PERDO DI BRUTTO…TENGO TUTTO?

Piove, guarda come piove, guarda come viene giù…’. Così cantava Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti e questo motivetto da un po’ di tempo fischia nella testa degli investitori che assistono sgomenti alla discesa delle azioni persistente, continua, quasi senza soste.

La nostra strategia è ancora quella di stare ‘leggeri’ e a ‘dieta’ sul fronte azionario e questo ci ha evitato in queste settimane di prenderci ulteriori mal di pancia, incassando perdite molto depotenziate visto la bassa o nulla esposizione all’azionario. Ciò nonostante nei rapporti che abbiamo con la clientela è talvolta riaffiorato un vecchio discorso che sempre fa capolino.

Come comportarsi nei confronti di titoli che noi abbiamo consigliato di vendere o che oggi non sono in alcuno dei nostri portafogli mentre invece l’investitore li ha ancora in posizione? Tenerli, perché ‘più di così non possono scendere’? Chi ci segue da tempo, ci legge e ci conosce sa cosa abbiamo sempre detto e consigliato sull’argomento. Vendere e adeguarsi. Punto. Noi non abbiamo la sfera di cristallo e possiamo sbagliarci. E i titoli che consigliamo di liquidare, magari, poi possono schizzare all’insù come dei cobra dalla sacca dell’incantatore di serpenti.

Ma il nostro consiglio vuole essere qualcosa di non totalmente emotivo. E basato non sull’attaccamento alle proprie opinioni. Ma su delle considerazioni basate sull’analisi fondamentale e/o quantitativa che nel tempo hanno dimostrato di valere qualcosa, facendoci ottenere nel tempo un risultato ben superiore a quello ottenuto dai mercati. Una strategia.

Chi vuole tenere in portafoglio un titolo su cui perde il 40, 60, 80% lo fa perché ha una strategia o una speranza? Nella maggior parte delle volte predomina il secondo aspetto: l’attaccamento emotivo alle scelte passate.

L’idea che vendere in perdita significhi in modo definivo accettare una perdita e consolidarla mentre mantenere la propria posizione aperta è considerata una via meno indolore. Una porta aperta verso il futuro. Se non si liquida, non si perde nella realtà. E poi il titolo o i titoli azionari incriminati non è che possono scendere all’infinito. Nel medio-lungo periodo dicono tutti che la Borsa e le azioni…. bla, bla….

Il caso della banca ‘solida e sicura’…

La maggior parte dei nostri Clienti ci arriva dal passaparola. Clienti che ci segnalano altri Clienti. Amici che ci segnalano altri amici. Due incontri significativi dell’ultimo anno vale la pena raccontare per descrivere questa ‘sindrome dei prezzi di carico’ che colpisce persone di tutte le età, professioni e località geografiche.

Nel primo caso che vi raccontiamo a contattarci è una distinta signora del Nord Est che insieme alla figlia vuole incontrarci di persona. Parliamo di oltre un anno fa. Famiglia di imprenditori che negli anni passati ha accumulato un discreto gruzzolo che ha investito in parte nella potente banca locale. Che negli anni passati ha dato grandi soddisfazioni ai suoi azionisti moltiplicando le quotazioni.

Comprare e vendere ha dato soddisfazioni ma ora che la banca ha scelto di fondersi con un’altra e il titolo ha perso molto terreno. Il management parla però di grandi prospettive di crescita, incremento degli utili e dei dividendi. E se lo dicono loro… Si acquistano titoli su titoli, si accumula una posizione molto forte su questa banca. Più il titolo scende, più si incrementa la posizione. Fino a detenerne nell’ordine dei milioni di euro. Non stiamo mica a scherzare. Ma il titolo non risale, anzi scende. Il management rassicura.

Quando incontriamo questa famiglia il titolo vale intorno ai 16/17 euro. Il prezzo di carico medio è sopra i 20 euro. Ci viene chiesto cosa fare e studiare questa banca per dare un parere. Lo diamo: vendere tutto. ‘Ma come, se vendiamo perdiamo…’! ci viene obiettato. Gli spieghiamo che il trend del settore ci sembra decisamente negativo, la banca non eccessivamente patrimonializzata, le minacce superiori alle opportunità, alcune partecipazioni delle cambiali in bianco…

Tornano a casa dicendo che ci faranno sapere, che devono parlarne in famiglia. Ma c’è delusione per il nostro responso. Chi viene da noi per un consulto vorrebbe forse che fossimo come degli ‘sciamani’ capaci di guarire con pratiche non tradizionali patrimoni azzannati dall’Orso, facendo lievitare i corsi dei titoli già detenuti e dando una parola di speranza. Non certo rimettere in discussione troppo le scelte passate.

Non abbiamo più notizia di questa famiglia di imprenditori del Nord Est. Ma abbiamo tutte le ragioni di ritenere che abbiano mantenuto la posizione su quella banca. ‘Non può scendere più di tanto e poi in banca dove siamo anche Clienti ci hanno spiegato che i prezzi attuali non rendono giustizia al vero valore del titolo…’ ci viene detto.

