RISERVATA PERSONALE. Dove eravamo rimasti? Vi dico 2 o 3 cose che non vi avevo detto riguardo Piazza Affari, il futuro dell’Italia, gli investimenti e la boxe

Per oltre 10 anni ogni settimana ho curato una rubrica prima per Borsa Italia Report, poi per Bluinvest.com e poi per Borsa Expert dove facevo il punto sui mercati, sui nostri portafogli, sui titoli o le strategie che mi piacevano o no.
Una sorta di diario personale (il “Report Strategy”) che ogni sette giorni gli abbonati ai portafogli di BorsaExpert.it ricevevano nella loro email.

 

Poi la mia decisione di abbandonare questa forma di comunicazione più diretta non perché sono partito per un viaggio a piedi o in treno intorno al mondo (cosa che prima o poi farò quando avrà almeno 24 settimane libere da impegni.. ) ma perché con la nascita del blog MoneyReport.it (condiviso con Roberta Rossi e altri importanti collaboratori e ospiti) mi sembrava quasi primitiva questa forma di comunicazione. Anche considerando il fatto che i contenuti pubblicati da me, Roberta Rossi, Francesco Pilotti e firme si moltiplicavano, spaziando su più argomenti e con cadenza anche bi o tri-settimanale.

Mi ero sbagliato. Molte persone in questi anni mi hanno chiesto il motivo per cui non inviavo più i miei commenti o le mie “dritte” (oppure “storte”) sui mercati nel vecchio formato, rimpiangendo quasi i bei tempi passati dove magari le Seat Pagine Gialle valevano ancora qualche euro (e non meno di un millesimo di euro), l’Italia veniva raccontata dagli economisti e dai politici come una nazione dove la crisi del 2008 non era qualcosa che ci riguardava troppo perché “noi stavamo meglio degli altri” mentre si approvava un progetto “definitivo” per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (che in questi giorni è tornato di attualità perché lo Stato italiano fa causa a se stesso) e la solita ricerca diceva che entro breve 1000 società italiane si sarebbero quotate a Piazza Affari e presto avremmo insidiato pure la Germania.

Le cose non sono andate proprio in questo modo. E non credo che ciò dipenda dallo stop alla mia vecchia rubrica. Ma siccome sono dell’idea che nulla deve essere lasciato di intentato di questi tempi, riprendo il filo interrotto e ritorno a curare questa rubrica, molto personale, che naturalmente verrà pubblicata anche integralmente ogni settimana sul MoneyReport.it e inviata su base regolare ogni settimana solo agli abbonati ai portafogli di BorsaExpert.it Come ai vecchi tempi.

AAA Cercasi ragazzo per consegna pizze….
“Parliamo tanto di me” si intitolava la prima opera di quel gran poliedrico personaggio che fu Cesare Zavattini il cui incipit di questo libro è fra i miei preferiti (insieme a “Storia di Cristo” di Giovanni Papini o “Il sistema periodico” di Primo Levi se devo citare 3 libri che ho amato in gioventù): “Sul tavolo da lavoro ho pochi oggetti: il calamaio, la penna, alcuni fogli di carta, la mia fotografia. Che fronte spaziosa! Cosa mai diventerà questo bel giovane? Ministro, re?”. Così iniziava a parlare di sè un Cesare Zavattini nemmeno trentenne. 

Io ho di fronte sui miei monitor un grafico della Borsa italiana, della classifica della produttività mondiale e del Pil mentre su un altro schermo lampeggia l’andamento dello spread Btp/Bund e mi domando: “cosa mai diventerà la nostra nazione?”.
L’altro giorno sono stato a Milano ad assistere a un bel convegno sui trading system organizzato da Banca Sella nella storica  sede della Borsa Italiana a Piazza Affari e per una serie di appuntamenti. Al ritorno ho perso la coincidenza col treno e siccome non avevo voglia di farmi “rapinare” da un taxi (per quanto so benissimo che le tariffe fuori dal mondo dei taxi italiani non dipendano certo dai soli tassisti ma da un sistema fiscale ed economico oramai predatorio) mi sono fatto a piedi La Spezia/ Lerici. Avevo voglia di riflettere su diverse cose, il moto mi fa bene e poi avevo pure la compagnia con l’iPod di una fantastica collection dei più grandi successi dei Genesis.

Mi sono imbattuto a un certo punto a un’edicola in una locandina di un settimanale di annunci di lavoro e altro della provincia di La Spezia. E ne se sono rimasto colpito.

Una volta le locandine dei settimanali di annunci sparavano, per vendere copie, offerte di lavoro come “50 posti di impiegato alle Poste”, “20 posti di cassiere alla Banca”, “100 sottufficiali nell’Esercito”, “10 ragionieri”, “30 cassiere”, “10 operai specializzati tornitori-fresatori”. Ora il meglio che si offre su “L’Occasione” di La Spezia è “Ragazzo per consegna pizze” al primo posto (!), poi “telefoniste part time”, poi “agente pubblicitario” e infine “insegnante scuola danza”.

La locandina di un settimanale di annunci di lavoro

“Cosa mai diventerà la nostra nazione”?.
Povera Italia (e povera Spezia e provincia, naturalmente per quanto non credo che la cosa sia molto diversa nelle altre province italiane) se dobbiamo basarci su questa locandina. E questa è una storia. E non entro ora in un discorso politico o sulla situazione economica-finanziaria dell’Italia e dell’euro, di Draghi, Monti, Marchionne, la Polverini & Batman e se sia meglio giocare di rimessa, di tagli (o di soldi altrui) o in attacco (puntando sulla crescita) perché siamo tutti provati da questi ragionamenti.

Da imprenditore e ragioniere devo però guardare non solo alle passività e alla colonna dei segni meno ma anche a quello che di buono esprime questo Paese. Cercando di circoscrivere questa domanda all’ambito che più mi compete. Che non è quello di salvare l’Italia (un obiettivo che mi sembra perseguito già da molte persone) ma di capire come un risparmiatore italiano può salvare la pelle.

C’è una vecchia storiella che si racconta negli Stati Uniti di due amici che camminano nei boschi di Yellowstone quando all’improvviso salta fuori da dietro un masso un orso e si avventa contro di loro. “Pensi che possiamo correre più velocemente dell’orso?” chiede un amico.
Al che il suo collega di avventura risponde: “Non devo correre più velocemente dell’orso. Devo solo correre più velocemente di te”.

E’ una storiella cattiva ma purtroppo vera che spesso viene raccontata anche da quello strano ma interessante personaggio che è Robert T. Kiyosaki, quei classici self made americani che insegnano (come facevano già Dale Carnegie o Napoleon Hill quasi un secolo fa) a diventare ricchi con libri, corsi e conferenze ma che sanno dire anche cose stimolanti.

Ha scritto già qualche anno fa Kiyosaky ma le sue parole per noi europei e italiani sembrano sinistramente e dannatamente attuali:

“Credo che stiamo entrando in un inverno finanziario lungo e duro. La buona notizia è che arriverà la primavera, i fiori sbocceranno, e nascerà una nuova vita. Alla fine usciremo da questa crisi finanziaria, ma purtroppo milioni di persone resteranno indietro in modo permanente. Nel loro interesse, spero che i governi possano salvarle. A mio avviso, importa poco però ciò che fanno i politici per salvare l’economia. Alla fine salveranno i ricchi con la scusa che stanno salvando l’economia. Ciò che importa è ciò che intendi fare per salvare te stesso Non hai bisogno di correre più velocemente di quelli che stanno aspettando di essere salvati”.

“Inutile convincere di far bere un cammello se non ha sete”.
La brutta notizia è che io non penso che l’Italia sia uscita definitivamente dal tunnel come è obbligato a dire Mario Monti per “contratto”. Non sono un profeta di sventure e non credo ai guru di alcun tipo: né a coloro che prevedono crolli inenarrabili o coloro che prevedono rialzi vertiginosi come ho provato a scrivere in questi anni.
Ma il “big picture” come lo chiamano gli americani insomma il “quadro generale” mi sembra ancora confuso e non nitido. Il coniglio che ha tirato fuori dal cilindro Mario Draghi all’ultimo Consiglio Europeo mi sembra un’ottima mossa ma temo che i mercati prima o poi vogliano capire come funziona nella realtà e cosa accadrà veramente quando Spagna e Italia schiacceranno il pulsante rosso, richiedendo l’”aiutino”.

Ma non sono così pazzo e pieno di ego (come purtroppo in questo settore accade di sovente a leggere le previsioni di economisti, analisti tecnici, guru e astrologi) da pensare che i mercati vadano nella direzione in cui io penso, ragione per cui da molti anni tutti i portafogli di azioni, fondi, sicav o Etf azionari e obbligazionari che seguo come BorsaExpert.it e in collaborazione con MoneyExpert.it (per la consulenza personalizzata) sono sottoposti al vaglio anche di strategie attive e flessibili che con il nostro team abbiamo elaborato e affinato in questi anni e che si basano su una banale considerazione. Come recita un proverbio arabo: “inutile convincere di far bere un cammello se non ha sete”.

