No Grexit but no party

L’esito delle elezioni greche, che ha visto la vittoria del fronte pro Europa e pro Euro, ha ridato fiato alle borse del Vecchio Continente. Ma non ha accantonato definitivamente il rischio che la Grecia possa uscire dall’Euro visto che la medicina imposta dalla Troika sta rischiando di uccidere il malato.

Sul fronte europeo nella settimana che precede la riunione del Consiglio Europeo del 28 giugno che dovrebbe decidere le sorti di tutti gli abitanti del Vecchio Continente non si capisce ancora quali punti di incontro ci siano tra il leader dei diversi paesi nel trovare una soluzione alla crisi attuale. Particolarmente deludente in questo senso è stato l’esito del G20 tenutosi in Messico in cui di fronte all’obiettivo di rilanciare la crescita e l’occupazione i paesi sono riusciti a firmare un accordo se così si può definire in cui

1) I paesi europei promettono di andare verso una maggiore integrazione finanziaria (ma non si dice come)

2) I paesi dell’Eurozona si impegnano a rompere il circolo vizioso tra banche e titoli di Stato (anche qui non si dice come)

3) Tutti i partecipanti al G20 sottoscrivono il loro impegno a favorire la crescita globale, l’occupazione e il benessere di tutti

E’ abbastanza evidente che si tratta di promesse e impegni di principio. L’unico fatto concreto uscito da questo G20 è il rafforzamento del Fondo Monetario Internazionale che ora gode di una dotazione di 456 miliardi di dollari, che unito alle disponibilità dell’Esm (500 miliardi) e del Efsf (250 miliardi) offre una scialuppa di salvataggio di 1100 miliardi. Molti per paesi piccoli (Irlanda, Portogallo, Grecia) pochi per paesi grandi (Italia e Spagna).

Spagna: il salvataggio più pazzo del mondo

Oggi la Spagna ha raccolto 2,22 miliardi di euro, con l’emissione di titoli di stato a 2, 3 e 5 anni. Per piazzare le proprie obbligazioni a cinque anni lo Stato ha dovuto offrire il 6,072%: un dato ben al di sopra del 4,96% della precedente asta che la dice lunga sul clima attuale di sfiducia verso l’Europa non tripla A. Ma l’indebitamente dello stato spagnolo (che pochi mesi fa era pari a solo l’80% del Pil) rischia a breve di impennarsi grazie alla iniezione di 100 miliardi che si è resa necessaria per salvare le banche del paese che hanno allegramente finanziato la bolla immobiliare. Siccome i vari fondi Salva Stati non possono ricapitalizzare direttamente le banche i soldi li devono dare direttamente allo Stato. In questo modo però lo stato spagnolo aumenterà ulteriormente il proprio debito, facendolo in un certo modo farlo diventare meno appetibile per gli investitori esteri poiché a causa del salvataggio (il recente caso greco insegna) i vari organismi che intervengono per metterci i soldi diventano creditori privilegiati. Un bel problema. Come quello dell’Italia che prestando soldi alla Spagna (facendo parte anche lei dei vari meccanismi salva stati) si trova in una situazione paradossale: paga sul proprio debito circa il 6% e presta i soldi alla Spagna al 3%.

Conti deposito ad alto rendimento: Un vero affare… se tutto va bene ma in tempi complicati è bene valutare bene a chi si prestano i proprio soldi…

A proposito della bolla immobiliare spagnola voglio ricordare che le banche iberiche qualche anno fa offrivano conti deposito e correnti ad alta remunerazione (5% di interessi). Ricordo anche che in Islanda veniva offerto qualche anno prima del crack del 2008 un conto ad alta remunerazione chiamato IceSave (Landesbanki era il nome della banca che lo proponeva) su cui centinaia di migliaia di investitori inglesi e olandesi si erano gettati a capofitto visto che offriva interessi a due cifre. Il conto raccolse 4 miliardi di euro. Nel 2008 il castello finanziario islandese è crollato. E i correntisti stranieri di Icesave? Gli islandesi non li hanno rimborsati, decidendo con un bel referendum che non era affare degli islandesi garantire il rimborso dei capitali stranieri affluiti. Una questione internazionale e finanziaria ancora aperta che ha “congelato” i rapporti fra Gran Bretagna e Islanda. Tutte cose successe altrove? Magari. In Italia dieci banche sono in amministrazione straordinaria. E ha fatto notizia in questi giorni la situazione in cui si sono trovati migliaia di correntisti e investitori della Banca Network ai quali è stato bloccato da un giorno all’altro tutto, compreso il bancomat. Una situazione sicuramente spiacevole. In attesa che nelle prossime settimane arrivi la ciambella del Fondo Interbancario che, a norma di legge, interviene a ristoro dei correntisti degli istituti in crisi. Ma che non è infinito.

Liquidità: gestirla è facile come bere un bicchiere d’acqua?

Siamo stati i primi a consigliare qualche anno fa i conti di deposito come parcheggio della liquidità. Abbiamo sempre consigliato di lasciare i soldi a vista mai di vincolarli. Per essere pronti a replicare i nostri segnali operativi. Anche allora, quando i conti deposito si sono diffusi presso i risparmiatori italiani, facevamo le pulci alle banche che li offrivano, consigliando quelli che oltre al rendimento erano offerti da banche solide. E oggi il problema della solidità, solvibilità e sicurezza della controparte bancaria è sempre di maggiore attualità. Per questo comportarsi con leggerezza nella gestione della liquidità considerando il conto deposito come qualcosa di sicuro a prescindere (come l’obbligazione della banca di cui siamo clienti o i classici Bot e Btp) potrebbe costare anche più di una notte insonne se lo scenario dovesse peggiorare.

Quanto costa il rischio Italia: i CDS

Il rendimento non può diventare il faro verso cui andare nell’investire il proprio capitale. Neanche quando si tratta di strumenti semplici e apparentemente innocui. Come i conti correnti e i conti di deposito. Cose semplici in contesti di mercato eccezionali possono non essere la scelta finanziariamente più saggia e tranquilla. Per capirlo basta oltre a leggere i giornali analizzare un dato economico. Negli ultimi due anni i volumi dei CDS (Credit Default Swap) sull’Italia sono raddoppiati. Sempre più investitori negli ultimi due anni hanno comprato delle assicurazioni finanziarie (i CDS) che li proteggano dal rischio del fallimento dello stato italiano. Il dato dei CDS da la temperatura della situazione attuale: assicurare 10 milioni di dollari di titoli di Stato italiani costava a marzo 2010 150 mila euro oggi 550 mila euro. Ti proteggo ma ti costa molto di più perché la fiducia nei confronti di quell’emittente di rimborsare il suo debito è diminuita. Il numero di contratti derivati sul rischio Italia in due anni è raddoppiato. Il valore nozionale lordo dei CDS sull’Italia e quindi sul debito italiano è pari a 356 miliardi di dollari.

Banche e stati: le relazioni pericolose

Ma a rischiare di più sul debito pubblico italiano sono le banche che ad aprile di quest’anno detenevano la bellezza di 327,5 miliardi di euro di titoli di stato ovvero l’85% del proprio patrimonio. Nei primi mesi di quest’anno le “lungimiranti” banche italiane hanno pensato bene di accumulare altri 80 miliardi di titoli del debito pubblico dello Stivale grazie ai soldi prestati dalla BCE. Mentre gli investitori esteri fuggono dai fondi con titoli di Stato Ue (anche tedeschi) togliendo 1 miliardo di dollari ai fondi che operano in titoli di stato europei, le banche del Belpaese (compresa Banca Ifis quella del conto Rendimax) comprano a manetta titoli di stato (qui per esempio cosa ha fatto Banca Ifis che ha raddoppiato in un sol colpo la propria esposizione in titoli di Stato italiani: http://www.advisoronline.it/promotori-finanziari/risparmiogestito/9739-banca-ifis-si-lancia-sul-carry-trade.action ). Speriamo abbiamo fatto bene i conti.

Strategie operative: Fondi monetari, meno interessi ma più interessanti

In questo contesto di mercato così instabile lasciare alle banche il controllo dei propri soldi liquidi può non essere quindi la scelta più oculata, soprattutto su conti o operazione vincolate, e in attesa di occasioni di investimento riteniamo più prudente (e non più redditizio) per un investitore con un approccio iper prudente impiegare il capitale liquido (per la parte non impiegata attualmente sui nostri portafogli) su alcuni fondi monetari. E tra le centinaia di quelli offerti dal mercato ne abbiamo selezionati alcuni in base alla forza relativa, alle performance passate, alla volatilità e al portafoglio di titoli detenuti. I fondi liquidità che in base a questi criteri abbiamo trovato più interessanti sono:

– Carmignac Portf Cash Plus A Fund isin LU0336084032

– Vontobel Euro Money B LU0120689640

– Oyster Euro Liquidity EUR LU0069165628

– Templeton Euro Liquid Reserve A Acc € LU0128517660

Ricordo che la logica di questo parcheggio della liquidità è di rimanere proprietari dei nostri asset finanziari dal momento che un fondo è di proprietà di chi lo detiene e non della banca (a differenza della liquidità).

 

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