TATO’ FOR PRESIDENT. IN PARMALAT PUNTANO SULL’USATO “SICURO” E SUL MANAGER FILOSOFO

Nuova era per la Parmalat, Franco Tatò è il nuovo presidente. Sembra quasi un ossimoro ma cosi è.
Il vecchio “Kaiser Franz” (così stato soprannominato dalla stampa finanziaria per la sua lunga esperienza in terra di Germania) è stato chiamato dai nuovi azionisti di maggioranza di Parmalat a guidare la società per un anno. E pazienza se l’età anagrafica non è proprio quella di un rampante manager: 79 anni. Nella sua lunga carriera aziendale questo manager si è occupato di tutto ma latte e latticini gli mancavano e ora potrà colmare anche questa lacuna.

Dopo una lunga carriera in Olivetti dove si è occupato dalle macchine da scrivere ai computer, conquistandosi in Italia e in Germania la fama di risanatore e uomo attento ai numeri, è iniziata la seconda vita di Franco Tatò (come manager della Mondadori e in Fininvest) e poi la terza, l’attuale. Che dura da diversi anni e che lo vede spuntare come il prezzemolo (dicono i maligni) in ogni tipo di società dove c’è bisogno di un “pronto intervento” finanziario e qualcuno che ci metta la “faccia”.

La vostra società ha bisogno di una seria ristrutturazione perchè è in crisi? O avete bisogno di una figura giudicata “indiscutibile”? Cercate un top manager che sia molto credibile e spendibile col potere politico bancario e finanziario? Non badate a spese?

E’ Tatò, l’uomo che vi serve.

In questi anni non si contano le aziende che si sono rivolte al pronto intervento della Franco Tatò & Partners. Sì, perché chi chiama Tatò spesso prende tutto il “pacchetto” che comprende anche la sua squadra capitanata da Lucia Morselli, da molti chiamata la “zarina” perché da Kaiser Franz ha preso il piglio dell’ osso duro della donna manager tutta di un pezzo con un curriculum chilometrico.



Tener conto degli incarichi di Franco Tatò è un’impresa sempre più difficile. Dopo essere stato presidente di Mondadori e Fininvest è stato anche amministratore delegato di Enel per 6 anni quando il gigante elettrico voleva diventare una multi-utility e occuparsi dalla telefonia (Wind) all’acqua (Acquedotto Pugliese): dall’ago alla pelliccia.

E’ stato poi chiamato come “salvatore” o “uomo di garanzia” in questi anni in tante partite finanziarie.

Da Tecnosistemi e  Nts (la ex Freedomland) di cui Tatò è stato per un certo periodo di tempo presidente al gruppo Coppola (l’immobiliarista romano finito anche in carcere con l’accusa di bancarotta) dove ha assunto le redini come presidente e amministratore delegato prima del gruppo PerlaFinanza editori (Finanza e Mercati, Borsa e Finanza) poi della società quotata immobiliare Ipi.  Ma nel suo curriculum vi è anche la presidenza temporanea di Hdp e di Gemina, il ruolo di amministratore delegato nelle Cartiere Pigna (giugno 2005-giugno 2006) e il ruolo di consigliere di amministrazione in Prada Holding. E sicuramente qualcosa dimentichiamo.

Nel 2009 ritroviamo Tatò entrare a far parte della maggioranza del consiglio d’amministrazione di Viaggi del Ventaglio in profonda crisi e che spera di salvare e ristrutturare con un piano finanziario. Qualcosa deve andare storto perché nel luglio 2010 il Tribunale di Milano dichiara  il fallimento de “I viaggi del Ventaglio”.

A dicembre 2009 lo stesso arzillo Tatò entra come presidente in “La Compagnia Finanziaria” con Lucia Morselli come consigliere di amministrazione con il proposito di entrare anche nell’azionariato della banca d’affari costituita nel 1983 e controllata direttamente dal proprio management oltre che partecipata da Intesa Sanpaolo.

Un matrimonio finito presto e male visto che meno di un anno dopo Tatò e la Morselli escono (ma secondo alcuni vengono fatti decadere) dalla Compagnia Finanziaria e volano pure alcuni stracci.

 

Una fame di duro. E tante “poltrone” accumulati in questo ultimo decennio.

Francesco Tatò è colui che descritto come manager tutto di un pezzo, dal carattere poco malleabile (Berlusconi ha raccontato che quando incrociava lo sguardo di Tatò a Segrate “mi sentivo anch’io un costo”) e nel 2002 quando Tremonti si oppone alla sua conferma all’Enel come amministratore delegato Berlusconi, ora presidente del Consiglio, gli offre la poltrona di presidente dell’azienda elettrica. Il top manager rifiuta sdegnato con parole che passeranno alla storia: “caro Cavaliere, io ho un’etica da difendere”.

Per quello che viene considerato il manager filosofo per eccellenza (visti i suoi studi giovanili) il concetto di etica deve essere qualcosa di mutevole perché qualche anno dopo sull’incarico di “risanatore” in  Finanza & Mercati e in questo gruppo editoriale citerà intervistato dal settimanale Panorama come motivazione della sua presenza un titolo di un suo vecchio libro: “A scopo di lucro”.

La convivenza con Danilo Coppola, l’azionista principale del gruppo immobiliare Ipi e della piccola galassia editoriale, di cui Tatò diventa presidente e amministratore delegato non è stata fra le più tranquille.

In una recente intervista pubblicata sul settimanale “A” diretto da Maria Latella,  Danilo Coppola, finanziere e immobiliarista alla ricerca del riscatto ricorda al giornalista che lo intervista  del suo periodo più nero: “Lo sa quanto ho speso di parcelle? 28 milioni di euro. Ero sulla sedia a rotelle, pesavo 20 chili meno di oggi, in quel momento avrei fatto qualsiasi cosa per respirare. Io stavo morendo e Franco Tatò mi prendeva 3 o 4 milioni di euro per non fare nulla…”.

Arriva naturalmente la risposta di Tatò  una settimana dopo sulla stessa rivista: «Sono un professionista, bravo, e mi faccio pagare. Da Coppola ricevevo un milione di euro lordi ogni anno: ero l’amministratore delegato dell’Ipi. La sua azienda faceva una perdita consistente. L’ho lasciata che faceva profitti».

“Torturateli e i numeri vi diranno quello che volete” dice un vecchio detto. Chi avrà ragione? Aspettiamo di leggere magari non solo su A diretto dalla brava Maria Latella la prossima puntata (oramai i settimanali femminili parlano di finanza e i settimanali finanziari di gossip).

Anche con il gruppo De Agostini Franco Tatò deve aver avuto qualcosa da ridire perché dopo l’ingresso in Mikado Film annunciato come primo passo di una partnership anche azionaria tutto si è sciolto improvvisamente lo scorso anno e questa importante società di produzione e distribuzione cinematografica è ritornata così sotto il controllo della famiglia novarese.

Attualmente comunque Franco Tatò è anche amministratore delegato dell’Enciclopedia Treccani, presidente della società quotata Fullsix oltre che consigliere di amministrazione in Coesia Group (macchine automatiche di confezionamento per saponi o merendine) e dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale.

Dalle enciclopedie ai siti web, dalle catene di montaggio per flaconi e merendine. Ora la poltrona in Parmalat (latte a lunga conservazione e yoghurt) dove è stato chiamato come presidente dalla famiglia Besnier.
I francesi su consiglio degli advisor italiani hanno di nuovo puntato sull’inossidabile Franco Tatò.  I capitali per la scalata alla multinazionale di Collecchio saranno pure francesi ma i “conquistatori” hanno deciso di adeguarsi alle liturgie italiane.

In un’intervista nel 2007 al settimanale Grazia questo manager filosofo spiegava il segreto del suo successo: «Certo lo studio della filosofia mi ha aiutato e molto. Mi ha dato la passione per l’apprendimento, oggi si direbbe per la formazione continua. Mi ha anche tolto la paura delle difficoltà di entrare in campi nuovi e per me sconosciuti. Mi ha abituato a vedere i problemi in una prospettiva generale, a costruire una visione globale, a sintetizzare fenomeni complessi, ad applicare scale di valori e valutare le priorità. Tutto questo non porta necessariamente al successo: questo è frutto più del carattere che dell’intelligenza e molto anche delle circostanze, di ciò che si chiama fortuna».

I giovani studenti in filosofia ed etica (ma anche di Economia & Commercio) prendano appunti. A Tatò, Socrate e Platone, gli fanno un baffo. Lunga vita a Tatò.

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