E’ RINATO IL TORO A PIAZZA AFFARI? L’ITALIA E’ FUORI DAL TUNNEL? CHE COSA DICONO (E NON) LE PREVISIONI E COSA E’ CONSIGLIATO FARE.

L’Italia è fuori dal tunnel?

E’ il titolo della copertina di questa settimana di Milano Finanza e l’’interrogativo che si stanno ponendo molti risparmiatori. Combattuti se credere all’aria pesante che si respira nell’economia reale (i consumi delle famiglie sono tornati al livello del 1996), nel mondo del lavoro (i giovani senza lavoro nel nostro Paese sono arrivati a essere il 37,1 % della popolazione) , nell’immobiliare (nella ricca Brianza i prezzi sono tornati ai livelli di 10 anni fa con le vendite crollate di quasi il 50% negli ultimi 5 anni) o all’andamento dei listini dove Piazza Affari è tornata a essere una delle piazze con maggiore forza di risalita in tutta Europa e con lo spread Btp/Bund tornato ai livelli del luglio 2011 quando il principe Alberto II di Monaco sposava come in una fiaba Charlene Wittstock, nuotatrice olimpica sudafricana.

Tutto questo mentre oggi, in un clima meno fiabesco, ci avviciniamo in Italia alle elezioni politiche più pazze del mondo dove tutte le parti politiche si dissociano non solo da chi ha governato precedentemente ma anche spesso da loro stesse.

I mercati fiutano la fine del tunnel, il ritorno del Toro (l’animale simbolo del rialzo contrapposto all’orso borsistico)  e l’alba di un nuovo mondo oppure è tutto un “cinema” e stiamo assistendo all’ennesimo rimbalzo del “gatto morto”?

Nulla di preconcetto contro l’Italia: i nostri portafogli su Piazza Affari in questi mesi hanno messo a segno progressi significativi e sono tornati a essere massicciamente investiti con titoli anche saliti del 40% in poche settimane (addirittura il Value Italia, il nostro portafoglio basato solo sulla ricerca delle società più sottoquotate in base ai fondamentali e puramente discrezionale lanciato a metà giugno 2012 è arrivato a realizzare  in questi giorni un +39%).

“Ma che dicono le previsioni ora sui mercati?” ci domanda qualcuno. Durerà per molto la festa?
Quale atteggiamento occorre avere e come investire complessivamente il proprio patrimonio?

Prevedere? Un esercizio utile ma alla lunga  dannoso
Sul rischio di puntare sulle previsioni abbiamo molto scritto in questi anni (e nel libro “Bella la Borsa, peccato quando scende” ho dedicato un capitolo piuttosto divertente credo a questo argomento) e anche l’ultimo anno passato è stato in molti casi istruttivo.

Fidarsi dei guru è il migliore (e più veloce) metodo per perdere in Borsa: ciò nonostante sono sempre numerosi gli amanti del genere forse perché lo “stregone” che ci dice se pioverà o meno oppure che ti guarirà è un bisogno insopprimibile della nostra cultura più profonda e ancestrale. Altro che investimento razionale…

Sull’Italia le previsioni economiche per il 2013 dicono tutto e il contrario di tutto. Riguardo il Prodotto Interno Lordo secondo la banca d’affari JP Morgan scenderà ancora dello -0,5% mentre all’estremo abbiamo Nomura che prevede un altro tonfo del -2,5%. Ciascuno spara la propria previsione e qualcuno probabilmente ci azzeccherà. Intorno a questi valori estremi abbiamo, infatti, Bnp Paribas che prevede per il Pil -0,70%, mentre Barclays e Goldman sono allineati al -0,80%. Poco sotto ci sono Deutsche Bank, Aletti e Santander che dicono -0,90%. Tonda la performance negativa prevista da Bank of America a -1,00%. Le cose andranno invece molto peggio per Morgan Stanley (-1,20%), Abn Amro (-1,50%) e Citibank (-2,10%).

Ma può essere “divertente” sapere (per coloro che amano il genere previsioni) che 12 mesi fa la banca d’affari Merrill Lynch prevedeva per l’Italia un Pil in calo dello -0,7% mentre addirittura Goldman Sachs, la madre di tutte le grandi banche d’affari, dello -0,4%.

Ora a fine 2012 per l’Italia potremmo dire che ci è andata “bene” se il Pil non è sceso del -2%.

E vi evitiamo di raccontare di molte previsioni di Borsa che abbiamo letto come quella di Deutsche Bank che a un certo punto, oltre un anno e mezzo fa, spiegava che «l’Italia potrebbe sovraperformare gli altri principali mercati europei nel breve termine (poche settimane dopo questa previsione il nostro listino invece precipitò, ndr) se dovesse essere trovata una soluzione completa alla crisi del debito sovrano» e apprezzando «il pacchetto di austerità da 140 miliardi di euro approvato dal governo Berlusconi«che dovrebbe garantire l’equilibrio fiscale entro il 2013».

Salvo qualche mese dopo scoprire che questa banca tedesca aveva scaricato sul mercato quasi 4 miliardi di Btp italiani, dando il via alla fuga degli investitori stranieri dal debito pubblico italiano e all’incremento a livelli di crescita “greci” dello spread Btp-Bund.
Un atteggiamento poi parzialmente rimodificato questa primavera/estate quando nella semestrale 2012 della Deutsche Bank sono ricomparsi Btp Italiani in posizione per circa 2,5 miliardi di euro.

Difficile, insomma, stare dietro a coloro che sfornano previsioni: c’è sempre il rischio di essere scottati.

Sempre per restare su questa banca alcune settimane fa, nel report sulle previsioni per il 2013, si parlava di un prezzo dell’oro per il 2013 con target a 2100 dollari l’oncia. Qualche giorno fa la revisione mentre il prezzo dell’oro in queste settimane non ha fatto quasi che scendere (attualmente vale circa 1650 dollari l’oncia).

Ora Deutsche Bank è diventata più prudente sulle prospettive dei prezzi dei metalli preziosi e lo vede a 1856 dollari l’oncia per il 2013 e 1900 per il 2014 anche perché, spiegano gli analisti, cresce la convinzione che il dollaro si apprezzerà nel lungo termine. L’opposto di quello che si sta verificando nelle ultime settimane per la serie “lanciamo la moneta” e abbiamo più probabilità di azzeccare una previsione sui mercati.

Italia sì, Italia no…
A ben guardare, quindi, quello che sta succedendo all’Italia e capire in base alle previsioni se è una cosa seria e un’inversione di tendenza duratura è meglio invece godersi il momento, cavalcarlo e non riempirsi la testa di concetti o preconcetti e sfruttarlo a proprio favore.

Pronti naturalmente a scendere o alleggerire le posizioni se si opera non in base al fiuto ma a un metodo veramente elastico (come quello che da anni attuiamo nei nostri portafogli senza sposare quindi fino alla morte alcuna tesi “ottimistica” o “pessimistica”) che guarda sì a quello che accade ai mercati e ai famosi “fondamentali” ma che sa cambiare passo nel tempo se le cose cambiano e da nere diventano rosa o viceversa.

Certo così non si venderà con queste strategie ai massimi e si comprerà ai minimi (chi ha questa capacità è inutile che ci legga) ma nel tempo i risultati hanno dimostrato di essere nettamente migliori in termini di controllo del rischio e risultati di qualsiasi gestione passiva o fondata sulle “previsioni”.

Ma può una Borsa come quella italiana con un’economia come quella nostrana da molti trimestri in caduta quasi libera e con elezioni così complicate alla porte andare bene nonostante tutto?

E’ una domanda certo legittima ma che dovrebbe essere affiancata da alcune considerazioni come :
a) non sempre l’andamento di economia e Borsa vanno di pari passo. Quest’ultima può anche anticiparne e fiutarne l’andamento futuro ed essere correlata all’andamento internazionale;
b) fra le imprese quotate non tutte hanno come mercato di riferimento solo il mercato italiano ma alcune società hanno portato , nel corso di questi anni, la quota di fatturato all’estero a diventare predominante. A essere quotate non sono insomma le aziende tipiche del tessuto italiano (soprattutto le piccole e medie imprese);
c) le imprese anche dei settori più esposti alla congiuntura economica nazionale (si pensi alle banche) e che possono soffrire di più sono anche quelle che hanno ricevuto e stanno ricevendo dallo Stato e dall’Unione Europea i benefici più consistenti in termini di soldi “regalati”, aiutini per nascondere o dilazionare nel tempo le perdite e inoltre la ridiscesa dello spread sta agendo come un moltiplicatore di ricchezza, creando e moltiplicando letteralmente denaro dal nulla (non ancora certo per l’economia reale) grazie al “carry trade” fatto dalle banche;
d) le quotazioni della maggior parte delle società quotate erano arrivate a livelli storicamente molto bassi come valutazioni e vale sui mercati la cosiddetta legge della “regressione verso la media” una volta che parte un rimbalzo (ed è ancora più pericoloso cercare di afferrare un coltello mentre affonda). Tanto più un mercato o un titolo o un comparto è sceso tanto più a un certo momento come una molla può rimbalzare. Ed è in parte quello che sta accadendo in questo inizio anno alla Borsa italiana (nella parte finale del 2012 è quello che è accaduto alla Borsa greca) per quanto nessuno possa prevedere quando questo processo di “riscossa” potrà interrompersi (può essere questione di settimane, mesi o anni) o modificarsi come titoli “leader” e titoli “ritardatari. E va ricordato che a fronte di chi c’entra un rimbalzo o rimbalzone salendoci al punto di giusto la maggior parte dei risparmiatori (e questo lo racconterà meno) spesso ne rimane incastrata, tenendosi poi la fregatura di essere entrati col timing sbagliato. 

Ritorniamo alla domanda iniziale. Investire oggi allora massicciamente sull’Italia e “carpe diem” ovvero cogliamo l’attimo?
Sì ma con giudizio. Basta osservare i grafici sottostanti dell’andamento del Pil italiano rispetto a quello degli altri Paesi europei e quello dell’andamento di Piazza Affari sempre in confronto agli altri listini per rendersi conto che il gap del Belpaese non è questione di punti di vista.

Questo grafico sopra ci dice che il Pil dell’Italia è tornato ai livelli del 2000 e mentre gli Stati Uniti (valore 129,9) dopo la “botta” del 2007 e la crisi dei subprime sono tornati sopra quel livello e l’Eurozona (valore 120,9 rispetto a 100 di dicembre 1998) è ancora sotto ma non come l’Italia che è al livello di 107,6. Il gap di ricchezza persa fra Italia e Europa è quindi veramente significativo e siamo al fanalino di coda. Per non parlare poi degli Stati Uniti.

Ma può essere molto interessante anche osservare il grafico seguente che fa vedere non l’andamento della ricchezza prodotta (il Pil) ma l’andamento delle principali Borse mondiali sempre con partenza dicembre 1998. Un grafico che dimostra che fra andamento dell’economie e delle Borse c’è una qualche relazione e non sono come dice qualcuno proprio una “roulette” i prezzi espressi dai vari listini. E in questo grafico si evidenzia, infatti, che proprio il listino italiano è fra quelli più rimasti indietro (con quotazioni dimezzate rispetto al 1999) mentre quello americano (Dow Jones), seguito da quello tedesco (Dax) sono in cima con performance positive del 50% circa. Della serie se un’economia cresce il suo listino lo rispecchia; se affonda o è in crisi di produttività o di crescita nel tempo le quotazioni di Borsa del suo indice lo rifletteranno.

