PERCHE’ LA STRATEGIA DEL “BOIA CHI MOLLA” IN BORSA E’ PERICOLOSA

Qualche nostro cliente si ricorderà del titolo Trevi Finanziaria che per molto tempo è stato nei nostri portafogli azionari italiani, regalando guadagni stellari anche a 3 cifre. Poi il segnale di vendita, qualche operazione sul titolo di non grande rilievo e la scomparsa dai radar dei nostri segnali oramai da molto tempo.

Basta peraltro guardare l’andamento del titolo per comprendere che casino è successo a Cesena e dintorni. Difficoltà nel settore dell’estrazione petrolifera dove tutte le major stanno tagliando di brutto gli investimenti (si guardi anche cosa è successo a Saipem) , problemi seri su una commessa dove la società ha emesso un warning determinato da costi di natura straordinaria per il completamento di una commessa della controllata Drillmec relativa ad impianti offshore e fuga dal titolo. Dove lo scorso anno a un prezzo più che doppio rispetto a quello attuale una società facente capo al Tesoro italiano aveva sottoscritto un aumento di capitale (il Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti) per “investire in eccellenze Italiane con ampio potenziale di crescita e di sviluppo internazionale”.

E qui il discorso sarebbe lungo e meriterebbe un giorno un approfondimento perché di casi curiosi di investimenti con i soldi pubblici in “eccellenze” che poi non “eccellono” nei bilanci ce ne sono una moltitudine.

Il grafico di Trevi Finanziaria (un’azienda che fino a quando abbiamo consigliato ci ricordiamo comunque come sana e con brevetti interessanti e che non era impossibile capire comunque che si trovava in una fase del ciclo che diventata difficile con tutto quello che stava succedendo al mercato petrolifero) è comunque impressionante.

Da 2 a 12 euro e ritorno in 10 anni. L’anatroccolo è diventato un bellissimo cigno bianco per poi ritornare a essere un cigno nero.

trevi

Una cattiva pubblicità per coloro che vedono l’investimento in Borsa come una tranquilla passeggiata dove basta “comprare e tenere” e avere nervi saldi e lungo periodo davanti per diventare ricchi. Quelli che sostengono che il “market timing” non è importante e che se compri le Trevi Finanziaria nel 2005 o nel 2008 poco importa come se entri sui mercati finanziari poco prima o dopo un crollo.

Non siamo di questo parere come è noto e infatti i nostri portafogli consigliati (di azioni, fondi o Etf) non sono statici e basati su questo assioma che è il cardine su cui si basa buona parte della consulenza finanziaria dove la “cura” fornita è una valigetta di medicine. “Prendile un po’ tutte, diversifica e poi vedrai che nel tempo dovresti stare un po’ meglio se avrai la capacità di seguire questa cura per qualche decennio”. E pazienza se chi consiglia questa ricetta è in “leggero” conflitto d’interessi visto che ciascun produttore del medicinale ogni mese gli invia dei soldi se ha convinto il proprio cliente a restare investito. Così va il mondo. Soprattutto in Italia.

Peraltro se si guarda il grafico sottostante si potrà vedere che quello che può succedere a un titolo può accadere anche a un intero comparto o settore. Questo sottostante per esempio è il grafico di un Etf sulla Borsa brasiliana ed è molto simile la sorte che è toccata negli ultimi anni a chi aveva una parte fissa o semifissa investita sul mercato “emergente” latino-americano. Dal 2011 a oggi l’Etf è passato da 32 a 11,5 con una perdita del -65%. Una triste samba…

bovespa

 

E vi è da osservare che questo curioso fenomeno che i mercati possano salire ma anche scendere e il “compra e tieni” o il “diversifica e sarai felice” perché nel lungo periodo tutto può avere qualche controindicazione si osserva anche nel settore obbligazionario dove nonostante il segmento dei “mercati obbligazionari emergenti” venga da molti guru, esperti e gestori spiegato da diversi anni come fra i più interessanti e ricchi di opportunità possa poi invece verificarsi che scenda e l’ETF (DE000A1JB4Q0)  di questo comparto (Obbligazionari Paesi Emergenti Valuta Locale) scendere in modo non trascurabile. Di oltre il 25% dal 2013.

barcap

Quello che sta accadendo a questi titoli o comparti non è nulla di strano e fa parte delle regole del gioco.

Basta conoscerle. E per questo motivo nella consulenza finanziaria indipendente che forniamo ai risparmiatori abbiamo deciso di tenere conto di queste situazioni. A ciascun investitore può capitare di trovarsi con un investimento in forte perdita e naturalmente non esiste nessuna strategia che può impedire di trovarsi in rosso.

discesa-borse

E’ possibile però avere una strategia per gestire anche queste fasi (che vada oltre la “speranza”) e tenere in maggior…conto quello che suggeriscono i mercati: quali sono i settori o titoli “in” e quelli “out”. Questo naturalmente non significa che non si chiuderanno anche operazioni in perdita o si attraverseranno fasi negative ma nel tempo (e molto meno del “Tempo” invocato dai sostenitori del “fritto misto”) si potranno avere rendimenti migliori e minori perdite complessive nelle fasi avverse. C’è sempre un prezzo da pagare.

Questo è secondo noi quello più conveniente. Vendere velocemente, in perdita e senza aspettare che crollino i titoli, i settori, i paesi che smettono di incontrare il favore del mercato. Si faranno anche movimenti sbagliati, falsi segnali, ci saranno periodi in cui ci si pentirà per non aver seguito un approccio tradizionale. Ma nel tempo un approccio attivo e basato su strategie come quelle seguite da SoldiExpert SCF ha dimostrato di produrre risultati migliori come è dimostrato anche da un’ampia letteratura accademica.

Meglio fare tanti piccoli errori e salvare il capitale che una strategia da “duri e puri” qualsiasi cosa accada: si rischia di tenere il portafoglio fermo per anni scommettendo che la tenacia e la perseveranza saranno un giorno premiate.

 

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