Minusvalenze: peccato farle scadere

 

Guida Salvafisco

 

La normativa sulla tassazione delle rendite finanziarie è stata soggetta a numerose modifiche nel corso degli anni. La versione più aggiornata dei contenuti di questo articolo e le domande più frequenti su questo tema le puoi trovare cliccando qui e scaricando gratuitamente la versione aggiornata della GUIDA SALVAFISCO alla TASSAZIONE del RISPARMIO. 

La guida Salvafisco è stata scritta da Salvatore Gaziano e Roberta Rossi, fondatori e amministratori di SoldiExpert SCF,  una società di consulenza finanziaria indipendente attiva dal 2002 sul mercato italiano online.

 

 

 

 

Poche settimane alla fine dell’anno. Avete controllato le minusvalenze fiscali del 2009 sul vostro conto? Se avete dei guadagni in essere potete non buttare via questo credito “a tempo”. Ma attenzione alla giungla fiscale sulla tassazione delle rendite finanziarie: quasi ogni strumento fa storia a sé e come nel gioco del Monopoli dovete conoscere bene tutte le regole che riguardano il capital gain e che fanno dell’Italia uno dei Paesi con la legislazione fra le più complicate del mondo. Avete delle perdite pregresse in scadenza? Mancano poche settimane alla fine dell’anno e si è ancora in tempo per le sistemazioni di fine anno come ogni anno ricordiamo ai nostri lettori.

Al 31 dicembre 2013 scadrà, infatti, la possibilità di recuperare eventuali minusvalenze realizzate per operazioni messe in atto fino al 31 dicembre 2009. In pratica se ho 10.000 euro di perdite realizzate nel 2009 ho tempo poche settimane per compensarle con eventuali guadagni su operazioni evidentemente chiuse. Se liquido in queste settimane le operazioni in guadagno potrò sfruttare il credito d’imposta mentre passata la scadenza mi verrà applicata la ritenuta del 20% sul capital gain salvo evidentemente che non abbia un altro credito da sfruttare per altre minusvalenze realizzate negli anni successivi.

MINUSVALENZE PREGRESSE: COME RECUPERARLE E VIVERE (QUASI) FELICI

L’operazione da valutare è quindi di vendere i titoli su cui si è maturato in guadagno potenziale interessante per sfruttare questo credito fiscale e poi riacquistarli magari nella seduta successiva per essere certi che il back office della vostra banca contabilizzi per bene l’operazione senza aspettare la fine dell’anno per realizzare questa doppia mossa poiché i giorni di valuta potrebbero esservi nemici.

Le minusvalenze sono le perdite subite nell’investire il proprio denaro sul mercato finanziario e si tratta contabilmente di componenti straordinari di reddito. In caso di vendita ad un valore superiore al valore contabile, il venditore realizza una plusvalenza mentre, in caso contrario, di vendita ad un valore inferiore a quello contabile, una minusvalenza.

Se ho acquistato un’azione a 10 euro e l’ho rivenduta a 9 la minusvalenza è stata di un euro e se avevo 1000 azioni significherà che la minusvalenza complessiva è stata di 1.000 euro. Nel caso di un’azione il fisco dice che se entro 4 anni dalla realizzazione di una minusvalenza realizzo una plusvalenza non pagherò il 20% di tassazione se ho una minusvalenza pregressa da sfruttare.

Se lascio scadere le minusvalenze dopo il termine dei 4 anni non ho possibilità di recuperarle quindi ed è perciò furbo se ho titoli con dei guadagni in essere interessanti chiudere l’operazione, realizzare la plusvalenza, ottenere il bonus fiscale (tutto è calcolato automaticamente dalla propria banca se operate in regime amministrato) e riacquistare il titolo. Se non fate questo e non avete altri crediti fiscali da sfruttare negli anni successivi vi potreste altrimenti trovare nella situazione di vedervi applicare sul guadagno una tassazione del 20% e vedervi portare via sotto il naso un quinto dei guadagni.

Le plusvalenze e le minusvalenze si considerano solo quando si è realizzata l’operazione di acquisto e di vendita e quindi questo tipo di aggiustamenti di portafoglio ha un senso e naturalmente dovrete tenere conto dell’entità delle minusvalenze fiscali in scadenza, delle commissioni di negoziazione che pagate e del guadagno che portate a casa, chiudendo un’operazione in essere per riaprirla successivamente.

Come sapere se avete delle minusvalenze in essere? La vostra banca dovrebbe mettervi a disposizione anche online questo dato nella vostra posizione, divisa anno per anno e ora a voi interessa capire nel caso quali sono le eventuali minusvalenze se ne avete relative al 2009 e che scadranno quindi entro la fine di dicembre.

Ma quali guadagni e perdite potete compensare? Sicuramente quelle su Azioni, obbligazioni (non gli zero coupon!) , futures, Etc e certificati. Tutti strumenti che secondo il fisco generazione dei “redditi diversi” e che consento di recuperare minusvalenze.

I cosiddetti “redditi da capitale” non consentono di compensare minusvalenze e fra questi ci sono le cedole delle obbligazioni e delle azioni e parte significativa del delta che si genera quando si acquista e vende un ETF e tra questi strumenti ci sono i fondi di investimento che hanno un trattamento particolare. Invece i prodotti che generano “reddito diverso” consentono di recuperare le minusvalenze e tra questi prodotti ci sono le azioni, le obbligazioni, gli etc ed i certificati e i future.

E se avete perdite e guadagni con fondi d’investimento o Sicav che succede? I fondi d’investimento sono tassati alla fonte e non consentono di ottenere un recupero in modo diretto fra minusvalenze e plusvalenze ottenute sui fondi. Ma c’è un ma perché siccome siamo nel Paese fiscalmente fra i più complicati al mondo e in caso di minusvalenze sui fondi non tutto è perduto ma a determinate condizioni.

Le minusvalenze generate da fondi e sicav sono compensabili (ovvero generano “redditi diversi”) ma NON con plusvalenze generate da fondi e sicav (=redditi di capitale) poiché per il nostro sistema fiscale i redditi di natura diversa (di capitale e diversi) non si sommano algebricamente.

Quindi i guadagni sui fondi comuni (o sulle sicav estere) non si possono mai compensare con le perdite pregresse su fondi per abbattere l’imposizione fiscale visto che le minusvalenze accumulate sui fondi comuni sono considerate, appunto, reddito diverso mentre le plusvalenze su fondi sono, invece, fiscalmente, reddito da capitale.

E i redditi da capitale sono tassati subito con l’aliquota del 20% (o del 12,5% in caso di presenza di titoli di Stato) e non sono mai compensabili con i redditi diversi.

Quindi se ho un fondo d’investimento dove guadagno e uno dove perdo e li vendo tutti e 2 su quello in guadagno pagherò il 20% di ritenuta e su quello in perdita non otterrò nessun recupero.

Ma ho la possibilità di ottenere un recupero fiscale dalla perdita che ho avuto sui fondi o sulle sicav (“redditi diversi”) se ottengo dei guadagni con altri strumenti come azioni o obbligazioni. Complicato, contorto ma così il legislatore italiano ha concepito la cosa.

Nel passato chi operava con le sicav poteva rinviare il momento del pagamento facendo switch all’interno della stessa società di gestione ma da diverso tempo questo escamotage non è più possibile e si paga a ogni giro ovvero ogni qual volta si entra e si esce da un fondo o da una sicav.

Sul trattamento fiscale delirante degli ETF ne abbiamo già parlato diverse volte e qui il legislatore raggiunge un sofisticato livello di perversione creando un doppio livello di redditi (di “capitale” e “diversi”) in base al cosiddetto delta Nav. Ovvero la differenza tra Nav (valore della quota del fondo) di vendita e Nav di acquisto. Il delta Nav è reddito da capitale: non è compensabile con la minusvalenza sui fondi ed è subito tassato al 20% o al 12,5% se si tratta di un Etf di titoli governativi. C’è, però, una seconda componente, data dalla differenza tra il prezzo di vendita e quello d’acquisto dell’Etf e che riguarda il valore intrinseco del paniere e l’eventuale differenza fra il valore dell’Etf e il valore dei titoli quotati che lo compongono. Il valore dell’Etf può discostarsi (normalmente di pochi decimi percentuali) dal valore dell’Etf e questa componente viene fiscalmente (molto limitata) viene definita un “reddito diverso”, e quindi può essere compensata, se positiva, con minusvalenze pregresse accumulate su fondi.

