TOC, TOC. C’E’ UNA BANCA DIETRO LA TUA PORTA PRONTA A VENDERTI LA QUALUNQUE. SEI PRONTO?

Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendente, responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF.  Salvatore Gaziano si occupa nella stessa società delle strategie d’investimento (azioni, fondi, Etf e obbligazioni tramite portafogli)  dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario e analista nel settore. Oltre che nel lavoro formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare”…

In questa conversazione parliamo di pressioni commerciali da parte delle banche e dell’assalto programmato da parte di quasi tutti gli istituti ai risparmi degli italiani: per rimpinguare i bilanci tutti i piani industriali prevedono, infatti,  di puntare massicciamente sulle commissioni ricavate dalla vendita di prodotti e strumenti finanziari/assicurativi e di investimento. Dai diamanti ai fondi, dalle polizze ai certificati. Qualsiasi prodotto che consenta alla banca di ottenere commissioni va bene….

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Roberta Rossi: Col tuo pezzo sui diamanti d’investimento venduti “a tradimento” dalle banche (vedi qui) ci hai beccato anche questa una volta. Era già da un anno che ne parlavi e raccoglievi materiale. Mettendo in evidenza al grande pubblico i meccanismi opachi grazie ai quali molte banche piazzano questa volta pietre preziose per guadagnare sulla pelle dei propri clienti laute commissioni. E la trasmissione Report ha rilanciato il tema con una puntata dedicata e questo lunedì  Milena Gabanelli ci ritorna sull’argomento. E così, anche questa volta, quando molti risparmiatori vorranno liquidare le pietre preziose che hanno acquistato, si accorgeranno del valore di mercato nettamente inferiore…
Altro che “… un tipo di investimento destinato solo ad apprezzarsi nel tempo e senza rischi”; questo tipo di investimenti esistono solo sulla carta. La realtà è ben differente e se uno non lo capisce e ci crede veramente è destinato a finire nelle fauci di qualche leone feroce o di volpi astute…

 

Salvatore Gaziano: Ieri le azioni di banche non quotate o i fondi a cedola, oggi i diamanti d’investimento, domani chissà…  C’è sempre un prodotto molto remunerativo che le banche e le reti avranno da collocare e caricare sul gobbone dei loro clienti. E siamo solo all’inizio temo dell’offensiva; dalla chiusura di migliaia di filiali bancarie, fusioni e ristrutturazioni, si libereranno decine di migliaia di bancari che se non vorranno essere tagliati fuori del tutto dal mondo del lavoro saranno convertiti in consulenti finanziari. Vuoi restare a lavorare e arrivare alla pensione? Questa è la lista dei prodotti finanziari che devi collocare…
E se devo fare una previsione  ti dico che nei prossimi mesi e anni, i risparmiatori riceveranno più telefonate da bancari e parabancari che da quelli del telemarketing di Sky o delle compagnie telefoniche, di luce e gas….
Nel passato se avevi sul conto una somma giacente di 10.000 o 100.000 euro, la banca difficilmente ti “inquietava”; ora e sempre più l’ordine di scuderia è puntare su un interventismo massiccio.  I soldi dei risparmiatori vanno fatti rendere! Alla banca, naturalmente prima di tutto…

 

Roberta: In effetti tutti i cosiddetti piani industriali che le banche stanno presentando in questi mesi (da Banco Popolare-Bpm a Mps, da Unicredit al Credito Cooperativo di Corleone) puntano sulla crescita dei ricavi delle commissioni da servizi. I risparmi del cliente non possono restare dormienti: bisogna vendergli assolutamente un prodotto che produca commissioni per la banca e possibilmente che lo leghi e lo tenga un po’ in ostaggio, è l’ordine di scuderia.
Naturalmente non lo si dice in modo così piatto. Ma si usano termini più sofisticati a leggere i piani industriali degli istituti di credito del Belpaese o quello che viene suggerito dalle società di consulenza. Non è uno scenario molto bello quello che descrivi, ma in effetti è quello che sempre più spesso ci troviamo a constatare analizzando i portafogli dei nuovi clienti a cui le banche piazzano prodotti sempre più costosi e/o illiquidi o con pesanti condizioni di uscita. E’ l’assalto alla diligenza..

 

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Salvatore: Già e la cosa più preoccupante è che non è nemmeno più questione di banche serie o meno serie, di istituti grandi o con poche sedi. La “sola” te la può rifilare anche la banca dove lavori come dipendente e lì devi guardarti pure dai tuoi colleghi se gli dai carta bianca e non sei un po’ preparato.  Persino Intesa SanPaolo che è considerata fra le banche migliori del Paese si è messa a vendere (a carissimo prezzo) diamanti d’investimento alla propria clientela e non ne esce certo bene dal servizio televisivo di Report o da quanto pubblicato su Plus de “Il Sole 24 Ore”nelle precisazioni diffuse alla propria rete…

 

Roberta: A proposito di Intesa Sanpaolo su “Il Fatto Quotidiano” il professore Beppe Scienza non ci è andato leggero con Banca Fideuram (sempre del gruppo Intesa) che propone alla clientela la propria consulenza finanziaria indipendente  “evoluta” tramite il servizio denominato Sei. Per 100.000 di capitale sotto consulenza il primo anno si chiede al cliente una commissione di 3900 euro, il 3,9% ! Un biglietto d’ingresso il primo anno di 2500,00 euro, più l’1,4% annuo. Una bella evoluzione dei costi… Ma non è un discorso di banche o reti perché come dici giustamente tu sono sempre più i promotori finanziari (ora diventati con un colpo di legge “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede)  di tante reti differenti che mi raccontano che subiscono pressioni sempre più forti dai loro manager di piazzare i prodotti più cari e meno efficienti. Quelli che fanno fare più utili. E se collochi prodotti che non rientrano fra quelli consigliati dalla casa, niente incentivi e mini provvigioni. Ti mettono a dieta…

