Non cala la febbre da spread. Voglia di sicurezza…a qualsiasi costo!

La temperatura dell’Italia malata dopo una fiammata oltre i 480 punti rimane intorno ai 450 punti in territorio comunque non di sicurezza per i conti pubblici del paese e la sua tenuta. “Siamo in guerra” dice Monti con la consueta pacatezza e senza esplicitare nessuna emozione. L’Italia ha “intrapreso un percorso di guerra durissimo, non ancora finito”. Ovvero ci saranno ancora manovre da lacrime e sangue. Per noi e per altri paesi come la Spagna dove il premier Rajoy ha iniziato a tagliare gli stipendi degli statali. E dove le misure di austerity vengono indicate agli spagnoli non come un’opzione ma come una necessaria medicina per placare le ire dei mercati finanziari. Che per il momento non sono sazi dei sacrifici posti in essere dagli italiani e dagli spagnoli visto che chiedono rendimenti del 7% per la Spagna per sottoscrivere i loro titoli di stato e più del 6% per comprare i nostri.

Monti ai colleghi: Le vacanze? Meglio in Italia. Ghizzoni (ad Unicredito) Anch’io resto. Non si sa mai.

Memore dell’ agosto del 2011 quando l’Italia e stata messa sotto scacco dalla speculazione internazionale, il premier ha raccomandato ai suoi ministri di fare vacanze brevi e geograficamente circoscritte ovvero dentro il suolo patrio. Anche Federico Ghizzoni amministratore delegato di una delle banche più grandi del paese, Unicredito, ha dichiarato che lui ad agosto resta in Italia aggiungendo “non si sa mai”. Anche perché sembra che al banchiere sia giunta voce che a coloro che per conto degli hedge fund comprano e vendano titoli di stato siano state negate le ferie in agosto. E la memoria va al 2011 quando sotto l’attacco della speculazione internazionale lo spread dei titoli di stato italiani volò a 300 punti. Anche nelle altre banche si respira un clima di vigile allerta con personale che ha garantito la reperibilità telefonica e ha comprato pacchetti vacanze con l’assicurazione in caso di annullamento del viaggio. C’è anche però chi invita alla cautela, ricordando come l’anno scorso lo spread era a 280 oggi è a 480: come dire allora c’erano i margini per guadagnarci facendo alzare la febbre al malato senza ucciderlo ora se si spingono ancora le quotazioni dei Btp al ribasso si rischia di mandare in coma il malato. L’appeal speculativo è un po’ calato. Meno male ma la nostra febbre resta alta.

Voglia di sicurezza…a qualsiasi costo

Intanto i rendimenti dei titoli dei paesi situati in Europa e considerati il massimo sotto il profilo della sicurezza sono diventati negativi: i titoli emessi dal governo svizzero con scadenza a due anni rendono ben il -0,38% e anche i titoli olandesi con la stessa scadenza per la prima volta offrono un rendimento con il segno meno davanti. E anche i titoli di stato francesi a breve per la prima volta hanno raggiunto un rendimento negativo. La voglia di sicurezza è più forte di tutto. Anche del vile denaro. Tanto che alcune società di gestione americane (J.P. Morgan, Goldman Sachs e BlackRock) hanno deciso di fermare le sottoscrizioni nei loro fondi del mercato monetario europeo a seguito delle ultime decisioni delle Bce. «I mercati europei sono in un territorio inesplorato», dice Goldman Sachs. I rendimenti dei paesi sicuri sono ormai negativi e evidentemente a comprare i titoli dei paesi periferici a spuntare rendimenti positivi non ci pensano proprio.

Italian Banks: cautela

E se l’Italia è in guerra per dirla con le parole di Monti le banche italiane non sono ancora in pace nonostante il recente euro vertice di Bruxelles. Gli analisti della Morgan Stanley, una delle merchant bank più importanti in Usa restano “fondamentalmente cauti sulle banche italiane”. Devono ancora mettere a dieta i propri bilanci, riducendo la leva, e fanno molta fatica a finanziarsi sul mercato interbancario (segno che la sfiducia resta alta). La difficile situazione è peraltro testimoniata dalla recente emissione di un bond triennale della banca più importante del Paese, Intesa San Paolo che ha confermato secondo gli analisti di Morgan Stanley se ce ne fosse ancora bisogno “quanto sia ancora difficile finanziarsi nel Sud Europa”.

Con un miliardo di emissione e uno spread di 410 punti base sul midswap (contro i 148 punti base pagati da Société Générale, fanno notare gli esperti americani come paragone), l’emissione, la prima “unsecured” (ovvero non garantita con sottostante) di una banca di un paese “periferico” collocata dallo scorso marzo, dimostra che i “grandi nomi” hanno ancora accesso al mercato del credito, ma che i costi di accesso potrebbero rivelarsi “proibitivi per le banche più piccole” e questo pare confermare i timori che sarebbe per loro impossibile rimborsare i fondi ricevuti con le Ltr o da parte della Bce “senza un ulteriore restringimento” del credito.

L’austerità ci farà tornare al ‘29?

