Ora che la Grecia ha detto "nein", i nostri risparmi sono in grande pericolo ? Che fare.

in questo articolo parliamo:
Vendere vendere vendere. Molti risparmiatori oggi non vorrebbero avere nemmeno un cent investito in Borsa. E se sono nostri clienti di sicuro anche se hanno un profilo aggressivo non hanno tutti i propri soldi esposti ai venti ostili che soffiano da Atene. Ma da qui ad arrivare a liquidare tutto il portafoglio ce ne corre. Avere una strategia attiva e seguirla è l’unico modo per far crescere nel tempo i propri risparmi, mentre farsi prendere dal panico e dall’emotività o dalle intuizioni non serve statisticamente e finanziariamente a molto. Eppure…

Confesso che nel referendum greco le posizioni fra me e Roberta erano un po’ divise e riflettevano le nostre differenti origini etniche 🙂

Roberta più milanese/nordista era per il “sì” e il rigore alla Merkel; io più sudista, pur comprendendo benissimo alcune delle ragioni etiche di Roberta sull’azzardo morale dei greci, ero più aperto per le ragioni del “no”.

I greci si saranno comportati in questi anni pure come le cicale ma come ha scritto bene in questo bellissimo articolo (vedi qui) sul suo blog Luigi Zingales noi italiani non possiamo certo dare molte lezioni di bilancio, gestione della cosa pubblica o voto non clientelare ai cugini greci!

Fra i prossimi della lista potremmo esserci noi un giorno anche se molti risparmiatori e governanti fingono di ignorarlo e si comportano come gli struzzi mettendo la testa sotto la sabbia.

Peraltro, come ha avvisato la scorsa settimana (ma solo il quotidiano “Libero” e “Italia oggi” hanno dato un po’ di risalto alla notizia e già un anno fa il solforoso Pietrangelo Buttafuoco in un amaro pamphlet dal titolo “Buttanissima Sicilia” aveva raccontato come le cose stavano andando ancora più a schifio…), se c’è una regione in Italia sull’orlo del default questa è proprio la Sicilia (vedi qui) ed è questione di qualche tempo ma se in Italia si continua a fare finta che i problemi in Europa sono solo quelli della Grecia e in Italia non si affronta seriamente e senza sconti il problema del debito e della spesa pubblica (argomento che affronteremo nelle prossime settimane con un’intervista a un analista finanziario fra i più preparati sul tema) potremmo trovarci anche noi un giorno a fare la fila al bancomat per prelevare in modo contingentato i nostri soldi mentre chi detiene la sua ricchezza solo in attività oltre che immobiliari anche mobiliari (conti deposito, titoli di stato italiani et similia) italiane (con creditore alla fine in modo diretto o indiretto lo Stato Italiano) potrebbe trovarsi un giorno a vivere qualche brutto quarto d’ora e anche più.

Che fare? La situazione è grave? C’è qualcosa che possiamo imparare dalla lezione dei greci di domenica almeno come risparmiatori?

Su una cosa io e Roberta siamo al 100% d’accordo.

cambiavaluta
“Cambiavalute con sua moglie” di Quentin Metsis (1515). Un dipinto emblematico dello spirito mercantile: l’uomo appare intento a soppesare proprio il rischio degli affari che conduce. La donna invece sfoglia il Libro d’Oro ovvero la Bibbia, e pare bilanciare con la preghiera la professione venale del marito

Se si investe con un piano e una strategia anche la “crisi greca” non destabilizzerà il vostro portafoglio qualunque cosa accada perchè di eventi “imprevedibili” e “negativi” è piena la storia finanziaria da quando sono sorti i mercati e mai si è visto un mercato solo salire senza scosse o scossoni anche violenti.

Quando si investe l’obiettivo dovrebbe essere quello di avere una strategia per la “guerra”, non fissarsi sul vincere tutte le battaglie.

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Quello che è il nostro “piano” come investitori e come funziona invece la realtà…

Chi investe con lungimiranza non lo fa per la settimana prossima e nemmeno per il mese prossimo e non è così presuntuoso da credere che venderà ai massimi e uscirà ai minimi  in base alle sue opinioni o a quello che legge sui giornali o siti più o meno esclusivi. Certo questo sarebbe il desiderio di tutti ma chi ha esperienza dei mercati  e sa tenerne una contabilità sa che questo muoversi a “intuizioni” o secondo i “guru” o le “previsioni degli esperti” è il modo più sicuro per dilapidare il proprio patrimonio, cambiando continuamente strategia senza averne una definitiva.

Per questo motivo io e Roberta guardiamo con attenzione a quello che sta accadendo ma senza quella preoccupazione che vediamo in qualche risparmiatore la cui agitazione sappiamo che statisticamente produce soprattutto solo danni al proprio patrimonio, muovendosi in base alla pancia e non alla razionalità.

E per noi la razionalità non è certo stare comunque sempre investiti qualunque cosa accada.

Ma muoversi con una strategia che si è dimostrata da molti anni vincente (vedi qui lo speciale ebook che abbiamo dedicato in questi anni a spiegarne pro e contro) come quella che applichiamo da più di 15 anni ai nostri portafogli e che non è certo passiva e basata solo sul “lungo periodo” come quello che viene normalmente proposto al risparmiatore medio (il “fritto misto” accada quel che accada) anche se detiene un patrimonio significativo.

I nostri portafogli azionari italiani ed europei in queste settimane hanno preso atto del cambiamento di vento su diversi mercati anche mondiali hanno diminuito significativamente l’esposizione azionaria soprattutto in Italia, Europa e alcuni mercati emergenti o comparti. Poco più del 40% è la quota investita in azioni italiane ed europee nei portafogli diretti con quasi il 60% di liquidità.

Come avevamo già scritto alcune settimane fa (vedi qui) non è statisticamente il momento di stare col piede pigiato sull’accelleratore nè sull’azionario ma nemmeno sull’obbligazionario.

In proporzione anzi è sull’obbligazionario oggi che ci sono i peggiori pericoli e rischi e il concetto che l’obbligazionario è un “porto sicuro” dove proteggersi dalle onde pericolose dei mercati azionari è quanto di più sbagliato si possa oggi pensare.

E basta d’altra parte analizzare (vedi sotto tabella) i vari comparti dell’obbligazionario in questi ultimi 3 mesi per capire come il vento sia cambiato anche qui probabilmente e in modo strutturale per un bel po’ di tempo con perdite medie di circa il -6 % sull’insieme dei comparti rappresentati dagli indici dei Fondi obbligazionari.

andamento Bond

L’intervento massiccio in questi anni delle Banche centrali di tutto il mondo che hanno inondato di liquidità i mercati, comprando con i vari Quantitative Easing titoli obbligazionari a manetta per far risalire la china all’economia e soprattutto far realizzare guadagni facili ai bilanci delle banche ora ha innescato come era inevitabile il terzo principio della dinamica, quello che recita “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” e siamo quindi alla legge del contrappasso.

Chi acquista titoli obbligazionari in questa fase, tranne pochissimi comparti (che in questa fase hanno come sola forza quella di perdere meno), rischia di scottarsi perchè al rendimento bassissimo si contrappone una doppia forza avversa: la risalita dei tassi e una pioggia sempre più insistente di vendite che chiamano altre vendite.

Investire con successo significa avere un metodo. Peccato che l’85% dei risparmiatori italiani investe senza una strategia precisa (Global Investor Survey, Natixis Global Asset Management) o si affida a consulenti che non hanno alcuna strategia se non quella di fare una torta di fondi ed Etf e poi… aspettare che le cose vadano per il verso giusto col tempo che curerà tutte le ferite.

Non è il nostro caso e i risultati nel tempo di un approccio come quello attuato da SoldiExpert SCF su azioni italiane ed europee, fondi ed Etf azionari e obbligazionari vantano performance in termini di rendimenti e di controllo del rischio nel tempo che pochissimi consulenti e gestori possono vantare negli stessi periodi.

Chi investe con una strategia (come chi segue con fedeltà e il giusto orizzonte temporale, vedi qui sull’argomento) che prevede non “torte” statiche ma una gestione flessibile non deve quindi preoccuparsi di Tsipras o Varoufakis (che stamane si è dimesso), della “rigorista” Merkel o della Eurotower.

Personalmente nella mia “giovane” vita di investitore (e non credo solo io) ho visto di tutto e di più, partendo dal crac del Banco Ambrosiano di Calvi a qualche crollo di Wall Street e di Piazza Affari, passando per innumerevoli guru che vedevano solo rosa.

Vi ricordate di quelli che dicevano che il Dow Jones doveva arrivare a quota 36.000?  O di quei guru che vedono solo nero secondo i quali già 6 anni fa tutto il mondo finanziario si sarebbe estinto sotto un Crollo Secolare Apocalittico o con tassi d’inflazione attuali della Repubblica di Weimar e col prezzo dell’oro a 10.000 dollari l’oncia almeno…

Alcuni risparmiatori e investitori purtroppo hanno poca memoria e non sono molto abili con la partita doppia ovvero con la contabilità dei guadagni e delle perdite e dei risultati effettivi che sono cosa diversa delle previsioni e delle illusioni di pensare di capire in anticipo cosa faranno i mercati. E si ricordano solo di chi gli racconta quello che si vuole sentire dire senza analizzarne a fondo tutti gli aspetti e facendo un serio “fact checking”.

Noi saremo magari poco fantasiosi sui mercati ma preferiamo adattarci ad essi e non metterci a fare i guru come ad alcuni risparmiatori forse continua a piacere. Adattarsi ai mercati è in base ai risultati la strategia che paga di più.

E siamo sempre dell’idea che se c’è qualcosa di cui preoccuparsi è soprattutto quella di non avere una strategia: i mercati possono essere molto punitivi verso chi ondeggia continuamente o si fa portare passivamente a spasso dai mercati e crede che investire (e c’è magari qualcuno che glielo ha fatto credere) sia semplicemente avere una “torta” di investimenti diversificata di azioni, Etf o Fondi azionari o obbligazionari da mantenere in portafoglio o peggio il rifugio sia farcirci il portafoglio di investimenti “sicuri” a base di conti deposito, liquidità sul conto corrente e titoli di stato italiani e cose del genere perchè “non voglio rischiare”.

Il rischio maggiore in certe situazioni può essere quando si investe… proprio quello di non voler rischiare. O prendersi dei rischi non calcolati e non in grado di gestire.

E’ di quello che un investitore si dovrebbe maggiormente preoccupare. Se ha un piano (e che ha dimostrato nel tempo di funzionare…) o no.

Tsipras e la Merkel passano, il problema di investire con lungimiranza e metodo i propri risparmi resta.

Il mondo non è finito nel 2008 dopo il fallimento della Lehman Brothers come allora qualcuno raccontava o credeva e anche allora i nostri portafogli si alleggerirono, evitando di prendere passivamente il 100% del ribasso del periodo 2007-2008 prima di ritornarsi a riempire nel 2009 e nel 2010 regalando guadagni anche a 3 cifre a chi seguì le nostre strategie senza cadere trappola delle mille serene che ciclicamente si ripropongono sui mercati.

E non crediamo a occhio e croce per queste ragioni che ora il mondo finanziario finirà tutto sullo scoglio greco, affondando tutto.

Se così fosse non ci sarebbe d’altra parte scampo e per questa ragione operare con strategia (come consigliamo con la nostra consulenza), flessibilità e un minimo di diversificazione restano le migliori armi per difendersi. Accada quel che accada.

 

 

 

 

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