PIR (Piani Individuali di Risparmio) CHI LI HA SOTTOSCRITTI NON GODE NEANCHE UN PO’. CHE SENSO HA RILANCIARLI?

A Radio InBlu l’opinione decisamente “contrarian” di SoldiExpert SCF sui Piani Individuali di Risparmio (PIR) sottoscritti a frotte dai risparmiatori italiani.
Fin’ora a parte tonnellate di commissioni a favore di società di gestione e collocatori vari (ovvero banche e reti), questi prodotti, sottoscritti da 1 milione di italiani (sic!) hanno prodotto solo perdite e non certo migliorato l’asset allocation del portafoglio.

 

 

Perdite fino a 1/3 del capitale investito, nessun beneficio fiscale né successorio (chi ha sottoscritto un PIR lascierebbe oggi meno soldi ai propri eredi), aumento della concentrazione di patrimonio su un Paese che borsisticamente parlando è la periferia del mondo e che ha le armi spuntate per aiutare le proprie imprese, visto che la finanza pubblica italiana non ha i margini di manovra di quella tedesca. Vogliamo vedere un’altra poison pill (pillola avvelenata)? Per avere un prodotto che offre un beneficio fiscale si è costretti con i PIR a restare sempre con i piedi a mollo ovvero non solo non si può andare in liquidità ma si è costretti a pescare sempre dentro lo stesso secchio.

 

E la cosa inquietante sapete qual è? L’industria del risparmio gestito, anziché spargersi il capo di cenere e proporre altro, vuole rilanciare i Piani Individuali di Risparmio per aiutare la “ripresa dell’economia”. Forse perché poter offrire un prodotto agli italiani che ha benefici fiscali attira a prescindere i risparmiatori a giudicare dal successo di raccolta di questi prodotti.

 

Grazie anche a una certa moral suasion di ex promotori che oggi sono vice presidenti di Commissioni governative che fanno leggi su questi strumenti, si parla di lanciare fondi PIR chiusi con lockdown a 10-20 anni per sostenere le piccole e medie imprese italiane.

 

 

I risparmiatori si troverebbero così legati mani e piedi al Belpaese, dove già sono esposti a livello immobiliare e lavorativo, intrappolati per anni in prodotti senza la possibilità di uscirne, dando i propri soldi a terzi (i gestori) che decideranno come investirli. Un assegno in bianco. Noi non lo firmeremmo, come ha spiegato Roberta Rossi di SoldiExpert SCF in questa trasmissione andata in onda sabato scorso su InBlu L’Economia, programma a cura di Marco Girardo Responsabile delle pagine economiche del quotidiano Avvenire.

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