 

Salvatore: Purtroppo i casi di risparmio tradito non sono destinati a diminuire ma temo al contrario ad aumentare esponenzialmente. Qualche anno fa (nel primo di una lunga serie di articoli sull’argomento) quando scrivevo delle banche non quotate che erano una bomba a tempo ero stato un facile profeta. E il peggio deve ancora a venire, perché non ci sono solo Veneto Banca e Popolare Vicenza che in Italia hanno collocato azioni del proprio istituto a prezzi d’affezione alla propria clientela. Entro la primavera del 2017 ne vedremo ancora delle belle. Ho scritto della Banca di Valsabbina (qui) e della Popolare di Bari (ne abbiamo parlato qui), ma molti nodi verranno al pettine nei prossimi mesi ora che la Consob ha invitato le banche e gli intermediari a quotare su mercati più trasparenti i prodotti della casa. Così, secondo la Consob, “qualora l’intermediario decida di offrire strumenti finanziari illiquidi a singoli risparmiatori (che spesso tendono a sottostimare i rischi connessi) dovrà preoccuparsi di garantirne la trattazione secondo meccanismi efficaci in termini di prezzo, costi e tempi di conclusione”.

 

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una vignetta che gira sui social network che racconta con ironia come funziona il meccanismo dei salvataggi bancari


Roberta:
Rispetto al passato è un piccolo passo in avanti. Ci sono voluti 15 anni per arrivare a questa norma di buon senso; peccato che qualche centinaio di migliaia di risparmiatori ci abbia dovuto rimettere anche la camicia (e qualcuno si è pure suicidato) per arrivare a questa raccomandazione dopo un grandioso falò dei risparmi. Non potevano arrivarci prima le autorità di vigilanza a imporre alle banche un meccanismo più trasparente della formazione dei prezzi invece che far finta che tutto era regolare senza pensare alle conseguenze? E’ un Paese strano il nostro…

 

Salvatore: Purtroppo per queste ragioni non sono molto ottimista che le cose cambieranno in meglio nel futuro perché più leggo la storia degli scandali finanziari di questo Paese, più vedo che si ripetono nel tempo. Non si impara dal passato e nemmeno le disavventure finanziarie lasciano un segno, come diceva Italo Svevo in modo fin troppo crudo: “non bastano le disgrazie a fare di un fesso una persona intelligente”.

 

Roberta: Purtroppo uno può essere una persona veramente intelligente e in gamba nella propria attività o nella vita, ma quando si parla di soldi può essere fatto fesso facilmente in effetti…

Chi come noi ha scelto la strada della consulenza finanziaria indipendente sulla carta ha in Italia un mercato immenso, ma non è facile far capire a molti risparmiatori in cosa consiste il nostro lavoro e cosa ci differenzia dai consigli dati allo sportello bancario, postale o da un consulente remunerato a provvigioni e in potenziale conflitto d’interesse. E nessuno naturalmente ha formule magiche per moltiplicare in qualsiasi condizione dei mercati i risparmi; un approccio basato su una strategia non puramente commerciale o solo passiva può però aiutare nel tempo a correre meno rischi e ottenere migliori rendimenti. E a ricevere una consulenza veramente ad hoc.

 

Salvatore: Molti risparmiatori in Italia (ma non chi ci legge) non sono arrivati ancora a comprendere questa “sottile” distinzione ma qualcosa cambierà sicuramente in meglio da qui ai prossimi anni, perché la cosa diventerà sempre più evidente sia in termini di costi che di prestazioni. In Gran Bretagna 4 anni fa il governo ha deciso di imporre un modello basato sulla consulenza finanziaria indipendente rispetto a uno basato sulle commissioni di retrocessione (di chi gestisce i prodotti a favore di chi li vende) e il risultato è che per i risparmiatori il costo della consulenza si è ridotto a meno di un terzo rispetto al passato. E molti prodotti “patacca” sono diventati molto più difficili da collocare.
Decine di miliardi di sterline che prima affluivano a banche e reti di vendita e che ora sono rimasti nei conti dei clienti. Noi non siamo la Gran Bretagna, tutt’altro. Il nostro sistema politico e legislativo si preoccupa in questo momento di trovare il modo di incrementare i ricavi delle banche (o diminuirne i costi tramite soldi pubblici che potrebbero alimentare un fondo per gli esuberi bancari) piuttosto che tagliarne i costi. Ma le lancette della storia non si possono bloccare o addirittura fare andare al contrario per molto tempo. La fortissima crisi delle banche in Italia non è proprio un fulmine a ciel sereno. Una volta le banche in Italia godevano quasi della stessa fiducia dell’Arma dei Carabinieri; oggi la loro reputazione è crollata. E non sarà facile risalire la china se non cambiano veramente: nell’era digitale e dei social la reputazione è tutto.

 

Roberta: Intanto ora la rivoluzione puo’ partire solo dal basso: sempre più clienti sono consapevoli che la consulenza indipendente è la soluzione più conveniente e più allineata ai loro interessi.

Noi italiani siamo un paese di risparmiatori, che come formiche mettono da parte il patrimonio pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno. Se qualcuno se ne vuole prendere una fetta esagerata e immeritata, stia attento. Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano. Marcello Marchesi dixit.

 

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