Portugal Telecom, Banche Venete e Popolare Bari: quando è possibile fare causa alla banca e recuperare i soldi investiti

Può un titolo obbligazionario considerato "sicuro" far perdere ai suoi sottoscrittori l’80% di quanto investito e congelare i soldi per 25 anni? E’ accaduto ai tanti italiani che hanno sottoscritto obbligazioni Portugal Telecom. Ma non tutto è perduto

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Portugal Telecom (ora confluita in Altice Portugal) è stata per lungo tempo la più importante compagnia di telecomunicazioni portoghese. Negli scorsi anni i risparmiatori che hanno sottoscritto queste obbligazioni si sono trovati con pesanti perdite. Alcuni di loro hanno deciso di ricorrere all’Arbitro per le Controversie Finanziarie che in diversi casi gli ha dato ragione. “I tempi per fare ricorso ci sono ancora” spiega l’avvocato Letizia Vescovini intervistata da RadioBorsa, la podcast radio di SoldiExpert SCF società di consulenza finanziaria indipendente.

 

L’antefatto

Nel 2013 la più grande compagnia di telecomunicazioni portoghese, Portugal Telecom, si è fusa con la controllante Oi Brasil per creare un gigante da 17 miliardi di dollari che doveva conquistare il mondo. In soli due anni il sogno crolla.

Il 20 giugno 2016 il gruppo Oi Brasil salta e le obbligazioni Portugal Telecom, che erano garantite proprio da OI Brasil, quando la situazione economico finanziaria del Gruppo inizia a vacillare iniziano a scendere in modo verticale.

Tra Novembre 2015 e Giugno 2016 le obbligazioni per esempio con scadenza 2019 (ISIN: XS0462994343) perdono l’81% del proprio valore, mentre le obbligazioni con scadenza 2020 (ISIN: XS0927581842) perdono l’80% del proprio valore.

Le obbligazioni con scadenza 2025 subiscono un’analoga decurtazione. Il titolo Portugal Telecom 4.50% 16.06.2025 (ISIN: XS0221854200) nel 2015 dimezza il proprio valore. Chi decide di tenerlo sulla base del ragionamento che “i titoli pagano una buona cedola e vendendoli andrei incontro a una grave perdita” subisce un ulteriore taglio del 30% del valore del capitale investito. Capitale investito che non è mai irrisorio visto che queste obbligazioni hanno tagli minimi elevati di 50.000 e 100.000 euro. A quattro anni dall’emissione il titolo subisce una perdita del 93,29%.

Nel 2015 Portugal Telecom viene ceduta alla multinazionale olandese Altice Group che acquisisce solo i crediti non deteriorati. Le obbligazioni acquistate dai risparmiatori italiani seguono invece la procedura concorsuale di Oi Brasil.

Il termine ultimo per aderire al concordato e insinuarsi nel passivo di Oi Brasil e’ l’8 Marzo 2018 ma in Italia, solo una minima parte dei risparmiatori – per volontà o per impossibilità – vi hanno aderito. Le banche che hanno collocato i titoli se ne lavano le mani. Per vedere riconosciuto il proprio credito i risparmiatori italiani devono trovare un avvocato in Italia o in Brasile.

Sul piatto hanno tre possibilità: una prospettiva di recuperare il 40% del valore nominale del titolo in 10 anni perdendo oltre il 60% di quando investito oppure liquidare i titoli sul mercato perdendo mediamente l’80% dell’investimento originario oppure infine non aderire al concordato e non vendere, vedendosi assegnata in automatico un’obbligazione senza cedola con scadenza di 25 anni che prevede un rimborso del 20% del valore nominale.

Per chi non fa nulla e non aderisce al concordato viene assegnata in automatico uno zero coupon bond (obbligazione senza cedola) a 25 anni e rimborso del capitale in tranche del 20% annue a partire dal ventunesimo. Ma il debitore si è riservato la clausola in qualsiasi momento di chiudere la procedura rimborsando il 15% del debito in essere. Una bella fregatura.

Letizia Vescovini intervistata da MoneyReport a febbraio 2018 su questo caso testimonia un atteggiamento non proprio friendly (amichevole) delle banche collocatrici di questo titolo ai risparmiatori italiani (qui il link per approfondire).

Clienti lasciati soli dalle banche

Ci sono anche risparmiatori – spiega Letizia Vescovini, esperta in diritto bancario – che si sono trovati in portafogli questi titoli come frutto di consigli della loro banca o del loro consulente. E l’approccio seguito dagli intermediari bancari che ho potuto rilevare seguendo alcune di queste pratiche di ‘risparmio tradito’ è sostanzialmente del tipo ‘arrangiatevi’”.

Ovvero se volete partecipare a questo piano di ristrutturazione (l’opzione che sembra più favorevole) prendetevi a vostre spese un avvocato in Italia o in Brasile oppure liquidate i titoli e metteteci una pietra sopra. In Italia la maggior parte degli obbligazionisti non si è insinuata nel passivo trovandosi con uno zero-coupon bond (obbligazione senza cedola) con scadenza venticinquennale che prevede alla scadenza un rimborso del 20% del valore nominale, perdendo sostanzialmente l’80% dell’ investimento originario.

In questa intervista a RadioBorsa Vescovini spiega i tanti ricorsi che ha seguito sull’affaire Portugal Telecom, quali sono andati meglio e quali peggio. Quando il risparmiatore che ha subito perdite ha margini per fare ricorso e quando no (questo un caso per esempio) e chi rivolgersi. Spiegando perchè per esempio sul caso di Portugal Telecom va bene rivolgersi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie mentre sul caso delle popolari venete e della Popolare di Bari non resta che percorrere le vie ordinarie.

L’avvocato Vescovini svela particolari curiosi in questa intervista sul modus operandi di una banca che forse per scaricare una grossa posizione di un cliente ha letteralmente imbottito i propri correntisti di una particolare regione (Liguria) e specifica provincia di questa obbligazione Portugal Telecom istruendo appositamente la propria rete di vendita con tanto di slide per piazzare il prodotto. “Se la volatilità del mercato aumenta, proponete ai clienti delle alternative toste” incitava così la banca i consulenti territoriali dell’area di pertinenza. Una pesca a strascico che ha mietuto tante vittime che si fidavano del proprio istituto di credito. Una fiducia molto mal riposta.

Vai su RadioBorsa e ascolta l’intervista all’avvocato Letizia Vescovini