Intanto se verso le banche italiane la diffidenza da parte degli investitori esteri è forte, secondo alcuni addetti ai lavori italiani le mosse del Governo per tirarci fuori dal guado sono del tutto inappropriate e ci porteranno a una crisi peggiore di quella del ’29. In una recente intervista al quotidiano ItaliaOggi Giulio Sapelli, docente di storia dell’economia alla Statale di Milano ha affermato che “la spending review, se dovesse dispiegare i suoi effetti, alla breve farà sprofondare l’Italia dalla recessione alla depressione più profonda dal ’29. “ La recessione non si combatte secondo Sapelli tagliando le spese, i consumi, scoraggiando gli investimenti e aumentando le tasse. Tagliare gli statali, mettere in ginocchio le industrie farmaceutiche mina la crescita e i consumi. Ci sarebbero secondo il docente di storia dell’economia alla Statale di Milano misure molto più efficaci per combattere la recessione senza soffocare la crescita: la creazione di un fondo in cui far confluire gli immobili pubblici, la revisione delle pensioni d’oro, l’eliminazione degli sprechi agli alti livelli dirigenziali. I tagli quindi devono partire dall’alto non dal basso. E lo Stato deve investire in infrastrutture e ridurre le tasse per far ripartire la crescita.

Austerity: Hollande se ne frega. E la Francia va…

Intanto c’è chi prova in Europa ad andare controcorrente come il Presidente francese Hollande che in barba al rigore teutonico ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi – già altissimi – e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. I mercati? Per ora non fanno una piega. Anzi. Non più tardi di lunedì i rendimenti sui titoli di Stato francesi a tre e a sei mesi, per la prima volta nella storia, sono stati negativi, collocando 3,9 miliardi di titoli a 3 mesi a un tasso negativo dello 0,005%. Ti pago…perché mi tieni custoditi i soldi. E lo spread rispetto ai Bund si mantiene a 110 punti un livello del tutto accettabile. Certo la Francia ha dei numeri molto migliori di quelli italiani: un debito pubblico di gran lunga inferiore al nostro e anche una crescita positiva.

Crescita che si fa?

Ed è proprio questo uno dei punti deboli dell’Italia: quello di non riuscire a far ripartire la crescita come sottolinea il Fondo Monetario Internazionale. L’Fmi nell’ultimo report sul Belpaese evidenzia l’aumento del debito pubblico, lamenta il calo della crescita economica, e guarda con preoccupazione alla pressione sui nostri titoli di Stato e alla vulnerabilità delle nostre banche. Tanto che il nostro premier non ha escluso (quello che aveva quasi escluso solo poco più di una settimana fa) che l’Italia possa chiedere un sostegno al fondo salvaStati permanente European stability mechanism (Esm). Parole che suonano come un monito, guardando al rendimento dei titoli di Stato decennali italiani, ancora a ridosso del 6 per cento. Sul fronte delle banche il Fmi fa notare come le condizioni di rifinanziamento dei nostri istituti dipendano ancora «dal supporto finanziario dell’Eurosistema» ovvero dalla Bce. In altre parole, se non ci fossero state le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-Term refinancing operation, o Ltro) della Bce fra dicembre e febbraio, il sistema bancario italiano sarebbe stato sottoposto a pressioni «difficilmente gestibili».

Tranquilli: l’investimento è per il lungo periodo e la ripresa è dietro la porta

Ma naturalmente non c’è da preoccuparsi. “Si tratta di una fase di assestamento dei mercati”. I propri investimenti vanno tenuti esattamente come sono. Che si tratti di azioni, titoli di stato, fondi o conti deposito. I titoli o i fondi in perdita? Recupereranno. Basta essere pazienti e aspettare. Confidando nel lungo periodo e nell’investimento passivo (l’opposto di quello che attuiamo noi con i nostri consigli su SoldiExpert SCF).

Tutte rassicurazioni che alcuni investitori ricevono dai propri consulenti, che si tratti di promotori o bancari. Parole che sono le stesse che 25 anni fa le reti di vendita suggerivano di dire ai propri promotori finanziari di fronte a clienti preoccupati dei ribassi dei mercati. Come racconta la testimonianza che ho raccolto in un articolo che ho scritto per Money Report (e ripreso integralmente sul sito dei consulenti indipendenti Ifanews.it e poi pubblicato da poco anche su Soldionline.it, il più importante portale di informazione finanziaria italiana) e che quindi invito tutti a leggere (se non l’avete fatto) cliccando qui

Del resto se l’articolo è stato pubblicato su altri due siti internet vorrà proprio dire che vale la pena di leggerlo no? Ma di cosa parla? Racconta la tragica storia di un promotore finanziario che sceglie di fare questo mestiere per guadagnare tanti soldi ma non ha le competenze né le capacità per svolgere il mestiere di consulente. Possiede solo quelle di venditore. E trascina sé stesso, la sua famiglia e i suoi clienti in una voragine. Come accaduto in tempi recenti a un promotore del savonese scappato con i soldi dei clienti e una bella ragazza a Santo Domingo. Una vicenda tornata d’attualità in questi giorni perché la banca per cui lavorava (allora Xelion poi confluita in Fineco) è stata condannata dal Tribunale di Genova (con una sentenza peculiare) a rimborsare (per 120.000 euro) il cliente danneggiato poiché ritenuta responsabile del comportamento “allegro” del proprio promotore finanziario.

Del resto quando l’hanno reclutato questo promotore faceva il gestore di locali notturni. Aveva tanti contatti, parlantina sciolta, ci sapeva fare e raccoglieva… Così va anche questo mondo…

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