LE PREVISIONI DI BORSA PER IL 2017? ALLORA DEVI ASSOLUTAMENTE LEGGERE QUESTE

Quello che ci stiamo lasciando alle spalle non è stato un anno facile per i mercati azionari e obbligazionari se mai in questi anni è mai stato un gioco da ragazzi ottenere un rendimento senza rischi e stress dal proprio capitale.

Il 2016 sarà comunque destinato a essere infatti ricordato come uno degli anni più scellerati e ricco di figure di merda (perdonate il francesismo) per la maggior parte degli analisti finanziari, sondaggisti, economisti, politici e guru che hanno sfornato previsioni.

Chi ci conosce sa che come società di consulenza indipendente ci sottraiamo volentieri a questo rito e non crediamo al circo delle previsioni e in questi anni abbiamo scritto decine di articoli per dimostrare che è quasi tutta “fuffa”. Nessuno sa quello che succederà sui mercati finanziari come nessun astrologo potrà mai dirvi cosa vi succederà di bello o di brutto la prossima settimana o mese.  E se volete investire i vostri risparmi con serietà l’ultima cosa che dovreste prendere in considerazione è farlo sulla base delle dritte degli esperti sciorinano sui giornali o nei report.

I mercati se ne fregano delle previsioni ed è molto più importante avere invece un approccio ragionato agli investimenti che non si basi né sulla speranza né sulla paura ma su un metodo sufficientemente flessibile da cercare nel tempo di adattarsi ai mercati piuttosto che rincorrere l’illusione di prevederli o addirittura ammaestrarli. Ed è quello che cerchiamo di fare noi (e nelle prossime settimane vi racconteremo delle importanti novità che abbiamo implementato nei nostri servizi di consulenza) preferendo adeguarci ai mercati piuttosto che voler fare i fenomeni con i soldi degli altri.

Ma guardiamo cosa è successo nel 2016 e alle previsioni più significative e cosa ne è stato…

Innanzitutto sulla Borsa italiana che dopo un 2015 all’insegna del rialzo doveva anche nel 2016 fare sfracelli secondo le previsioni dei grandi gestori di fondi europei (si veda per esempio questo articolo che aveva ben raccolto il sentiment prevalente degli esperti un bravissimo giornalista – leggi qui se vuoi poi approfondire –  in un articolo su “La Stampa”).

Secondo i guru tricolori del settore per le banche italiane il 2017 doveva insomma essere un anno quasi d’oro (si veda qui) grazie alla stagione delle fusioni e alla riforma delle banche popolari che avrebbe acceso un potente faro sul settore anche dal punto di vista speculativo.

A fine anno possiamo dire invece che fra le Borse peggiori del mondo nel 2016 c’è proprio quella italiana (nonostante il rialzo delle ultime settimane) con un bilancio del – 13% mentre scrivo e se c’è un settore che è stato bersagliato dalle vendite, come sanno oramai anche i paracarri, è stato proprio quello bancario che ha perso durante l’anno il -40%.

Per non parlare dell’andamento nettamente peggiore delle banche popolare.  Banco Popolare che è andata in sposa con la Popolare di Milano da inizio perde il -76,2% e meno male che gli analisti del settore erano “bull” ovvero positivi altrimenti sarebbe stato un disastro per il titolo (per gli analisti di Banca Imi il target price era 6,9 euro mentre il titolo è crollato invece a 2,2 euro).

Noi  non siamo dei guru, e non facciamo previsioni, ma evidentemente non siamo così male visto che i nostri portafogli sulle azioni italiane (vedi qui) svettano rispetto all’andamento dell’indice e abbiamo evitato bagni di sangue.

 

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Su  Monte dei Paschi di Siena poi oscilliamo come è tipico dell’Italia fra farsa e tragedia dove da almeno un lustro abbiamo visto alternarsi sulla tolda di comodo strapagati amministratori delegati e manager (e molti giornali ed esperti hanno fatto da grancassa) che avevano giurato e spergiurato che la missione “risanamento” era stata centrata e investire sulle azioni MPS era diventato col titolo così sottovalutato un affare più sicuro di acquistare un appartamento a Montecarlo a un quinto del proprio valore come consiglierebbe magari di fare il cognato di Gianfranco Fini.

