PER INVESTIRE? CI VUOLE CERVELLO. PAROLA DI CAMPIONI NELLO SPORT

Giovedi 22 maggio 2014 si è svolto all’ITForum di Rimini un dibattito a ingresso gratuito su “L’IMPORTANZA DELLA MENTE NELLO SPORT E NELLE SCELTE DI INVESTIMENTO” . In fondo a questa doppia intervista è possibile vedere il video della conferenza.
In vista di questo evento a cui ho partecipato come relatore ho avuto l’occasione di intervistare 2 grandi sportivi professionisti sul tema. 

intervista
L’intervista


C
osa possono insegnare ai trader due atleti di successo? Molto se si tratta di Stefania Passaro, ex cestista della Nazionale Italiana vincitrice di 6 Coppe dei Campioni e di Giacomo Leone, primo nel 1996 alla Maratona di New York (e ultimo europeo ad avere vinto la più famosa e importante di tutte le maratone disputate nel mondo).
Due campioni con una passione in comune: la finanza. Michael Jordan ha detto “Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che ho vinto tutto”.  Anche in Borsa,  concordano i due campioni,  imparare dai propri errori è fondamentale come vi appresterete a leggere nelle righe seguenti di questa stimolante intervista doppia.

michael-jordan

 

Roberta Rossi: Stefania tu la finanza l’hai sposata. Tuo marito è un promotore finanziario e anche tu dal 1997 ti occupi di consulenza finanziaria. Dal 2011 sei anche tu promotrice finanziaria di Sofia Sgr   hai tra i tuoi clienti molti atleti professionisti. Sono investitori con esigenze particolari?

Stefania Passaro Gli atleti hanno la necessità di impiegare bene il denaro che guadagnano spesso fin dalla più giovane età e per un arco di tempo tutto sommato breve, perché è con quel denaro che dovranno affrontare gli anni critici del dopo carriera. Lo sport li assorbe quasi completamente, sono consapevoli di aver bisogno di una consulenza finanziaria mirata ma non sapendo a chi rivolgersi spesso delegano persone professionalmente non qualificate o con palesi conflitti di interesse.

Stefania Passaro

 

Giacomo anche tu ti sei trovato a decidere molto presto come impiegare al meglio i frutti della tua carriera. Hai vinto la maratona di New York a 25 anni.

Giacomo Leone All’inizio pensavo di poter fare tutto da solo: allenarmi e dedicarmi al trading. Poi ho capito che investire mi portava via troppe energie e ho preferito appoggiarmi a una società di consulenza indipendente che tu conosci bene visto che ne fai parte. E’ stata una liberazione: il trading era diventato un’ossessione. Stavo collegato tutto il giorno, chiuso in casa, perché allora non c’erano tablet e iphone, e questo mi creava stress oltre ad avvelenarmi la vita sociale. Io dovevo essere concentrato sullo sport e ottenere un livello medio alto di risultati se volevo continuare a guadagnare. Così da trader concentrato sulla gratificazione immediata dell’operazione sono diventato investitore. Ho puntato alla gallina domani rispetto all’uovo oggi. E lo dico con cognizione di causa visto che ho conosciuto un sacco di persone comuni che si sono bruciate i risparmi mediando sempre al ribasso pur di non ammettere i propri errori.

Giacomo Leone glam

Le perdite per gli investitori pesano più dei guadagni come insegna la finanza comportamentale. Anche per gli atleti le sconfitte pesano più delle vittorie?

Stefania Passaro Le sconfitte servono per imparare a fare tutto ciò che serve per evitarne altre. Gli atleti migliori usano immediatamente il peso della sconfitta per rimbalzare dal fondo più in alto di prima.

Giacomo Leone Quando si perde una gara bisogna sapersi mettere in discussione e fare autocritica. Cosa non ha funzionato? Puoi aver perso perché gli altri atleti erano più bravi e allora ti devi allenare di più. Ma nella maggior parte dei casi perdi perché non hai usato bene la tua mente. In gara se al colpo di sparo sei convinto di vincere hai già perso in partenza.

La famosa “overconfidence” di cui sono vittime anche alcuni investitori. Come una certa fissazione, nota come snike bite effect, a non voler prendere più in considerazione un investimento su cui in passato hanno perso. Anche gli atleti si fissano sul fatto di non voler più un allenatore o uno sponsor o pensano che un determinato luogo gli porti sfortuna?

Stefania Passaro Gli sportivi di successo sono maniacalmente metodici, amano mettere a punto rituali sempre uguali che li aiutano a evitare al minimo le sorprese e a trovare immediatamente la concentrazione: un certo modo di allacciarsi le scarpe, una sequenza di gesti; e questo a volte viene scambiato per superstizione anche quando non lo è. Se perdono fiducia in un allenatore, non è mai per un singolo episodio ma per una serie di scelte che non condividono più. Un po’ come gli investitori. Ma gli atleti sono molto più flessibili di certi clienti nell’ammettere di dover cambiare il “rituale” che non ha portato beneficio.

Avere il coraggio di svoltare, di dare un nuovo orizzonte alla propria vita. Tu Giacomo ne sai qualcosa …

Giacomo Leone Nel 1995 ho vinto la maratona di Venezia. L’anno dopo gli organizzatori della competizione mi offrirono 12 mensilità del mio stipendio come poliziotto per partecipare l’anno successivo. In quell’anno si correva anche la Maratona di New York:  mi offrirono solo due biglietti aerei e nessun gettone di presenza. Scelsi l’“American Dream”. Quell’anno gareggiavano maratoneti fortissimi. Dissi “Se arrivo tra i primi dieci sono contento”. Invece vinsi. E la mia carriera decollò.

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Stefania in un’intervista hai detto che i calciatori sono gli atleti che più frequentemente sono peggio consigliati relativamente ai loro investimenti. Qual è la ragione?

Stefania Passaro I calciatori vivono anni dentro una bolla spazio-temporale completamente avulsa dal mondo reale, abituandosi ad un tenore di vita difficilmente sostenibile nel dopo carriera. In campo finanziario temono di mostrarsi inadeguati a gestire le proprie fortune e demandando ai loro agenti qualsiasi contatto con l’esterno. Atleti di altre discipline guadagnano di meno e proprio per questo è meno frequente che perdano il contatto con la realtà.

L’emotività tira brutti scherzi agli investitori. Anche negli atleti l’emotività è un punto debole?

Stefania Passaro Nei primi anni in cui il basket è stata la mia professione mi capitava spesso di far dipendere le mie prestazioni in campo dal mio feeling fuori dal campo con le compagne di squadra, dai voti a scuola, dal fidanzato o dal tipo di pubblico sugli spalti. Non avevo ancora messo a fuoco in modo permanente che tipo di giocatrice volevo essere a prescindere da tutti questi fattori. Un po’ come un investitore che non avendo obiettivi definiti, una strategia chiara e un tempo ragionevole davanti, si faccia influenzare dall’esito della singola “partita” assolutizzandola, ingigantendone l’importanza, finendo per essere vittima dell’istinto, dell’euforia o del pessimismo dei mercati. Inseguire la performance nel breve termine gli fa perdere di vista l’obiettivo che non è vincere la partita ma il campionato. Investire bene ha molto a che vedere con la padronanza e la consapevolezza di sé, con l’autodisciplina e il saper mettere in prospettiva gli eventi, tutte cose che lo sport insegna.

stefania passaro

Giacomo Leone E’ tutta una questione di testa. Devi conoscerti molto bene se vuoi vincere. Nella maratona per esempio devi imparare a rallentare la corsa quando stai bruciando troppo calorie. Se no al trentesimo chilometro sei finito. E ci sono ancora 12 chilometri al traguardo.  L’importante è arrivare a fine corsa, non essere il primo al trentesimo chilometro. Vale anche per chi investe.

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Clicca qui per vedere il video della conferenza

 

 

 

 

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