PARMALAT: ADERIRE O NON ADERIRE, QUESTO E’ IL DILEMMA

L’opa su Parmalat sta arrivando a scadenza che, secondo quanto stabilito dal proponente, è fissata per il prossimo 8 luglio salvo eventuali proroghe. Il prezzo proposto da Lactalis, 2,6 euro, non è certo elevatissimo e lo stesso cda di Parmalat (espressione però della vecchia maggioranza) lo ha dichiarato non congruo lamentandosi per il braccino corto dei francesi che, tuttavia, in assenza di nuove proposte da parte di possibili cordate ne hanno approfittato per mantenere intatta la prima offerta.Il mercato ha inizialmente scommesso su un possibile ritocco al rialzo del prezzo con scambi che si sono portati per qualche seduta a raggiungere i 2,666 euro, ma successivamente le aspettative si sono raffreddate e il prezzo si è portato sui livelli dell’Opa.

Ora a poche ore dalla chiusura dell’Opa il prezzo delle azioni Parmalat è sotto i 2,6 euro (fra i 2,592 e i 2,594) ma soprattutto a meno di 4 giorni dalla chiusura sono meno del 4% del capitale è stato apportato. Da qui a venerdi (ma ricordiamo che le eventuali azioni acquistate nei giorni 6, 7 e 8 luglio non potranno essere apportate in adesione all’offerta) dovremmo quindi assistere alla corsa all’adesione o c’è qualcosa di nuovo che bolle in pentola?

Un certo ritardo nelle consegne era tutto sommato nell’ordine delle cose perché prima si aspettava un giudizio del Tar e poi di vedere cosa accadeva nell’assemblea che ha poi nominato Francesco Tatò, presidente, con un consiglio di amministrazione già “francesizzato”.

In questa assemblea i grandi fuochi d’artificio non si sono visti e per chi deve decidere se aderire all’Opa le prossime ore saranno quindi decisive. Che fare?

 

Resta certo la speranza di un ritocco verso l’alto del prezzo da parte di Lactalis o la sempre più improbabile discesa in campo di un nuovo soggetto in campo.
Se nessuno di questi eventi si realizza consegnare le azioni all’Opa sembra la scelta più sensata e a far propendere il piatto in modo deciso verso questa decisione è anche la quotazione dei warrant Parmalat che forniscono una stima di quanto varranno le azioni Parmalat al termine dell’Opa.
I warrant Parmalat, questi sconosciuti

La storia di questi warrant ci riporta al default dell’ex impero di Calisto Tanzi e alla decisione dell’ex commissario e oggi amministratore delegato uscente, Enrico Bondi, di compensare in piccola parte i  «piccoli» creditori spennati dal crac della società. Furono attribuiti dei warrant, ovvero dei diritti di acquisto che sono stati poi quotati a Piazza Affari. Il regolamento è molto semplice: per ogni warrant si può avere in cambio 1 azione pagando il corrispettivo di 1 euro e sono esercitabili fino al 2015.
Attualmente quotano 1,351 euro e quindi è come se (ragionando alla grossa) il mercato si aspettasse che l’azione Parmalat dopo il periodo dell’Opa andrà a quotare sotto i 2,3 euro.

Qualcuno potrebbe magari pensare che sia un’occasione ghiotta acquistarli ora per poi convertirli in azioni e partecipare all’Opa ma questo non è possibile. E per 2 ragioni: la prima è che prima del periodo assembleare il regolamento di questo warrant dice espressamente che non è possibile esercitarli e comunque Lactalis nel prospetto informativo ha escluso ai possessori del warrant di partecipare all’Opa magari attraverso il conferimento diretto di questi diritti.

Pertanto attualmente i warrant quotano sul mercato a un prezzo che deriva dall’aspettativa del valore dell’azione post Opa. E se consideriamo che il valore attuale del warrant è 1,345 euro, il mercato si attende che successivamente all’Opa il valore dell’azione Parmalat scenda al di sotto di 2,345 euro, il 10% circa al di sotto dell’offerta di Lactalis.

Pur considerando che il prezzo delle azioni Parmalat dopo il 18 luglio dovrà scontare anche il pagamento di un dividendo di 0,036 euro ai possessori in quella data dei titoli risulta evidente come il mercato non sconti prospettive di grande rialzi per la società lattiero caseario sotto la gestione francese, forse temendo che verrà “munta” buona parte della sua ingente liquidità.

Peraltro il prezzo del warrant vista la scadenza non proprio ravvicinata (31 dicembre 2015) dell’esercizio dovrebbe anche incorporare un premio ma evidentemente il mercato non è in vena di firmare grandi cambiali in bianco verso i nuovi proprietari, anche perché se l’Opa avrà successo, cadranno due dei motivi di

attrazione verso la società di Collecchio: la contendibilità e soprattutto il tesoretto contenuto nella cassaforte pari a 1,3 miliardi di euro (che in caso di successo dell’Opa verrebbe usato sicuramente dai francesi di Lactalis per “armonizzare” la situazione finanziaria).

Aderire all’Opa ma attenti a..

Con un occhio all’orologio e l’altro alle agenzie stampa nel caso di notizie straordinarie dell’ultima ora il piccolo risparmiatore sembra quindi trovarsi nella condizione di aderire all’Opa Parmalat come soluzione più conveniente. Il consiglio è quindi di aderire e attivarsi e attivarsi in questi giorni, seguendo tutte le procedure atte a consegnare i titoli in portafoglio all’offerente.

Ricordiamo che l’offerta scade, salvo proroghe, entro le ore 15 del prossimo 8 luglio ma molte banche chiedono ai propri clienti di manifestare l’intenzione di aderire qualche giorno o ora prima dell’effettiva scadenza dell’operazione.

Fino all’ultimo giorno di Opa l’offerente (Lactalis) può modificare i termini, ovvero la data di consegna ma anche il prezzo. E in questo caso, nell’ipotesi che il prezzo dell’Opa venga ritoccato, questa nuova condizione vale comunque per tutti.

Ma a leggere il prospetto informativo occorre ricordare che l’acquirente ha posto come condizione di efficacia il raggiungimento della soglia minima del 55% del capitale per la validità dell’offerta. A oggi, tra la quota precedentemente posseduta pari al 29,9% e quella facente capo alle adesioni già manifestate (poco più del 4%), non si raggiunge, nemmeno lontanamente, la soglia minima.

E’ certo probabile tuttavia (che molti piccoli e grandi operatori, come già successo per molte operazioni del genere, aspettino l’ultimo momento per consegnare i titoli presenti nel proprio portafoglio. Esiste comunque il rischio teorico (che per quanto remoto è bene comunque per completezza d’informazione avere presente) che alla scadenza del termine la soglia minima non sia raggiunta e che per questo Lactalis si ritiri dall’offerta (sempre che non dichiari di accettare comunque anche un numero di azioni inferiore), non pagando quindi le azioni anche in presenza di una precedente adesione poichè non sono state rispettate le condizioni di efficacia dell’Opa.

Nel caso in cui si voglia quindi essere sicuri di poter ottenere un prezzo vicino a quello offerto da Lactalis, senza il rischio (più teorico che reale ma comunque presente) di rimanere con le azioni “svalutate” in mano il risparmiatore pessimista può valutare di liquidare i titoli Parmalat posseduti direttamente sul mercato con l’unica differenza di dover corrispondere una commissione di intermediazione. Il prezzo a cui attualmente si possono liquidare le azioni Parmalat è 2,592 euro circa contro i 2,6 euro offerti da Lactalis. Pochi, maledetti ma subito.

Occhi quindi ai dati sulle adesione delle azioni Parmalat all’Opa ed entro l’8 luglio (salvo proroghe, modifiche delle condizioni ed eventuali rilanci) a prendere una decisione, tenendo conto dello scenario sopra descritto. Non proprio puro come un bicchiere di latte…

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