PEGGIO LE BANCHE TEDESCHE O ITALIANE? CHE MATCH!

Come è noto negli stress test condotti dall’Autorità Bancaria Europea (Eba) e resi noti la sera del 29 luglio il primo risultato scaturito è che tutte le 51 banche messe sotto osservazione hanno superato l’asticella tranne una, la nostra Monte dei Paschi di Siena. Che si è conquistata sul campo così l’ambito trofeo di peggiore banca d’Europa. Ma a Siena come al solito hanno reagito con orgoglio con l’amministratore delegato Fabrizio Viola che ha celebrato questi risultati e il progetto di riassetto annunciato poche ore prima  facendosi intervistare dappertutto per dire che “siamo alla vera svolta finale” e MPS “dopo il riassetto sarà una banca solida e risanata”.

E pazienza se è da diversi anni che gli azionisti di questa banca si sentono ripetere questo ritornello come se fossero dei minchioni smemorati.

«Siamo una banca sana e pensiamo di fare di Antonveneta una storia di successo. Secondo noi Antonveneta potrà arrivare a 700 milioni di euro di utile» raccontava l’ex presidente Giuseppe Mussari nel novembre 2007.

“Due anni fa nessuno di voi avrebbe scommesso non i soldi che avete nel portafoglio, le monete che avete nel portamonete, sul fatto che Mps riuscisse da questa situazione. Con questo aumento di capitale Monte dei Paschi torna ad essere una banca normale, risanata”. Così nel maggio 2014 l’ex presidente Alessandro Profumo all’assemblea degli azionisti si vantava così del suo operato. .“Oggettivamente Monte dei Paschi non è più un problema per il sistema bancario italiano, e per questo Paese”. Missione riuscita.

esamebanche

Peccato che il paziente è lì sempre moribondo e ha bisogno di urgenti cure da cavallo sempre in misura maggiore e le parole di Fabrizio Viola, ad di Mps o di Massimo Tononi, l’attuale presidente, a rileggerle oggi dopo qualche mese appaiono tragicomiche sul fatto che la banca da loro diretta fosse così sana e solida dal punto di vista patrimoniale e finanziario.

Tanto solida che le banche d’affari di mezzo mondo, le banche italiane e pure le casse previdenziali sono chiamate a trovare i quattrini per rimetterla in carreggiata (il piano è ora un aumento di capitale di 5 miliardi di euro e la cessione di sofferenze per 27 miliardi di euro)  per una banca che a gennaio di quest’anno il nostro premier Matteo Renzi descriveva come fra le più belline del mondo: “Oggi la banca è risanata, e investire è un affare. Su Mps si è abbattuta la speculazione ma è un bell’affare, ha attraversato vicissitudini pazzesche ma oggi è risanata, è un bel brand”.

Un brand che da inizio anno è in discesa del -76,85%.

Ma leggere l’esito degli stress test non serve solo a capire quali sono le banche migliori e peggiori ma può aiutare anche a capire a livello di nazioni europee quali sono in base ai dati della simulazione (discutibili sia nelle assunzioni che nella metodologia di partenza da cui partono ma questo è il catalogo) quali sono quelle che hanno i sistemi bancari più o meno vulnerabili.

Come è noto le banche italiane sono quelle più zeppe di sofferenze mentre quelle del nord europa con la Germania in prima fila sono quelle che nel loro attivo hanno più derivati (più del 20%) mentre  questa quota è di appena il 5,3%, ovvero meno della metà rispetto alla media dell’Unione Europea (12,9%). E questo spinge molti banchieri e politici italiani a dire che sono le banche tedesche e non quelle italiane quelle più pericolose.

Ragionamenti che valgono a livello teorico perchè quando a livello europeo si sono decise le regole per stabilire i criteri di solidità delle banche e il peso da assegnare alla componente dei derivati e alla loro valutazione i politici e banchieri italiani hanno accettato supini (come col “bail in”) le regole scritte dai banchieri del nord europa e le hanno accettate salvo accorgersi con qualche anno di ritardo che danneggiavano il nostro Paese.

Ora anche dopo l’esito di questi stress test comunque qualcuno ha cercato di vedere come è andata la classifica sfida Italia-Germania. Quali sono le banche del reame europeo che resisterebbero meglio in caso di shock con i maggiori indici di solidità patrimoniale?