I mercati non sempre sono razionali e vanno nella direzione in cui speriamo, adeguandosi ai titoli e ai fondi che abbiamo in portafoglio. E non sempre è facile capire dove vanno i mercati o è necessario “menare le mani”. Ci sono fasi, soprattutto nell’azionario, in cui è meglio essere disinvestiti anche totalmente piuttosto che continuare a prendersi botte per vedere (come diceva Toto’ in una celebre gag) come va a finire.

Capisco certo il fascino che molti investitori hanno per l’investimento come funzionava una volta: si sceglievano le società più interessanti e sottovalutate per i fondamentali e le si tenevano in portafoglio pazientemente. Avendo iniziato a lavorare in questo settore nel lontano 1985 e proprio come analista fondamentale specializzato in “titolini” a Piazza Affari anch’io ancora mi emoziono quando leggo un bilancio e mi sembra di scoprire qualcosa di interessante.

Qualche mese fa peraltro su insistenza di diversi clienti ed ex clienti ho lanciato sul sito SoldiExpert.it un portafoglio, il Value Italia, che si basa proprio su questi presupposti. Cercare di scovare alla “vecchia maniera” le società più interessanti o le “special situation”. Il portafoglio è partito alla grande (+16,2% da metà giugno a oggi e meglio del mercato) ma certo la scelta del timing è stata anche fortunata (merito di Roberta Rossi che mi ha convinto a farlo partire nonostante alcuni miei dubbi). E nei prossimi report di questo tipo vi spiegherò volentieri alcune scelte e titoli che sono stati selezionati e per quali ragioni. Quali sono le storie che mi hanno affascinato e quali i punti di forza che ho visto.

Ma oggi come ho scritto qualche mese fa prima del lancio sono sempre convinto che su un portafoglio di questo tipo che altre società magari promuoverebbero a tutto spiano (la tecnica è sempre quella di prendere il prodotto che ha reso di più nell’ultimo periodo per acchiappare i clienti del tipo “vedo solo rosa e andrà sempre tutto bene”) che un investitore saggio non dovrebbe metterci sopra che una parte limitata del proprio patrimonio.

Nel 2008 nel momento peggiore del mercato è giusto ricordare che l’indice di Piazza Affari delle “small cap” arrivò a perdere quasi il 65% dai massimi (e poco di meno quello delle blue chip). Quando i mercati “rompono” di questi tempi non è facile (tranne che col senno del poi) restare sereni in mezzo ai mari in tempesta e la storia di questi anni insegna che anche società quotate apparentemente “invincibili” possono capitolare sia nei conti economici che a Piazza Affari anche se magari sembrano “sane”. Per dirla con quel grande vecchio saggio di John Maynard Keynes “ i mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto tu possa rimanere solvente”. E psicologicamente disposti senza grandi stress ad accettare la rumba dei mercati. Cosa non facile quando si vede il propri patrimonio ridursi anche di due terzi….

“La regola numero uno della boxe è proteggere se stessi”

Una scena del film “Million Dollar Baby”

Vi è naturalmente un rovescio della medaglia a fare gestione attiva: non sempre si ha ragione. Non tutte le operazioni si chiudono in guadagno. Anzi bisogna mettere in conto anche di chiudere un elevato numero di operazioni in perdita e magari assistere in occasioni di forti rotazioni dei mercati a periodi di sottoperformance. Ma la fedeltà paga e basta vedere l’andamento reale dei portafogli di BorsaExpert.it o MoneyExpert.it negli ultimi 10 anni o 5 anni per vedere come se l’orso ti insegue e cerca di assalirti non necessariamente occorre passivamente farsi mordicchiare o stritolare perché “nel lungo periodo” è meglio così. Controllare il rischio è un elemento fondamentale per i piccoli e grandi risparmiatori: mettere a repentaglio il proprio patrimonio, accettando di subire tutta la volatilità dei mercati (azionaria o obbligazionaria) non è per questo una scelta che condivido. Non è certo un obiettivo facile da raggiungere ma qualcosa si può fare ed è questa la missione che con Roberta Rossi abbiamo dato da diversi anni al nostro lavoro di analisti e consulenti. Oltre a essere una coppia (con prole) nella vita, naturalmente che è la nostra più importante sovra missione.

“La regola numero uno della boxe è proteggere se stessi” fa dire Clint Eastwood nel film “Million Dollar Baby”. E la stessa cosa vale nel mondo degli investimenti. Salire su un ring ed essere disposti a combattere fuori forma e con la prospettiva di prendersi un sacco di cazzotti e farsi anche massacrare sulla base dell’assunto che “l’importante è partecipare” non è un concetto che mi convince.

Alla prossima settimana!

Salvatore Gaziano

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