PARMALAT: E’ PARTITA LA PRIMA OPA PARZIALMENTE SCREMATA

L’opa su Parmalat è partita ma è lecito attendersi per queste prime settimane pochissime adesioni visto che non c’è fretta (fino al 5 luglio sarà possibile consegnare le azioni) e alcuni eventi potrebbero modificare lo scenario. Il prezzo proposto da Lactalis è stato di 2,6 euro e il mercato già si è portato su questo prezzo con una punta di 2,64 raggiunta nelle scorse settimane (precisamente il 12 maggio): segno che più di qualche operatore scommette su un rilancio.
Il periodo dell’Opa è lunghissimo e i francesi di Lactalis hanno più un mese e mezzo di tempo per convincere i piccoli azionisti a consegnare le loro azioni (il pagamento è fissato per il 15 luglio) in una scalata dal valore di oltre 3 miliardi nel caso di adesione al 100%. Un debito che si somma a quello che i francesi hanno già in capo di circa 3,5 miliardi di euro. Il big francese ha posto come condizione per il successo dell’Opa una soglia minima di adesioni: il 55% del capitale. In pratica già sfiorando il 30% di controllo sul mercato è a caccia di almeno un ulteriore 25%.

Chi ha le azioni Parmalat si domanda quindi se aderire o mantenere le azioni. Il prezzo è giusto? Difficile dare una risposta univoca perché se è vero che il cda di Parmalat ha dichiarato non congruo il prezzo, terminato il periodo dell’Opa il prezzo potrebbe anche ritornare ai valori precedenti la scalata dato che verrebbe meno uno dei motivi di attrazione verso la società di Collecchio: la contendibilità e soprattutto il tesoretto contenuto nella cassaforte: 1,3 miliardi di euro (che in caso di successo dell’Opa verrebbe usata sicuramente dai francesi di Lactalis per “armonizzare” la situazione finanziaria).

Da qui a inizio luglio qualche nuovo evento potrebbe però ancora accadere. Vi è un versante giudiziario dato che il Codacons e l’Associazione Utenti Servizi Finanziari, Bancari e Assicurativi hanno chiesto di sospendere l’Opa su Parmalat perché non vi è la trasparenza necessaria: “Lactalis è un’impresa francese che da anni non pubblica i bilanci e viola i principi del Testo unico della finanza e del Regolamento emittenti, non consentendo scelte consapevoli per nessuno dei soggetti coinvolti: né per gli investitori, né per la stessa Parmalat, né per le parti sociali e i consumatori” secondo queste due associazioni.

Il Tar del Lazio negli scorsi giorni ha rigettato la richiesta di sospensiva immediata ma ha rinviato all’8 giugno una decisione, volendo analizzare tutti i dati su cui la Consob ha dato il disco verde all’Opa.
In Italia tutto può accadere ma più che sul versante giudiziario eventuali novità potrebbero arrivare dagli stessi francesi, alzando il prezzo dell’Opa. Difficile profilarsi nelle condizioni attuali un altro pretendente e un’altra cordata. Ma un ritocco al prezzo dell’Opa sicuramente sbloccherebbe la situazione visto che 2,8 euro è stato il prezzo pagato a marzo ai fondi Zenit Asset Management, Skagen As e Mackenzie Financial Corporation per l’acquisto di tutte le azioni ordinarie in loro possesso, pari al 15,3% del capitale.

Il cda di Parmalat ha recentemente respinto l’Opa, dicendo che il prezzo non è giusto, suggerendo una valutazione più corretta di 3,17 euro fatta dal consulente Goldman Sachs. E pazienza se la stessa banca d’affari nello scorso autunno aveva ceduto circa il 3% di capitale della Parmalat quando il titolo stava sotto i 2 euro…

Stabilire il giusto prezzo di un azione è, d’altra parte, più difficile che stabilire il sesso degli angeli e dipende prima di tutto se chi fa le valutazione sta dalla parte dei compratori o dei venditori. Qualcosa di decisamente poco “angelico” insomma è stabilire il “fair value” ovvero il “giusto prezzo”…

In ogni caso, vista la situazione, chi possiede le azioni Parmalat può ancora prendersi qualche settimana di relax dato che non c’è fretta di prendere una decisione e un “ritocchino” al prezzo dell’Opa che metta d’accordo tutti potrebbe ancora essere nella logica delle cose. Se esiste una logica, naturalmente, e i formaggiai francesi vogliono fare il “beau geste”.

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