MAI PIU’ PERDITE IN BORSA? PAOLO UCCELLO E LA LEZIONE DEL DRAGO

Questo articolo è il quinto di una serie di articoli dedicati alla finanza vista da un angolazione particolare: quella dell’Arte. L’articolo precedente si può leggere a questo indirizzo  l’articolo successivo si può leggere cliccando qui. 

 

 

Il nemico dentro di noi

Brutta cosa perdere in Borsa. E ancor più vendere in perdita. Come mi ha ricordato recentemente un amico che ha ancora in portafoglio dopo dodici anni azioni della new economy su cui registra perdite del 70%. E’ capitato anche a voi? E che decisioni avete preso su questi investimenti? Forse non quelle giuste.

Del resto secondo il Prof. Paolo Legrenzi, Professore Straordinario di Finanza Comportamentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, “La nostra testa è fatta male, le nostre emozioni, i nostri pensieri non sono costruiti bene per gestire da noi i nostri soldi”. La teoria economica classica parte dal presupposto che gli investitori siano perfettamente razionali. Non è così. Almeno secondo la finanza comportamentale, una scienza nata una trentina d’anni fa a cavallo tra economia e psicologia, e che nel 2002 con il premio nobel a Daniel Kahneman, è stata definitivamente riconosciuta come una branca fondamentale della psicologia cognitiva.

Tu chiamale se vuoi emozioni

Dunque secondo la finanza comportamentale non siamo bravi a gestire i nostri soldi per via delle nostre emozioni. Che non ci portano a compiere sempre scelte ottimali. “Per esempio – spiega Legrenzi – soffriamo più per una perdita più di quanto riusciamo a gioire per un guadagno equivalente. Si chiama effetto dotazione: una cosa vale di più quando la perdiamo”. Ma l’avversione a vendere in perdita può trasformarsi una trappola. Pericolosa. Il rimpianto e l’orgoglio giocano un ruolo fondamentale. E pur di non ammettere la sconfitta e dare una svolta ai propri investimenti molti investitori preferiscono figurarsi il mercato così. Come una ruota che gira.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marc Chagall La grande ruota

Come “La grande ruota” di Marc Chagall, che si propone come artista e uomo di fede chassidica, di offrire una visione ottimistica e lieta dell’esistenza. Se il mercato azionario è come nel dipinto di Chagall una ruota che gira, basta avere fede, basta aspettare, e i prezzi si rivedono pensano molti risparmiatori. Purtroppo non sempre è così.

Le persone invecchiano (e gli investimenti pure)

L’altro giorno ho incontrato il mio amico, quello che fa il chirurgo estetico. Mi chiede “Allora come va sta Borsa?” Rispondo “Benissimo”. Nell’ultimo anno sono rimbalzati pure i gatti morti (pensavo alla Borsa di Atene). “Ma perché io sulle azioni che ho perdo ancora il 70%?” Il mio amico è uno di quelli che è entrato in Borsa ai tempi della…

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