ORO, ORO, ORO. QUANTO METALLO GIALLO AVERE IN PORTAFOGLIO E SERVE VERAMENTE A COSA?

  (parte di questo contributo apparirà prossimamente in un libro di prossima pubblicazione di cui è stato chiesto a Salvatore Gaziano di commentare e analizzare l’investimento in oro)
Avere un po’ di oro in un portafoglio potrà sembrare qualcosa di barbaro e antico ma la pandemia ha dimostrato che invece è ancora di attuale anche a vedere molti gestori nel mondo che hanno salvato dal tracollo i propri clienti proprio grazie alla diversificazione nel metallo giallo in molteplici forme. 
 L’oro è uno dei pochissimi investimenti forever ma va conosciuto nei suoi lati positivi ma anche negativi perché non è affatto sempre e comunque il miglior investimento. E può anche trasformarsi in piombo dice la storia finanziaria anche recente con discese del 40-50%. Quindi chi racconta che l’oro è un investimento sicuro è bene capire di che sicurezza parla e se non è magari solo un venditore che cerca di portare a casa la sua pagnotta.
Come consulenti finanziari indipendenti e questo significa che siamo pagati direttamente dai nostri clienti e non da banche e società di gestione per i prodotti che piazziamo siamo molto laici nella scelta degli investimenti e non abbiamo tesi pre-concette.
Nei nostri studi l’oro può avere uno suo perché e infatti già dallo scorso giugno 2019 abbiamo iniziato a inserirlo nei portafogli dei nostri clienti con portafogli di Etf o fondi azionari e poi ne abbiamo innalzato la quota a inizio 2020 anche nella parte tattica.
L’oro presenta infatti delle caratteristiche pressochè uniche a partire dal fatto che da millenni è sempre stato un mezzo di scambio effettivo e il sottostante è qualcosa che non può essere “riprodotto” all’infinito da nessuna banca centrale. E queste 2 caratteristiche insieme non si possono dire nella realtà trovare in nessun altro asset, criptovalute come il Bitcoin compreso dove l’utilizzo come moneta di scambio effettivo è irrisorio. 
  
D’altra parte, in tutte le epoche l’oro è stato utilizzato come bene rifugio grazie alle sue qualità: è estremamente liquido, il suo peso determina immediatamente il suo valore, è facilmente riconoscibile e divisibile e viene accettato come pagamento. Non solo: ha mantenuto come pochi altri beni il suo valore nel tempo. Su tutti vale un esempio: nel 1500 un abito molto raffinato da uomo costava l’equivalente di un’oncia d’oro.
E 1650-1700 euro (il valore attuale di un’oncia d’oro pari a 31,1 grammi di metallo) sono il prezzo che si può pagare oggi per un abito moderno di Brunello Cucinelli. O per dirla in modo più “terra terra” con un grammo d’oro in tutte le epoche un individuo si è sfamato. Pochi beni presentano nel lungo periodo una simile capacità di mantenere inalterato il proprio potere d’acquisto, dimostrandosi facilmente liquidabili e impermeabili alle mode.
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