Oggi quel titolo vale intorno ai 5 euro e mezzo. Ne valeva poco più un anno fa 16/17 euro. Ha perso ancora un 66%. Eppure non avrebbe dovuto perdere molto secondo il cosiddetto buon senso visto che già era sceso da 24 a 16/17 euro…

Un altro incontro del genere: ‘più di così questo titolo non può scendere’…

Questa volta a chiedere un nostro consulto è un imprenditore giovane di quelli della New Economy, del centro Italia. Un ragazzo simpatico e brillante. Che qualche anno fa ha venduto la sua azienda a una società quotata, ricevendo in cambio non soldi ma un bel pacco di azioni della società quotata. In valore rispetto al momento della transazione parliamo di molti milioni di euro. Veramente tanti. La società ha grandiosi progetti per il futuro che dovrebbero far salire il titolo. Un po’ di azioni le liquida giusto per far cassa e concedersi qualche sfizio oltre a finanziare altre sue start up. Ma una bella fetta della partecipazione la mantiene. Peccato che il titolo nonostante report entusiastici di alcune banche d’affari non decolli. Anzi… Inizia a precipitare.

In un anno dai 6 ai 2 euro e poi ancora sotto. Ci contatta per avere un parere. Vuole sapere cosa ne pensiamo del titolo, se possiamo valutarlo approfonditamente e dirgli qual è il vero valore di questa società. Il suo sospetto non confessato è che dietro la discesa del titolo ci possa essere dietro forse la stessa società che magari col titolo crollato si porterà via la società con un’opa da quattro soldi. Nei movimenti di ‘internal dealing’ risulta che alcuni amministratori abbiano iniziato ad acquistare i titoli della propria società, avviando anche una denuncia contro ignoti per le sospettate manovre speculative al ribasso sul titolo.

Prima di lanciarci in studi approfonditi ci prendiamo qualche giorno per informarci su questa società, sul management, sulle operazioni condotte e dare un parere preventivo. La società opera in un settore interessante? Ha veramente un valore aggiunto e una strategia superiori? Il management è credibile? Brucia o crea cassa?

Ci vuole poco per capire che a dispetto di quanto dica lo ‘specialist’ (una banca d’affari tedesca) che emette report con target price imbarazzanti non stiamo parlando qui di seta ma più di stracci. Anche qui sono più le cose che non ci convincono di quelle interessanti (le perdite pregresse!). Meglio lasciar perdere.

Con grande correttezza (siamo un po’ troppo onesti anche se economicamente non è molto vantaggioso) diciamo al nostro amico imprenditore che è inutile affidarci una più costosa e indagine analisi. Dalle carte che abbiamo visto se fossimo al tavolo del poker avremmo già deciso di non giocare più, alzandoci. Anche se siamo ‘sotto’… Non è proprio così che la pensa il nostro giovane imprenditore che ci ripete la solita solfa: ‘Ma il titolo ha già perso in un anno oltre il 70%! Ci sono anche dei fondi d’investimento con gestori bravi posizionati sopra con quote importanti… Mica può sempre scendere questo titolo: più giù di così dove può andare l’azione..’.

Pochi mesi dopo quest’ultimo colloquio il titolo vale meno di 0,30 centesimi. Aveva perso il 70% e in pochi mesi ne ha perso ancora l’85%! Nelle ultime settimane è intervenuta anche la Consob contestandone i bilanci, giudicandoli non attendibili.

La trappola mentale più grande…

Vi abbiamo raccontato questi 2 casi non per dirvi ‘quanto siamo belli, quanto siamo bravi’ visto che anche noi commettiamo errori come tutti coloro che investono (e che si chiamino Warren Buffett o George Soros o Mario Rossi e l’unica differenza è la percentuale di operazioni sbagliate) ma per rendere più chiaro il concetto che ragionare sulle azioni in base al ‘prezzo di carico’ e al fatto che ‘più di così non possono scendere’ oppure ‘perdo così tanto che non conviene modificare il mio portafoglio: meglio attendere tempi migliori’ è una trappola mentale spesso molto pericolosa. Le vere domande che dovrebbe porsi un investitore consapevole sono:

• ‘qual è la strategia che è alla base delle mie scelte: ce n’è una o quella del signor Speraindio?’;

• ‘Con l’eventuale ricavato dalla vendita sarei poi disposto a muovermi secondo una strategia senza più ripetere gli errori del passato?’; • ‘Questa strategia nel tempo ha dimostrato di essere migliore della mia e del mercato?’;

• ‘Sono sufficientemente informato sui miei investimenti; le ragioni che mi hanno portato a fare determinate scelte passate sono sempre valide o è mutato in maniera significativa il contesto e le prospettive?’;

• ‘Il peso nel portafoglio è equilibrato e anche un crollo di oltre il 90% delle quotazioni di un singolo titolo potrebbe essere tollerabile e non mi cambierebbe la vita e/o il valore del mio patrimonio?’;

• ‘Ho la consapevolezza che non esiste nessun metodo miracoloso in Borsa ma con la disciplina e il metodo nel tempo posso ambire a risultati interessanti. Ma questo può significare anche accettare perdite ripetute e fasi avverse?’.

E ci fermiamo qui. Vale solo la pena ricordare cosa diceva Jesse Livermore oltre un secolo fa (dei più grandi trader, nonchè speculatori, mai esistiti): ‘Quando si fa questo mestiere non ci si può permettere il lusso di avere opinioni rigide. Occorre avere una mente aperta e tanta flessibilità. Non è saggio trascurare il messaggio che viene dall’andamento dei prezzi, anche se esso contrasta con la tua opinione sul mercato e con la tua valutazione della domanda e dell’offerta’. Nulla è immutabile.

Per dirla col padre dell’analisi tecnica, Charles H. Dow ‘l’attaccamento alle proprie opinioni è stato il motivo principale che ha portato alla rovina molti operatori di Wall Street’.

E se ha portato alla rovina loro…

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