Pensa differente (e marcia invece che correre). (CONFESSIONI DI UN FONDAMENTALISTA PENTITO)

Quando ero ragazzino se mi avessero chiesto cosa avrei voluto fare da grande sicuramente avrei detto il campione di atletica leggera. Corsa veloce, salto in alto e salto in lungo erano, infatti, le mie specialità preferite. Pietro Mennea e Valerij Borzov fra i velocisti e Dwight Edwin Stones (oltre che Dick Fosbury naturalmente) e Bob Beamon fra i saltatori erano i miei miti.

Ai Giochi delle Gioventù, le gare sportive che si facevano molti anni fa al tempo della scuola, mi ero fatto notare e a Torino presso il centro Sisport o lo stadio Comunale, mi allenavo diverse volte alla settimana ingaggiato da un’associazione sportiva. Peccato che più mi allenassi peggiori erano le mie performance anche perché voler competere sulle specialità che avevo in testa (e credevo nelle gambe) era durissima. Soprattutto nella velocità (gli 80 metri) la concorrenza da superare era fortissima con moltissime batterie da superare per poter disputare una finale e sperare di salire sul podio, correndo più veloce di centinaia di concorrenti.

pietro-mennea

Carl Lewis, Ben Johnson (poi scopertosi un campione anche del doping) o Usain Bolt.

Un giorno il mio allenatore mi chiese di disputare la gara di marcia ai campionati regionali piemontesi perché all’ultimo momento il nostro “campioncino” aveva dato forfait e siccome anche i contributi economici alla nostra squadra da parte del Coni regionale dipendevano dalle gare disputate, l’allenatore mi fece capire che anche per il solo fatto di partecipare avrei fatto una cosa buona e giusta. Non avevo mai fatto una gara di marcia in vita mia; quella specialità dove devi camminare ancheggiando per qualche decina di chilometri senza sollevare mai entrambi i piedi da terra pena la squalifica.

Ero ad Alessandria e fui così iscritto d’ufficio alla finale regionale dei campionati giovanili di atletica leggera nella specialità marcia. Forse non ci crederete ma arrivai secondo e meritai la medaglia più importante della mia carriera sportiva nell’atletica: l’argento.

Da Pietro Mennea ero passato a essere un fan di Maurizio Damilano, campione olimpico di marcia a Mosca 1980 e due volte campione mondiale nella 20 km.

maurizio-damilano
L’ex campione olimpico di marcia 20 km alle Olimpiadi del 1980

C’è però un segreto che vi devo svelare su questa mia memorabile impresa sportiva: a disputare la finale regionale della specialità “marcia” non eravamo in centinaia come accadeva nella gara di velocità ma in meno di dieci giovani atleti.

E per squalifiche e il caldo già a metà percorso eravamo rimasti in cinque.

A differenza della velocità, della marcia non fregava quasi a nessuno perché poco onore e tanta fatica per una gara che dagli spalti pochissimi osservavano.

All’inizio della gara ero molto indietro rispetto agli altri maratoneti e i giri della pista di atletica sembravano non finire mai. Ma imparai una cosa: non è importante essere ai primi posti sin dall’inizio ma alla fine della gara.
Una lezione che molti risparmiatori e investitori faticano forse a comprendere. Alcuni dei miei “concorrenti” che sembravano “avantissimo” giro dopo giro riuscii a raggiungerli, alcuni invece mollarono perchè a quel ritmo con cui avevano iniziato la  gara non ce la facevano più a proseguire ed erano sfiancati o in preda ai crampi; altri furono squalificati.

Dopo aver iniziato la mia carriera da risparmiatore a investitore, credo più volte di essermi ricordato bene di quella lezione.

E grazie a quella lezione ho deciso di concentrare la mia attenzione, anche come imprenditore appassionato del settore (ramo consulenza finanziaria indipendente), non nel trading veloce o day trading (o addirittura high frequency trading) ma nell’investimento attivo ma non basato sul trading esasperato o sulla corsa “veloce”.

Qualche lustro fa nel settore della consulenza finanziaria soprattutto poteva sembrare una scelta assurda e suicida perché la domanda del mercato sembrava solo esistere per il trading veloce, il day trading o heavy trading.

Libri, corsi, conferenze, segnali di ogni tipo su ogni mercato con moltissimi giornali e siti a fare da gran cassa a questo fenomeno foraggiati spesso dai broker online interessatissimi a questo popolo capace di regalare loro una quantità impressionante di commissioni. Diversi risparmiatori ci cascavano (e ancora ci cascano seppure in misura più limitata perchè alcuni dicono che si “divertono” così ) salvo scoprire, dopo qualche anno, che loro non erano certo diventati più ricchi nella maggioranza dei casi (semmai il contrario), i loro broker sì.

Scegliere la specialità “lenta” rispetto alla “veloce” si è rivelata invece una scelta lungimirante. Prima di tutto perché era più nelle mie corde in quanto sono sempre stato convinto (e lo dicono tutti gli studi accademici) che più si movimenta il portafoglio, più si fa ricco l’intermediario. E più il trader movimenta, più perde, in oltre il 90% dei casi.

Portafogli di azioni italiane ed europee, di Etf e fondi azionari o obbligazionari e anche di futures ma a bassa movimentazione con un target di riferimento costituito dal buon padre di famiglia che non ha il tempo per stare tutto il giorno davanti al pc, non ha le velleità di diventare un fenomeno del trading (e se le aveva si è scottato) ed è deluso dal mondo del risparmio gestito tradizionale e del cosiddetto private banking.

Se si investono i propri risparmi l’obiettivo non è “vincere” per qualche stagione o anno e fare i “fenomeni” ma nel tempo (e l’orizzonte temporale dell’investitore è di qualche lustro e non qualche mese anche se non sempre lo comprende) ottenere risultati positivi, migliori del mercato e meno volatili rispetto al mercato, evitando di subire passivamente le grandi discese.

E’ questo il lavoro che con Roberta Rossi e i miei collaboratori con SoldieExpert SCF ho portato avanti in questi anni e sono contento che il mercato, che fino a qualche anno fa ci vedeva fra i pochissimi protagonisti, stia crescendo con nuovi competitor e maggiore attenzione per tutti nel difficilissimo mondo della consulenza finanziaria indipendente online e offline.

Tabella performance
In questa tabella si può confrontare l’andamento nel tempo di ciascun nostro portafoglio della consulenza standard con l’andamento del mercato o l’indice dei Fondi. E si può notare come nel tempo il risultato realizzato dai nostri portafogli si è quasi sempre rivelato nettamente superiore all’andamento del mercato (con minor rischio) e tanto più è lunga la detenzione del portafoglio e maggiori sono i rendimenti realizzati.

E i risultati (vedi qui) che abbiamo ottenuto a favore di chi ha ci ha dato fiducia in questi anni (in questa tabella puoi vedere anche il comportamento nelle fasi più avverse ovvero quanto si è perso rispetto al mercato come drawdown) è stato molto positivo. Il valore aggiunto di chi gestisce bene i risparmi si vede, infatti, nel tempo.

Investire non è una gara di velocità.

Per questo resto sempre molto grato a quell’allenatore di atletica leggera che da ragazzino mi fece disputare controvoglia una gara di marcia.

Mi ha insegnato moltissimo.

p.s. nel periodo delle scuole medie nella bella stagione durante la ricreazione alle ore 11.00 fra ragazzi la sfida era battersi nella pista di 60 metri su chi era il più veloce della scuola. Arrivavo sempre secondo, battuto da un certo Gino, che frequentava allora le giovanili della Juventus ed era atleticamente fortissimo. Un giorno gli lanciai la sfida: correre all’indietro. E vinsi in modo sonante e nessuno mi battè mai per moltissimi anni in questa originale specialità. Ognuno se si allena e trova la propria nicchia può forse diventare il numero 1 🙂

 

Dal mese di novembre 2013  è iniziata una collaborazione con TRADERS,  rivista diretta da Emilio Tomasini e che ha come editore Maurizio Monti. Una pubblicazione già leader tra le riviste di trading per i mercati finanziari dove a Salvatore Gaziano, direttore di MoneyReport, responsabile delle strategie d’investimento di SoldiExpert SCF è stato chiesto di raccontare mese dopo mese in una speciale rubrica la sua esperienza nel settore e come è diventato un fondamentalista “pentito” in quasi 30 anni di attività sui mercati finanziari e perché ritiene che l’optimum per chi investe sia adottare strategie combinate basate anche sul momentum e un approccio quantitativo.  Quella sopra è il testo integrale della rubrica di Salvatore Gaziano. 

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