Su MPS non sappiamo ancora come finirà questa partita (e se addirittura si arriverà a qualche forma soft o hard di bail-in ovvero di coinvolgimento alle perdite della banca oltre che degli azionisti anche dei titolari di obbligazioni, subordinate in primis) di  ma di certo quest’anno il titolo ha perso un ulteriore 80% del proprio valore. E anche su questa vicenda l’ex premier Matteo Renzi con le sue previsioni “MPS è risanata, ora investire è un affare” di inizio gennaio 2016 si è giocato forse (vedi qui ) un pezzo della sua credibilità perché sui mercati finanziari lo storytelling funziona fino a un certo punto e le cose non devi solo saperle raccontare.

 

Te la do io l’America….

Ma continuando a esaminare il magico mondo delle previsioni sul fronte delle borse che dovevano comportarsi peggio la Cina, la Russia e il Brasile secondo gli esperti dovevano essere in prima fila nei “worst performer” con lo scoppio dell’ennesima bolla in Oriente mentre la crisi economica avrebbe fatto ancora di più precipitare la borsa carioca. E non troppo bene sarebbe andata alla Borsa russa per colpa delle sanzioni dell’Occidente e del crollo del prezzo del petrolio.

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L’andamento delle Borse russa, brasiliana e cinese a confronto con l’indice azionario mondiale.

La Cina non  è crollata ma anzi è salita (+7%) e la Borsa brasiliana (+65%) e quella russa (+58%) sono state fra le migliori dell’anno. Vedi te la “sfiga”.

Il 2016 doveva essere poi l’anno in cui le basse valutazioni delle azioni europee in confronto a quelle del mercato azionario statunitense avrebbero poi dovuto finalmente vedere il Vecchio Continente recuperare posizioni sul Nuovo Continente.
Le azioni Usa non erano salite troppo (+168% dai minimi del Dow Jones a inizio 2016 rispetto al + 68 dell’Euro Stoxx 50) rispetto a quelle europee?
A fine 2016 annotiamo che invece l’indice Dow Jones è salito del +14% mentre l’indice Euro Stoxx 50 (le 50 blue chip europee) è sceso del 2%.

Ed è stato pure eletto come presidente degli Stati Uniti un certo Donald Trump la cui elezione veniva dipinta dalle più “prestigiose” case d’affari del mondo come dalla maggior parte dei guru d’analisi tecnica ed economisti come un evento simile a un Apocalisse (l’indice Dow Jones avrebbe dovuto scendere del -10/20% secondo i guru) per la Borsa americana e le Borse mondiali.

Nulla di tutto quello che era stato previsto anche questa volta si è verificato: l’elezione di Donald Trump ha fatto invece da carburante per la Borsa americana (e non solo) che ha raggiunto i nuovi massimi storici, inanellando una serie di nuovi massimi consecutivi che non si erano mai visti.

E pensare che poco prima delle elezioni americane si leggevano su Facebook e su centinaia di siti di tutto il mondo (Italia compresa dove produciamo anche in questo settore dei grandissimi guru e paraguru) accuratissime analisi che spiegavano come per l’indice azionario americano si era arrivati al “redde rationem” ovvero all’inizio del Grande Crollo.  “Le quotazioni azionari americane sono diventate insostenibili e non possono più i banchieri di Wall Street e i politici tenerle così artificialmente sostenute; la Fine si avvicina” era il “guru-pensiero” dominante.  E una gigantesca e strana forma di amnesia sembra ora avere colpito chi aveva formulato queste previsioni.

Mm’aggio affittato nu camello, Mm’aggio accattato nu turbante… E’ Caravan Petrol!

