OBBLIGAZIONARIO & VALUTE, COSA STA SUCCEDENDO IN ITALIA E NEL MONDO.

 

 OBBLIGAZIONARIO, COSA STA SUCCEDENDO IN ITALIA E NEL MONDO.

Per l’obbligazionario il 2013 si sta rivelando un anno difficile soprattutto se si è investiti in modo significativo sulla parte lunga della curva o in obbligazioni di diversi Paesi Emergenti e valute.

E persino chi pensava di essere al sicuro investendo sui Bund tedeschi ha visto qualche settimana fa le quotazioni scendere in modo anche rilevante. Un titolo di stato tedesco come il Bund con scadenza luglio 1934 è passato da 150 dello scorso anno a 133. Su una scadenza più breve come il 2019 la discesa è stata minore ma comunque rilevante (oltre 2 punti percentuali ). A partire da maggio in molti Paesi Emergenti stiamo assistendo a una fuga soprattutto degli investitori istituzionali dai bond e dalle valute.

Da maggio di quest’anno per fare qualche esempio l’indice Blue Rating Obbligazionario Emergenti Hedged (ovvero con copertura euro) è sceso di quasi l’8,5% e ancora più significativa è la perdita per chi ha lasciato la valuta non coperta visto il tracollo a 2 cifre accusato da alcune valute come il real brasiliano, la rupia indiana, la lira turca, il rand sudafricano e l’indebolimento sensibile di valute che sembravano diventate fortissime come il bath thailandese.

L’indice Blue Rating Obbligazionario (sempre hedged ovvero con copertura valutaria) che raggruppa tutti i fondi e le sicav del settore è da inizio anno in rosso del -2,19% e rispetto a inizio anno e da maggio la discesa dell’ampio comparto è stato di quasi il -4%.
Che sta succedendo? In realtà oscillazioni di questo tipo non sono anomale per chi conosce il mercato obbligazionario e sa che non è proprio vero che in questi mercati si possa solo guadagnare, poco ma con regolarità come qualcuno vende troppo furbescamente (magari pure promettendo ricche cedole e cotillon).

Da qualche tempo una nuova parola ha conquistato il lessico dei commentatori ed è “tapering”: una parola pronunciata quasi innocentemente qualche mese fa da Ben Bernanke , presidente della Fed e che significa diminuzione e fine degli acquisti di titoli di Stato governativi da parte della Federal Reserve.

Parola sconosciuta fino a poche settimane fa, ha imperversato su giornali e tv dopo lo “spread” e può significare come conseguenza mercati obbligazionari in calo, rendimenti sui titoli di Stato in aumento, stretta sui prestiti e impoverimento generale come possibili conseguenze della fine della politica di espansione monetaria Usa.

A maggio, infatti, la Fed ha avvisato i mercati che se l’economia Usa proseguirà positivamente procederà a ridurre gli acquisti portati avanti nel corso degli ultimi mesi. Non sono stati tuttavia forniti né tempi né modalità. Tutto dipenderà dai prossimi dati macroeconomici. E il mercato da allora è entrato in tensione, colpendo soprattutto i titoli obbligazionari su scadenza più lunga e quelli di diversi Paesi Emergenti dove il “denaro caldo” usato negli scorsi mesi e anni per motivi spesso speculativi legati al “carry trade” (vedi qui dove ne avevamo parlato) ha iniziato a essere massicciamente ritirato.

Nella riunione della settimana passata la Fed ha annunciato che non assottiglierà il suo un programma di acquisto dei titoli americani per 85 miliardi di dollari al mese e i mercati hanno reagito positivamente, vedendosi allontanare questo “taglio della dose di metadone” come ha commentato ironicamente qualcuno.

I rischi al ribasso per l’economia degli Stati Uniti e del mercato del lavoro sono diminuiti dallo scorso autunno, ma la Fed è ancora in attesa di ulteriori elementi di prova per assicurarsi che la ripresa sia sostenibile e in questo momento Bernanke non se la sente di togliere la “biada” al mercato. Pericolo scongiurato?  Il presidente della Fed di ST. Louis, James Bullard, in un’intervista rilasciata venerdì ha detto  che la Federal Reserve potrebbe dare il via al cosiddetto tapering, ovvero la riduzione graduale del quantitative easing, a partire dal meeting di ottobre.

Tutto dipenderà dall’andamento dei dati macroeconomici che verranno diffusi per avere maggiori indicazioni sullo stato di salute della prima economia mondiale, spiegando che durante il prossimo meeting (29-30 ottobre) il Fomc non è detto che decida a favore della partenza del tapering, anche se questa è una possibilità. Insomma si naviga a vista.

Che sta accadendo quindi sui mercati obbligazionari e valutari? Ne parliamo diffusamente di tutte le questioni più calde del mercato obbligazionario con Claudia Segre, segretario generale AssiomForex, l’associazione italiana che dal 2009 raggruppa tutti gli operatori del mercato dei capitali (l’ex Assiom Forex) e ATIC FOREX (The Financial Market Association of Italy) con più di 1.500 Soci, in rappresentanza di circa 450 istituzioni finanziarie. Le abbiamo rivolto le 8 domande più calde del momento. Ecco le risposte.

claudia segre

Claudia Segre, torinese di nascita, è fra le più conosciute e apprezzate commentatrici e analiste del mercato obbligazionario con un’esperienza maturata in questi anni in diversi dei più importanti gruppi bancari italiani (ha lavorato per il gruppo UniCredit e per Intesa Sanpaolo). Attualmente lavora per il gruppo Credem e ricopre la carica di Segretario Generale di Assiom Forex e Chairman del Board of Education di ACI international.

1) L’obbligazionario sta rivelandosi nel 2013 una sorta di annus horribilis per l’obbligazionario, è un asset che non paga più soprattutto se si è investiti in modo significativo sulla parte lunga della curva o in obbligazioni di diversi Paesi Emergenti? È più interessante l’azionario?
“Certamente il 2013 è un anno che si chiuderà con un’ evidente sovraperformance del segmento azionario sull’obbligazionario, con qualche eccezione nell’entità del divario per certi titoli governativi periferici dell’Unione Europea. Ma ad esempio sul settore corporate vi sono ancora ottime occasioni ed altre che si presenteranno nelle nuove emissioni che restano interessanti , anche sui mercati emergenti, ma sempre in un’ottica di stock picking verso gli emittenti . Le ansie da “tapering” Usa hanno giocato un brutto scherzo ai bond provocando una reazione immediata e ampia prima della pausa estiva, soprattutto sulla parte extralunga della curva Treasuries ovvero dei titoli di Stato Usa decennali. Certamente la linea di continuità che si sta delineando per la successione alla Fed del dopo Bernanke attutirà gli effetti sulla curva soprattutto per la parte a breve termine e favorisce nuovamente i mercati emergenti”.

