OBBLIGAZIONARIO, SE NON SAI QUESTO SEI FRITTO: ALTRO CHE PORTO SICURO!

Obbligazionario. C’è un mercato che alimenta in molti risparmiatori l’idea spesso erronea che si tratti quasi di un Bengodi, un mercato dove il guadagno è comunque assicurato e rispetto al fratello “azionario” offra minori performance ma comunque sicurezza quasi totale e minore stress. Un porto quasi sicuro.

E’ certo vero che storicamente (ma nelle ultime settimane così su molti comparti obbligazionari non è stato!) la volatilità può essere inferiore nell’obbligazionario rispetto all’azionario ma dire che in questo mercato da una settimana all’altra, da un mese all’altro, da un anno all’altro … non si può perdere è falso come l’altra idea spesso associata che se si comprano dei titoli diretti (invece che un fondo o un Etf) è ancora meglio oppure che se si acquistano dei fondi con cedola questa è un’idea quasi geniale perché così ogni tot mesi si porta a casa comunque qualcosa.

La maggior parte di queste convinzioni sono fuori luogo e basate su errori cognitivi che sono ben conosciuti dalla finanza comportamentale ma anche alimentate da un’industria del risparmio gestito che sa sfruttare ad arte i “bug” contenuti nel cervello di molti risparmiatori che hanno a che fare con la logica, con la matematica, la finanza comportamentale e la conoscenza dei mercati. Purtroppo.

Vuoi scoprire quanto conosci il mercato obbligazionario e se sei in grado di non cadere in molte trappole in cui cadono molti risparmiatori soprattutto nell’obbligazionario? Allora leggi questo articolo…

Quelle obbligazioni con le cedole generose…. di cui c’è chi non sa fare di conto
A livello teorico molti risparmiatori conoscono il concetto di volatilità e l’importanza di operare con una strategia e di essere investitori informati e consapevoli e avere un orizzonte temporale adeguato come abbiamo discusso in modo anche colorito nello scorso intervento, ricevendo molti feedback da parte di molti risparmiatori (leggi qui se te lo sei perso) .

Ma poi nella realtà come insegna la finanza comportamentale ciascun investitore si sente poi un caso diverso e si lascia guidare dall’emotività o da decisioni o considerazioni assurde che spesso nulla hanno a che fare con il razionale. E questo accade tanto nell’azionario che soprattutto nell’obbligazionario dove spesso le trappole mentali (alimentate ad arte anche dai venditori di fondi e dalle società di gestione) e cognitive sono veramente rilevanti.

Un esempio? Mi ha scritto qualche settimana fa un risparmiatore irritato perché a suo dire il consiglio di vendere un’obbligazione era poco sensato. Per quale motivo, questa la sua posizione, bisognava vendere un titolo che gli assicurava una cedola annuale del 4,3%, soprattutto di questi tempi di cedole grame?

Facciamo 2 calcoli. L’obbligazione in oggetto è la RBS Ottobre 2016 Royal 7 Anni Tasso Fisso (codice Isin NL0009061357) e stacca in effetti una cedola su base annua del 4,3% lordo con pagamento trimestrale e scadenza 8/10/2016.
Il prezzo fatto segnare da questa obbligazione nel momento del consiglio della vendita era di poco superiore a 108 (ora in questi giorni complice l’aumento dei tassi questo bond è sceso intorno a 105,7 perdendo più di 2 punti percentuali).

Il prezzo dell’obbligazione è importante? Certo che sì anche se alcuni risparmiatori sembrano considerare questo prezzo una variabile indipendente.

Se si deve valutare il rendimento di un’obbligazione occorre infatti valutare il rendimento dei flussi da oggi alla scadenza e per capirne il rendimento effettivo (e anche fare dei confronti se c’è qualcosa che può essere più interessante) il prezzo attuale è un elemento imprescindibile.

