RENDITE FINANZIARE: COME IL FISCO DAL 2012 METTERA’ A STECCHETTO L’INVESTITORE

 

Guida Salvafisco

 

La normativa sulla tassazione delle rendite finanziarie è stata soggetta a numerose modifiche nel corso degli anni. La versione più aggiornata dei contenuti di questo articolo e le domande più frequenti su questo tema le puoi trovare cliccando qui e scaricando gratuitamente la versione aggiornata della GUIDA SALVAFISCO alla TASSAZIONE del RISPARMIO. 

La guida Salvafisco è stata scritta da Salvatore Gaziano e Roberta Rossi, fondatori e amministratori di SoldiExpert SCF,  una società di consulenza finanziaria indipendente attiva dal 2002 sul mercato italiano online.

 

 

 

 

Ci mancava pure il fisco a funestare un anno finanziario già assai difficile per l’investitore, stremato dalle perdite subite investendo sui mercati azionari e sulla fetta di debito dello Stivale che la maggior parte delle famiglie italiane ha in portafoglio. Dal 2012 cambierà la tassazione delle rendite finanziarie e saranno tassati più di quanto avviene ora gli interessi sulle obbligazioni, i dividendi e le plusvalenze su azioni e fondi di investimento quotati in Borsa. Verrà inoltre aumentato e in maniera considerevole il bollo titoli tanto che è già stato ribattezzato “superbollo”.

Fino al 31 12 2011 il regime finanziario prevede due aliquote fiscali. Sugli interessi sui conti correnti, conti di deposito e obbligazioni con scadenze inferiori ai 18 mesi si paga il 27%. Sono invece tassati al 12,5% gli interessi sulle obbligazioni con scadenze superiori ai 18 mesi, gli interessi sui titoli di Stato, i dividendi e le plusvalenza su azioni e fondi di investimento quotati in Borsa. Sul fronte bolli, fino a luglio di quest’anno sul deposito titoli pagavamo tutti, indipendentemente dalla taglia del nostro patrimonio, un’imposta di 34,2 euro.

Da luglio di quest’anno il Fisco ha deciso di mettere le mani e pesantemente nelle tasche degli italiani, aumentando il costo del deposito titoli e dal prossimo anno le tasse sulle rendite finanziarie. Il costo del deposito titoli aumenta e non di poco. Chi ha di più pagherà di più in valore assoluto ma non in valore percentuale (visto che l’imposta è tutto tranne che progressiva). E sul fronte delle nuove aliquote fiscali gli unici strumenti che saranno graziati (ovvero su di essi non si pagheranno maggiori tasse) sono i titoli di stato emessi da Tesoro italiano e da altri Stati inclusi nella White List, i titoli di risparmio per l’economia meridionale (i nuovi fantomatici Tremonti Bond che dovrebbero essere emessi dalle banche italiane per finanziare il Sud Italia), le forme di previdenza complementare e i buoni fruttiferi postali.

NUOVE ALIQUOTE IN RAMPA DI LANCIO
Dal 1 gennaio 2012 il Fisco apporterà sostanziosi rincari sulle tasse che dovranno pagare i possessori di molti strumenti finanziari nel momento in cui questi genereranno interessi o guadagni in conto capitale. Con la manovra di agosto il Fisco ha deciso di modificare le aliquote di tassazione delle rendite finanziarie. Vale a dire dei proventi realizzati dalle persone fisiche per interessi su titoli, depositi e conti correnti, per dividendi da azioni e partecipazioni sociali “non qualificate” e da capital gain su partecipazioni, titoli e strumenti finanziari, anche attraverso gestioni individuali e collettive. Le nuove aliquote fiscali entreranno in vigore con l’anno nuovo e prevedono per molte attività finanziarie sostanziosi rincari.

Tra quelle detenute dalle famiglie italiane le azioni, le obbligazioni e i fondi subiranno i maggiori rincari. Queste attività rappresentavano ad aprile di quest’anno secondo l’Abi (l’associazione delle banche italiane) il 48% dell’investimento nazionale. E su di loro si abbatterà principalmente la scure del fisco. Mentre le altre forme di investimento tra cui i titoli di stato, i certificati di deposito, i depositi bancari , i fondi pensione, e forse le polizze vita (in Italia tutto è sempre in divenire e in attesa di regolamenti attuativi e chiarimenti) e beneficeranno di una minore aliquota fiscale o manterranno invariata l’attuale aliquota fiscale.

