OBBLIGAZIONI GRECIA, PER CHI SUONA LA CAMPANA?

Dracone fu il primo legislatore dell’antica Atene, nel VII secolo a.C., colui che emanò per primo una legge sull’omicidio (distinguendo vari gradi di responsabilità da quello volontario a quello involontario), segnando la nascita del diritto penale. Qualche millennio dopo il mercato finanziario sembra di nuovo scommettere su misure “draconiane”, ovvero severe, nei confronti dei possessori del debito pubblico greco. Il delitto di cui si è macchiata questa nazione è gravissimo: vivere al di sopra dei propri mezzi, prendendo a prestito risorse da altre nazioni (Germania e Francia) su cui è molto dubbia la capacità di restituzione.
E’ di quest’ultima settimana il nuovo picco dei rendimenti dei bond greci. Fra comprare un titolo tedesco e uno greco lo spread ha toccato la quota record del 12%. I titoli di stato greci a 2 anni si avvicinano quasi al 24% di rendimento, segno evidente che il mercato sta scommettendo su ipotesi di ristrutturazione nonostante le smentite del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che ha ribadito come “la ristrutturazione del debito pubblico della Grecia ”non è una possibilità” da prendere in considerazione perché causerebbe enormi problemi”.

Un’opinione condivisa dal Ministro delle Finanze greco, Georges Papaconstantinou, che ha ribadito come la ristrutturazione del debito sia  fuori questione, sottolineando la sostenibilità del debito di Atene e lasciando aperta però come alternativa, nel caso la situazione sfuggisse di mano, il piano B. Che consisterebbe in una dilazione del rimborso del pacchetto di salvataggio del Paese da 110 miliardi di euro da parte dell’UE e del FMI.

Un lettore preoccupato dell’attuale situazione ci scrive:

“Ho comprato nel 2009 a 90 le obbligazioni indicizzate della Grecia, 5000 euro taglio minimo consentito da Fineco, e sono il 4% del mio portafoglio totale.
Sono interessato a sapere cosa Voi pensate di questi titoli Greci indicizzati all’inflazione scadenza luglio 2025, che dai tempi non sospetti erano nelle obbligazioni reali con rating AA.
Se dovessero ristrutturare il debito come si comportano questi titoli che sono obbligazioni ma con la caratteristica diversa dalle solite a tasso fisso?
E meglio vendere e vedere come evolve il mercato o voi pensate che la Grecia, come del resto a seguire l’Irlanda e il Portogallo, non saranno mai fatti fallire per evitare uno scenario disastroso per l’Europa?”.



Avevamo già trattato l’argomento Grecia a ottobre in questo articolo e allora il consiglio di buon senso che avevamo fornito era stato quello se si desiderava mantenere la posizione (consigliando nei portafogli di tipo personalizzato dove ci è più chiaro il profilo di rischio dei clienti di liquidare quasi sempre le eventuali posizioni) di fare uno switch, privilegiando le scadenze molto lunghe. Allora (era l’ottobre del 2010) quasi tutti i titoli di stato greci senza grandi differenza per le scadenze a 1 anno, 2, 5 o 25 anni rendevano il 7-8% e a molti risparmiatori già questa sembrava una cifra incredibile in confronto al mercato.

Nei mesi successivi è accaduto invece quello che purtroppo Giovanni Ponzetto, strategist di Tokos, aveva delineato su MoneyReport.it. Il mercato, aspettandosi comunque una sorta di “redde rationem”, avrebbe scommesso che questo si sarebbe verificato più prima che poi… , sbarazzandosi soprattutto dei titoli con scadenza più ravvicinata.

L’idea che ci eravamo fatti allora era quella che si andava verso l’ipotesi di un haircut, ovvero di decurtazione del valore dei titoli di Stato in mano ai creditori (ipotesi peggiore) o di allungamento delle scadenze (ipotesi meno peggiore) ma comunque ad essere sfavoriti sarebbero stati soprattutto i titoli con scadenze più ravvicinate. Ipotesi che si è verificata e sulla quale il mercato sta ancora scommettendo.

Fatto salvo che nel piano di ristrutturazione non si lavori col fioretto invece che con la sciabola, dando una sforbiciata diversa ai vari titoli in base alle scadenze. Qualcosa che però nei casi di passate ristrutturazioni non si è mai visto.

Che fare ora e cosa sembra dire il mercato?

Oggi fare la mossa consigliata a ottobre (switchare sui titoli di stato greci a scadenza lunghissima) è troppo tardiva perché la curva dei rendimenti è completamente cambiata. Anzi, dal punto di vista speculativo la forte penalizzazione dei titoli con scadenza fino al 2014 ha reso paradossalmente interessanti i titoli con scadenza dal 2015 in poi che scontano già una “sforbiciata” del 40% del valore nominale (quanto ipotizzato in un recente report dalla banca d’affari Citigroup).

“In realtà il mio ragionamento della volta scorsa – spiega Giovanni Ponzetto, strategist obbligazionario di Tokos – prescindeva da previsioni su ristrutturazioni o default; era una sorta di matrice di decisione in cui in sostanza, comprando l’obbligazione lunga, rinunciavi già allora ad una quota di rendimento corrente per avere molto meno rischio in caso di fallimento. Allora in sostanza era possibile comprare una obbligazione corta al 10-12% e la lunga all’8% circa;  ma la corta valeva circa 90, e la lunga già 52. Quella scelta è ancora valida oggi, ma lo scarto si è ridotto in termini di prezzo ed allargato in termini di rendimento. Adesso la Grecia 3.75 luglio 2015 costa 57 e rende il 19,7%, quindi se il mercato rimane uguale come curva di rendimento 3 anni è meglio la 2015 rispetto alla 2040 al prezzo di un 15% di investimento a rischio in più (57 rispetto a 51). Anche se oggi come allora non è dato sapere come andrà a finire sono comunque dell’idea che per i possessori di obbligazioni con scadenze 2015 e oltre non è più conveniente fare lo switch in quelle a scadenza più lunga”…

La scommessa estrema (per chi ne ha il fegato e un’alta propensione al rischio) potrebbe essere quindi quella di puntare su queste scadenze intermedie ma non lontanissime (4-5 anni), contando che la ristrutturazione arrivi o subito (entro il prossimo anno) o ancora meglio mai… (ipotesi decisamente più difficile).

Il titolo che il lettore ha in portafoglio (codice Isin GR0338001531) paga (o dovrebbe pagare visto come si è messa la situazione) l’inflazione europea più uno spread del 2,9% all’anno oltre che il rimborso del nominale (100). Attualmente quota circa 47 (quasi la metà del prezzo pagato dal risparmiatore) con un rendimento stimato quindi di circa l’8,8% netto all’anno più l’inflazione maturata nel periodo. Un rendimento che appare, in confronto ad altri titoli di stato greci con simili scadenze (come quello con scadenza 20/3/2024, codice Isin GR0133003161), perfino sottovalutato ma va ricordato (e la cosa oltre che misteriosa è anche poco nota a molti addetti ai lavori) che la Banca Centrale Europea accetta a garanzia dalle banche tutti i titoli di stato greci da parte delle controparti autorizzate ma non quelli legati all’inflazione.

Ma è anche vero che riguardo i titoli legati all’inflazione non si hanno precedenti di ristrutturazioni o “default” e quindi è difficile dare un’opinione in merito considerato che non è possibile sapere come si comporterà l’emittente non solo riguardo la restituzione del nominale ma anche riguardo il coefficiente di rivalutazione di queste obbligazioni.


Detto questo, sapere come sfocerà questa crisi di fiducia nei confronti del debito pubblico greco è difficile ovvero se si tratterà di molto rumore per nulla oppure si andrà incontro a una soluzione uruguaiana  (allungamento delle scadenze), argentina o all’uscita dell’area Euro come ipotizzato da alcuni esperti. Certo, fidarsi del rating non è stato un buon criterio perché i giudizi sono fallibili (lo si era visto nel caso delle obbligazioni Leehman) e possono comunque essere sempre rivisti e nel caso della Grecia appare evidente che c’è stato un grande malaffare da parte non solo del precedente esecutivo (quello guidato da Costas Karamanlis) che ha nascosto l’incredibile  buco nei conti, ma anche da parte dell’Unione Europea che non ha controllato e delle banche d’affari che ci hanno “marciato” sopra, prima consigliando ai governanti greci come “abbellire” il bilancio pubblico, poi speculandoci sopra.

Lo stesso capo del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), Klaus Regling, ha in questi giorni accusato le grandi banche d’affari di voler fare affari con la ristrutturazione del debito della Grecia. “Negli anni Ottanta e Novanta – ha detto – le banche hanno ottenuto onorari molto alti per la ristrutturazione dei debiti di America Latina ed Asia e vorrebbero ricominciare in Europa”.

Per evitare la “tragedia greca” appare imprescindibile che il governo attuale presieduto da Georges Papandreou vari un’ulteriore serie di misure fiscali e nel campo del lavoro come l’allungamento dell’età lavorativa oltre a una forte campagna di privatizzazioni.  La ciambella di salvataggio per i risparmiatori italiani ed europei è paradossalmente il fatto che molti dei titoli del debito pubblico si trovano nei forzieri delle banche di Belgio, Francia e Germania che sono le più esposte e questo è l’unica nota positiva poiché si è in “bella compagnia”.

L’esposizione creditizia delle maggiori economie rispetto alla Grecia ammontava a oltre 160 miliardi di dollari. La Francia guida la classifica con 53 miliardi, seguita dalla Germania con 34, dal Regno Unito con 13,1 e dagli Usa con 7,4. L’Italia risulta interessata per soli 4,2 miliardi.

In realtà questo debito greco non è poi di dimensioni colossali. La Grecia ha un Pil globale di 230 miliardi di euro cioè il  2,5% del Pil dell’Eurozona. Ma quello che preoccupa maggiormente è l’effetto “sistemico”. Se la Grecia non onora i suoi debiti vanno in difficoltà le banche greche e poi a catena molti Stati e banche che detengono questi titoli. Inoltre la speculazione dopo la tragedia “greca” sicuramente vorrebbe poi godersi lo spettacolo con Irlanda e Portogallo.

E già qui i numeri iniziano a salire perché l’esposizione delle banche europee nei confronti dei Paesi a rischio, i cosiddetti PIGS per intenderci (ovvero Portogallo, Irlanda, Grecia e pure Spagna) è estremamente alta. Le banche tedesche sono esposte per più di 600 miliardi di dollari, quelle francesi per 440 miliardi e quelle inglesi per 430 (per le banche italiane l’esposizione è stimata pari a 80 miliardi).

Il risparmiatore che si trova quindi in possesso di titoli greci ed è preoccupato per questa situazione (perché magari ne ha un peso molto elevato) si trova di fronte a uno scenario non facile.

Un’ulteriore discesa è certo ancora possibile ma se non si possiede un peso elevato di bond greci o dell’area PIGS il futuro (dando anche per scontata una qualche forma di ristrutturazione) non ci pare quello di un “game over” totale con la scomparsa di questi Stati dalla faccia della terra. I debiti prima o poi si pagano, magari ridotti, ma si pagano…

Anche perché altrimenti si perde il diritto di tornare a raccogliere altri capitali sui mercati. E nessuno Stato può permettersi di vivere in piena autarchia. Greci (antichi e moderni) compresi.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI