ORA E’ IL MOMENTO GIUSTO PER INVESTIRE IN BORSA? (da “Il Sole 24 Ore”)

“Tre pilastri e tre zavorre sul futuro delle Borsa” titolava così un articolo di Andrea Franceschi e Morya Longo sul Sole24Ore lunedì scorso (6 marzo 2018).

Nonostante il rischio politico…l’Italia in questi ultimi tempi è stata rivalutata sui mercati finanziari

 

Secondo gli autori dell’articolo il motivo è semplice: grazie alla politica espansiva della Bce il “rischio politico” di un Paese pesa meno di un tempo. Tanto è vero che fattori di instabilità politica che avrebbero dovuto provocare crolli dei mercati non hanno avuto alcun effetto.

Chi temeva cataclismi in Borsa dopo Trump sbagliava. Chi pensava che Brexit avrebbe causato tracolli in Borsa, eccezion fatta per le prime sedute post-voto, commetteva un errore. Come non ha avuto un impatto negativo il referendum costituzionale italiano (anzi)

Quindi anche di fronte alle elezioni politiche in Italia, che hanno tenuto lontani dai mercati schiere di investitori per vedere come andava a finire, “non c’era nessun motivo per pensare che questa volta i mercati si sarebbero comportati in modo diverso” scrivono Franceschi e Longo.

 

3 motivi perché salga, 3 motivi perché scenda

L’articolo del Sole 24 Ore spiega che Piazza Affari è tenuta su da tre fattori: la ripresa economica, meno forte che in Europa ma comunque c’è, la politica espansiva della Bce che continua a sostenere il debito pubblico italiano, il basso rischio attribuito al crack dell’Euro e la sottoesposizione al mercato italiano da parte degli investitori istituzionali. Tra i fattori che invece possono deprimere il destino milanese gli autori dell’articolo individuano: la vittoria schiacciante di partiti anti-Europa, il rischio di un peggioramento dei conti pubblici italiani a causa di politiche che aumenterebbero il debito come il reddito da cittadinanza e l’incognita sulle politiche future della Bce.

 

Il commento di SoldiExpert SCF

I tre “fattori di debolezza” del listino italiano sono musica per le orecchie di quelli che noi chiamiamo i “teorici dell’astensionismo borsistico”. Quelli che non hanno investito in Borsa dalla Brexit in poi e infatti per qualche giorno da quel lontano 23 giugno 2016 hanno avuto ragione a star lontano dai mercati azionari. Peccato che da allora il listino milanese ne ha fatta di strada nonostante 3 fattori che avrebbero dovuto provocarne il crollo (la Brexit, l’elezione di Trump e il no al referendum costituzionale promosso da Matteo Renzi).

E’ così che si perdono i rialzi borsistici: aspettando che arrivi il momento perfetto per investire, che nessuno sa quando sarà, perché semplicemente non esiste. Tranne per quelli che vogliono fare la “mosconata”, entrare per pochi mesi, guadagnare e passare ad altro. Peccato che una volta può andare bene, ma con continuità non ci riesca veramente nessuno.

“Stocks are for the long run”: come tutte le cose difficili che richiedono impegno e costanza il cammino per guadagnare…

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