PER IL 2010 UN GURU MI HA DETTO

‘Un pessimista l’azzecca più spesso di un ottimista, ma un ottimista si diverte di più. E nessuno dei due può cambiare la marcia degli eventi’. Parole (sagge) dello scomparso Robert Anson Heinlein, grande scrittore di fantascienza. Che sembrano perfette per dipingere la lotta fra guru nelle previsioni per il 2010 per i mercati finanziari. In un periodo dell’anno appena trascorso i mercati azionari hanno messo a segno il più spettacolare rialzo dagli anni ’30 in poi con una risalita dell’indice delle Borse Mondiali del 55%. Un epilogo per nulla scontato visto che lo scorso anno la maggior parte dei guru, che ci avevano azzeccato negli anni precedenti, aveva previsto per i mercati ancora lacrime e sangue. Da Nouriel Roubini a Charles Morris, da Marc Faber a Peter Schiff, da Francesco Arcucci a Eugenio Benetazzo, i guru italiani del ribasso.

‘La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile’ diceva un certo John Kenneth Galbraith , uno degli economisti più assennati di questo secolo che ammetteva le pecche della sua categoria: ‘non facciamo previsioni perché siamo in grado di farle, ma soltanto perché qualcuno le richiede’.

Una questione di domanda e offerta. Anche perché il numero di risparmiatori che pensa che l’economia sia una scienza esatta (e non qualcosa di più simile alla fantascienza) è incredibilmente ancora alto nonostante le evidenze empiriche che la maggior parte degli analisti e degli economisti sia meno attendibile di un orologio rotto. La dimostrazione più evidente si è avuta con l’ultima crisi economica che ha travolto l’intero pianeta e che non era stata prevista in questa entità da quasi alcun economista importante. Eppure, come rileva giustamente Roberto Petrini, autore del libro ‘Processo agli Economisti’ (ChiareLettere Editore), il potere di questa casta è elevatissimo. E sono dappertutto; nelle istituzioni, nel governo, ai vertici di aziende e di banche.

E fa quasi sorridere che sia stata l’anziana regina Elisabetta, nei primi giorni di novembre del 2008, quando mezzo mondo tremava per il terremoto finanziario, a togliersi anche lei un sassolino dalla scarpetta (reale) in occasione dell’inaugurazione di una nuova sala del tempio mondiale degli studi economici, la London School of Economics. ‘Borsetta e cappellino, affiancata dal duca di Edimburgo, quando ha tagliato il rituale nastro e sollevato una tendina su un simbolico grafico – racconta Petrini – Elisabetta II ha tirato un bel destro, tra l’imbarazzo generale, alla professione nata circa trecento anni fa proprio nel Regno Unito: ‘Come e’ possibile che nessuno si sia accorto che stava arrivandoci addosso questa crisi spaventosa?’.

In Italia è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti a guidare il partito degli anti-economisti. ‘Silete economisti’, ha intimato sprezzante il ministro evocando il fantasma di Carl Schmitt il quale, di fronte alla tragedia della Seconda guerra mondiale, invocò il silenzio dei suoi colleghi giuristi. Per il ministro le ‘uniche previsioni precise sono le statistiche’, cioè le valutazioni a posteriori, sulle quali evidentemente i margini di errore si riducono al minimo. E’ evidente secondo Petrini che negli ultimi decenni si è creata una fiducia assoluta nella possibilità del mercato di autoregolarsi. ‘Lo stesso presidente della Federal Reserve Greenspan diceva che i fondi ad alto rischio sono come le api sul miele, quindi indispensabili e da non regolamentare. Condizionati da questo clima culturale, banchieri, regolatori, politici, agenzie di rating e media si sono persuasi che l’economia avrebbe potuto procedere tranquillamente ancora per anni e anni, e invece è scoppiata la crisi che sappiamo’.

