Obbligazionario: non basta stare a guardare

Parte del contenuto di questa analisi è stata pubblicata sul sito e la newsletter di ITForum

Se il buon giorno si vede dal mattino per il mercato obbligazionario l’avvio 2018 non sembra promettere nulla di esaltante. Dopo un 2017 dove il rendimento medio per un basket di titoli obbligazionari è stato inferiore all’1% se si tiene conto sia di cedole ricevute che di andamento dei titoli, nelle prime 2 settimane il mercato ha mostrato un’ulteriore discesa dei corsi e di fuga dall’investimento privo di rischi. Basti pensare che il Bund tedesco con scadenza 2027 ha perso quasi 1,5 punti percentuali e da metà dicembre anche chi avesse acquistato un BTP con scadenza decennale se oggi lo volesse rivendere perderebbe una cifra analoga.

Su quasi metà dei titoli governativi e societari europei si paga… per prestare i propri soldi e alla fine si ottiene un rendimento reale negativo.
La ripresa economica e lo stop graduale da parte delle banche centrali (e negli Stati Uniti la musica è già finita) al massiccio riacquisto di titoli e anzi l’avvio di una progressiva stagione di rialzo dei tassi d’interesse non sono una buona notizia per il mercato obbligazionario.

La conseguenza di questo stato di cose è uno switch parziale verso l’azionario per chi vuole osare di più oppure in ambito obbligazionario la preferenza verso i comparti più aggressivi come l’high yield, il corporate e le obbligazioni dei mercati emergenti a cambio coperto poiché sul fronte valutario il forte apprezzamento dell’euro è un’ulteriore variabile che complica la situazione.

E non a caso fra i migliori ETF da inizio anno nell’obbligazionario lo SPDR Thomson Reuters Global Convertible Bond (Isin IE00BNH72088) che sale dell’1,1% nonostante la fortissima esposizione al dollaro Usa (è un obbligazionario globale) che rema contro. Oppure per trovare degli asset obbligazionari che hanno mostrato in questo primo scorcio del 2018 e fine 2017 un miglioramento si trovano le obbligazioni in valuta di Paesi Emergenti come il Brasile o quelle greche dove lo spread è tornato ad accorciarsi in modo deciso.

Si riparla da tempo di ritorno dell’inflazione ma a vedere i bond collegati non si nota ancora nessun risveglio mentre nell’obbligazionario globale a guardare un ETF come il Lyxor $ Float Rate Note Eu Hedged Ucits (codice Isin LU1571052130) che investe in un paniere composto da obbligazioni a tasso variabile, emesse da società corporate e con scadenza compresa tra 2 e 7 anni con copertura del cambio, qualcosina si sta muovendo (+0,6% da inizio anno) sui floating rate notes.

Anche sull’obbligazionario vale insomma in questo momento la vecchia regola “chi non risica, non rosica” e negli ultimi giorni le tensioni sul mercato dei bond e quello che molti giornali come il Financial…

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