Oh mio Dio! APPLE vale tutta la Borsa italiana! Quali prospettive per le azioni italiane e quanto investirci sopra?

Ci si avvia a chiudere un 2014 in chiaroscuro per il mercato azionario italiano. Dopo un 2013 eccellente (chiuso con un +17,63%), il 2014, nel secondo semestre, ha quasi annullato i rialzi della prima parte dell’anno e a oggi la salita di Piazza Affari è del +3% circa.

Fra minimi e massimi l’oscillazione annuale è stata di oltre il 22%, della serie “allacciatevi le cinture”.

Rispetto ai massimi del 2000 la Borsa Italiana è ancora sotto del -54% mentre se si guarda all’indice azionario mondiale, l’MSCI WORLD, questo è invece ai massimi storici (si veda il confronto nel grafico sotto).

Se nel 2000 un risparmiatore avesse investito la stessa somma sull’Italia o sull’indice azionario mondiale oggi 100.000 sull’Italia sarebbero diventati 56.862 euro mentre sulle Borse mondiali 114.557 euro con cambio coperto.

graficoMSCIworld
Con oscillazioni del capitale molto accentuate normalmente perché investire non è mai una passeggiata: nel momento peggiore, infatti, investendo sull’Italia i 100.000 euro iniziali sarebbero diventati il 9 marzo 2009 34.633, mentre sulle Borse mondiali gli stessi 100.000 euro sarebbero diventati, sempre il 9 marzo 2009, 49.878 euro.

E stiamo parlando ora dell’andamento di un tipo di gestione passiva (“compra e tieni”) e non di quelli offerti in questi anni dai portafogli consigliati dalla nostra società (SoldiExpert SCF), sui portafogli modello o quelli della consulenza personalizzata, nettamente migliori come risultati e controllo del rischio.


Piazza Affari è una borsa sempre più periferica?

Un risparmiatore italiano quanto deve investire nella Borsa del suo Paese?

Qual è l’approccio da seguire sul mercato azionario italiano?

Sono argomenti che diverse volte abbiamo trattato in questi anni (qui parlando dell’home bias e qui e anche qui  e sono sempre attuali )  a chi ci segue dovrebbe conoscere il nostro pensiero: investire sulla Borsa italiana ha un senso. Ma non bisogna esagerare e legare il proprio destino finanziario solo al listino del Paese dove si vive e si lavora quando oggi è possibile diversificare su tutti i mercati e comparti del mondo.

Conoscete la frase di William Shakespeare ne “Il mercante di Venezia”?

«Le mie merci non son tutte stivate nel ventre d’un solo vascello, né tutte destinate ad un sol luogo, né dipende l’intera mia sostanza dalla buona fortuna di quest’anno», spiega Antonio, il Mercante di Venezia shakespeariano.

Diversificare (senza esagerare) ha un senso ed è un concetto conosciuto in tutte le epoche ed è facilmente intuitivo. Ma la diversificazione da sola non basta (ragione per cui nei nostri consigli d’investimento non ci affidiamo, contrariamente alla maggior parte dei consulenti, promotori, private banker, solo a questo concetto ma puntiamo a una gestione attiva e non al “fritto misto”) perché lo stesso Skakespeare ci ricorda nel “Mercante di Venezia” che l’idea di Antonio di diversificare su tre rotte differenti proprio per minimizzare il pericolo di eventi avversi non sempre basta. Tutte e tre le navi nella  tragedia ‘shakesperiana’, infatti, naufragano…

ITALIA, bel suol d’amore?

Il nostro consiglio agli investitori da diversi anni resta immutato e si attiene ad alcune considerazioni oggettive:

– il mercato azionario italiano si è dimostrato in questi anni fra i più volatili di tutti quelli occidentali con un’oscillazione massima di oltre il 70% durante la Grande Crisi. Per investire su questo listino occorre avere perciò nervi molto saldi, strategia e un orizzonte temporale consigliato più lungo rispetto ad altri mercati;

– Naturalmente occorre distinguere fra andamento dell’Italia e delle società quotate a Piazza Affari (alcune fatturano anche oltre il 70-80% all’estero e sono società d’eccellenza in diversi settori) ma se gli investitori stranieri riducono il peso dell’Italia o ne scappano è evidente che come ripercussione si può avere che anche le società più sane e interessanti vedano le loro quotazioni scendere;

– Alcuni dei difetti di Piazza Affari in certe fasi possono rappresentare delle virtù ovvero si possono trovare dentro questo listino delle autentiche chicche e società molto interessanti e sottovalutate proprio per il disinteresse crescente da parte degli investitori istituzionali, soprattutto esteri, verso questo listino. Ragione per cui in certe fasi di mercato su questa Borsa si possono fare ottimi affari. L’importante è però conoscere anche i difetti di questo listino e saper fare un po’ di gestione. A comprare e tenere i titoli, infatti, ci si può fare molto male e vedere titoli sprofondare;

– Storicamente i nostri portafogli azionari anche sull’Italia hanno dimostrato di saper ottenere risultati eccellenti (rendimento medio annuo del +9,57% a fronte del -2,81% del listino italiano negli ultimi 13 anni) e con volatilità nettamente più contenuta. Il nostro consiglio che reiteriamo è perciò di avere una quota di azionario sull’Italia a patto di avere una propensione al rischio elevata e un orizzonte temporale consigliato minimo di almeno 5-6 anni. E per queste ragioni avere un peso dell’azionario Italia in base al proprio profilo di investitore ma non superiore al 35% sull’azionario totale pur se si è investitori molto aggressivi

La mela di Apple vale più di Eni, Luxottica e tutte le società quotate di Piazza Affari messe insieme

apple

Qualche dato e grafico per capire l’Italia come dal punto di vista della propria Borsa ha perso in questi anni molte posizioni sullo scacchiere mondiale in sintonia, peraltro, con l’economia del nostro Paese.

