MPS contagia le banche italiane. La BCE ordina più pulizia sui prestiti problematici

Brutto inizio anno per Monte dei Paschi di Siena e lo Stato, che ne è diventato nel dicembre 2017 il nuovo maggior azionista. La BCE ha fatto sapere a Siena di azzerare il peso degli Npl (ovvero i crediti di dubbia esigibilità) in portafoglio entro sette anni con un’interpretazione molto più restrittiva di prima: la pulizia non si deve più applicare ai nuovi crediti erogati dall’aprile 2018 ma allo stock preesistente.

E siccome la vigilanza della BCE ha il potere (e aveva anticipato) che comunque detterà banca per banca i criteri da seguire per gli accantonamenti e i requisiti di capitale in base alle singole condizioni finanziarie, la tegola caduta su MPS ha messo in preallarme il settore bancario italiano che teme a questo punto che un simile criterio toccherà alla maggior parte degli istituti, visto che il problema dei crediti deteriorati è di particolare rilevanza nei bilanci delle banche italiane.

 

 

Basti pensare che nonostante i progressi fatti su questo fronte nel 2018 con accantonamenti e soprattutto cessione di pacchetti di sofferenze di quasi tutte le banche italiane, i livelli restano comunque abbondantemente sopra la spia. In Italia attualmente si stimano in circa il 10% la percentuale dei non performing loans (crediti che probabilmente non verranno rimborsati) rispetto a quelli erogati, mentre in altri Paesi come Germania. Francia (e pure Spagna) questo livello è sotto il 5% e verso questo livello sembra voler andare la vigilanza europea.

Andare verso questa percentuale di copertura e svalutare integralmente i crediti dubbi entro il 2026, come richiesto dalla BCE ora per MPS, significa per le banche alzare il livello delle svalutazioni o cedere le sofferenze, ma questo significa anche evidenziare in bilancio delle perdite che possono essere coperte o da maggiori utili o da mezzi freschi ovvero nuovi aumenti di capitale.

Comprensibile quindi una certa apprensione per banchieri e titolari di azioni che ieri non a caso hanno visto a Piazza Affari l’indice del settore perdere quasi il 2% con colpite nelle vendite soprattutto le banche popolari, perché storicamente sono quelle dove i crediti in sofferenza sono più elevati e si contano sulla dita di una mano le banche in Italia che rientrano fra quelle che hanno sofferenze sui livelli medi europei (fra quelle quotate solo Credito Emiliano).

Di questo ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, consulente finanziario autonomo, nel primo intervento dell’anno a “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507) condotto da Carlo Cerutti, insieme ai temi caldi del momento come le preoccupazioni che arrivano dall’Asia con i dati molto negativi della bilancia commerciale cinese a dicembre sia sul fronte import che export oltre che la nuova grande operazione di fusione e acquisizione nel mondo dell’estrazione dell’oro che ha visto l’americana Newmont Mining acquisire la rivale canadese Goldcorp, in un’operazione da 10 miliardi di dollari.

 

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Che cosa possono significare questi dati che arrivano dalla Cina e questa operazione che crea un colosso da quasi 8 milioni di once di produzione all’anno?

Sotto l’intervento di Salvatore Gaziano durante la trasmissione video ed il suo commento.

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