Sul prezzo del petrolio poi siamo alle comiche (ma non finali purtroppo): le banche d’affari americane con Goldman Sachs in testa avevano predetto (vedi qui) un prezzo al barile dell’oro nero anche sotto i 20 dollari Usa sulla base delle aspettative di una Cina sempre più in crisi e del petrolio iraniano che avrebbe inondato i mercati mondiali, provocando un aumento dell’offerta sulla domanda e il collasso di un terzo dei produttori.

Chiudiamo l’anno invece con il prezzo del petrolio che è risalito dai minimi dell’anno di oltre il 100% e vale oltre 55 dollari al barile. E a Vienna è avvenuto lo scorso mese l’impossibile con i paesi Opec e la Russia che hanno stabilito un accordo di taglio alla produzione alla faccia di tutti i commentatori ed esperti mondiali del ramo che avevano descritto come più facile di questo accordo traghettare insieme un lupo insieme a una capra e a un cavolo. “Caravan Petrol” canterebbe felice Renato Carosone.

E tacciamo per carità di patria sulle previsioni (formulate anche in Italia dalla Confindustria come potevate leggere qui questa estate)  su cosa sarebbe potuto accadere nel referendum costituzionale del 4 dicembre in caso di vittoria del No.  Un evento dipinto come uno tsunami capace di far crollare Piazza Affari, far sprofondare il Pil e pure tutto il sistema bancario (Financial Times dixit) dopo il crollo del governo Renzi.

Invece come dice il detto “Morto un papa se ne fa un altro…” e ci troviamo invece dopo la vittoria nettissima nel No magari con un Papocchio ma con Piazza Affari vicina ai massimi dell’anno.

Dopo le previsioni sballate sulla Brexit e sulle presidenziali Usa quella sull’Italia è stata insomma la ciliegina sulla torta che dovrebbe convincere tutti a dar più retta alle profezie del Mago Otelma  piuttosto che a quelle degli economisti e dei guru finanziari.

“La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile” sosteneva , infatti, John Kenneth Galbraith ed è difficile non essere d’accordo con questo grande economista che già nel 1977 nel suo saggio “L’età dell’incertezza” aveva visto lungo.

Sulle ragioni che inducono molti risparmiatori e investitori molto ho scritto in questi anni e purtroppo è una battaglia persa: sarebbe fantastico se il 2016 potesse finalmente servire veramente a convincere i risparmiatori a diffidare delle previsioni e dei guru ma purtroppo questo difficilmente accadrà.

Dentro al nostro cervello seppure evoluto resta impiantato un chip che ancora ci fa prendere sul serio le parole degli stregoni anche se in realtà si tratta di ciarlatani. Ci piacerebbe veramente credere che qualcuno sa quello che succederà e l’industria del risparmio gestito e della finanza conosce i suoi polli e sa che sfornare previsioni e studi è un rito indispensabile a cui non ci si può sottrarre.

Se si riesce, infatti, a far credere che c’è qualcuno che sa cosa accadrà ai mercati, il passo successivo è quello di convincere più facilmente i risparmiatori ad affidare  i propri risparmi a chi possiede questo dono. Ovvero dare i soldi agli “esperti” che monitorano in modo “scientifico” tutti i giorni i mercati e sanno dove e come andranno.

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Funziona ancora alla grande raccontare storie e previsioni e se poi non ci si azzecca pazienza; il risparmiatore medio dimentica in fretta e poi si possono elaborare sempre nuove previsioni e dare la colpa comunque a fattori eccezionali che non erano prevedibili (o come direbbe con linguaggio aulito il Divino Otelma: “non avevamo dati bastevoli per formulare un preciso vaticinio”) quando era stata formulata la previsione.

E poi comunque come sanno bene coloro che vivono di previsioni e fanno in buona o cattiva fede i ciarlatani (e il mondo della Borsa ne è pieno) vale sempre il pensiero espresso da uno dei personaggi messi in scena da Woody Allen nel suo ultimo film, Cafè Society: “Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo e un giorno ci azzeccherai”.

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