PRENDI I SOLDI E SCAPPA. ALL’ESTERO?

PREMESSA: Alcuni importanti quotidiani (da “La Verità” a “Il Sole 24 Ore”)  ci hanno contattato come consulenti patrimoniali indipendenti nelle scorse settimane in merito alle possibilità per un cittadino italiano di aprire conti all’estero per difendersi dai rischi eventuali di uno spread fuori controllo. Avendo ricevuto qualche sporadica domanda in tal senso da qualche risparmiatore nelle ultime settimane ed essendo intervenuti sul tema sulla stampa abbiamo deciso di parlare di questo argomento così delicato. Non intendiamo con questa analisi suggerire in qualche modo l’opportunità di fare oggi un passo del genere, ma solo esaminare come professionisti indipendenti i rischi e i punti di forza delle opzioni possibili.
La soluzione migliore la si potrebbe solo conoscere, sapendo il futuro! E chi ci conosce e segue da anni come clienti e ha letto cosa abbiamo scritto ripetute volte sa qual è il nostro pensiero sul come è importante diversificare con giudizio il proprio patrimonio e come il “caso Italia” non è certo qualcosa che salta fuori adesso….

PRENDI I SOLDI E SCAPPA. ALL’ESTERO?

Sembra in alcuni di questi giorni essere tornati all’estate-autunno 2011 quando le pressioni dell’Europa riuscirono a far dimettere il governo Berlusconi. Lo spread anche allora era in forte salita a quota 530 nei confronti dei bund tedeschi, i conti pubblici dell’Italia peggioravano e l’Europa voleva imporre all’Italia misure draconiane. Si riuscì a evitare l’arrivo della Troika, ma non la caduta del governo.

Ci fu una profonda manovra correttiva fra cui una contestata riforma delle pensioni e l’Imu sulle case (che poi ha contribuito a provocare un crollo del mercato immobiliare e non solo)  che calmò i mercati insieme ad altre misure dell’allora governo Monti. Anche perchè arrivò poi soprattutto la cavalleria guidata da Mario Draghi a capo della Bce a inondare i mercati di liquidità con il Quantitative Easing. Era il famoso decreto Salva-Italia che evidentemente non ci ha proprio salvati a vedere poi cosa è successo con l’Italia sempre fanalino di coda in Europa come crescita e con un debito pubblico aumentato di 300 miliardi di euro dopo l’opera di Monti e poi i governi Letta, Renzi e Gentiloni.

Passati sette anni dalla quiete dopo la tempesta, sull’Italia si addensano nuove nubi. Il sostegno della Bce che tramite la Banca d’Italia deteneva oltre 360 miliardi di euro di debito pubblico verrà progressivamente meno, quindi sulle nuove emissioni bisognerà trovare qualche nuova mano amica. E molto investitori istituzionali stranieri preferiscono stare in questo momento alla finestra. Il rischio di una discesa dell’Italia sotto il gradino dell’investment grade farebbe scattare vendite automatiche secondo Goldman Sachs per 100 miliardi di euro. Non sono proprio bruscolini.

 

 

Alcuni si chiedono…

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