Qualche tempo fa un lettore ci scrisse per avere un parere sul pensiero di uno strategist americano, Peter Schiff sulla breccia in quel momento per aver previsto la crisi. Egli affermava un anno fa riferendosi alla realtà americana: ‘Il nostro standard di vita crollerà, la nostra economia sarà devastata dall’inflazione, avremo decine di milioni di disoccupati, le libertà individuali saranno limitate e il robusto individualismo sarà soppiantato dallo stato assistenziale. In sostanza, l’America Latina si spingerà fino ai confini con il Canada… la prudenza suggerisce di prepararsi al peggio. Questo non significa solo togliere dai nostri portafogli tutte le attività denominate in dollari ma prepararsi anche a emigrare. Con condizioni economiche che diventeranno sempre più insostenibili, il richiamo di economie più libere e di una maggiore prosperità in paesi stranieri diventerà troppo forte per resistere…’.

La risposta a questo lettore (è stata anche pubblicata su un giornale ed esattamente Millionaire del mese di gennaio 2009) fu chiara e vale per tutte le lettere o mail che riceviamo su questo genere di profezie: ‘Pensare come fa questo Schiff che l’economia americana possa sprofondare e quella europea o asiatica avvantaggiarsene (almeno nel breve) è una tesi suggestiva ma poco realistica al tempo della globalizzazione finanziaria ed economica. Già negli ’30 il botto degli Stati Uniti si ripercosse in Europa, figuriamoci adesso… Mi sembra che Schiff sia affetto dalla solita sindrome dei guru. La cui maledizione è quella che devono sempre dire e prevedere qualcosa e sanno cosa succederà dopo… per mantenere e allargare il giro di clienti. Come fanno d’altraparte anche la maggior parte dei money manager…’. E il titolo di quell’articolo è stato tutto sommato azzeccato visto quello che poi è accaduto: ‘LE BORSE SCENDONO MA IL PIANETA TERRA ESISTERA’ ANCORA. Dall’eccesso di ottimismo siamo passati al catastrofismo estremo. E c’è chi parla di ‘capitolazione finale’ per le Borse e per gli Stati Uniti. Esageruma nen… direbbero in piemontese’.

Pensare che decenni e decenni di analisi sballate abbiano eliminato la domanda e offerta di previsioni economiche e finanziarie sarebbe utopia e quindi è sempre interessante leggere e ascoltare cosa dicono i guru riguardo al 2010 prossimo venturo.

E pazienza se le previsioni che aveva formulato per il 2009 sono state completamente sballate dalla realtà. Per questo come ogni anno abbiamo condotto il solito viaggio fra analisti finanziari, gestori, trader ed economisti top al mondo per sentire il loro parere. Il risultato in sintesi? Chi vedeva già nero 12 mesi fa col rialzo che si è verificato sui mercati non si è certo ricreduto, anzi. Vede ancora più rafforzata la propria tesi apocalittica e una nuova ondata ribassista (capace di abbattere anche i minimi dello scorso marzo) vicina. E specularmente coloro che vedono sempre rosa (e i broker e i gestori sono in prima fila fra questi visto che si parla del loro pane e companatico) hanno motivo di vedere ancora più rosa, visto che dal ciglio del burrone ci si è allontanati e ora si parla pure di ripresa dell’economia.

Ognuno nelle previsioni dei ‘guru’ può trovare quello che cerca. Un po’ come accade con la lettura dei fondi del caffè o della mano. A questo punto si tratta di scegliere solo il guru che vi è più congeniale come impostazione di pensiero se proprio non riuscite a vivere senza le previsioni. Dal prossimo Report Strategy vi offriremo un ricco campionario di opinioni e previsioni per il 2010 dei più celebri guru. Da Nassim Taleb a Marc Faber, da Noubiel Roubini a Warren Buffett, da George Soros a Robert Prechter. C’è chi dice che salirà, chi scenderà e qualcuno che pensa che tutto sommato tutto resterà come prima.

Chi ha letto attentamente la prima parte e ci conosce non avrebbe forse bisogno di alcune precisazioni visto che il nostro approccio non è solo speculativo ma anche operativo, fornendo indicazioni sui mercati finanziari. Ma ci sembra corretto ripeterle. A uso e consumo di chi ci conosce solo più superficialmente.

Noi di SoldiExpert SCF e dintorni non crediamo in un approccio fondato sulle previsioni a tavolino. Possono essere formulate da un premio Nobel dell’economia, da un gestore di lunga data, dal mago Otelma o da qualsiasi soggetto. E diciamo questo non per presunzione ma per realismo visto che la storia finanziaria di questi decenni insegna che fondare le proprie scelte d’investimento su previsioni (anche fatte in buona fede, con tecniche più o meno sofisticate o comunque col massimo del buonsenso) è un approccio alla lunga perdente.

A dar retta agli economisti e agli esperti (e sono loro i primi ad ammetterlo) si rischia di perdere anche la camicia visto che nulla assicura che chi ha fatto previsioni anche azzeccate in una stagione le ripeta poi in un’altra. E l’anno appena trascorso ne è uno dei più clamorosi esempi. Lo scorso anno quasi tutti quelli che sono considerati i più ‘grandi guru’ (e che avevano magari previsto la discesa dei listini nel 2008 e nel 2007) hanno clamorosamente ‘toppato’. Prevedevano l’apocalisse e invece si è assistito a uno dei più forti recuperi dei mercati azionari e obbligazionari di tutti i tempi.

A dar retta ad alcuni di loro 12 mesi fa occorreva vendere tutto quello che si possedeva: azioni, case, obbligazioni. Farsi liquidare tutto in contanti, comprarsi magari un pezzo di terra dove prepararsi a coltivare il necessario per sopravvivere e tenersi il resto dei soldi liquidi nascosti in qualche caverna. Una visione coerente con chi prevedeva il collasso del sistema finanziario. Fortunatamente (per tutti) le cose non sono andate in questo modo. Difficile prevedere se il peggio è passato e cosa c’è dietro l’angolo ma un approccio flessibile (come quello che adottiamo nei nostri portafogli da anni) si è dimostrato il più corretto.

Il primo obiettivo di un investitore dovrebbe essere infatti quello di tagliare le perdite nelle fasi fortemente negative e nel tempo ottenere un rendimento reale positivo del proprio patrimonio. Battere il mercato e battere l’inflazione con la consapevolezza che non esiste nessun sistema perfetto (o formula magica) per tutte le stagioni. Ma che solo un metodo e una disciplina coerenti col proprio profilo possono alla lunga aiutare a non ‘farsi male seriamente’. E i portafogli di SoldiExpert SCF  in questi anni tempestosi hanno dimostrato di saper centrare questo obiettivo, sapendo adeguarsi ai mercati. E senza nessun guru che avesse la presunzione di pensare che i mercati si adeguassero alle proprie previsioni. Dal 2002 al 2009 ottenere un rendimento azionario del +132% (la media di tutti i nostri portafogli consigliati) contro l’indice dei mercati azionari italiano che ha perso il -23,74% è un risultato che non ha molto confronti ed è la migliore dimostrazione che in Borsa si possono centrare anche obiettivi importanti (come quelli sopracitati) senza giocare a fare i ‘maghi’ ma fornendo un servizio per certi versi ‘stupido’ ai propri abbonati. In ogni caso leggere le previsioni e le analisi sui mercati è sempre argomento che sollecita l’interesse di tutti (addetti ai lavori e non), soprattutto all’alba di un nuovo anno, visto che la curiosità non solo è ‘femmina’ ma è anche una caratteristica (e talvolta un difetto quando diventa assorbimento acritico di tutte le opinioni per muoversi senza meta in tutte… le direzioni come una banderuola) di tutti gli investitori.

Ma ecco il campionario delle opinioni dei più famosi guru per il 2010.

NASSIM TALEB. QUELLO DEL CIGNO NERO.
E’ considerato il filosofo dell’incertezza e i suoi libri sul ‘cigno nero’ sono diventati best seller mondiali. Non è un etologo animale ma quasi, visto che studia casualità, probabilità e opera da anni come gestore di hedge fund, conoscendo molto bene la razza degli investitori. Nell’ultimo decennio ha messo in guardia sui pericoli insiti in un’economia globale dove tutto è diventato molto più vulnerabile con eventi imprevedibili che possono modificare drasticamente lo scenario. Compreso quello vagheggiato dalla maggior parte degli economisti e dei banchieri (che vivono secondo Taleb in un mondo al limite della fantasy) di poter controllare il futuro. La ripresa dei mercati e i primi segnali positivi sul fronte dell’economia non gli fanno abbassare la guardia: ‘i banchieri centrali non hanno alcun indizio ancora per dire che la recessione è finita. E finora hanno agito come piloti di linea che non hanno mai sentito parlare di uragani’. Secondo Taleb i problemi che hanno provocato lo scorso anno il crollo delle Borse e delle economie sono ancora tutti lì, irrisolti. ‘Il medico ha alleviato i dolori del paziente ma il tumore è sempre presente. Abbiamo ancora troppi debiti, troppe grandi banche e 6 milioni di disoccupati in più’. La ricetta di Taleb per uscire dal guado è ‘sangue, sudore e lacrime’. E il fatto che Larry Summers sia diventato il capo dei consiglieri economici del presidente degli Stati Uniti non lo lascia tranquillo. ‘Guardate cosa è successo alle finanze di Harvard. Hanno preso un sacco di rischio, non hanno capito ed è stato un disastro. Questa è la mentalità Larry Summers’. Secondo Taleb occorrerebbe ridisegnare il sistema finanziario mondiale e il primo passo sarebbe quello di assicurarsi che non sia presente alcun istituto finanziario troppo grande per fallire, riducendo il ruolo degli economisti al potere. ‘Sono meno affidabili e fanno più danni degli astrologi’. E ai risparmiatori consiglia di puntare sugli estremi, non sulle vie di mezzo: ‘Il mio consiglio è che invece di investire in titoli a medio-rischio, si dovrebbe mettere la maggior parte del vostro denaro in titoli a basso rischio e un po’ in titoli ad alto rischio. Inoltre, è bene avere più di una professione, nel caso in cui la vostra non vada più di moda. Una trader di Wall Street che sa esibirsi anche come danzatrice del ventre ha più probabilità di sopravvivere alla prossima crisi’. Siete avvisati.

MARC FABER, LO SVIZZERO ASIATICO.
Di origine svizzera ha spostato da anni il suo quartier generale fra la Thailandia e Hong Kong dove redige una newsletter mensile di investimento molto letta dal titolo che è tutto un programma: ‘Boom Gloom & Doom Report’. Come dire espansione, tenebre e destino. La sua visione sul futuro è più negativa che positiva e non è convinto affatto che la politica di massiccia liquidità immessa sui mercati abbia risolto veramente la situazione, rianimando l’economia. Anzi… Tutti gli stimoli che i governi hanno messo in campo e il denaro stampato di concerto da tutte le banche del mondo non hanno ottenuto il risveglio che ci si attendeva dalle economie. A reagire positivamente sono stati certo i mercati finanziari favorendo le banche d’investimento ma non le famiglie e le imprese che sono ancora in sofferenza. E inoltre i prezzi del petrolio e di altre materie prime sono aumentati notevolmente secondo il Faber pensiero.
Per questo motivo, secondo Marc Faber, con i tassi d’interesse a livello quasi zero mezzo mondo è tornato a speculare. Vendendo soprattutto dollari per comprare valute estere e anche metalli preziosi, azioni, obbligazioni. Una situazione che secondo questo finanziere non potrà durare a lungo: ‘Vi è il rischio che a un certo punto nel 2010 il mercato dei titoli di Stato si potrebbe indebolire notevolmente perché io non capisco come si possa investire a 10 anni in Buoni del Tesoro degli Stati Uniti per un rendimento inferiore al 3,5%. E’ un investimento perdente. Come investire nel trentennale al 4,4%! Per questo penso che alla fine i rendimenti saliranno e questo potrebbe perturbare il mercato azionario. In aggiunta, ci sono poi valutazioni azionarie molto alte, perché i profitti delle imprese hanno retto meglio del previsto, nel senso che le società hanno tagliato le spese in modo sostanziale, in particolare nel mondo del lavoro. Ma non credo che nei prossimi trimestri potranno essere ancora cosi buoni i conti’. Contraddicendosi un po’ nelle ultime settimane l’ultimo pensiero di Faber riguardo gli investimenti è che l’oro è caro ma resta ancora un buon investimento visto che dai massimi del 1980, in termini reali, il prezzo è ancora la metà. Qualche settimana fa ha detto che l’oro poteva arretrare anche a 800 dollari l’oncia, ora dice che sotto i 1000 dollari è difficile che lo vedremo ancora. ‘Le azioni non sono terribilmente care’ e ci sono ‘ancora delle opportunità fino a quando i tassi d’interesse resteranno così bassi’. E lui punta ancora sul Sud-Est asiatico. E non a caso si è trasferito lì…

ROBERT PRECHTER. IL GRAFICISTA SEMPRE SULL’ONDA.
Per i seguaci dell’analisi tecnica del ramo ‘onde di Elliott’ e dintorni è una sorta di semidio. Per quanto messi di fronte allo stesso grafico difficilmente due graficisti di questa setta potranno fornirvi le stesse previsioni: uno vi parlerà magari di ‘rialzo storico’ e l’altro di ‘crollo epocale’. Bob Prechter se può annunciarvi crolli e sventure è comunque più contento anche perché la sua fama si deve soprattutto alla discesa di Wall Street del 1987 quando fu tra i pochi a prevederla. Anche se da allora ha previsto quasi come un disco rotto altri crolli epocali che non sempre si sono realizzati. Naturalmente aveva previsto anche l’ultimo ‘sciacquone’ e occorre riconoscere che a febbraio agli abbonati alla sua newsletter Elliot Wave International Precheter aveva consigliato di ricoprirsi più che tempestivamente. Poi a marzo di quest’anno ha previsto che il prezzo del petrolio al barile sarebbe andato a 10 dollari nel prossimo futuro ma da quando ha pronunciato queste parole l’oro nero ha iniziato a risalire vertiginosamente. Cose che capitano.
Ora è tornato a parlare come la Sibilla Cumana per dire controcorrente che il dollaro Usa non è da gettare via come molti investitori stanno facendo ma al contrario potrebbe essere la sorpresa dei prossimi mesi. Per il mercato azionario naturalmente è tornato a vedere nero e dovrebbe essere imminente ‘una nuova ondata di mercato orso simile a quella del 2008’ e per questo consiglia agli investitori di riporre tutti i loro averi nel cash prima che la tempesta arrivi. ‘Basta scegliere gli istituti più sicuri e sani e mettere il proprio denaro in Buoni del Tesoro. Personalmente non voglio essere investito in azioni, immobili o commodity e credo che il numero di fallimenti bancari sia destinato ad aumentare’. Sull’oro ritiene che si sia vicini a un picco e dice di non farsi ‘abbindolare’ da questo rally: ‘ora che il valore è quadruplicato in pochi anni tutti parlano di questo metallo prezioso e sta accadendo qualcosa di simile a quello che avvenne quando il petrolio raggiunse i 150 dollari al barile e anche allora si parlava di giacimenti in esaurimento. Poi sappiamo come è andata’. Se arriverà la ‘capitolazione finale’ (lui la chiama così) dei mercati, lui ne sarà felice. Think negative.

GEORGE SOROS, IL FILOSOFO FALLITO MA RICCO COME UN CRESO.
Fino a quando morirà (e anche oltre) verrà ricordato come l’uomo che ha messo in ginocchio la Banca d’Inghilterra, abbattendo la sterlina. Ma nelle sue scorribande finanziarie e speculazioni fatte con il suo hedge fund non si è risparmiato in verità nessuna azione o commodity o valuta. Dalla lira italiana al ringitt malese (e che gli ha procurato una condanna all’ergastolo in quel Paese se un giorno volesse ripetere il viaggio di Sandokan).
Da alcuni anni si è dato alla carriera di filantropo/filosofo con l’obiettivo di aiutare le nazioni emergenti a traghettare verso una società aperta non solo nel senso della libertà di commercio ma anche verso una maggiore tolleranza. Una sorta di benefattore dell’umanità. Continua comunque a seguire attivamente i mercati e non vede nulla di buono. Dice che entro il 2010 o il 2011 potrebbe verificarsi una nuova profonda recessione. ‘Gli Stati Uniti sono diventati un peso per l’economia globale e bisogna permettere la svalutazione del dollaro per consentire un aggiustamento del loro deficit’. Il secolo degli Stati Uniti è finito e sarà la Cina il nuovo Paese che secondo il finanziere si manifesterà rapidamente come leader del mondo. ‘Il mondo dopo la crisi dovrà trovare presto un nuovo sistema finanziario controllato, una seconda Bretton Woods’, dice. Prevedendo che, in conseguenza della crisi economica e finanziaria in corso, il mondo cambierà e la finanza internazionale dovrà essere sottoposta a più rigidi controlli. Intanto nelle scorse settimane ha fatto un po’ di shopping a Wall Street investendo 53 milioni di dollari sulle azioni della Ford Motor e incrementando del 50% i propri investimenti azionari da 4,2 miliardi di dollari a 6,2 aumentando la propria partecipazione in società come AT&T and Wal-Mart Stores ma anche in Potash Corp, la più grande azienda al mondo produttrice di cloruro di potassio che viene utilizzato soprattutto come fertilizzante. Chi non semina….

WARREN BUFFETT, IL SAGGIO SEMPREVERDE.
Di profeti e guru dei mercati finanziari ne esistono a bizzeffe. Ma nessuno può vantare un track record come quello di Warren Buffett che con la sua Berkshire Hateway ha messo a segno nell’ultimo ventennio un rendimento annuale di oltre il 18%. Le sue mosse sui mercati stimolano quindi grande attenzione e curiosità per quanto il saggio di Omaha ha sempre considerato poco più di carta straccia le previsioni sui mercati, i dati economici e le dichiarazioni degli economisti o lo mosse dei banchieri centrali. Recentemente è stato ospite alla CNBC e gli è stato chiesto quali sono gli investimenti di valore che consiglierebbe. Mentre molti guru prevedono nuovi scenari apocalittici, Warren Buffett ha mostrato fiducia nel futuro dicendo che l’ultima cosa che dovrebbe fare ora un investitore è tenere i soldi non investiti. ‘‘Worst investment you can have is cash’. Il cash insomma non è più king (il contrario di quello che dice Robert Prechter insomma). Una coerenza dimostrata anche delle sue ultime mosse che evidenziano lo shopping fatto nelle ultime settimane, da Exxon a Nestlè con un raddoppio della posizione in Wal-Mart Store. «Acquisto come se dovessero chiudere la borsa domani e non riaprirla più per i prossimi cinque anni» ha dichiarato. Consigliando ai piccoli risparmiatori che non hanno il suo fiuto di replicare il mercato con i fondi indice, dei banalissimi Etf. Il maestro della gestione attiva che consiglia al popolo la gestione passiva. Quando si dice vivere in tempi complicati.

NOURIEL ROUBINI, L’ECONOMISTA CHE VEDE COSE ‘TURCHE’.
E’ sicuramente lui il guru dei guru dell’ultimo quinquennio, avendo previsto più lucidamente di altri lo scoppio della bolla dei subprime e il rischio di collasso dei mercati. Professore di economia della New York University e anche presidente di RGE Monitor, una società economica specializzata in analisi finanziaria, è consulente (ascoltatissimo) di molte istituzioni finanziarie e governative americane. Di origine turca, ha studiato in Italia ma è negli Stati Uniti che ha fatto il ‘botto’, ricoprendo anche varie cariche al Dipartimento del Tesoro.
Ora, in verità, negli 9 ultimi mesi il suo ‘magic touch’ sembra aver smesso di funzionare come nel recente passato, predicendo più volte nuove sventure economiche e finanziarie che non si sono realizzate. Anzi… Lui comunque continua a vedere grigio, quasi nero, avvertendo sul rischio di una nuova crisi finanziaria che potrebbe investire i mercati internazionali. Secondo l’economista di origine turca la forte impennata delle borse e delle materie prime può rappresentare l’inizio di una bolla pronta a esplodere. ‘Quando la discesa del dollaro si fermerà l’inversione di marcia contagerà i mercati finanziari, dando origine a un altro pesante crac’. Secondo Roubini si sta formando la madre di tutte le bolle, quella sul dollaro. Molti investitori nel mondo hanno chiesto dollari in prestito a tassi zero negli Usa, per poi reinvestirli altrove e hanno sfruttato il rally dei mercati emergenti (come quello cinese) o delle commodity (come l’oro e il petrolio).
‘Quando ci sarà l’inversione, chi finora a speculato al ribasso dovrà disfarsi improvvisamente degli asset che ha acquistato, spingendo al ribasso i listini’ avverte. Intanto Roubini dimostra che fornire previsioni anche fosche è un bel business e ha recentemente inaugurato una nuova sede a Londra per fornire consulenza agli investitori su obbligazioni, commodity, valute e mercati. Finchè c’è guerra (e crisi) c’è speranza. Anche nel fare buoni affari nella difficile arte delle previsioni.

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