CONTI DEPOSITO: DOVE METTERE LA LIQUIDITA’ ADESSO IN ATTESA DI TEMPI MIGLIORI.

Con la tempesta perfetta che si è abbattuta su Piazza Affari negli ultimi giorni con una discesa del 20% dai massimi del 16 febbraio 2011 sono scattati numerosi stop su stop su azioni, titoli ed etf. La liquidità ora in portafoglio è tanta e in attesa di Borse migliori è tempo di pensare a come farla fruttare. Noi continuiamo a consigliare i conti di deposito come miglior approdo per il cash. Nonostante molti nostri clienti siano restii ad aprirne uno. Devo aprire un altro conto per questa necessità? E’ la domanda che ci sentiamo fare più spesso anche quando ci viene richiesta una consulenza gratuita. E purtroppo la risposta è sempre la medesima: sì. Non ci sono alternative. A meno di non voler sobbarcarsi un  rischio maggiore, comprando titoli di stato, fondi monetari, o obbligazioni a breve termine, che per il puro parcheggio della liquidità non sono proprio il mezzo ideale poiché il rischio è quello di assistere nel breve anche a una discesa delle quotazioni. E se si è poi nella necessità di liquidare (per tornare magari a investire nell’azionario) il rischio diventa quello di capitalizzare una perdita.

I fondi di liquidità, infatti, possono anche scendere, e perdere in pochi giorni anche un punto. Come accaduto in questi giorni ai fondi monetari di gran parte delle società di gestione italiane. Del resto perché stupirsi visto che sono pieni di Btp (cosa peraltro abbastanza prevedibile) anche se corti (con scadenze ravvicinate)? Investire in titoli di stato, anche se brevi, non assicura ritorni positivi ma di incappare in perdite se questi titoli non vengono portati a scadenza. Cosa che non si può impegnare a fare chi ha liquidità disponibile destinata a essere investita in Borsa quando ci saranno le condizioni di mercato giuste.

I conti di deposito li offrono sempre più banche ma scegliere un conto rispetto a un altro solo in funzione del rendimento offerto può non essere la strategia migliore. Anche se è sicuramente la più facile. Non tutte le banche sono uguali e quando si prestano i soldi a qualcuno valutare la solvibilità della controparte è l’unico sforzo che bisogna fare. Per scegliere bisogna guardare con un occhio al rendimento e con l’altro alla solidità della banca. Pensare che se le cose vanno male si è comunque tutelati è un errore.

Perché il famoso Fondo di Tutela Dei Depositi Bancari non è assolutamente attrezzato per far fronte ai 413 miliardi di euro che costituiscono i cosiddetti Fondi Rimborsabili ovvero la somma di cui il Fondo dovrebbe disporre per rimborsare tutti coloro che hanno diritto a essere rimborsati. Il Fondo non ha a disposizione tutti questi soldi. Le banche che vi aderiscono si impegnano a somministrare al fondo lo 0,4% dei Fondi Rimborsabili per eventuali interventi. Ma la natura del fondo è solo virtuale e mutualistica (non assicurativa) perché il denaro rimane a disposizione delle banche fino a quando non avviene la “chiamata” del FITD.  In pratica bisogna sperare che tutto vada bene. E siccome prevenire è meglio che curare meglio non prestare semplicemente i propri soldi a chi offre di più.

Fondi di liquidità area euro, bisogna saper perdere

Se detenuti per periodi molto brevi (pochi giorni o pochi mesi) i fondi monetari e di liquidità non consentono di ottenere sempre performance positive. Nella settimana nera per i listini italiani (dal 4 all’11 luglio) alcuni fondi monetari sono arrivati a perdere oltre l’1% come si può vedere nella tabella sottostante. Per questo continuiamo a preferire i conti di deposito ai fondi monetari come parcheggio della liquidità. Perché i conti di deposito assicurano un rendimento positivo della liquidità anche quando l’investimento è di pochi giorni o mesi. Anche in passato i fondi di liquidità area euro hanno avuto dei trimestri negativi. Nel secondo trimestre del 2010 hanno perso mediamente lo 0,34% e nel ultimo trimestre dello stesso anno hanno perso lo 0,35%.

Il motivo è molto semplice: per aumentare le performance i gestori si assumono più rischi allungando le duration medie dei titoli in portafoglio. Visto che questi fondi possono detenere titoli che scadono entro i due anni. Anziché prendersi dei BOT a tre mesi (che annullerebbero la performance del fondo gravata da commissioni di gestione che possono arrivare nel caso di Azimut Garanzia all’1%) comprano titoli più lunghi e quindi più rischiosi per ottenere un rendimento positivo al netto delle commissioni di gestione. Se non facessero così nessuno comprerebbe il fondo. Certo potrebbero ridursi il compenso abbassando la commissione di gestione. Ma a questo in Italia quasi nessuno ci pensa mai.

( cliccare 2 volte sull’immagine per ingrandirla)

BOT, una caduta rovinosa

Anche i Bot a breve termine non sono esenti dal rischio di trovarsi nella spiacevole situazione di incappare in performance negative se non portati a scadenza. Ne è un esempio il Bot emesso a giugno dallo Stato italiano (codice isin IT0004727142) passato in poche sedute da 98,17 a 96,7 quando a luglio lo Stato Italiano ha dovuto per collocare i Bot emessi a luglio offrire un rendimento del 3,67% loro (contro il 2,147% precedente). Il Bot emesso a luglio ha perso l’1,4%. Un conto salato per tutti.E pur nell’eccezionalità di quello che è successo in questi giorni sui mercati quando le banche e i titoli di stato italiani sono stati venduti a piene mani da investitori e speculatori d’oltreoceano, chi deve parcheggiare la liquidità in attesa di rientrare in Borsa non può permettersi di correre alcun rischio. E quindi rimangono i conti di deposito. Che assicurano un rendimento certo e positivo anche per pochi giorni o mesi e non hanno costi di apertura o chiusura. Sempre che la banca cui abbiamo prestato i soldi non abbia qualche problema.

Ed è un vero peccato che la fame di pubblicità che assilla i giornali, metta il bavaglio ai giornalisti sullo scrivere cose negative dei propri inserzionisti. Per cui vengono pubblicate continuamente tabelle con i rendimenti. Ma non dovremmo parlare anche dei rischi?

Di seguito pubblichiamo le nostre considerazioni sulle offerte attualmente in circolazione, pro e contro e le nostre migliori scelte.

 

Conti di deposito: un campionario bestiale

C’è chi usa come testimonial lo scoiattolo, chi il cane lupo, chi complice una certa omonimia col nome l’ippopotamo, chi la mucca. Dopo la mitica zucca del Conto Arancio le banche si sono sbizzarrite nel cercare un animale adatto a pubblicizzare il loro prodotto. Del resto quella dei conti di deposito è ormai una vera giungla con continui nuovi entranti che cercano di accaparrarsi l’agognata liquidità di cui hanno bisogno.

Del resto non è un mistero che tutte le banche in Europa siano a caccia di liquidità anche in vista di Basilea 3 e dei più stringenti criteri patrimoniali che essa impone. E anche le banche italiane entrate nel mirino della speculazione internazionale non se la passano troppo bene. Il costo della raccolta per gli istituti di credito nostrani sta salendo alle stelle. L’aumento dello spread Btp Bund fa diminuire il valore dei titoli di stato in portafoglio e nelle operazioni di pronti contro termine con altri istituti le banche sono obbligate a rimpinguare le garanzie offrendo denaro cash dal momento che la svalutazione dei Btp posti a garanzia dell’operazione non la garantisce più.

Questo spinge sempre più istituti a cercare forme di raccolta alternative e anche tra i Big iniziano a fioccare le offerte. Come quella di Credit Agricole che ha lanciato all’inizio del mese Cresci Deposito Più un conto di deposito riservato a chi può mettere sul piatto almeno 25 mila euro e che permette per i primi 6 mesi di guadagnare l’1,28% netto. Trascorsi sei mesi dall’apertura del conto il rendimento sale all’1,64% netto, poi cresce di sei mesi in sei mesi fino ad arrivare dopo 18 mesi al 2,92% netto.

Secondo il comunicato stampa il Gruppo Cariparma Crédit Agricole è tra i più solidi del mercato e in ogni caso la banca ci tiene a precisare che il conto di deposito è assistito dalla garanzia del fondo interbancario di tutela dei depositi “una sicurezza apprezzata da molti risparmiatori disorientati” come ha dichiarato una funzionario della banca.

Che poi il Fondo di Tutela dei Depositi Interbancari non sia propriamente capiente rispetto ai depositi degli italiani questo non lo precisa mai nessuno… ma tant’è. Meglio quindi quando si sceglie un conto di deposito non pensare che le banche sono tutte uguali perché c’è l’ombrello statale. E se ci sono problemi paga Pantalone.

Banche, occhio ai conti

Lo scopo del fondo di Tutela dei Depositi Interbancari è quello di tutelare il risparmiatore ignorante inconsapevole “inteso come colui che non ha facile accesso alle informazioni necessarie per valutare lo stato di salute dei soggetti cui affida il proprio risparmio.” Ora siccome l’ignoranza (come la chiamiamo noi) o comunque la non consapevolezza (come la chiamano loro) in finanza si paga e salata occorre sapere tre cose. La prima banale. Quando si depositano i soldi su un conto deposito la banca acquista le proprietà delle somme depositate dal cliente e le investe (compra dei titoli o le presta a delle aziende).

La banca si obbliga a restituire le somme depositate al cliente a richiesta (deposito libero) o a una certa data (deposito vincolato) ma può anche investirle male e avere dei problemi a far fronte ai propri impegni. Anche ai big le cose non vanno sempre bene. Il Credit Agricole tanto per fare un esempio si è visto ribassare il proprio rating (passato da “AA-“ a A+”) perché è imbottito di titoli greci. La Hypo Alpe Adria Bank che offre Hypo Si’,  un conto corrente ad alto rendimento (1,64% netto) e zero spese nel 2009, è passata sotto il controllo totale del Governo austriaco nel dicembre 2009 per evitare il fallimento.

E oggi è in corso una profonda ristrutturazione che comprende anche la messa in vendita della controllata in Italia. Il Gruppo deve far cassa visto che i bilanci sono pesantemente in rosso. Il gruppo Hypo Alpe-Adria ha chiuso il 2010 con una perdita netta di 1,06 miliardi (-1,6 miliardi nel 2009 e -520 milioni nel 2008) dovuta all’esplosione delle perdite su crediti nei Paesi della ex Jugoslavia, dove il Gruppo e’ fortemente cresciuto fino al 2008.

E che dire poi della olandese Ing Direct, la prima ad entrare sul mercato italiano con un conto di deposito ad alto rendimento? Ne abbiamo parlato in talmente tanti articoli che ormai tutti i nostri affezionati lettori sanno che al di là delle più o meno roboanti offerte (più sui depositi vincolati che non sul conto di deposito libero che remunera la liquidità lo 0,9%) è stata salvata due volte dallo stato olandese. D’altronde chi remunera molto bene i depositi deve per far quadrare i conti trovare impieghi molto redditizi oltre a prestare diverse volte gli stessi soldi. La leva finanziaria di Ing è attualmente pari a 42,5: quindi c’è un euro di capitale per ogni 42,5 di attivi.

Rispetto al 2008 (quando era pari a 128,5) e al 2009 (scesa a 51) la banca è diventata più solida rafforzandosi dal punto di vista patrimoniale grazie all’intervento dello stato olandese. Ma la leva di Ing rimane comunque elevata rispetto a quella delle maggiori banche italiane. In generale, tutte le banche straniere hanno una leva finanziaria molto più alta di quelle italiane.  La belga Dexia ha un euro di capitale per ogni 87 euro di attivi tangibili, la tedesca Deutsche Bank uno per ogni 64 euro, la francese Credit Agricole uno per ogni 55.

Le banche italiane hanno una leva finanziaria pari mediamente a 18,4 quindi sono dal punto di vista della solidità finanziaria da preferire rispetto a quelle straniere. Ma all’interno dell’offerta delle banche nostrane farsi guidare dal solo rendimento è fuorviante. La Banca Sai offre DConto, un conto di deposito con un rendimento netto dell’1,64% netto, ma il Gruppo cui appartiene (ribattezzato cattivamente nei forum di Borsa anche col nome impietoso di “Fognaria Sai”) non se la passa benissimo.

E prima di depositare i soldi su Banca Delle Marche che offre il rendimento più alto (2,37%) o a Ibl Banca (2,21%) si farebbe bene a valutare la loro solidità finanziaria o il loro business. Meglio, secondo noi,  accontentarsi di qualcosa in meno che accecati dal rendimento dare soldi a chiunque senza informarsi.

I conti di deposito liberi sono sicuri. Ma fino a un certo punto. Ovvero se l’istituto che li offre non incappa in qualche guaio. Finora non è mai successo nulla di serio ma i mercati finanziari degli ultimi anni ci dicono che tutto può accadere. Anche l’impossibile. Per questo il nostro consiglio è favorire banche italiane, ben radicate sul territorio nazionale e magari quotate: maggiore è la trasparenza fornita del proprio business meglio è.

Quello che gli altri non dicono

Se è vero che i conti di deposito sono protetti dall’ombrello del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (ma solo fino a 100 mila euro) è meglio privilegiare istituti di credito che offrono le maggiori garanzie di solvibilità e solidità. Il fondo di Tutela dei Depositi Interbancari non è certo in grado di proteggere i risparmi di tutti gli italiani.

Anche perché i depositi a causa delle tensioni sui mercati internazionali crescono a dismisura. Il Fondo Interbancario di Tutela Dei Depositi ha calcolato che a maggio del 2010 il totale dei Fondi Rimborsabili era pari a 470 miliardi di euro. A fronte di questa massa il Fondo Di Tutela dei Depositi Interbancari disponeva a fine 2010 di 1,7 miliardi di euro per eventuali interventi. Disponeva poi è già una parola grossa. Le banche si impegnano a intervenire su chiamata non è che il Fondo ha lì i soldi belli e pronti. E anche considerando la dotazione attuale (che non arriva all’1% dei fondi rimborsabili) è ben poca cosa. La sola Ing Direct ha una volume di attività di 22 miliardi di euro. I numeri parlano da soli.

Dove depositare i soldi

Crediti incagliati, leva finanziaria, non è certo facile per un risparmiatore comune valutare la solidità di una banca. Ma un concetto dovrebbe essere chiaro a tutti: in finanza non esistono pasti gratis e chi offre di più generalmente incorpora un rischio maggiore. Per questo guardare solo al rendimento, anche se è la cosa più facile da fare, spesso non basta. E occorre spendere un po’ di tempo (internet serve anche a questo) per raccogliere dati e informazioni sulla banca cui stiamo prestando i soldi. Visto che è proprio la banca che ce li dovrà restituire.

Meglio puntare su istituti più tranquilli come Banca Sella, Fineco, Che Banca, Banca Mediolanum, Webank, Iwbank che su altre banche. Anche Rendimax di Banca Ifis va bene senza esagerare perché rispetto agli altri istituti di credito ha un business più rischioso per quanto presenta dei buoni indici patrimoniali. Meglio guadagnare meno che correre rischi eccessivi rispetto al maggior rendimento che si può spuntare. Del resto è solo un parcheggio. Vale la pena di rischiare?

( cliccare 2 volte sull’immagine per ingrandirla)

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI