LA CRISI DELLE BANCHE ITALIANE E DI MPS SPIEGATA A UN ASTRONAUTA DI RITORNO DA MARTE

La crisi del sistema bancario italiano spiegata ad un astronauta disperso su Marte nel 2008, quando le banche italiane venivano descritte come fra le più solide del mondo, e che ora tornato sulla terra non capisce il mondo che gli gira intorno.

L’astronauta: Perché le banche italiane in Borsa scendono a precipizio e da inizio anno sono arrivate a perdere il 58% del proprio valore, quando le banche in Europa sono scese “solo” del 38%?

Risposta: Gli investitori da diversi mesi hanno iniziato a prendere le misure a tutto il comparto bancario e non solo a quello italiano. L’idea diffusa è che questo settore non vedrà più i profitti del passato e dovrà attraversare una forte fase di ristrutturazione e di tagli, complice anche la tecnologia (l’avvento del cosiddetto fintech) e l’emergere di nuovi concorrenti. In ambito europeo le banche italiane sono secondo il mercato quelle messe peggio. Nei loro bilanci ci sono molti crediti deteriorati, ovvero prestiti non restituiti da famiglie e imprese, per effetto dell’onda lunga della crisi economica e di criteri di erogazione del credito spesso  clientelari. Per dare una misura di questi crediti deteriorati chiamati NPL (NPL = Non performing loans),  l’NPL ratio, ovvero il rapporto fra i crediti “marci” rispetto al totale dei crediti, è per l’Italia del 16,7% rispetto al 5,6% della media europea.

 

Andamento YTD Indice Banche Italiane

 

L’astronauta: Ma su questi crediti deteriorati le banche italiane hanno fatto accantonamenti elevati. Secondo una ricerca di Goldman Sachs, il tasso di copertura dei crediti deteriorati di MPS è del 63%, quello di Intesa del 61%, quello di Bpm è pari al 54%, mentre i crediti deteriorati di Ubi sono coperti per il 39% del proprio valore.  Eppure Mps è crollata dell’82% da inizio anno e vale attualmente meno di 800 milioni di euro a fronte di un patrimonio di 10 miliardi. Chi ha ragione? Il bilancio di MPS dice il falso?

 

Risposta: Non è possibile stabilire in modo scientifico quale sarà il valore che verrà recuperato da un credito in sofferenza. Prendiamo MPS: se il tasso di copertura dei crediti deteriorati è del 60% significa che la banca stima mediamente di poter recuperare 40 da questi NPL (Non Performing Loans = crediti non performanti). Ma il valore di un credito deteriorato non è certo, ma è un valore stimato. A fronte di un finanziamento concesso dalla banca a un cliente, ci sono delle garanzie (per esempio delle ipoteche) che proteggono la banca nel caso in cui il debitore sia insolvente. Poniamo che la garanzia sia costituita da un immobile. Se chi chiede un mutuo non paga le rate o se un’azienda che ha chiesto un finanziamento non paga, e il prestito è garantito da un’ipoteca su una casa o su un capannone, bisognerà vedere quanto tempo impiegherà la banca per rientrare da quel prestito e quanto riuscira’ a ottenere vendendo l’immobile in garanzia. I banchieri italiani e molti commentatori ancora a inizio anno spiegavano che il fatto che solo una parte del credito è stato svalutato non significa che la perdita sarà certa o superiore a quella messa in preventivo, perchè la banca potrebbe avere delle garanzie consistenti da recuperare anche superiori al valore del finanziamento originario. Ma questa versione evidentemente non convince il mercato.

martian

L’astronauta: Come fa una banca a valere in Borsa meno di un decimo del proprio patrimonio come nel caso di MPS? Dai bilanci delle banche  banche non si dovrebbe capire com’è la situazione? Sul bilancio di Monte dei Paschi di Siena per esempio è indicato che il patrimonio netto dell’istituto è di 10 milardi di euro. Eppure la banca è crollata e vale attualmente circa 777  milioni di euro. Chi ha ragione?

Risposta: Nei bilanci bancari non c’è scritta la verità assoluta. Si fanno delle stime su alcune voci come per il valore dei crediti in sofferenza. Non è possibile stabilire in modo scientifico quale sarà il valore che verrà recuperato. Se a fronte di un finanziamento era stata messa un’ipoteca su una casa o un capannone, bisognerà vedere fra X anni quanto varrà quell’immobile e se si troverà un compratore. Alcuni crediti poi sono stati erogati senza adeguate garanzie per ragioni politiche o clientelari o il debitore ha fatto in modo di risultare nullatenente. Quindi tornando alla domanda iniziale se il mercato valuta MPS meno di un decimo del proprio patrimonio, evidentemente non crede che queste stime abbiano un gran valore.

 

Andamento YTD Banca Mps

L’astronauta: Questo c’entra con la lettera ultimatum inviata dalla BCE a MPS alla vigilia del referendum su Brexit?

Risposta: Sì, con questa lettera la Banca Centrale Europea, ovvero l’authority di controllo, ha chiesto all’istituto senese di presentare al più presto un piano triennale per riportare a livello fisiologico la percentuale dei crediti in sofferenza della banca. Tradotto in cifre, e in azioni, significa più o meno che i banchieri senesi devono compilare una nuova mappa per smaltire almeno una decina di miliardi di euro di sofferenze lorde, degli oltre 27 miliardi di euro che ne frenano da anni il rilancio.

L’astronauta: Qual è il valore di realizzo di questi crediti deteriorati di Mps?

Risposta Nessuno lo sa con certezza. Secondo il bilancio di MPS da questi crediti deteriorati vendendo le garanzie si recupererebbe il 40% del valore nominale. Ma sul mercato un euro di sofferenze si compra in media a 20 centesimi, quindi ripulire per bene i libri di MPS potrebbe generare un ammanco di capitale fino a 3 miliardi, oltre il triplo della capitalizzazione di Borsa dell’istituto.

L’astronauta: Questo vuol dire che i crediti deteriorati delle banche valgono un 20% del valore originario concesso, mentre molte banche li hanno in bilancio invece con prezzi di carico dal 40 al 60%?

Risposta: Sì in effetti uno dei nodi centrali della crisi bancaria italiana è questo. Purtroppo il valore corretto non lo conosce nessuno: finchè non provi a recuperare il credito non sai se lo hai valutato troppo o lo hai sottostimato. E i tempi di recupero sono lunghi e occorrono mediamente intorno ai 7/8 anni.  Il mercato ha in mente un valore di realizzo così basso (ovvero di 20) semplicemente perchè quando in autunno c’e’ stata la risoluzione di quattro banche italiane (Etruria, Marche, Cariferrara, Carichieti) ai non performing loans (quindi ai prestiti deteriorati di queste banche) è stato dato un valore del 17%. Un valore che è stato stabilito dai tecnici di Banca d’Italia e dai banchieri italiani e che si è rivelato un boomerang clamoroso come tutta quell’operazione. Nessuno è riuscito a convincere il mercato che quel valore cosi’ basso poteva andare bene per una banca del territorio come Banca Marche, ma non per banche di grandi dimensioni e radicate su tutto il territorio nazionale come MPS o Unicredit. E quel valore è diventato così un benchmark per tutti ma è evidente che un conto è avere come garanzia di un prestito un immobile in un paesino delle Marche e un conto è avere un immobile ubicato a Firenze, Roma o Milano.

banchericap

L’astronauta: Ma le banche con tutto il personale che hanno e i top manager alla guida avranno chiara la situazione dei loro crediti deteriorati… A chi hanno prestato i soldi, quanto devono ricevere indietro, che garanzie hanno, se quanto hanno stimato come copertura è sensato in base anche all’esperienza passata e ai loro database…

Risposta: Su questo tema purtroppo le banche italiane sono mediamente in ritardo ed è soprattutto da quando la vigilanza è passata dalla Banca d’Italia alla BCE, che si è iniziato a procedere verso una gestione dei non performing loans meno improvvisata. La BCE ha imposto il “digitale” e la Vigilanza europea lavora per raccogliere informazioni in dettaglio sulle esposizioni in sofferenze delle singole banche, sulle eventuali garanzie reali che ne attenuano il rischio di credito e sullo stato delle procedure di recupero. E le ispezioni e gli interventi della BCE naturalmente non riguarderanno solo le banche italiane. Ma visto il livello elevato di sofferenze, siamo in cima alla lista degli osservati speciali. Molte banche italiane in questi anni in presenza di sofferenze piuttosto che organizzare un servizio interno adeguato e monitorare il fenomeno hanno preferito cedere a società esterne i crediti marci. Il problema per le banche italiane è che ora le società disposte ad acquistarle offrono una cifra molto bassa che costringerebbe loro a fare svalutazioni pesanti ulteriori, mettendo in evidenza forti disavanzi patrimoniali e la necessità di ricorrere ad aumenti di capitale. Ma nessuno vuole tirare fuori i soldi.
E per capire che terreno misterioso sono diventati i bilanci delle banche, basti dire che nel caso della recente fusione di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, per fare i controlli sui crediti delle rispettive banche in occasione della due diligence, si è seguito un criterio a campione. A ciascuna delle due banche è stato infatti chiesto di indicare solo 100 posizioni, di cui 50 Npl ovvero i crediti più a rischio. Su decine di migliaia di pratiche di crediti in sofferenza si è ricorso alla tecnica del tassello dell’anguria.

L’astronauta: Ma chi ha i soldi in banche come MPS rischia grosso? Chi rischia di più?

Risposta:  MPS non è Banca Etruria e un’eventuale risoluzione sarebbe un terremoto per tutto il sistema bancario ed economico nazionale e non solo. La banca dovrà essere ricapitalizzata. Puo’ fare un aumento di capitale ma deve trovare chi lo sottoscrive. I privati? Difficile dopo la batosta patita sulle azioni in questi anni e tutti i soldi che hanno bruciato. Il fondo Atlante? E’ attualmente a corto di munizioni dopo aver sottoscritto già i due aumenti di capitale delle popolari venete e necessita di una nuova ricapitalizzazione. Lo Stato? Potrebbe farlo con le attuali regole europee sul bail in solo se la banca fosse a rischio dissesto e avesse azzerato il suo capitale. Ma prima che lo Stato possa ricapitalizzare la banca, la normativa sul bail in prevede che chi ha messo soldi nella banca possa essere chiamato (secondo un ordine preciso) a contribuire al salvataggio fino a che l’8% del totale delle passività della banca non venga azzerato.  Nel caso di Mps, l’8% del totale delle passività è meno di 14 miliardi. Ci andrebbero di mezzo decine di migliaia di obbligazionisti. Per non parlare dei costi per lo Stato di una ricapitalizzazione di tale entità. E dei rischi: probabilmente il giorno dopo molti correntisti sposterebbero la liquidità altrove. Quindi il governo pagherebbe carissima la ricapitalizzazione di una banca con i clienti che nel frattempo sono scappati.
Le ultime notizie dicono che si sta tentando un’iniezione soldi pubblici attaccandosi a un articolo, il 32 della  direttiva del 2014 sul bail in, che esclude dalla condizione di dissesto o di rischio dissesto, le banche che ottengono forme di garanzia o anche capitali pubblici quando questo passaggio è giustificato dall’obiettivo di «evitare o rimediare a una grave perturbazione dell’economia di uno Stato membro» oppure da quello più generale di «preservare la stabilità finanziaria». Questa impostazione non piace però ai “duri e puri” di Bruxelles e Francoforte (come il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem)  che sostengono che potrebbe anche andare bene questa soluzione, ma a patto di far pagare il conto anche agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati, secondo il principio prima spiegato della “burden sharing”. Chi ha in mano titoli rischiosi deve pagare e non si devono fare eccezioni altrimenti passa il concetto che paga sempre Pantalone.

performance banche

L’astronauta: Ci sono strade alternative per preservare gli investitori al dettaglio come sostiene Margarethe Vestager, il Commissario Ue alla Concorrenza, che ha l’ultima parola sul salvataggio di MPS?

Risposta: Qualsiasi soluzione presenta pro e contro. Certamente si può far pagare qualcun altro rispetto agli obbligazionisti. Il salvataggio delle banche venete è stato fatto azzerando il capitale degli azionisti e facendo sottoscrivere ad Atlante l’aumento di capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto banca. Nel caso di MPS anche azzerando il valore delle azioni i soldi non sono sufficienti per ricapitalizzare la banca. Chi mette gli altri? Non vogliamo che azionisti e obbligazionisti perdano e che lo Stato usi i soldi dei contribuenti per salvare una banca ? In via ipotetica possiamo vendere pezzi della banca: mandiamo a casa un sacco di dipendenti, vendiamo gli sportelli, iniziamo a fare di tutto per alleggerire la banca di costi e per rientrare velocemente dei crediti che ha concesso a imprese e famiglie. Gli obbligazionisti vincono e rientrano dei soldi prestati, ma un sacco di gente perde la casa, il lavoro e l’azienda. Centinaia di migliaia di persone ne pagano le conseguenze, con un impoverimento sociale di vasta scala, che prima tocca i piu’ poveri che non riescono a pagare le rate del mutuo o quelli con un’azienda che attraversa un momento di difficoltà. Poi però il contagio si estende a tutti. Il Pil si contrae, le spese sociali aumentano perchè c’è piu’ povertà e il prezzo degli immobili scende, perche’ sul mercato ne vengono messi in quantita’ tali e a prezzi cosi’ bassi che anche il patrimonio immobiliare di tutti i cittadini si svaluta. Qualcosa che è già iniziato in realtà sul mercato immobiliare da qualche anno e che ha visto il prezzo del mattone (oggetto di un nostro prossimo report) crollare dal 20% al 50% dal 2008 a oggi. Se i titolari di obbligazioni subordinate MPS venissero coinvolti, si aprirebbe poi sicuramente un contenzioso enorme perché molti risparmiatori potrebbero chiedere come è avvenuto per le banche “risolte” di essere risarciti. E questo significherebbe ulteriore discredito per le autorità di controllo italiane, Consob e Banca d’Italia, che mentre venivano collocati in questi anni miliardi di euro di obbligazioni a risparmiatori con profili non congrui, lasciavano fare. Questo è lo scenario “shock” che fa più paura ed è quello che spinge il governo e i banchieri italiani a chiedere una sospensione del bail in nella forma più rigida e cercare una scappatoia per salvare “capra e cavoli”.

L’astronauta: Come ne può uscire da questo Vietnam bancario tricolore?

Risposta: Siamo in un terreno inesplorato e molto stretto e se è vero che ci sono state già altre crisi bancarie, quello che sta accadendo in Italia e a banche come MPS è differente perchè c’è  il rischio di una vera e propria crisi sistemica dalle conseguenze imprevedibili. Al momento la soluzione più invocata è una soluzione di sistema per evitare di mettere in ginocchio un Paese e non subire i niet di Francoforte. Ovvero mettere in comune i rischi tra i cittadini attraverso un salvataggio pubblico. O un veicolo privato come un fondo Atlante 2 a partecipazione in parte pubblica e in parte privata. In pratica società a partecipazione pubblica come Cassa Depositi Prestiti e società private come banche, assicurazioni e fondi pensione verserebbero dei soldi in una società che avrebbe come scopo quello di entrare nel capitale delle banche in cattive acque per rafforzarne il capitale o rilevarne le sofferenze. Viste le cifre in gioco, questa soluzione per avere successo richiede raccolta consistente di fondi e ha il difetto di rendere sempre più sistemica la crisi nel caso il piano non vada a buon fine. Le banche “buone” si trovano in questo modo sempre più esposte nei confronti delle banche “cattive”.
C’è poi chi dice che lo Stato potrebbe entrare nel capitale delle banche come MPS ma far passare questa cosa come qualcosa che non è “aiuto di Stato” appare arduo, salvo tentare un colpo di mano e dare un’altra picconata alla già traballante Unione Europea. Si rischierebbe una procedura di infrazione, ma anche questa strada è plausibile. E’ difficile dire qual è la soluzione “meno peggiore” e fra queste c’è anche chi propone fra le alternative (come Alberto Bisin, professore di economia presso la New York University) una ricapitalizzazione pubblica, ma sotto il controllo esterno come l’ESM (European Stability Mechanism, o Fondo Salva-Stati) ad esempio, come fatto dalla Spagna nel caso di Bankia, una banca simile per certi versi a MPS. Questo significherebbe chiamare gli elicotteri della Troika (Bce, Fondo Monetario Internazionale,  Unione Europea) e commissariare di fatto la banca togliendola dalle mani dei politici e dei banchieri italiani e potrebbe avere un suo perché.

L’astronauta: Ma perché i mercati e la BCE se la prendono tanto con le banche italiane e non guardano per esempio quelle tedesche come Deutsche Bank che sono zeppe di derivati e rappresentano un pericolo ancora maggiore?

Risposta: Lungi da noi voler prendere le difese della banca tedesca di cui già da molti anni abbiamo scritto della sua leva eccessiva (25 volte) come della presenza di titoli tossici in portafoglio in quantità “monstre”. Il gruppo tedesco ha infatti emesso derivati per 75 mila miliardi di euro, 20 volte il Pil tedesco. Ma sostenere che i bilanci delle banche italiane non sono un problema e dire che la colpa o la madre di tutte le ingiustizie sono i tedeschi, non regge molto come posizione. E’ come il bambino che a scuola non è preparato e alla maestra che lo vuole interrogare segnala che è il suo compagno di banco che deve esaminare. Fuor di battuta è vero che che esistono delle incongruenze nelle valutazioni dei criteri di solidità delle banche e nella costruzione dell’indicatore CET (il parametro che misura la solidità di una banca ) che compara il patrimonio di ciascuna banca con l’attivo ponderato per il rischio. E che i titoli tossici, ovvero strumenti finanziari a cui non si riesce a dare un prezzo, sono potenzialmente molto pericolosi e possono rappresentare un vero buco nero. E con le attuali normative si è consentito anche qui che siano le stesse banche a decidere, attraverso dei modelli interni e con ampio margine di discrezionalità, quale valore attribuire a questi titoli. E questi titoli sono presenti soprattutto nei bilanci delle banche tedesche o francesi, mentre in Italia questo problema è molto più contenuto. Ma quando sono state fatte le regole per stabilire i criteri di valutazione sulla solidità degli istituti di credito, i banchieri italiani non hanno fatto saltare il tavolo e hanno accettato delle regole che si stanno dimostrando molto favorevoli per alcuni Paesi e sfavorevoli per il sistema bancario italiano. Chi è causa del suo male, pianga se stesso. O come ha ben sintetizzato il Wall Street Journal in un articolo dedicato alla crisi bancaria italiana “L’Italia affronta una crisi bancaria acuta , e ancora una volta la classe politica del paese è concentrata sull’attribuire a qualcun altro la colpa …”-

(ha collaborato Valerio Gardini)

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