“NOI DI DEXIA CREDIOP MICA SIAMO L’ARGENTINA O LA PARMALAT”

Si potrebbe forse scomodare la solita geniale battuta dell’arci-italiano Ennio Flaiano “la situazione è grave ma non seria” per descrivere la situazione del gruppo Dexia e dei bond della controllata Dexia Crediop detenuti da migliaia di risparmiatori.

Come se non bastassero la crisi economica, il crollo delle Borse, lo spread Btp/Bund,  il caro bollette, gli scandali a Palazzo, la compilazione del questionario del prossimo censimento nazionale, la crisi delle squadre milanesi e la liberazione di Amanda (a cui seguirà poi quella di Erika), ci tocca ora assistere al caso Dexia.

Ne abbiamo parlato della situazione di questo gruppo pochi giorni fa con un articolo (vedi qui) che è stato poi ha fatto il giro della Rete (violando in diversi casi il diritto d’autore ma questa è un’altra storia..).

Intanto Dexia, intesa come capogruppo e quotata all’Euronext con sedi a Parigi e Bruxelless, quella che era la banca leader mondiale nel finanziamento agli enti locali e un pachiderma franco-belgo del listino (fino a qualche anno fa questa banca rappresentava oltre il 20% della capitalizzazione borsistica, un vero pezzo del Belgio) ribasso dopo ribasso è arrivata a valere poco più dell’1%, quasi una formica.

Non è stata la bomba atomica a ridurla in questa stato di miniaturizzazione ma un’arma di distruzione di massa peggiore, direbbe Warren Buffett: la combinazione di una massiccia esposizione al business dei mutui subprime negli Stati Uniti (e a prodotti finanziari tanto complicati quanto impossibili da incassare), una leva finanziaria abnorme e un portafoglio investimenti zeppo di bond (greci, spagnoli, italiani) che oggi il mercato considera quasi come la peste e che si svalutano pericolosamente di mese in mese, togliendo ossigeno e possibilità di manovra alla banca che come altre più blasonate (più o meno in modo giustificato) in questi mesi si trovano ad avere forti problemi di liquidità e di raccolta sul mercato.

Dopo l’annuncio quasi shock di inizio settimana da parte del management di Dexia di alert le dichiarazioni delle autorità bancarie e politiche franco-belghe di sostegno e garanzia per la tutela dei creditori “costi quel che costi” hanno in parte rassicurato i mercati e il consiglio di amministrazione di Dexia è atteso riunirsi sabato (dopo che oggi inizieranno le discussioni operative) per votare una sorta di piano di smantellamento ordinato che dovrebbe prevedere l’attribuzione delle principali attività agli azionisti statali di maggioranza. E come era avvenuto nel 2008 nel precedente intervento di salvataggio, gli stati della Francia e del Belgio si impegneranno a garantire tutto il “nuovo” (un escamotage che serve anche a non appesantire in modo faraonico i rispettivi bilanci pubblici col rischio di farsi downgradare ulteriormente).

Le garanzie degli Stati sarebbero, infatti, per la nuova carta emessa o da raccogliere e non sulla vecchia. E questo era stato anche lo schema dell’intervento del 2008. Apparentemente questa cosa sa di mezza fregatura per i “vecchi” obbligazionisti o creditori ma non lo è perché se una banca ha la possibilità di poter raccogliere nuova liquidità senza problemi (con dietro due Stati che garantiscono e danno l’”avallo”) anche la “carta” vecchia è di fatto garantita perché in questo modo è possibile anche raccogliere denaro sul mercato che servirà a ripagare le vecchie emissioni.

Il caso nel caso: Dexia Crediop. Parla il direttore finanziario, Stefano Catalano

Ma al caso Dexia guardano con particolare attenzione i risparmiatori italiani che detengono obbligazioni della controllata italiana, Dexia Crediop, l’istituto specializzato nella finanza pubblica e di progetto nato nel 1919 come Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche, con l’obiettivo di indirizzare il risparmio nazionale al finanziamento delle opere pubbliche e delle infrastrutture per lo sviluppo del Paese.

Valgono 16 miliardi di euro i titoli detenuti dai risparmiatori italiani ed è forte la preoccupazione da parte di molti di loro sul futuro dei loro risparmi a guardare le quotazioni di molte emissioni di questo istituto. Per dare un’idea il bond con codice ISIN IT0004698178, collocato a marzo di quest’anno a 100 con tasso 4,85% e scadenza 7 marzo 2016 (e pubblicizzato con lo slogan “Investi sul futuro dell’Italia” e a cui avevamo dedicato un articolo piuttosto critico, vedi qui) è arrivato a valere quasi la metà (56,35)  in questi giorni per poi risalire a 76 nelle ultime ore.

Cosa c’è dietro l’angolo? I risparmiatori italiani possono dormire sonni tranquilli?

La redazione di MoneyReport.it ne ha parlato a più riprese in questi giorni con il direttore finanziario di Dexia Crediop, Stefano Catalano, e questo ne è il resoconto.

Lasciando perdere per un attimo le sorti e il piano di ristrutturazione/smantellamento della vostra capo-gruppo, come è la situazione della banca italiana? I risparmiatori che detengono i vostri titoli possono dormire sonni tranquilli?

“L’attivo della nostra banca è solido e non ci sono problemi per i risparmiatori. Certo, la situazione dell’accesso al mercato del credito è molto peggiorata da marzo in poi e non solo per noi come ha detto pubblicamente anche il futuro governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Il tema della liquidità è un argomento certo sensibile ma non crea il dissesto.

Da questa primavera, infatti, praticamente quasi nessuna banca è riuscita più a collocare obbligazioni sul mercato. E per noi come per tutti la raccolta è diventata più costosa che nel passato, complice anche il netto peggioramento del merito creditizio dell’Italia.

Ma dal punto di vista della nostra capacità  di accedere al mercato e della nostra capacità di sistemi interni di far fronte alle scadenze obbligazionarie, questa non è stata assolutamente intaccata. E da questo punto di vista Crediop è solvibile per far fronte al pagamento sia degli interessi che delle obbligazioni”.

Finanziare gli enti locali italiani è un affare sicuro? Ovvero nel bilancio 2011 di Dexia Crediop emergeranno magari svalutazioni maggiori per via di crediti insoluti: può dire qualcosa su questo business?

“Ci sono  certo delle sofferenze ma nell’ultimo bilancio pesavano per  circa 650mila euro su un totale di bilancio di 41 miliardi. Un rapporto tra sofferenza e totale di bilancio che non trova confronto in nessuna banca del pianeta. E anche per il bilancio di fine anno non vedo al momento attuale nessuna fonte di preoccupazione o la necessità di procedere a svalutazioni. Dal punto di vista di solidità  e di qualità  dell’attivo questo non  è sicuramente un punto problematico per i nostri soci o obbligazionisti”.

Il bilancio della vostra controllante Dexia è farcito di titoli tossici e questa è una delle ragioni della crisi. Come è la situazione di Dexia Crediop su questo fronte?

“Il concetto di titolo tossico si collega a mutui che non sono in grado di pagare il capitale o gli interessi. Crediop non ha nessuna posizione di questo tipo in portafoglio. L’attività di Dexia Crediop è legata al finanziamento degli enti locali italiani. Gli enti locali italiani hanno dei sistemi di garanzia che sono le delegazioni di pagamento: la banca tesoriera dell’ente locale trattiene presso di sè le finanze per far fronte ai debiti che l’ente locale ha contratto, e’ un sistema molto solido e l’attivo di Crediop è composto da questo. Riguardo all’esposizione sui titoli greci Dexia Crediop non ne possiede alcuno e questa situazione riguarda solo la controllante”.

La vostra banca è da tempo in vendita ed è stata anche concordata la cessione con l’Unione Europea entro il 2013. Ci sono novità su questo fronte?

“Quello di Dexia Crediop è un business particolare e il futuro possibile acquirente dovrà essere   una banca generalista con     competenze nel settore. Ma in questo momento è evidente che con questa situazione della liquidità nessuna banca ha in agenda nel breve la valutazione di possibili acquisizioni”

Come giudicate le attuali quotazioni delle vostre obbligazioni?

“Ci sembra che i prezzi siano ingiustificati francamente vedendo la nostra situazione patrimoniale e il nostro business. Guardando anche i cds sul gruppo Dexia (che viaggiano intorno a quota 1000, poco più del doppio del valore del debito pubblico italiano) ci sembra che si faccia una valutazione a corpo e non a misura. Nello specifico Dexia Crediop è doppiamente penalizzata da simili valutazioni sia per i problemi della controllante che di essere giudicata una banca italiana. Dentro il gruppo Dexia ci sono, infatti strutture completamente differenti, sane, bilanciate con attivi non certo tossici. Penso per esempio alla Dexia Kommunalbank Deutschland (Dkd) o alla spagnola Dexia Sabadell (dove in bilancio possono esserci titoli del mercato spagnolo ma non titoli tossici) oltre naturalmente a noi”.

Alcuni risparmiatori più ansiosi di domandano cosa potrebbe accadere a Dexia Crediop nel caso che il salvataggio della controllante franco-belga subisca degli intoppi o una frenata. Può dirci qualcosa in merito a questo eventuale scenario?

“Mi sembra ancora presto per dire cosa accadrà. E non mi è certo possibile parlare riguardo la nostra controllante  poiché si tratta di materia di discussione dei ministri francesi e belga e quello che è apparso in questi giorni è frutto soprattutto di molte indiscrezioni giornalistiche e non di comunicazioni ufficiali. Quello che è emerso comunque ed stato sancito anche da dichiarazioni ufficiali delle massime autorità francesi e belghe è che gruppo nella sua interezza o nelle sue singole parti non andrà verso nessuna situazione di difficoltà e i creditori saranno tutelati. Diversa può essere la situazione per gli azionisti di Dexia (e oggi il titolo infatti è ritornato a scendere pesantemente sotto quota 1 euro ed è stato poi sospeso dalle contrattazioni mentre si infittiscono le voci di possibile nazionalizzazione, ndr) poiché da questa operazione di ristrutturazione potrebbero esserne penalizzati.  Il supporto dato dal Sistema comunque agli obbligazionisti e ai creditori  è fondamentale.  E ripeto, un buon segnale”.

 

 

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