Di seguito in questo articolo riservato agli abbonati esaminiamo tutti i cambiamenti molto importanti da conoscere riguardo aliquote ma anche superbollo, minusvalenze e casi particolari come chi detiene più dossier titoli con la stessa banca con i nostri suggerimenti.

AZIONI E OBBLIGAZIONI: SI CAMBIA E IN PEGGIO
Dal 01 gennaio 2012 i proventi derivanti dal possesso (dividendi o cedole) e dalla vendita di titoli azionari e obbligazionari non beneficeranno più di una tassazione light (rispetto alla media europea). Sulle cedole obbligazionarie e sui dividendi azionari la tassazione passerà dal 12,5% attuale al 20%. E i capital gain derivanti dalla vendita di questi strumenti finanziari saranno anch’essi tassati al 20%. Anche i titoli detenuti all’interno di gestioni patrimoniali e individuali verranno tassati a partire dal prossimo anno al 20%.

TITOLI DI STATO AL RIPARO ALLA SCURE DEL FISCO MA NON DALLA FURIA DEI MERCATI
Se può in qualche modo consolare chi ha in portafoglio titoli di stato italiani, con lo spread Btp Bund che si attesta in queste ore a 450 punti, sul fronte tasse non cambia niente. La scure del fisco schiva infatti titoli di Stato, i depositi postali e i titoli equiparati, lasciando invariata l’aliquota del 12,5%. I titoli equiparati sono le obbligazioni emesse da stati appartenenti alla White List (tutti quelli con cui l’Italia ha uno scambio di informazioni) e le obbligazioni di enti sovranazionali (come la Bei per esempio).

GRAZIATI I PIANI DI RISPARMIO A LUNGO TERMINE
La scampano le rendite derivanti da forme di previdenza complementare e da piani di risparmio a lungo termine la cui tassazione rimane immutata al 12,5%. Secondo l’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici (Ania) le polizze vita rientrano nei piani di risparmio a lungo termine e quindi dovrebbero essere tassate al 12,5% ma non vi è ancora nessuna certezza al momento che il Fisco la pensi allo stesso modo o alzi anche qui l’aliquota al 20%.

CONTI CORRENTI E CONTI DI DEPOSITO
Miracolati dal fisco i conti di deposito e i conti correnti che vedono scendere anziché aumentare l’aliquota fiscale. Dal prossimo anno gli interessi derivanti da conti di deposito liberi o vincolati non saranno più tassati al 27% ma al 20%. Secondo alcuni questo determinerà un forte spostamento del risparmio dagli strumenti a lungo termine (come le azioni e le obbligazioni) verso strumenti di impiego della liquidità a breve termine come i conti correnti e soprattutto i conti di deposito. Una tendenza che negli ultimi mesi si è già peraltro molto accentuata.

PRONTI CONTRO TERMINE, UN BELLO SCHERZETTO
Sui pronti contro termine la tassazione passa dal prossimo anno al 20% rispetto all’attuale 12,5%. Non è ancora chiaro invece se i pronti contro termine verranno considerati ai fini del computo del valore del deposito titoli su cui da luglio di quest’anno è stato incrementato il bollo. Gli esperti del ministero devono ancora sciogliere l’alone di mistero anche su questo aspetto…

SUPERBOLLO, TRE FASCE DA 70 A 1100 EURO
Chi ha un deposito titoli inferiore ai 50 mila euro continuerà a pagare 34,2 euro di bolli. Per chi ha un controvalore di titoli maggiore di questa soglia il costo del superbollo dipenderà dalla fascia in cui rientra.

FASCIA 1: da 50.000,00 euro a 149.999,00 euro
Quest’anno (il superbollo è scattato dal 17/07/2011) e l’anno prossimo chi ha un deposito titoli superiore a 50 mila euro e inferiore a 150 mila euro subirà un incremento della tassa del 50%: da 34,2 euro a 70,00 euro. Dal 2013 chi ha un deposito titoli del valore compreso tra 50 mila euro e 150 mila euro pagherà 230,00 euro.

FASCIA 2. da 150.000,00 euro a 499.000,00 euro
Chi ha un deposito titoli con valore superiore a 150 mila euro ma inferiore a 500 mila euro paga da luglio di quest’anno e per tutto il 2012 240,00 euro poi dal 2013 a tassazione farà un balzo passando a 780,00 euro.

FASCIA 3: sopra i 500.000,00 euro
Chi ha un deposito titoli superiore ai 500 mila euro paga quest’anno e l’anno prossimo 680,00 euro e dal 2013 1.100,00 euro.

COME TI CALCOLO IL VALORE DEL DEPOSITO TITOLI
Il valore del deposito titoli viene calcolato in base al valore complessivo nominale dei titoli detenuti presso ciascun intermediario finanziario. Se il valore nominale non è presente i titoli verranno valorizzati in base al prezzo di acquisto.

E’ evidente che far pagare questa tassa in base al valore nominale dei titoli è un assurdo come numerosi altri aspetti che avevamo già messo in evidenza nella prima stesura di questo provvedimento su MoneyReport a inizio luglio 2011. Far pagare la tassa non in base al valore di mercato dei titoli ma in base al valore nominale porta a effetti paradossali. Così chi detiene titoli molto sotto il nominale (come titoli  che valgono anche meno della metà del nominale) subisce dopo il danno la beffa. Non solo i titoli che aveva in portafoglio valgono molto meno di quello che li ha pagati,  subendo una forte perdita, ma è costretto ogni anno a pagare la tassa su una ricchezza finanziaria che non ha più. E anche chi detiene obbligazioni che quotano a un prezzo enormemente inferiore al valore nominale in seguito a ristrutturazioni o situazioni traballanti o aumento dei rendimenti come nel caso dei titoli di stato italiani paga la tassa su una rendita finanziaria ormai pesantemente decurtata.

Allo stesso modo chi detiene azioni con un valore nominale basso (si pensi a Tod’s che hanno un valore nominale di 2 euro) anche se detiene 24.999 azioni per un controvalore ai prezzi attuali di mercato di 1.722.000,00 euro pagherà sempre 34,3 euro di bollo e non i 780,00 euro che dovrebbe pagare chi ha un deposito titoli superiore ai 500 mila euro. Come capire il valore nominale di ciascun titolo in questo portafoglio?

Nel caso delle azioni se desiderate conoscere titolo per titolo il valore nominale delle azioni in portafoglio potete sul sito della Consob (digitando “capitale sociale attuale) trovare una risposta.

Per i titoli privi di valore nominale (circa 80 titoli del listino milanese fra azioni, etf, fondi chiusi immobiliari e mobiliari quotati) il conteggio del deposito titoli sarà fatto in base al prezzo di acquisto. E anche qui chi è molto sotto il valore di acquisto paga su una ricchezza finanziaria che non ha più.

La banca (o la sim) calcolerà il superbollo in base al valore del deposito titoli alla data di chiusura del periodo rendicontato. Questo significa che chi ha scelto il rendiconto trimestrale si vedrà addebitata l’imposta di bollo al 30 giugno e al 31 dicembre. Quindi non conta l’importo degli investimenti nel corso del semestre, ma solo il loro valore alla data d’invio dell’estratto titoli. Questo apre la porta quindi a chi vuole tagliare questo balzello alla possibilità di liquidare ogni volta le posizioni poco prima che “scatti” la fotografia ma naturalmente questa operazione di elusione si può valutare in base ai titoli posseduti e soprattutto alle commissioni di negoziazione che si pagano.

Riguardo le Sim all’inizio sembrava che queste potessero non far pagare ai propri clienti il superbollo ma le ultime circolari esplicative hanno gelato gli entusiasmi iniziali e già diverse Sim hanno comunicato ai propri clienti la brutta notizia.

QUALI TITOLI ENTRANO DEL COMPUTO. I FONDI? DIPENDE DALLA VOSTRA BANCA…
Tutti i titoli inseriti nel dossier concorrono a formare l’importo su cui è calcolata l’imposta di bollo. BoT e BTp, come azioni e Etf, devono essere per legge inseriti nel deposito titoli e quindi concorrono senza alcun dubbio al calcolo dell’imposta. I fondi comuni, al contrario, per legge possono non essere inseriti nel deposito titoli. Alcune banche per comodità inseriscono i fondi nel dossier titoli ma non essendo un obbligo di legge si può chiedere alla propria banca di non inserirli nel deposito titoli in modo da pagare meno tasse.

COME SI CALCOLA IL SUPERBOLLO NEL CASO IN CUI SI ABBIANO PIU’ DOSSIER TITOLI NELLA STESSA BANCA O PIU’ CONTI.
Se si possiedono più conti presso banche diverse si pagherà il bollo sul valore dei titoli in deposito presso ciascuna banca.
Se invece si hanno più conti titoli in sportelli diversi della stessa banca, i valori verranno cumulati, ma l’imposta sarà fatta pagare comunque per ciascun deposito, penalizzando chi ha più dossier titoli con la stessa banca. Sul deposito con l’importo più elevato verrà, infatti, caricato un bollo calcolato sulla base della somma dei valori in tutti i depositi. In più si pagheranno sugli altri depositi il il bollo relativo allo scaglione nel quale rientrano. Facciamo chiarezza con un esempio: se si ha un deposito di 10.000 euro, un altro di 30.000 e un altro di 40.000, si pagherà annualmente di bollo 34,2 euro sul primo, 34,2 euro sul secondo e 70 euro sul terzo deposito (sul terzo deposito invece che pagare sempre 34,2 si pagheranno 70 perchè sul deposito con l’importo più elevato viene caricato un bollo sommando i valori di tutti i depositi titoli presso quella banca quindi nel caso in esempio viene conteggiato un terzo superbollo su 80.000 euro), per un totale complessivo da pagare di 138,4 euro annui. In questo caso fino al 2012 il consiglio è di fare confluire tutto su un unico deposito titoli per pagare solo 70 euro all’anno. Dal 2013 può invece valere la pena aprire un nuovo conto presso un’altra banca con un deposito titoli e suddividere l’importo tra i due depositi.

COME SCHIVARE IL SUPERBOLLO
Evitare il superbollo non è possibile a meno di non vendere tutte le azioni, le obbligazioni  e i titoli di Stato in portafoglio e detenere solo liquidità depositata sui  conti di deposito e sul  conto corrente o  fondi comuni di investimento (ma qualche banca li mette per comodità nel dossier titoli e quindi far pagare il superbollo) o  pronti contro termine (ma su questo l’Agenzia delle Entrate deve fare chiarezza).

E’ possibile però ottimizzare facendo alcuni ragionamenti l’impatto di questa imposta. Chi ha un capitale di 300 mila euro per esempio paga dal prossimo anno 780,00 euro di superbollo ma se divide il suo capitale su due banche diverse la tassa scende a 140,00 euro. Naturalmente bisogna considera il maggior costo dovuto alle spese di mantenimento di un secondo conto corrente. E soprattutto da un punto di vista fiscale l’impossibilità di compensare plusvalenze con minusvalenze se queste vengono realizzate su banche diverse salvo non chiudere e aprire conti in banca come “secondo lavoro”, naturalmente, pur di cercare di pagare meno tasse al Fisco.

Inoltre mai come in questo momento con le banche chi ha i soldi è sovrano e quindi non è infrequente assistere nella nostra esperienza a banche che pur di prendere nuovi clienti offrono come gentile “cadeau” di benvenuto di sostenere totalmente per il primo anno il costo del superbollo sul dossier titoli se l’importo del conto è significativo. Se volevate cambiare banca o trattare con la vecchia il momento è quindi adatto.

GIRO DI VITE SULLE MINUSVALENZE. MA NON TUTTI LO SANNO…
Dal prossimo anno le minusvalenze realizzate da operazioni chiuse in perdita negli ultimi cinque anni non saranno più interamente deducibili dal capital gain realizzato su operazioni in guadagno. Le minusvalenze realizzate fino al 2011 si dedurranno dalle future plusvalenze limitatamente al 62,5% anziché al 100%.

Per la tassazione dei futuri capital gain al 20% il risparmiatore può chiedere alla propria banca di utilizzare, in luogo del prezzo di carico, il valore dei titoli al 31 12 di quest’anno versando un’imposta sostitutiva del 12,5% sui redditi maturati fino alla fine dell’anno. In questo modo otterrà due benefici: potrà sfruttare interamente le minusvalenze cumulate (100% e non 62,5%) e pagherà una minore imposta sul capital gain (12,5% anziché 20%). Ovviamente sull’incremento di prezzo del titolo dal 31 12 2011 a quando lo venderà scatterà la tassazione del 20% ma avrà comunque un beneficio fiscale avendo scaricato già nel 2011 parte dell’apprezzamento del titolo. Sempre che il titolo continui a salire perché in caso contrario potrà trovarsi a pagare più tasse di quanto avrebbe dovuto anche con le maggiori aliquote fiscale che andranno a regime dal prossimo anno.

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