 

Siamo caduti veramente in basso e se 10 anni fa investire sulla Borsa italiana o quella tedesca o americana alla fine non era molto diverso in termini di rendimenti perché la globalizzazione dei mercati faceva sì che i listini sembrava che si muovessero quasi all’unisono fra Wall Street e Tokio, fra Milano e Francoforte, ora non è più così come abbiamo spiegato diverse volte in questi anni.

Secondo Ed Yardeni, noto guru americano, per le Borse europee e quella italiana si può vedere rosa (ma lui vede rosa ogni anno da 20 anni in verità) e in quasi tutti i report delle banche d’affari la previsione è che Piazza Affari possa salire del 10-15% nel 2013. Non tanto perché nel globo ci siano analisti o economisti euforici sulle prospettive dell’economia italiana ma perché il sentiment prevalente ora (con la ridiscesa dagli inferi dello spread Btp/Bund e il Draghi climax) è che il listino italiano era così affondato che peggio di così è difficile andare.

Possono in Italia le vendite dell’auto tornare più indietro del livello in cui sono giunte che è quello del 1979?
E i consumi petroliferi crollati nel 2012 dell’11,4%, a 63milioni di tonnellate, cioè al minimo dagli anni Sessanta, prima quindi del boom economico e della diffusione di massa dell’automobile? Si può andare ancora molto peggio?

Il sentiment prevalente sul mercato è che ora un minimo di reazione dell’economia possa esserci pur se naturalmente non manca (ora in posizione più minoritaria) chi vede ancora più nero e pensa che prima o poi il conto (e salato) dovremo comunque pagarlo se non si risolvono le condizioni competitive, strutturali ed economiche che hanno portato l’Italia ad avere una crescita del Pil simile a quella di Haiti.

 Scommessa ITALIA

L’Italia a questo punto è una delle più grandi scommesse del pianeta. Ma ci investireste tutto quello che avete oltre a esserne cittadini, contribuenti, depositanti, creditori, imprenditori, lavoratori ed elettori?

Dipende certo dal patrimonio a disposizione. Ma personalmente (e non per scarso senso patriottico) non ci investirei tutto il mio patrimonio azionario o obbligazionario sopra mettendoci il 100% come facevo 20 anni fa.
Nessuna preclusione (anzi da alcuni mesi siamo tornati a essere investiti come non accadeva da diversi anni) ma diversificare anche su altri temi, Paesi, mercati o comparti nel tempo (obbligazionario compreso) credo che possa offrire nel tempo rendimenti più stabili e soprattutto maggiore controllo del rischio.

Il mondo è cambiato. E l’Italia nasconde certo delle opportunità incredibili a tutti i livelli. Ma è sempre bene avere anche un piano B, soprattutto quando per farlo non occorre emigrare fisicamente.

E’ per questo motivo che stiamo effettuando la speciale proposta a una parte dei nostri Clienti (se vuoi maggiori informazioni invia un’email a info@soldiexpert.com con oggetto Promo oppure telefona al Numero Verde 800.03.15.88) di allargare in queste settimane il loro perimetro d’investimenti, puntando sull’Italia ma non solo.

Ma non diversificare a pioggia come ho visto in molti casi fare da investitori che sembrano dei collezionisti. E ai cui portafogli oramai non manca nulla come fondo o Etf settoriale, area, comparto…

Gli investitori “collezionisti” li chiamo. Ma di questi come degli investitori “emotivi” (come di quelli “pigri” che sono alla fine il trait d’union fra investitori apparentemente opposti come quelli che vedono rosa e quelli che vedono nero, fra i “collezionisti” che diversificano dappertutto e gli “emotivi” che invece investono (o sono più spesso indotti) a fare scommesse quasi a senso unico ne parleremo in un prossimo Report…

Se siete interessati a conoscere meglio le nostre strategie, valutare i nostri portafogli consigliati su azioni, Etf, Fondi o obbligazioni oppure la consulenza su misura scrivete a help@moneyreport.it o compilate il seguente modulo. Potrete riceverete un codice per una speciale promozione sui nostri servizi e se desiderate una consulenza gratuita con un’analisi del vostro portafoglio

 

 

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