PERCHE’ LE TORTE SONO UNA CA…VOLATA PAZZESCA

Lo confesso odio le torte: no non quelle fatte in casa, quelle mi piacciono (soprattutto se non le faccio io, visto che ho una percentuale di successo del 20%, ovvero una su cinque mi viene bene). Sono le torte pubblicate sui giornali finanziari che non mi piacciono. Come questa per intenderci (ma ce ne sono milioni perché tutti i giornali finanziari le pubblicano) che ho visto recentemente all’interno di un pezzo intitolato “RICETTE Tre menu da replicanti: piatti facili e per tutti i palati”.

Torta

 

Questa non è una torta buona come quella della nonna perché da un peso predefinito e statico alle varie asset class (tot di azioni africane, tot di azioni Usa, tot di Giappone…) in un mondo come quello finanziario che

– Muta continuamente
– Di volta in volta da un premio al rischio diverso a ciascuna di queste componenti del portafoglio, ovvero agli ingredienti della torta.

Il “fritto misto”, è buono solo quello del ristorante
La torta suggerita è un po’ un “fritto misto” finanziario: si inserisce tutto e il contrario di tutto, l’oro come le Borse, i paesi emergenti e quelli sviluppati, l’America e l’Europa, le obbligazioni societarie in dollari e anche quelle in euro. E ogni volta che viene composta se si va a vedere bene il gestore “furbetto” cambia qualche pezzo: guardate per esempio il peso in questo delle azioni dei Paesi Emergenti… Uno o 2 anni fa il consiglio sarebbe stato probabilmente un peso superiore. Ed è inutile ricordarvi che nell’ultimo anno e mezzo le azioni dei paesi emergenti (come le obbligazioni) hanno avuto un andamento molto deludente.

Ben che vada l’investitore che segue questa torta guadagnerà come il mercato se si verificano le seguenti ipotesi

– i mercati salgono
– la capitalizzazione delle varie Borse suggerite sale alla stessa maniera o come singole componenti (il Giappone sale dell’x% come l’America, l’Europa e l’Africa) o complessivamente (il mercato sale il 3%, le azioni africane che pesano per il 2,5% sul portafoglio perdono il 3% e le azioni Asia che pesano sempre per il 2,5% guadagnano il 9%).

Ma se il mercato non sale? Che ne sarà della torta? E se sale ma premia in modo molto più importante alcune componenti come le azioni africane a cui è stato dato un peso basso all’interno del portafoglio? E se i paesi emergenti da cui dipende a livello azionario il 10,5% del portafoglio crollano? L’investitore perderà molto più del mercato.

Specularmente se il mercato dovesse invece salire ma non in modo omogeneo ovvero secondo l’impostazione della torta il risparmiatore perderà opportunità di guadagno. Se le Borse europee dovessero fare molto meglio di quella americana o dei Paesi Emergenti questo investitore sarà comunque investito per massimo il 15% del portafoglio. E non un grammo di più.

La diversificazione? Una protezione contro l’ignoranza
Se una di queste componenti della torta fa molto meglio o molto peggio di un’altra l’investitore perderà nel primo caso la possibilità di guadagnare più del mercato e nel secondo caso (diverse componenti fanno peggio del mercato) otterrà un risultato inferiore.

Queste torte (che non forniscono solo i giornali finanziari ma la stragrande maggioranza delle banche e dei promotori finanziari) danno al portafoglio dell’investitore una corazza rigida non in grado di adattarsi alle varie stagioni dei mercati. Le Borse scendono? Rimani comunque investito con la ricetta del CorrierEconomia (o chi per lui) con il 54% del tuo capitale sui mercati finanziari. Mi chiedo che senso abbia anche per un investitore aggressivo mantenere stabilmente un’esposizione al mercato azionario anche quando questo cambia direzione e da rialzista diventa ribassista.

O forse queste torte sono una “protezione contro l’ignoranza” per dirla con Warren Buffett, il guru dell’analisi fondamentale che ha fatto dello stock picking il suo credo? La selezione dei titoli è premiante secondo Buffett, non la diversificazione.
Se metto un po’ di tutto in portafoglio, qualcosa andrà bene. O se qualcosa andrà male visto che ho messo un sacco di temi di investimento ci sarà qualcosa che andrà bene. Ma siamo sicuri che questo ragionamento regga a qualsiasi stagione dei mercati?

Cosa c’è che non va nel concetto di diversificazione? Che in Borse in picchiata non serve a nulla. Lo abbiamo visto nella crisi del 2007-2008 quando il mercato che ha perso meno ha lasciato sul terreno il 40% medio! Come si vede nel grafico sotto tratto da Plus del Sole24Ore durante la crisi economica le Borse mondiali hanno avute tutte un andamento pesantemente ribassista e a poco sarebbe servito avere in portafoglio un pezzo di ciascuna di esse. Si sarebbe perso tanto e comunque.

 

Borse nei ribassi

 

La famosa torta dell’investitore fatta nel 2007 mettendo dentro un po’ di Italia, un po’ di Stati Uniti, un po’ di azioni inglesi, un po’ di Cina e un po’ di Germania avrebbe comunque bruciato buona parte dei risparmi. E per recuperare poi la perdita subita sarebbe stata necessaria una risalita di quasi il 100%!

Poi però le Borse hanno svoltato nel marzo 2009 ma anche nella fase di rialzo hanno iniziato a salire in ordine sparso. Anche in questo caso la diversificazione non sarebbe stata premiante perchè avrebbe ridotto le opportunità di guadagno dell’investitore.

Dopo decenni di esperienza sui mercati finanziari siamo giunti alla conclusione che un approccio statico all’investimento sia la ricetta peggiore che si possa consigliare a un investitore. Ragione per cui quando leggiamo di “torte” per gli investitori come ai tori quando vedono il rosso ci monta il nervoso 🙂

Capisco che c’è ancora in molti risparmiatori il sogno dei titoli da mettere nel cassetto, che le torte (fatte per di più con un Etf per ciascun asset come si consiglia nell’articolo del CorrierEconomia) siano un modo “facile” per risolvere il problema dell’investimento una volta per sempre (compro quei 18 Etf consigliati nelle proporzioni suggerite e non mi tocca movimentarli), ma la realtà è maledettamente più complessa. E ignorarlo può costare caro, molto caro se si seguono queste ricette sulla propria pelle.

Panta Rei
Viviamo in un mondo che cambia continuamente come spiega bene questo grafico che mostra come nel 1938 la vita media delle aziende americane a maggiore capitalizzazione era di circa 80 anni e oggi siamo a meno di 20

 

Vita media aziende S&P

 

Secondo il “Copenhagen Institute for Futures Studies” i prossimi 50 anni vedranno nel mondo più cambiamenti di quanti ne abbia vissuti l’umanità negli ultimi 5000 anni. Dall’agricoltura alla sanità, dall’energia all’informazione.

E in un mondo che cambia continuamente non si puo’ pretendere di avere un approccio statico. E nemmeno di avere un po’ di tutto in portafoglio perché il mercato è diventato sempre più selettivo.

Un approccio moderno all’ investimento non può che essere
– attivo
– focalizzato

Focus

 

Ma questo è un approccio difficile! Per questo non è “per tutti”. E non ci metto dentro solo i risparmiatori tra questi “tutti” ma anche banche, reti di vendita, consulenti finanziari, indipendenti e non.

Cotto e mangiato
Che poi sarebbe anche sensato che il risparmiatore sedotto dalle torte come quelle che mi ha segnalato un risparmiatore folgorato da quelle pubblicate sul sito del Sole24Ore su un pezzo dedicato al “Come vivere di rendita” potesse chiedere agli esperti intervistati: ma voi che consigliate queste ricette come avete affrontato i mercati degli ultimi cinque, dieci e quindici anni? Mi fate “assaggiare” un po’ delle vostre reali performance passate? No sa visto che qui non si tratta della torta di mele ma dei miei sudati risparmi…vorrei vedere qualche track record. Perché se parliamo di torte da mangiare basta il libro della Benedetta Parodi (“Cotto e mangiato” 1,5 e mezzo di copie vendute, una anche a me, anche se nonostante la piacevolissima lettura in cucina non ho “svoltato”).

Quando si tratta di torte in cui devo investire i miei risparmi, è un po’ diverso. Il giornale non basta e i consigli “now and forever” lasciano il tempo che trovano. A meno di non voler fare la fine di un piatto della Parodi: “Cotto e mangiato”.

Quando si investe, occorrono ben altro che i portafogli statici e le torte! Serve una strategia attiva, dinamica e flessibile. E’ questo che crediamo. E che facciamo quotidianamente nel prenderci cura come SoldiExpert SCF dei patrimoni dei nostri clienti.

Quante società, consulenti, banche, promotori o società di gestione conoscete che ogni settimana si mettono come noi a fare questo lavoro di confronto e suggeriscono eventuali movimenti e switch fra i vari strumenti di investimento?

Un approccio al mercato attivo e focalizzato come quello seguito da SoldiExpert SCF è finanziariamente più impegnativo per chi lo promuove e per chi lo segue di uno statico. Per chi lo promuove significa analizzare migliaia di investimenti alternativi. Per il cliente che lo segue significa movimentare di più il portafoglio e anche chiudere in perdita un maggior numero di operazioni (anche il 50%!). Psicologicamente non è né facile né “per tutti”. Ci vogliono costanza e disciplina, tenacia e pazienza, doti molto più diffuse tra gli atleti che non tra gli investitori.

Il premio che si può ottenere a fronte di questo approccio è naturalmente significativo. Dal 2002 a oggi nonostante anni per i mercati azionari “disgraziati” il rendimento annuo medio sull’azionario dei nostri portafogli è stato, infatti, del 9% (addirittura del 12% sull’azionario Italia) con un rischio fatto correre ai nostri clienti inferiore della metà alla volatilità sul mercato. Nello stesso periodo il rendimento medio annuo del mercato azionario è stato del 2%. E anche sul mercato obbligazionario nello stesso periodo abbiamo sovraperformato il mercato sia come rendimenti che come controllo della volatilità.

Lavorare (non ci) stanca
Non è facile nemmeno per noi seguire questo approccio attivo e focalizzato. Una società di consulenza finanziaria che come SoldiExpert SCF segue questo approccio deve

– monitorare ogni settimana (non tre o quattro volte l’anno come fanno altri) migliaia di investimenti alternativi (e non poche decine di asset)
– classificarli in base a determinati indicatori testati nel tempo in base alla loro forza relativa
– dare ai clienti molti più segnali operativi
– aggiornare le loro posizioni
– far comprendere pro e contro di questo tipo di approccio e fare educazione e formazione finanziaria continua: se a un investitore devi raccontargli la favola del “compra e tieni” è molto più facile
– investire in ricerca e sviluppo

E’ una lavoro molto complesso, time consuming (ovvero porta via molto tempo), costoso, possibile grazie a investimenti che da oltre un decennio facciamo in tecnologia e risorse umane (Fortunatamente non abbiamo mai avuto bilanci in forte perdita come alcuni estensori delle torte).

Quella di SoldiExpert SCF è anche una strategia commercialmente rischiosa: quando metti i clienti in difesa facendoli stare in liquidità ci sono mille sirene pronte a sedurli e portarteli via. Il ragionamento di alcuni (pochi per fortuna) è il seguente: che senso ha pagare un consulente che non mi da segnali?

Un senso ce l’ha eccome. Sono i momenti in cui cerchiamo di evitare questo:
il knock out, un colpo talmente forte al proprio patrimonio causato da un ribasso così forte delle Borse che il risparmiatore non si riprende più.

Mi rendo conto che forse non spieghiamo abbastanza l’enorme lavoro che c’è dietro le strategie operative di SoldiExpert SCF e quanti investimenti abbiamo sostenuto negli ultimi decenni per stare al passo con i mercati e per selezionare gli investimenti più interessanti per i nostri clienti, ma di una cosa sono sicura: investire non è un’operazione “facile” e “per tutti”.

E di un’altra cosa sono sicura: i risultati che abbiamo fatto realizzare ai nostri clienti oramai in oltre 13 anni di attività solo come SoldiExpert SCF non sono frutto del caso ma di un metodo. Che non sarà naturalmente perfetto (ci possono essere falsi segnali, operazioni in perdita anche consecutive, mesi in cui abbiamo rendimenti peggiori del mercato) ma si è dimostrato molto robusto consentendo a chi l’ha seguito nell’orizzonte temporale corretto di guadagnare realmente molto di più dell’andamento dei rispettivi mercati, rischiando molto di meno.

Per investire nel tempo con successo occorre avere una strategia ed essere preparati sia a guadagnare che a perdere, operando in modo flessibile e con una logica differente di quella che poteva valere 20 o 30 anni fa.

E una torta colorata pubblicata su un giornale vale quello che costa: 1,40 euro, il prezzo del quotidiano.

 

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