2) A partire da maggio in molti Paesi Emergenti stiamo assistendo a una fuga soprattutto dagli investitori istituzionali dai bond e dalle valute. E sono sempre più gli addetti ai lavori che pensano che ancora questa tempesta non è finita. Cosa ne pensi e come vedi questa situazione?
“In settembre abbiamo assistito ad un parziale rientro dei flussi soprattutto su alcune divise asiatiche e dell’area Latino Americana e sui titoli sovrani di alcuni dei più forti fra i Paesi Emergenti. Certamente vi sono situazioni che restano isolate dalla possibilità di recuperi nel breve per motivi strutturali di natura economica e finanziaria o geopolitica, come nel caso di India, Turchia, ed Egitto. Ma Cina, Corea del Sud e Russia guidano un recupero, soprattutto dei titoli in valuti forti (“hard currency”), oltre che dell’azionario. Qualcuno ha cercato di agitare lo spettro della crisi asiatica del 1998: niente di piu’ sbagliato. Con divise ormai perlopiu’ completamente liberalizzate e livelli di indebitamento mediamente inferiori a quelli del G7, i Paesi , ormai ex Emergenti, son semplicemente approdati ad una fase di emersione e consolidamento delle proprie realtà economiche. Senza nulla togliere all’opportunità di diversificazione offerta da questi Paesi, evidentemente ora più correlata al resto del G20, tranne che per il caso Africa centrale e sub-sahariana, l’ultima frontiera dei mercati emergenti.
3) Nella scorsa settimana il governo polacco ha in un sol colpo “nazionalizzato” il sistema previdenziale privato, obbligandolo a trasferire forzatamente le partecipazioni in bond sovrani del valore di 37 miliardi di dollari nelle mani del Tesoro di Varsavia. Una misura che ha spaventato gli investitori di un Paese dell’Est considerato fra i interessanti. In Spagna qualche tempo fa il governo ha messo le mani sui fondi pensione pubblici costringendoli a comprare titoli di stato spagnoli e ha già prelevato a vario titolo 7 miliardi per colmare buchi di bilancio. Clamorosi autogol o interventi necessari? E in Italia su questo fronte potremmo aspettarci sorprese di questo tipo qualcuno si domanda?
“Si tratta di due interventi di diversa natura che vanno analizzati; nel primo caso similarmente a quanto si era già fatto in Ungheria c’è un intervento sul settore privato che induce a molte riflessioni sul rischio di un autogol , peraltro senza giustificazioni. Infatti il Governo Tusk ha scoperto le sue carte con un’iniziativa illiberale che ha subito visto una reazione negativa dei suoi mercati finanziari e alimentato deflussi di investimenti da parte degli investitori esteri. Come in passato la Polonia, unico dei Paesi dell’Area a non aver vissuto la recessione, sta gestendo opportunisticamente la sua presenza nell’UE, facendo ampio uso dei fondi strutturali ma viaggiando su una linea di sottile confine sulla violazione dei principi comunitari. Con un debito pubblico perfettamente aderente ai criteri di Maastricht e sotto la soglia del 60% , la scusa di volerlo ridurre con queste misure è meramente opportunistica.
Nel caso spagnolo la priorità alla gestione della “cosa pubblica” in qualche maniera rivela una misura necessaria e coerente alle misure messe in atto dal Governo per uscire dalla crisi ed a ben vedere con ragione e risultati che hanno favorito un sorpasso recente dello spread dei governativi spagnoli su quelli italiani.
Finchè il deficit resterà sotto controllo e così la gestione del debito continuerà a mantenere livelli di efficienza ottimali non si intravvedono motivazioni per avviare manovre simili in Italia che però in qualsiasi caso di evidente necessità sarebbero più vicine al caso spagnolo”.
bond-argentini

4) A proposito di nazionalizzazioni l’Argentina nel 2008 fece una mossa simile ed è di questi giorni il nuovo downgrading da parte di Standard & Poor’s che taglia il rating dell’Argentina a ‘CCC+’ da ‘B-‘. con outlook negativo. E si parla di un nuovo piano di ristrutturazione per i famigerati Tango Bond. Una storia infinita? Vedi Buenos Aires e poi muori?
“Nonostante una performance positiva della borsa argentina purtroppo gli errori del’Amministrazione Kirchner sono molteplici e son costati cari alla popolazione. E non ultimi quelli sulla gestione della ristrutturazione post default e delle nazionalizzazioni avventate. Il Governo sta varando misure fiscali di facciata tese a creare consenso per le prossime elezioni legislative del 27 Ottobre ma la difesa strenua della divisa, l’opacita’ ormai storica sui dati di inflazione, le carenze infrastrutturali e non ultimo l’ennesimo downgrade a livello C , vedono il Paese attraversare un momento di agonia finanziaria .La chiusura della saga sul debito argentino, tra appelli e petizioni alla Corte Suprema Usa, probabilmente non vedrà un pronunciamento definitivo, lasciando una spada di Damocle di default tecnico possibile sul Paese alla fine del prossimo anno. All’Argentina resta solo il primato del Tango, patrimonio dell’Unesco certamente , ma è un Tango triste e melanconico”.

5) Sul mercato obbligazionario i bond a disposizione di un risparmiatore si sono divisi in 2 fasce nette: o titoli che rendono in termini reali qualcosa ma inglobano un rischio sovrano o emittente non infinitesimale oppure titoli i cui emittenti sembrano a prova di default (sia come Stati Sovrani che corporate) ma che non rendono quasi nulla in termini reali a meno di non comprare titoli con scadenze decennali. Una divaricazione e polarizzazione dei rendimenti che sempre c’era stata ma non nei termini che ha assunto negli ultimi anni. Peraltro su molte emissioni corporate il quantitativo minimo sottoscrivibile anche nel secondario è 50.000 o 100.000 euro di valore nominale. Il risparmiatore privato col fai da te può costruirsi in questa situazione un portafoglio equilibrato? Hai qualche consiglio che ti senti di fornire su temi o titoli obbligazionari che ti sembrano interessanti in questo scenario?
“Anche in questo caso occorre prendere atto che l’”emersione “ di molti di questi Paesi da un punto di vista dei macro e dello sviluppo dei mercati finanziari ha raccolto un consenso tale negli ultimi 5 anni dopo il crac Lehman che ha prodotto un restringimento degli spread e quindi dei rendimenti a livello o addirittura piu’ bassi di quelli di certi Paesi avanzati, in maggiore difficoltà’.
L’innalzamento dei minimi sottoscrivibili sono frutto in parte delle applicazioni delle normative vigenti ed implementatesi dopo gli avvenimenti del 2008 e dall’altra nascono dalla necessità di salvaguardare gli investitori retail soprattutto dalle fase più delicate come quella di lancio di emissioni obbligazionarie con rating piu’ rischiosi. La diversificazione quindi in questo caso vede gli investitori con portafogli più capienti certamente avvantaggiati.
Tutto ciò che più si avvicina all’investimento azionario per variabili di rischio e necessità di un’analisi approfondita dell’emittente resta comunque interessante, così come nel caso dei Corporates , anche high Yield , legati a settori come TMT (Telecomunicazione, Media, Tecnologa), Lusso ,Rinnovabili e Properties & Industrial”.
6) Il portafoglio di molti risparmiatori italiani è molto legato direttamente e indirettamente al debito pubblico italiano. Titoli di Stato in portafoglio, ma anche molte obbligazioni bancarie e conti correnti e conti deposito. Sicurezza e rendimento secondo molti risparmiatori perché l’Italia o la propria banca “non possono fallire”. E pazienza se non c’è diversificazione e si è concentrato di fatto la maggior parte del proprio patrimonio finanziario su un unico rischio. Eppure rispetto agli scorsi anni molti investitori stranieri hanno ridotto anche in modo significativo il possesso di titoli del debito italiano e dal punto di vista del rating e delle prospettive l’Italia non è vista fra le economie mondiali quella proprio dove investirci sopra pure la camicia. Home bias, scelta patriottica o un po’ di incoscienza/ignoranza nella scelta di molti risparmiatori?
“Indubbiamente il rischio politico ha penalizzato l’Italia nel consolidare un consenso ritrovato da parte di tutti i Paesi periferici UE e dei loro titoli governativi sin dall’inizio dell’estate. Per questo ritengo che la fase di volatilità dello spread BTP Bund resta un ‘opportunità di aggiustamento e perfezionamento della componente BTP del portafoglio . Gli investitori esteri hanno oggettive difficoltà a comprendere certe sfumature politiche ma comprendono bene che qualsiasi tipo di impasse politica ritarda le misure strutturali necessarie all’Italia a recuperare il treno UE nuovamente in corsa” .

 

Tassi-Usa
La curva dei tassi americani

 

7) Da un lato le economie sviluppate. Dall’altro i Brics, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’oggetto della contesa è la ripresa globale e l’allentamento del regime di liquidità messo in piedi dalla Federal Reserve tramite il Quantitative easing (Qe). Già nel settembre 2010 il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, lanciò un allarme che si è rivelato premonitore coniando il termine di “currency war”. Un conflitto valutario senza esclusione di colpi dove le cannonate e i carri armati non c’entrano nulla e gli attacchi (o le difese) si portano avanti a suon di svalutazioni competitive e manovre finanziarie sui tassi d’interesse e sul denaro immesso in un’economia. Già allora il ministro brasiliano delle finanze aveva immaginato il rischio che il suo Paese poteva correre, restando inascoltato. Vedendo quello che accade oggi fra Tokio e New York, Francoforte e Pechino è questo quello che sta accadendo? Ma dopo la crisi del 2008 non si era detto “basta all’economia basata sulla carta”? Al di là delle parole è impossibile tornare indietro forse perché altrimenti tutto il castello salterebbe e siamo al “mors tua, vita mea”? E quali sono le valute “forti” e “deboli” in un simile scontro fra Titani?
“Mantega aveva ragione e i fatti hanno non solo confermato la tesi dei BRICS ma hanno svelato un retroscena valutario nel quale soprattutto Usa e Cina hanno fatto il bello e cattivo tempo, ed ancora continuano a farlo in parte. Paradossalmente l’UE continua a subirne appieno gli effetti sull’euro ma non si son sentite dichiarazioni o prese di posizioni in merito. È questo è forse perchè se si è ridotta drasticamente l’economia “cartolarizzata” tutta la lunga lista di normative che son state emesse e che son entrate o entreranno in vigore hanno avuto il solo risultato di condizionare pesantemente l’interbancario, gia’ ferito gravemente dallo scandalo Libor, e di ridurre il potere economico delle Banche costrette a costosi adeguamenti strutturali e di Governance ed a pesanti deleveraging degli asset” .

bric

8) L’ultima preoccupazione arriva dal Medio Oriente e dalla Siria dopo le tensioni in Nord Africa e soprattutto in Egitto. C’è chi è preoccupato per una possibile Terza Guerra Mondiale che potrebbe scaturire dall’intervento degli Usa e chi invece pensa che alla fine non succederà nulla perché la posta è troppo alta. Come si stanno comportando intanto i grandi investitori di fronte a questo scenario?

“Vi sono situazioni come nel caso della Libia, Egitto e della Tunisia dove le preoccupazioni sono giustificate da un evidente passo indietro apparente irrecuperabile del sistema socio economico. La politica estera Usa che come in Iraq non ha saputo proporre soluzioni organiche post caduta delle dittature contestate dai moti della “primavera araba” ha lasciato spazio a nuovi estremismi, odi tribali e dissesti economici. Un intervento degli Usa provocherebbe un immediato contraccolpo sugli interessi Usa nell’area, e quindi Turchia e Israele: una strada senza ritorno sulla recrudescenza in atto del conflitto tra sciiti e sunniti riapertosi inevitabilmente dal post Iraq.
La “ritirata” delle major Usa che erano entrate sui mercati mediorientali cinque anni fa, puntando all’incremento dei consumi per Paesi con una popolazione giovane e prospettive di crescita che parevano bissare quelle dei BRICS, è evidente. E tranne eccezioni come per Dubai sono molti gli investitori esteri che si son messi in una posizione attendista . I fondi sovrani dell’area medioorientale sono impegnati quindi ora a rivolgere la loro attenzione all’interno evitando cosi’ di disperdere risorse finanziarie dopo aver comprato a mani basse negli anni passati partecipazioni strategiche, soprattutto in Europa” .

piuma

bannerbond

 

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI