 con un valore intrinseco (il cosiddetto Nav) di 30,3. Lo vendiamo dopo qualche tempo a 35 con un nav del giorno di 34,3. Il guadagno della variazione dei nav di 4 euro (34,3 – 30,3) non è compensabile con alcunchè e su tale importo dovrò pagare il 12,5% ovvero 0,5. E’ possibile però avere una compensazione sulla parte legata ai redditi diversi ovvero nell’esempio citato solo su 1 che rappresenta il guadagno derivante dalla differenza dei nav (+0,7 + 0,3).
Si comprende però il sistema ‘complicato’ ma soprattutto che lascia poco spazio per il recupero delle minusvalenze tramite gli Etf poiché è difficile che questi quotino in maniera significativamente differente dal loro valore intrinseco (nav) e quindi si potrà recuperare solo una parte infinitesimale.
Per quanto riguarda gli Etf esteri non armonizzati, invece, i redditi di capitale concorrono a formare il reddito imponibile del sottoscrittore e sono soggetti all’Irpef, in dichiarazione dei redditi, con scomputo della ritenuta d’acconto del 12,5%. Per i redditi diversi, l’intermediario applicherà l’imposta sostitutiva del 12,5% tipica del risparmio amministrato.

E gli ETC? Altro giro, altra corsa..

Domanda 18: Gli Etc seguono la stessa tassazione degli ETF?
Risposta. Riguardo gli Etc invece siamo di fronte a un’altra situazione dato che sono considerati strumenti finanziari derivati e non fondi d’investimento. Gli Etc danno quindi origine a redditi diversi e di conseguenza, se sono percepiti da una persona fisica sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 12,5%. E questo consente in caso di minusvalenza la possibilità di possibile compensarli con plusvalenze (soggette alla stessa imposizione).

E i dividendi su azioni estere come sono regolati?
Domanda 19: E’ vero che sui i dividendi percepiti all’estero oggetto sono soggetti a una doppia tassazione imposizione fiscale? Quindi sul dividendo distribuito da azioni di società straniere quotate sulla Borsa di Milano (come Tenaris o BB Biotech) o su Etf armonizzati posso pagare le tasse due volte? Devo denunciare sul modello 730 il possesso di titoli esteri?
Risposta Non c’è alcun obbligo di dichiarare il possesso di titoli esteri quotati sulla Borsa di Milano o su altre borse europee o di etf purchè armonizzati. I dividendi distribuiti dai titoli esteri sono soggetti a doppia tassazione sia da parte del paese d’origine sia da parte del Fisco italiano. La norma si trova da tantissimo tempo al vaglio dall’Unione Europea in quanto ritenuta in contrasto con i trattati relativi al divieto di applicare una doppia tassazione sullo stesso reddito percepito ma di fatto attualmente la doppia tassazione è una realtà. La doppia tassazione può arrivare anche a decurtare il dividendo percepito in maniera rilevante per alcuni Paesi come il caso della Svizzera. Nel caso dell’azione BBiotech: i suoi dividendi sono tassati alla fonte (ossia dal Fisco elvetico) al 35%. Sul netto frontiera (ossia sul dividendo già decurtato del 35%) il fisco italiano applica (tramite la sua banca) l’ulteriore ritenuta del 12,5% prevista per tutte le rendite finanziarie nel nostro Paese. Il che significa che al dividendo di BBiotech viene applicata una aliquota complessiva del 43,125%.
Per attenuare l’effetto della doppia imposizione, le Convenzioni internazionali contro la doppia imposizione fissano in genere un limite massimo all’imposizione nel paese da cui provengono i dividendi erogati.
Poiché molti paesi applicano aliquote superiori a detto limite sui dividendi pagati a “non residenti”, esiste quindi il diritto, da parte del residente in Italia di ottenere il rimborso della tassazione applicata in eccedenza.
Questa può quindi essere richiesta tramite la propria banca compilando un modulo apposito che deve essere fatto vidimare dall’agenzia delle Entrate. Ma la banca può richiedere anche un costo amministrativo per espletare questa pratica e quindi va valutato in base all’entità dei dividendi incassati se vale la pena fare questo “sbattimento” e accettare giocoforza dei dividendi più bassi.

Dal regime amministrato a quello dichiarato. Conviene? Probabilmente al commercialista..

Domanda 19: Se voglio compensare plus e minus che si trovano su due banche diverse e voglio compensarle tra loro senza chiudere uno dei due conti, posso passare al regime dichiarativo da quello amministrato? Ma quali vantaggi e svantaggi ha questo regime d’imposta rispetto al dichiarativo?
Risposta Le plusvalenze e minusvalenze che risiedono su diversi conti bancari non sono compensabili tra loro nel regime del risparmio amministrato, quello in cui il cliente delega gli adempimenti fiscali alla Banca o Sim, la quale agisce quindi come “sostituto d’imposta”.
Sono compensabili solo nel regime dichiarativo in cui il cliente provvede personalmente (o affidandosi a un commercialista) a svolgere gli adempimenti fiscali. Chi lo sceglie deve riportare le plusvalenze o minusvalenze realizzate nella sua dichiarazione dei redditi. Le plusvalenze finanziarie sono redditi a tassazione separata, che non confluiscono nel reddito complessivo. L’imposta del 12.5% è fissa e indipendente dall’ammontare del reddito.
Sia nel regime dichiarativo sia nel regime del risparmio amministrato la minusvalenza accumulata nel periodo di imposta è compensabile solo nei quattro periodi d’imposta successivi.
E’ possibile però come spieghiamo in una domanda precedente nel caso di chiusura di un deposito titoli spostare le minusvalenze da una banca all’altra per poterle così utilizzare ed eventualmente compensare.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI