IL PIANO PASSERA SU MPS ORA CONVINCE PIU’ DI QUELLO JP MORGAN/MEDIOBANCA

Era solo il 21 gennaio scorso quando il premier Matteo Renzi e il suo finanziere di riferimento, Davide Serra, spiegavano che MPS a quei prezzi era un affare e c’era da tuffarsi ad acquistare i bancari italiani ma da allora il titolo di Rocca Salimbeni ha perso oltre due terzi del capitale. E da inizio anno il bilancio è da far tremare i polsi: -89,6%.

Non poco per un titolo che secondo diversi investitori e risparmiatori non poteva scendere più di tanto visto quello che aveva già perso (un ragionamento privo di senno che fanno alcuni risparmiatori che confondono le azioni con gli elastici). A Inizio 2007 le azioni MPS valevano 80 euro; a inizio 2008 60 euro; a inizio 2010 28 euro;  a inizio 2012 6 euro; a inizio 2015 2 euro e attualmente 0,17 centesimi. Così va il mondo.

Dalle dichiarazioni fiduciose del premier di Matteo Renzi e Davide Serra di metà gennaio la situazione è solo peggiorata perché nel tempo che è trascorso dagli stress test coordinati dall’Autorità Bancaria Europea (Eba) di fine luglio 2007 dell è venuto fuori che quella senese è considerata la peggiore banca europea mentre amministratore e presidente sono saltati.

E ancora non si è capito chi ci deve mettere i soldi per ricapitalizzare la banca mentre si sono moltiplicate come mosche le banche d’affari di mezzo mondo che vogliono lucrarci sul “rilancio” ricche commissioni.
E così fino a quando non si presenterà qualcuno alla porta con gli sghei veri il titolo MPS così diventato uno zombie a Piazza Affari, un morto che cammina.

Vale all’incirca come capitalizzazione meno delle matite Fila o dei taccuini Moleskine e se un investitore è così intrepido da tentare ancora la sorte e metterci qualche cosa sopra a questo punto scommette sulle obbligazioni subordinate per acquistare le azioni con l’offerta di conversione che a questo punto è certa con un ricco ulteriore sconto o aspetta l’aumento di capitale che sarà così diluitivo da azzerare quasi tutta la capitalizzazione.

mps

Non a caso in queste settimane i bond subordinati Lower Tier II hanno continuano a catturare l’attenzione degli investitori, recuperando i prezzi. Le obbligazioni con scadenza al 30 novembre 2017 segnano un prezzo di 72 euro (+7,46% dal 26 settembre), quelli con maturity 15 gennaio 2018 si trovano a 69,68 euro (+7,2% dal 26 settembre), quelli con scadenza 21 aprile 2020 a 70 euro (+10,23% dal 23 settembre) e quelli con maturity al 9 settembre 2020 si trovano a 71,5 euro (+12,24% dal 23 settembre). E il bond subordinato con scadenza 15 maggio 2018 dedicato agli investitori retail ha guadagnato invece circa il 4% dal 28 settembre (64 euro il prezzo attuale).

La partita su Siena resta complicata ed è ritornato d’attualità il piano proposto da Corrado Passera, ex a.d. di Intesa e ex ministro del governo Monti, che era stato qualche mese fa  troppo sbrigativamente cestinato.

Ora il cda di Monte dei Paschi di Siena avrebbe incaricato il nuovo ad, Marco Morelli, di esaminarlo e questo conferma se ce ne fosse bisogno che il piano Jp Morgan/Mediobanca (con il disco verde dell’asse Renzi-Padoan) con l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro che veniva descritto qualche settimana fa come cosa fatta in realtà sta rischiando di finire su un binario morto.

Ed è bene quindi valutare anche altre proposte come quelle del manager ed ex ministro Corrado Passera che già aveva presentato un piano all’ex presidente di Mps, Massimo Tononi, ma che il consiglio di amministrazione di MPS non aveva a fine luglio voluto esaminare tanto era sicuro di aver trovato la quadra con l’intervento del fondo Atlante e un consorzio di banche capitanato da Jp Morgan e Mediobanca.

Si era cantata vittoria (l’ennesima) per un piano di risanamento (l’ennesimo) della banca ma da allora il titolo in Borsa ha perso un ulteriore 50% in meno di 2 mesi e mezzo e presidente (Massimo Tononi) e amministratore delegato (Fabrizio Viola) sono usciti di scena e non senza polemiche. E con il governo Renzi e il ministro dell’Economia Padoan che sono intervenuti pesantemente per far dimettere l’ex ad Viola e dare il via al piano JP Morgan con l’insediamento di un manager gradito alla banca d’affari Usa e al governo come Marco Morelli, vice chairman di Merril Lynch per l’Europa che nel passato era stato vice direttore generale di Mps e precedentemente amministratore delegato di JP Morgan per l’Italia.

E pazienza se lo stesso Morelli era stato sanzionato quando era in Monte dei Paschi nell’era Mussari da Bankitalia per un aumento di capitale (nome in codice: “fresh”) riservato a che MPS aveva condotto con JP Morgan per raccogliere 950 milioni di euro finalizzati all’acquisizione di Banca Antonveneta omettendo secondo la vigilanza di informare la stessa Bankitalia di tutte le informazioni rilevanti riguardo la copertura dei rischi se in capo a Jp Morgan o Mps in caso di rovesci finanziari. Un inciampo che non ha frenato il ritorno di Morelli a capo di Mps.

 

passera

Sul piano Passera invece si mormora ora di un coinvolgimento del fondo Usa Warburg Pincus e del fondo Atlas con un aumento di capitale riservato di circa 2 miliardi oltre alla cessione delle sofferenze “fatta in casa” senza perciò coinvolgere Jp Morgan per un prestito ponte e pagare centinaia di milioni di euro di commissioni. E questo potrebbe essere un problema.

Un progetto quello di Passera che ha diversi punti in comune con quello firmato Jp Morgan/Mediobanca e che si è dimostrato sin da subito più realistico rispetto a quello di varare un aumento di capitale “monstre” sulla carta da 5 miliardi di euro.

Per questo motivo non è da escludere magari che da 2 piani ne venga fuori uno e l”’anchor investor” ricercato da tempo nel capitale di Mps (ovvero chi ci mette i soldi e diventa l’azionista di riferimento) lo porti proprio Corrado Passera che potrebbe essere magari chiamato alla presidenza di Mps visto che attualmente la poltrona è vacante dopo le dimissioni di Tononi.

Si sarebbero sprecati così 3 mesi e magari il timing più corretto per condurre l’operazione ed evitare l’effetto congestione (c’è anche Unicredit che deve chiedere soldi al mercato) e il “rumore” dato dal referendum costituzionale del 4 dicembre che tiene lontani gli investitori da grandi operazioni.

Intanto MPS è arrivata a capitalizzare 500 milioni di euro. Al mercato tutta questa faciloneria e confusione non piace.

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