Riservata Personale. C’ERA UNA VOLTA A PIAZZA AFFARI

Avete mai visitato la Borsa italiana? Con le transazioni telematiche il fascino di Palazzo Mezzanotte ha perso certo buona parte dello smalto che contraddistingueva questo luogo quando c’erano centinaia di persone ad animarla fra agenti di cambio, remisier, operatori titoli, premisti e speculatori che ne seguivano l’andamento del tabellone come a una gara di cavalli, piazzando magari in giornata le loro scommesse. E ai vecchi tempi per entrare era obbligatoria la cravatta come accadeva allora nei migliori casino’. Mica come oggi dove a dominare le giocate sono le slot machine e il trading ultra veloce.

Quell’epoca è finita o forse si è sola adeguata ai tempi perché l’essenza della Borsa nel bene e nel male si ripete e fa sempre le sue vittime e i suoi eroi, vincitori e perdenti, truffati e truffatori, investitori assennati e investitori fuori di senno.
“Nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si trasforma” recita la legge fisica della meccanica classica, che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier.

E se vi capita di leggere un vecchio romanzo pubblicato nel 1891 da Emile Zola intitolato “Il denaro” (e ancora più interessanti sono i “Taccuini” dove descrive il lavoro preparatorio “naturalista” che l’ha portato a tratteggiare con tanta nitidezza i personaggi che sono i protagonisti di questo libro) vi accorgerete che Palazzo Mezzanotte a Milano, Palais Brongniart a Parigi o lo Stock Exchange Building’ a Wall Street hanno molto in comune e non sono cambiati nei secoli di molto.

“I nemici mortali degli speculatori sono ignoranza e avidità, paura e speranza” scriveva Jesse Livermore quasi nello stesso periodo di Zola, impersonando però non lo scrittore naturalista ma il vero speculatore all’americana, uno dei più “grandi” mai esistenti e autore di un libro di memorie “Reminiscence of a stock operator” che è sempre attuale.

 

Goldman Sachs: le confessioni di un ex manager che si occupava delle gestioni
E’ uscito proprio in questi giorni l’atteso libro di Greg Smith, l’ex trader di Goldman Sachs, che lo scorso marzo aveva lasciato la più potente banca d’affari del mondo dove lavorava come manager, denunciando il comportamento poco ortodosso in una lettera che era stata pubblicata sul quotidiano New York Times e che era stata rilanciata da tutti i giornali e siti di tutto il mondo.

Nel libro non viene fuori in realtà nulla di clamoroso che ciascun investitore consapevole non ha già capito da tempo e che è una regola del gioco del poker: “Se non riesci ad individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu. »
E nel caso del mondo degli investimenti per Greg Smith i “polli” che racconta nel…

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