In 10 anni la Borsa di Milano ha visto evaporare un quarto del suo valore (-25%) e ha perso nove posizioni nella classifica dei listini mondiali, portandosi in 20esima posizione con 496 miliardi di capitalizzazione a giugno 2014.

Per fare un paragone, se prendiamo una delle più note società del mondo, Apple, quotata a Wall Street, la capitalizzazione di Borsa solo di questa società (circa 700 miliardi di dollari ovvero, al cambio attuale, circa 560 miliardi di euro) è superiore al valore di tutte le 400 società quotate a Piazza Affari.

Secondo l’ultimo rapporto annuale “Indici e dati” dell’Ufficio Studi di Mediobanca, rispetto al PIL Piazza Affari è la meno rappresentativa tra i principali mercati internazionali (32%). Un valore ben lontano dai livelli del decennio 1998-2007 quando la media era del 48%, con il picco del 70% toccato nel 2000.

E non è probabilmente un caso che diverse società quotate a Piazza Affari negli ultimi tempi abbiano deciso di quotarsi all’estero (si pensi a Prada) o avere una doppia quotazione come Fiat Chrysler Automobiles, Gtech (l’ex Lottomatica), spostando fuori dall’Italia la sede fiscale, ottenendo nel contempo il vantaggio di avere una maggiore visibilità internazionale. Esempi che potrebbero essere seguiti da diverse altre società.

Ha ragione probabilmente Gilles Guibout, gestore del fondo AXA WF Framlington Italia e AXA WF Framlington Eurozone, nel vedere così il mercato italiano: “Il Belpaese – spiega Guibout – è un concentrato di pregi e difetti della zona euro: la troppo grande differenza fra un nord ricco e un sud arretrato, una governance politica poco incisiva in fatto di riforme, una scarsa attrazione di investitori stranieri”.

Che fa un’analisi condivisibile.

A livello economico, la Lombardia rimane la regione più ricca d’Europa (anche più ricca della Baviera), mentre il sud è al livello della Grecia. E sul listino italiano pesano molto sull’indice i titoli bancari mentre una porzione significativa è concentrata su società che, pur essendo piccole, sono spesso internazionali a livello di giro d’affari.
A livello politico, lo sblocco dall’Italia deriva dalle attese riforme del lavoro, della giustizia, della Costituzione. “Esattamente la situazione che viviamo nella zona euro che ha dimostrato la mancanza di una governance chiara”.

 

 

E l’andamento di Piazza Affari a strappi all’insù o all’ingiù è spiegabile con l’andamento dei flussi degli investitori, soprattutto internazionali, in entrata e in uscita come ben spiega il grafico sopra ed evidenzia bene l’importanza di operare con una strategia flessibile e attiva come quella che contraddistingue i consigli dei nostri portafogli self-service e della consulenza personalizzata.

 

Questo è il problema e la politica delle società di gestione e delle banche sulla raccolta è privilegiare sempre più l’investimento estero e i titoli di stato italiani (le banche italiane detengono infatti percentualmente debito pubblico del proprio Paese più di quello che accade in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea).

Per tutte queste ragioni Piazza Affari (come ripetiamo da qualche anno) può essere un affare ma va maneggiata con una certa cura, conoscendone virtù e vizi e avendo un orizzonte temporale più lungo di quello di altri mercati (anche se siete dei fondamentalisti che siete convinti che prima o poi il valore delle società emerge e la Borsa se ne accorge).

E’ vero che storicamente i nostri portafogli azionari sull’Italia hanno ottenuto nel tempo dei rendimenti eccellenti (mediamente +9,57% all’anno nell’ultimo decennio e potete vedere qui nell’arco di 13 anni i rendimenti di tutti i nostri portafogli e pochi in Italia possono vantare simili risultati reali realizzati) in mercati addirittura negativi. Ma è bene sapere (ci piace sempre ricordarlo a chi investe) che non ci sono pasti gratis: occorre essere in grado di sopportare anche fasi avverse di qualche quadrimestre o fasi di sotto-performance (i nostri sistemi non sono perfetti e non vendiamo il sistema per guadagnare in qualsiasi condizione di mercato) e per questo motivo per ciascun portafogli consigliamo un orizzonte temporale minimo.

I clienti che in questi anni hanno seguito i nostri consigli e avvertenze (anche sulla Borsa italiana) hanno ottenuto risultati eccezionali (anche più che triplicando il capitale iniziale). Chi invece pensa che basti un anno o due per giudicare il nostro metodo e che non lo valuti in relazione all’andamento del mercato è destinato a perdere. Con noi e probabilmente con qualsiasi metodo.

Borsa italiana sì, quindi, ma dandogli un peso commisurato alla propria capacità di sopportare oscillazioni anche ampie e accettare periodi di sottoperformance rispetto a quello di altre Borse. Un 30-35% di azionario Italia può essere la quota massima consigliata all’interno del proprio giardinetto investimenti azionari (anche con i nostri consigli) e per il resto i nostri portafogli di fondi (per esempio il portafoglio Best Planet Fund) o di ETF (ne abbiamo parlato recentemente qui facendo molti confronti) che in questi anni hanno dimostrato di ottenere un ottimo rapporto rendimento/rischio e rappresentano dei mattoni all’interno della consulenza di SoldiExpert SCF da tenere in alta considerazione per investire con lungimiranza e metodo il proprio patrimonio.

 

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