Se l’obbligazione in discussione vale 108 occorre valutare infatti che se è vero che la cedola su base annua è del 4,3% lordo, alla scadenza la quota rimborsata in conto capitale sarà 100 e non 108. Quindi più passa il tempo più è ragionevole attendersi che il prezzo dell’obbligazione tenderà a scendere verso il valore di rimborso a 100. Morale? Il rendimento netto di questa obbligazione con scadenza ottobre 2016 quando avevamo suggerito la vendita era dello 0,75% netto all’anno! Vi sembra un rendimento interessante?

A me sembra una “fetecchia” considerato peraltro che RBS non è un titolo propriamente a tripla A ed è stata salvata solo alcuni anni fa dal governo inglese e quindi non vale in questo caso nemmeno troppo il ragionamento che questo è un “porto sicuro” come emittente per quel che possono valere questi ragionamenti.

Meglio secondo noi (ed è il lavoro che fa soprattutto Roberta Rossi nella consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF nei portafogli obbligazionari diretti all’interno della consulenza personalizzata) valutare periodicamente i titoli in portafoglio e fare magari quando serve degli arbitraggi, vendendo magari (facendo confronti naturalmente il più possibile coerenti e omogenei perché un Bund tedesco, un’obbligazione Argentina e un obbligazione di una banca italiana sono cose diverse) quello che rende meno per acquistare qualcosa che rende di più visto che si possono anche trovare (non è facile ma noi facciamo questo per mestiere) obbligazioni con emittenti bancari italiani di primo piano che possono rendere oltre il 3% netto.

E quindi vendere qualcosa che da qui al 2016 rende lo 0,7-0,9% all’anno per acquistare qualcosa che ne rende magari il 2,5-3% non è proprio così stupido, no?

Fra avere più soldi o più cedole (e non è la STESSA cosa!) noi crediamo che l’obiettivo dovrebbe essere quello di ottenere più soldi dal proprio capitale, giusto?

Per capirci se il mio capitale iniziale è 100 e ottengo alla fine del periodo cedole per 10 che si assommano a un capitale rimborsato di 95 il risultato finale sarà 105. Se invece ottengo sempre su un capitale di 100 cedole per 7 ma il mio capitale rimborsato è di 100 il risultato finale è 107. E 107 sono più di 105, quasi un 2% in più, giusto?

“Ma se io ho acquistato i titoli vicino al nominale o sotto avrò comunque un rendimento pari o superiore alla cedola?” qualcuno obietterà. Il discorso sulla cedola che si riceverà non si discute ma il ragionamento corretto da fare è non guardare solo la cedola, evidentemente. E calcolare da oggi a un determinato periodo quali sono i rendimenti che sul mercato si possono ottenere, facendo dei confronti. Il passato è passato ed è già nei prezzi.

Eppure molti risparmiatori faticano a capire questo concetto e nell’obbligazionario hanno magari in portafoglio titoli o fondi che rendono poco o nulla ma sono convinti, in base alle cedole nominali, di aver fatto un grande affare mentre magari potrebbero ottenere rendimenti migliori senza prendere rischi ulteriori. E così stanno regalando soldi alla loro banca o al mercato.

MEGLIO DETENERE I TITOLI OBBLIGAZIONARI DIRETTI INVECE DI FONDI O ETF?

Sull’obbligazionario capita poi chi ti spiega che è meglio investire comunque solo in obbligazioni dirette invece che in fondi o in Etf obbligazionari perché così sostanzialmente non si perde. E’ vero? No, è un’altra bufala perché fra avere un portafoglio di obbligazioni dirette e un portafoglio di fondi obbligazionari o di Etf nulla cambia dal punto di vista concettuale. Le obbligazioni in portafoglio nel fondo o nell’Etf hanno quasi tutte una scadenza, magari una cedola e una data e un capitale di rimborso. E la vera differenza è spesso più mentale o comportamentale.

Prendiamo per esempio un ETF che investe sui titoli di stato Italiani, iShares Barclays Italy Treasury Bond (codice Isin IE00B7LW6Y90). Nell’ultimo mese ha perso più del 5%. Cosa c’è dentro questo Etf? Se si esamina la scheda si vedrà che all’interno di questo ETF obbligazionario sono detenuti 44 titoli di Stato italiani con una scadenza media di circa 8 anni, una duration media di circa 6 anni e una cedola media del 4,53%.

Ora prendiamo per un confronto cosa è accaduto a un Btp con caratteristiche non molto dissimili tipo quello con scadenza 1° febbraio 2019 e cedola 4,25%. L’andamento non è stato molto difforme da quello dell’Etf sui titoli di Stato italiani con una discesa nell’ultimo mese di circa il 5%. E se si possedeva un fondo d’investimento con sottostante titoli di stato italiani con caratteristiche e scadenze simili l’andamento negativo è stato analogo.

E va detto che quello che è accaduto al mercato obbligazionario dei titoli di Stato italiani (Btp, Cct e compagnia bella) non è qualcosa di isolato perché nel settore obbligazionario non c’è comparto che nell’ultimo mese si è salvato (dal governativo americano al corporate, dall’high yield alla tripla AAA, dai bond dei mercati emergenti a quelli flessibili) con discese anche superiori alle 2 cifre per quanto negli ultimi giorni sono tornate a circolare sul mercato italiano le voci di una qualche operazione di ristrutturazione del debito pubblico (ovvero una bella sforbiciata ai Btp e Cct sul modello greco se si dovesse arrivare a una “richiesta di salvataggio” all’Unione Europea) dopo la pubblicazione di uno studio di Mediobanca (si legga qui l’articolo ) che sta facendo molto discutere e a cui si è aggiunto un’indiscrezione pubblicata oggi su Repubblica (vedi qui) e sul Financial Times che ci sarebbe un buco di 8 miliardi di euro nei conti del Tesoro per effetto di manovre con i derivati fatte alla fine degli anni ’90 per entrare nell’euro.

Differenti atteggiamenti di fronte alle perdite nell’obbligazionario

Ritornando a parlare delle perdite subite attraverso titoli o fondi o Etf quello che cambia (restando la sostanza la stessa) è evidente l’atteggiamento mentale di molti risparmiatori: se si possiede un titolo obbligazionario la perdita non viene considerata mentre se accade tramite un Etf o un fondo allora c’è! Una bella illusione ottica.

Come spiegarlo?

La finanza comportamentale insegna che chi compra delle obbligazioni dirette non fa spesso calcoli troppo sofisticati e guarda spesso solo alla cedola e considera il capitale rimborsato alla scadenza come qualcosa di certo e anche se un titolo in portafoglio (come è accaduto in questi anni diverse volte a chi deteneva dei BTP con scadenza medio-lunga) perde 10 o 20 punti percentuali è rassicurato dal fatto che al rimborso otterrà il capitale di 100.

Se invece si detiene un fondo o un Etf oppure una gestione patrimoniale tutto viene valorizzato giorno per giorno con il prezzo ultimo e la quota (il rateo) maturato di interessi nel caso di obbligazioni con cedola a tasso fisso o variabile e la “nuda verità” viene considerata da molti risparmiatori un minus.

In pratica se si acquista un titolo o un portafoglio di titoli obbligazionari che perdono dal prezzo dell’acquisto il 10-15% la cosa viene accettata e si è disposti senza problemi ad accettare qualche anno per rivedere i titoli salire mentre se la stessa cosa accade con un fondo o un Etf obbligazionario la colpa è dello strumento (o del gestore) e non si usa lo stesso criterio di valutazione.

Strana la nostra mente, no?

Questo lo sanno peraltro benissimo molte società di gestione che in questi anni hanno proposto e continuano a proporre sempre più fondi obbligazionari con cedola. Detto fra noi si tratta in molti casi di una presa per i fondelli gigantesca (scusate il francesismo) nei confronti dei sottoscrittori di questi fondi (e avremo modo di parlarne più nel dettaglio) e il vero obiettivo è illudere i risparmiatori facendo leva su alcuni trucchi psicologici ben conosciuti agli addetti ai lavori del ramo vendite.

E che si basano sul fatto evidente che molti risparmiatori non sanno fare di conto come mi ha raccontato amabilmente un promotore finanziario durante un viaggio in treno sul perché a molti dei suoi clienti proponeva fondi obbligazionari con cedola: “alla maggior parte dei risparmiatori piace l’idea di vedersi accreditare periodicamente una cifra e pazienza se non capiscono che potrebbe essere prelevata dal loro stesso capitale versato. Li rassicura e gli sembra di ottenere un ritorno certo. E poi si ottiene un altro fantastico vantaggio: col tempo la maggior parte dei sottoscrittori perde la cognizione se guadagna o perde perché il prezzo di carico diventa poco confrontabile con l’andamento del mercato per effetto delle cedole staccate”. Già.

Sii prudente, non osare!
E a proposito di obbligazioni da “sciogno” come direbbe Flavio Briatore nell’imitazione di Crozza vale la pena ricordare che i 2 bond collocati da Mediobanca a 100 (con scadenza 21 giugno 2013 e uno con cedola iniziale poi agganciato alle Borse europee, Isin IT0004924004, l’altro poi agganciato alla Borsa Usa, Isin IT0004924046 ) poche settimane fa e oggetto di una campagna pubblicitaria molto forte sui giornali e siti internet dallo slogan intrigante “Sii prudente, osa!” (e oggetto di un nostro articolo dove consigliavamo di …non osare, standone alla larga, vedi qui) sono arrivate a valere già 91!

Un -9% in poche settimane su un investimento obbligazionario “sicuro” è un bel risultato!

Un’ennesima dimostrazione di come l’asimmetria informativa possa fare “strage” fra i piccoli risparmiatori spesso troppo boccaloni quando si parla di prodotti strutturati e obbligazionari e legati a cedole o rendimenti “civetta”….

Tutto questo per dire che l’investimento obbligazionario non è certo da mettere all’indice e anzi come SoldiExpert SCF sia con diversi portafogli modello che quelli relativi alla consulenza personalizzata anche per grandi patrimoni è un mercato che monitoriamo e analizziamo costantemente alla ricerca delle migliori opportunità sia con titoli diretti che tramite fondi o Etf.

E anzi consigliamo a tutti gli investitori di prenderlo in considerazione per diversificare il proprio patrimonio. Ma se anche voi investite in questo mercato è bene conoscerne le regole, un po’ di matematica finanziaria, le opportunità ma anche i rischi visto che la volatilità esiste anche su questo mercato e l’orizzonte temporale non può essere di pochi mesi se si investe su strumenti con scadenze lunghe.

Per questo è bene diversificare, seguire nel tempo una strategia e stare molto attenti a chi vi consiglia di acquistare un’obbligazione o un prodotto obbligazionario soprattutto se questo consigliere ha un interesse diretto nel collocarlo: potrebbe curare il suo interesse, non il vostro e in quel momento perfino a parità di emittente (e nel 90% dei casi succede proprio così) ci potrebbe essere sul mercato qualcosa che con caratteristiche analoghe rende di più!

Rischio emittente, rischio tasso, rischio cambio (per quelle in valuta), rischio liquidità, grado di subordinazione delle obbligazioni … Sono molti i fattori da prendere in considerazione anche sul mercato obbligazionario. Qualcuno lo chiama ancora reddito fisso ma è bene sapere quindi che di “fisso” non c’è molto. Ed è bene per questo essere preparati per non cadere dalla padella alla brace .

la nostra offerta come SoldiExpert SCF come portafogli modello sull’obbligazionario

 

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