O SI E’ FLESSIBILI O SI MUORE. SBRANATI DAI MERCATI

Investire in azioni o in obbligazioni non è proprio una passeggiata. Né una semplice maratona dove basta solo aver fiato, gambe e tempo a disposizione per arrivare comunque al traguardo.
Di questo siamo sempre stati convinti come abbiamo spiegato in questi anni, confutando le tesi di chi racconta la favoletta che per investire il proprio patrimonio con successo basti acquistare un giardinetto di azioni, Etf o fondi comuni (anche se questi si fregino di stelle, asteroidi o altri corpi rotanti) e sapientemente aspettare per cogliere i migliori frutti.

L’investimento passivo è sicuramente un’idea facile da vendere e da contrabbandare e può essere molto lucrosa per chi invece di offrire medicine e cure preferisce rassicurare i pazienti e rivendere a caro prezzo l’acqua calda. Come vendere ai risparmiatori un portafoglio azionario o obbligazionario di fondi dal glorioso passato, omettendo di proporre anche una strategia collaudata per dire anche al Cliente cosa fare nel caso che le cose non vadano (quello che accade nel 90% dei casi) nella direzione sperata. Un argomento a cui abbiamo dedicato un articolo recente (vedi qui) per far capire l’approccio furbetto o malandrino (giudicate voi) di molti venditori di fondi (non sono tutti così sia chiaro come abbiamo anche ribadito nell’articolo) e “pacchi” finanziari che assomiglia a quello di chi propone le combinazioni vincenti del SuperEnalotto uscite nelle scorse estrazioni, vendendo ai malcapitati Clienti l’illusione che gli stessi numeri (e magari pure con la stessa sequenza) usciranno ancora.

Ma l’investimento puramente passivo, “buy and hold” per dirla all’americana ovvero “compra e tieni”, non è quasi mai (e non è una nostra opinione ma quello che dicono i mercati dell’ultimo ventennio)  una strategia redditizia per i risparmiatori.

Anche se i titoli/fondi/Etf azionari o obbligazionari si sono nel passato fregiati di più stellette di quelle che aveva sulla giacca il colonnello Gheddafi.

Mentre è certo che lo è per i venditori di false certezze e di prodotti finanziari spacciati come rimedi miracolosi a Clienti distratti, poco preparati, pigri, boccaloni ma spesso soprattutto ingenui.

Coloro che pensano che basta parlare con qualsiasi cosiddetto esperto (promotore, consulente, gestore, banchiere o bancario) per ricevere i migliori consigli per lui e non più spesso quello che fa invece più comodo (e fatturato) al suo mentore. Il conflitto d’interesse fra risparmiatori e buona parte del mondo del risparmio gestito italiano è qualcosa di conclamato ed è strutturalmente ineliminabile con le attuali normative e non ci vuole un trattato per spiegare dove sono i punti deboli dell’attuale sistema fino a quando chi consiglia un fondo viene pagato non dal Cliente ma dalle società di gestione del…

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