Per gli istituti italiani, il coefficiente patrimoniale Cet 1 (che sta per ‘Common Equity Tier 1 ed è un indice di solidità bancario) nello scenario avverso per il 2018 è dello 7,7% in base ai dati aggregati (la soglia critica è fissata al 5,5%). Fra gli altri Paesi, Austria (7,3%), Irlanda (7,5%), Gran Bretagna (8,5%), Spagna (8,6%), Germania (9,46%) e Francia (9,7).

ItaliaGermania

Il pessimo risultato di MPS (con Cet1 negativo) trascina al ribasso la media delle banche italiane che mostrano una buona tenuta e si attestano sopra la media delle performance europee.

Stiamo parlando  di Unicredit (che scenderebbe al 7,1% dal 10,38% del 2015 ed è un pessimo risultato per una banca “sistemica”), Intesa Sanpaolo (10,24%, dal 13% del 2015), Banco Popolare (9,05 %, dal 13,15%) e Ubi Banca (8,85%, dal 11,62%). Monte dei Paschi di Siena, invece, supera il test per lo scenario base ma non quello per lo scenario avverso. L’indicatore dell’istituto senese si collocherebbe a -2,44%, con una perdita 1.451 punti base rispetto al 12,24% segnato nello scenario base. E Mps è l’unica delle 51 banche ad avere un coefficiente negativo.

Le banche tedesche (9 quelle esaminate in questo esame) se come media aggregata non ne escono male hanno ben poco da festeggiare. A livello aggregato nel caso dello scenario avverso ipotizzato Irlanda (-710 punti) e Germania (-537 punti) sono le nazioni dove le banche vedrebbero diminuire maggiormente il Cet1 Ratio di partenza (per l’Italia questo valore sarebbe negativo di 409 punti).

Per l’Italia lo scenario avverso ipotizzato è una caduta del PIL reale nel triennio 2016-18 di quasi sei punti percentuali e un aumento nel triennio del rendimento dei titoli di Stato italiani a lungo termine di circa 100 punti base, che comporterebbe una svalutazione del 12 per cento di tali titoli.

Le banche capaci di resistere maggiormente in caso di shock si trovano in Scandinavia e Norvegia, paradisi dei depositi bancari più solidi secondo le pagelle europee.

Sulle banche tedesche se non si guarda al valore medio aggregato ma agli attivi, i risultati in questo test di colossi come Deutsche Bank (Cet1 a 7.8% nel caso di scenario avverso) e Commerzbank (7.42%) lanciano un ennesimo campanello di allarme. Le due prime banche tedesche figurano fra le 12 peggiori d’Europa (e fra queste figurano anche Unicredit e l’inglese Barclays) mentre le altre banche tedesche analizzate dall’Eba si comportano mediamente bene e rappresentano per lo più Landesbanken, banche controllate dalle regioni, quindi  pubbliche o semipubbliche oltre all’eccezione costituita dalla banca di servizi finanziari della Volkswagen. In caso di scenario avverso tutte queste banche tedesche accusano una pesante riduzione (e superiore a quello delle banche italiane) ma sono mediamente più patrimonializzate di quelle italiane e quindi reggono meglio l’urto.

Andamento indice banche tedesche; dal marzo 2008 è in discesa del -73%
Andamento indice banche tedesche; dal marzo 2008 è in discesa del -73% trascinato al ribasso dai “campioni” nazionali Deutsche Bank e Commerzbank

E non a caso subito dopo l’esito degli stress test la Bundesbank nelle parole di Andreas Dombret, membro del board, è stato chiesto alle banche tedesche di rivedere i loro business model, ponendo l’accento sulla necessità di fare più utili.

“Bassi tassi di interesse, digitalizzazione, regolamentazione più stringente e concorrenza più forte sono elementi che devono portare a un allineamento dei business model” degli istituti di credito tedeschi che comunque secondo Dombret “sono più forti rispetto ad alcuni anni addietro”.

E il comportamento in Borsa di Deutsche Bank vicino ai minimi storici e Commerzbank che ieri sera ha annunciato un profit warning col titolo oggi crollato alla Borsa di Francoforte indica che la mina dei conti delle banche non è solo italiana.

Mal comune, mezzo gaudio?

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