MPS, AL VIA L’OPA SUI TITOLI SUBORDINATI

Mps annuncia il lancio di una offerta pubblica di acquisto (OPA) su 11 obbligazioni emesse dalla banca. Ma non è senza condizioni. La banca chiedere in cambio dell’acquisto che i detentori di questi 11 bond subordinati di Mps si trasformino in azionisti della banca.

Gli obbligazionisti sono a un bivio perché accettare o rifiutare l’offerta di acquisto “avvelenata”, perché subordinata alla sottoscrizione dell’aumento di capitale, presenta dei rischi. Se l’obbligazionista non accetta, la banca rischia il bail in, se l’obbligazionista accetta di aderire all’offerta pubblica di acquisto, la banca si rafforza dal punto di vista patrimoniale, ma di fatto viene trasformato in azionista. Un vero dilemma del prigioniero.

La banca propone il riacquisto del titolo a 100 per i bond meno rischiosi (i Tier 1) e a 85 per quelli più rischiosi (Tier 2). Ma chi accetta diventa da obbligazionista a azionista della banca perché è “costretto” a sottoscrivere l’aumento di capitale.

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Mps annuncia il lancio di una offerta pubblica di acquisto (OPA) su 11 obbligazioni emesse dalla banca. Il dilemma del prigioniero di chi detiene i bond Mps: aderire o non aderire all’Opa?

All’inizio alle prime indiscrezioni la conversione dei subordinati doveva riguardare solo gli istituzionali, ma si è deciso di tentare il tutto per tutto, rivolgendosi pure ai piccoli risparmiatori che detengono le obbligazioni subordinate. Raccogliere 5 miliardi entro la fine dell’anno come richiesto dalla Bce è impresa ardua e non c’è certo la coda di sottoscrittori. E a Siena giocano questa carta del tutti dentro.

Se la situazione non è rosea per gli ultimi, anche i primi della classe non sono messi molto meglio in Italia. Intesa Sanpaolo ha presentato ottimi conti, ha un cost income tra i più bassi d’Italia e commissioni sempre crescenti, ma l’incertezza politica sull’esito del referendum e il rialzo dello spread, pesano come un macigno su tutti i titoli del settore bancario.

Le banche italiane hanno 400 miliardi di titoli del debito pubblico italiano e se la politica economica di Trump determinerà un aumento dei tassi di interesse urbi et orbi, questo fardello di Btp in pancia alle banche italiane rischia solo si diventare molto più pesante visto che si accompagna a un Paese che non cresce da anni e che quindi fa molta fatica a ridurre il debito accumulato.

A Piazza Affari il paventato rialzo dei tassi penalizza tutte quelle società fortemente indebitate come le utilità e il food and beverage. Divisi invece gli analisti sull’effetto delle politiche protezioniste di Trump su un titolo come Fiat Chrysler, penalizzato solo in parte dalla virata verso una politica meno friendly verso i Paesi Emergenti dal momento che la società automobilistica vende l’80% delle proprie auto in Usa e potrebbe beneficiare di una ripresa dell’economia Usa.

Sugli scudi invece Buzzi Unicem che beneficia della politica di Trump pro edilizia. Il titolo mostra una notevole forza. Costruire muri tra due paesi che confinano è per chi li deve costruire un’ottima notizia.

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