PENSIONI: A RISCHIO I CONTI PUBBLICI

Mentre tanti insegnanti e non solo (come biasimarli?) festeggiano quota 100, ovvero l’uscita anticipata dal lavoro, emergono le prime stime su quanto costerà questa manovra: 10 miliardi (di debito pubblico in più). E’ quanto ha stimato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel ciclo di conferenze organizzate da Il Fatto Quotidiano questa settimana alla Versiliana.

Tridico, alla presenza anche dell’ex ministro Elsa Fornero, ha sottolineato che quota 100 è una misura assolutamente sostenibile: “Il legislatore aveva previsto 295 mila pensionamenti, ce ne sono stati 170 mila con una spesa inferiore di circa 1,5 miliardi rispetto a quanto inizialmente previsto”. In pratica era prevista una spesa di 3,9 miliardi, ci si è fermati a circa 2,2. “Per il prossimo anno – continua Tridico – con lo stesso livello di espansione, su una previsione di 7,9 miliardi avremo 4 miliardi di spesa. Lo stesso al terzo anno. Insomma, 10 miliardi su tre anni di risparmio per quota 100 cento: è una misura sostenibile”.

 

 

Sarà, ma in contemporanea sono arrivati i risultati dell’Ocse (il rapporto si chiama “Working better with age”) che gettano una luce sinistra sul futuro delle pensioni in Italia causate dall’invecchiamento della popolazione. Certo non è colpa di quota 100, che come tutti i pensionamenti anticipati peraltro va nella direzione certa di aumentare il numero di pensionati e incerta di aumentare parimenti il numero di lavoratori, ma la demografia in Italia non perdona. Fra trent’anni in Italia – è l’allarme dell’Ocse -avremo più pensionati che lavoratori. “Senza flessibilità è a rischio il sistema previdenziale” sottotitolava ieri il quotidiano La Stampa. Nel 2050 secondo stime dell’Ocse in Italia avremo 2,5 milioni di residenti in meno, 6 milioni di lavoratori in meno, 20 milioni di over 65 e 4 milioni di over85. Chi lavora “avrà sulle spalle” almeno un pensionato.

Tra i paesi UE l’Italia sarà nel 2050, insieme alla Grecia e alla Polonia, il Paese con la quota maggiore di pensionati a carico dei lavoratori (che si sa con i loro contributi pagano le pensioni di chi non lavora più). La maggiore e progressiva aspettativa di vita richiede secondo l’Ocse un aumento del tempo in cui si rimarrà occupati visto che già oggi si arriva all’età della pensione in migliori condizioni di salute di un tempo. Se non si vuole mettere a rischio i conti pubblici, l’età pensionabile deve e dovrà aumentare. Con buona pace di quota 100.

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