Accadrà nel 2019: crollo dei Bund e balzo prodigioso di BTP, azioni italiane e oro fisico

L’anormalità è diventata il “new normal” sui mercati finanziari (e non solo) e basterebbe ricordare alcuni eventi come la vittoria al referendum della Brexit, l’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti e per rimanere in Italia la formazione del governo leghista-stellato, per dire che di eventi in giro per il mondo in grado veramente di sconvolgere noi o i mercati c’è rimasto forse poco.

Comunque partecipiamo a questo “gioco” su richiesta di un sito di informazione finanziario internazionale molto seguito (Business Insider) con 3 eventi che, a mio parere, sarebbero certo in parte sconvolgenti, ma che meritano magari per le teorie care a Nassim Taleb, matematico e filosofo dell’irrazionalità dei mercati, di essere prese in considerazione. E che sicuramente potrebbero piacere ai “sovranisti” italiani e in realtà a tutti gli italiani.

Speculare anche solo intellettualmente su eventi rari e difficili da prevedere e che si verificano inaspettatamente ha un suo perché, visto che i movimenti estremi e improbabili hanno sempre più conseguenze positive o negative che influenzano fortemente l’intero sistema.

E come ha raccontato con grande lungimiranza già qualche lustro fa con la sua teoria dei “cigni neri” Nassim Taleb siamo passati da “Mediocristan” all”Extremistan” nel passato gli eventi potevano essere previsti in base ai dati precedenti, oggi non è più così. E qualche scommessa “out the money” se fatta con una parte piccolissima del proprio capitale magari si può valutare se si è seguaci di questa teoria.

Ecco quali sono per me tre eventi molto improbabili che però trovo affascinanti (ricordando che questo è soprattutto un “gioco”) per quanto possano sembrare anche assurdi (e per questo non prezzati dai mercati). Eccoli:

1) ITALIA, SORPRESA POSITIVA NEL 2019 PER CRESCITA DEL PIL NEL VECCHIO CONTINENTE

Alla fine del 2019 l’Italia centra tutti gli obiettivi fra cui una crescita del Pil perfino superiore all’1,5%. Il rapporto debito/Pil scende di quasi 2 punti nel 2019 grazie alla forza dell’economia italiana che torna a accelerare sui mercati internazionali (rubando quote di mercato alla Germania) e al piano di privatizzazioni del patrimonio pubblico che impattano anche positivamente su minori emissioni di debito sul mercato, e quindi minori interessi.
La disoccupazione in Italia scende nel 2019 di 2 punti percentuali e si porta all’8%, valore che non si vedeva da oltre 10 anni, grazie agli effetti positivi del reddito di cittadinanza che favorisce il rientro nel mondo del lavoro e spinge i consumi con un effetto benefico per tutta l’economia italiana. Lo spread Btp/Bund crolla sotto 200 con le agenzie di revisione che procedono a un upgrading del merito di credito dell’Italia. E il mercato non può questa volta non adeguarsi questa volta al fatto che era stato «eccessivamente pessimista» nei confronti dell’Italia perché, come hanno ricordato veramente gli analisti di Nomura in questi giorni “se escludiamo i pagamenti per gli interessi, il Governo italiano ha registrato un avanzo di bilancio dall’inizio degli anni 90, quindi il deficit complessivo riguarda più ciò che è dovuto per i peccati passati piuttosto che riflettere gli attuali comportamenti scorretti” dal momento che «dalla recessione del 2012, l’Italia ha registrato un avanzo delle partite correnti» ed è quindi «prestatore netto nei confronti del resto del mondo».

2) GERMANIA NELLA BUFERA, LA NUOVA PAROLA D’ORDINE DEI MERCATI E’ VENDERE I BUND PER COMPRARE I BTP

Chi paga maggiormente il prezzo del “come back” prepotente dell’Italia sui mercati finanziari sono naturalmente la Germania e la Francia che si trovano anche ad affrontare uno shock dopo le elezioni europee che si svolgeranno a fine maggio 2019.
La crisi dei partiti tradizionali viene sancita ufficialmente a favore di quelli sovranisti o dipinti di verde. Nei confronti dei titoli di Stato tedeschi e francesi gli speculatori finanziari e gli investitori istituzionali non possono fare altro che prendere atto del nuovo scenario (che vede anche l’economia tedesca rallentare fortemente per effetto di una crisi dell’export causata anche dal rallentamento cinese che tocca settori chiave per l’industria tedesca come l’automotive) e questo provoca un forte calo dei prezzi e un innalzamento dei rendimenti.
Bund e Oat appaiono troppo pericolosi per il rendimento incorporato e non possono essere più considerati un investimento privo di rischio. Anche perché il bubbone di Deutsche Bank
nel 2019 scoppia ufficialmente e la fusione ipotizzata con Commerzbank salta anche per l’opposizione vigorosa della Vigilanza Europea che giudica troppo pericoloso questo piano.

3) L’ORO FISICO RICONQUISTA IL PODIO MENTRE QUELLO DIGITALE VA DEFINITIVAMENTE A RAMENGO

Se il 2018 è stato un anno horribilis per tutti i mercati azionari e obbligazionari (materie prime comprese) e catastrofico per le criptovalute il 2019 segna il ritorno prepotente dell’oro fra gli asset preferiti dagli investitori.
L’oro fisico resta uno dei pochi asset come le criptovalute che possono essere “minati” in forma limitata ma ha il vantaggio di essere realmente utilizzato da millenni da miliardi di persone, insomma è una vera risorsa “scarsa” e convertibile. E torna a prendersi la scena.
Quella che da tempo Warren Buffett definisce la “reliquia barbara” riprendendo una citazione del famoso economista M. Keynes assapora il momento “revenge” nei confronti di tutti gli asset e soprattutto delle criptovalute che solo nel 2017 venivano definite da molti esperti “oro digitale” e “bene rifugio” e invece capitolano definitamente nel 2019.
L’oro soprattutto fisico torna a essere considerato un bene sicuro e da avere in portafoglio per diversificare il rischio a avere un’assicurazione contro i “rischi di coda”.
Tre eventi favorevoli all’oro si realizzano infatti nel 2019: dollaro più debole, rendimenti reali più bassi (con una politica monetaria della Fed più da colombo che fa falco) e sempre maggiore volatilità dell’azionario.
La domanda fisica di oro torna così a salire improvvisamente con un forte balzo del metallo giallo da parte di investitori di tutto il mondo a caccia di maggiore protezione e diffidenza verso gli asset finanziari o digitali e dalle nuove tensioni internazionali che spingono verso la domanda di “oro fisico” da detenere in portafoglio.
L’imprenditore e “bitcoin evangelist” John McAfee che aveva lo scorso anno con il Bitcoin a 11.000 dollari previsto con un tweet un prezzo del Bitcoin a 1 milione di dollari entro il 2020 e il taglio del suo pene (per mangiarselo) nel caso non avesse centrato questa previsione pubblica un nuovo tweet in cui cerca di ridimensionare la portata delle sue previsioni e accusa le banche d’affari Usa e delle banche centrali mondiali di aver organizzato il crollo delle criptovalute per evitare di veder compromesso il primato delle monete flat.

Parte di questa analisi è stata anche pubblicata su “Business Insider” il 21 dicembre 2018.

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