Questa è la situazione e quando qualcuno senza sapere bene di cosa si parla sostiene che in Italia le rendite finanziarie sono tassate troppo poco forse dovrebbe conoscere bene di cosa si parla perché in altri Paesi se la tassazione è magari superiore (intorno al 25%) occorrerebbe anche dire che in nessun Paese il sistema è così complicato e iniquo nel recupero fra minusvalenze e plusvalenze oltre al fatto che alla tassazione delle rendite finanziarie del 20% ci sono poi da sommare tutti i bolli, tasse varie (vedi Tobin Tax) e balzelli che ogni ministro delle Finanze o politico italiano s’inventa o teorizza da un giorno all’altro, rendendo sempre più complicato e meno trasparente il sistema d’imposizione.

Soluzioni? Esistono situazioni meno “punitive” per i risparmiatori come accade con le gestioni patrimoniali o il private insurance ovvero per esempio le gestioni patrimoni fatte all’interno di un involucro assicurativo (soluzioni che richiedono però un capitale minimo di almeno 250.000 euro) che godono di un trattamento fiscale molto diverso. Ma ne parleremo magari in un’altra occasione o se siete interessati all’argomento inviateci una segnalazione.

RECUPERO MINUS: SOFIA IN, WEBANK OUT

Sofia “In”

L’anno scorso, quando sono partite le gestioni SofiaExpert, uno dei primi clienti sottoscrittore delle linee è stato un mio cliente di vecchissima data. Già nel 2003 fu un precursore. Quando nel 2003 lanciammo il servizio di consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF fu uno dei primi ad aderire (era cliente dei portafogli modello di SoldiExpert SCF) e capì subito la differenza tra i due servizi. L’anno scorso ha ripetuto la sua fama per noi di precursore essendo uno dei primi clienti delle gestioni SofiaExpert. Aveva delle minusvalenze da recuperare su strumenti derivati. Ha sottoscritto le gestioni ma ha scelto l’anno scorso di essere tassato secondo il regime del risparmio amministrato. Poche settimane fa ha cambiato regime passando al gestito: l’amministrato non gli serve più perché in un anno di SofiaExpert Azionario ha recuperato tutte le minusvalenze pregresse. Un’operazione “da manuale” per lui e per noi di cui andare fieri. All’interno delle gestioni patrimoniali se si hanno minusvalenze pregresse è possibile infatti optare sia per il risparmio gestito sia per l’amministrato a seconda di cosa è più conveniente per il singolo sottoscrittore.

Webank “Out”

Qualche giorno fa mi ha invece chiamato un cliente da qualche anno del servizio Consulenza Personalizzata che ha usato finora per operare sulle azioni italiane Webank per i bassi costi della piattaforma. La banca improvvisamente ha deciso di far pagare le transazioni su azioni italiane da 4 a 12 euro rendendo non più conveniente operare con loro. Il cliente ha girato i suoi titoli su Iwbank e sono passate alcune settimane. Ma da quando ha deciso di staccare con Webank la banca ha trasferito i titoli ma non ha ancora chiuso il conto. Risultato il cliente ha titoli in guadagno che dovrebbe vendere su Iwbank su cui ha ricevuto segnali di vendita ma finché Webank non gli chiude il conto e non gli certifica le minusvalenze non le può trasferire su Iwbank quindi se vende i titoli che gli abbiamo detto di vendere e su cui è in guadagno deve pagare la tassa sul capital gain per colpa di Webank. Mi ha pregato di avvisare tutti sul comportamento scorretto di questa banca perché come potete immaginare è praticamente in trappola e in ostaggio della banca precedente. Gli ho consigliato di mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno e di minacciare la banca di informare i mezzi di informazione su questo disservizio. Le telefonate anche continuate servono a poco in questi casi. E le banche sono molto attente al danno reputazionale.

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