5 CAMBIAMENTI EPOCALI NELL’ECONOMIA POST CORONAVIRUS

Pubblichiamo traducendolo in italiano un interessante report di Goldman Sachs a cura di David Choi sui cambiamenti strutturali che il Coronavirus avrà sull’economia. In alcuni casi come vedremo, la pandemia ha solo accelerato alcune tendenze che erano già in corso, imprimendo una velocità maggiore. In altri siamo di fronte a cambiamenti che senza la pandemia non si sarebbero proprio verificati.

Il Coronavirus e i cambiamenti di lungo periodo nell’economia

La pandemia di coronavirus ha trasformato l’economia globale. Dall’improvviso aumento nei dipendenti che lavorano da casa, alla rapida digitalizzazione dei servizi, il virus ha costretto le imprese e le famiglie ad adattarsi rapidamente al nuovo ambiente. Anche se alcuni di questi comportamenti modificati saranno probabilmente temporanei e cesseranno quando la minaccia del virus verrà meno, molti diventeranno cambiamenti strutturali: il mondo economico non sarà più quello di prima. Ecco quali sono i cambiamenti principali.

Il Coronavirus e i cambiamenti di lungo periodo nell’economia

Un punto di partenza naturale per valutare possibili cambiamenti di lungo periodo dell’economia  – spiega Choi di Goldman Sachs – è guardare ai cambiamenti che hanno già avuto luogo. Ci concentriamo su quattro grandi cambiamenti, che da temporanei in alcuni casi diventeranno strutturali:

  • l’aumento del lavoro a distanza
  • la maggiore digitalizzazione dei servizi
  • la migrazione dalle grandi città
  • il forte calo della domanda nelle industrie sensibili ai virus

Tutti questi cambiamenti avranno effetti rilevanti sull’occupazione e sul settore immobiliare. Esaminiamoli.

Smart working, il lavoro agile diventa the new normal

Le misure di lockdown seguenti alla pandemia hanno costretto molte persone a lavorare da casa, in seguito ai blocchi alla circolazione e alla chiusura degli uffici. Diversi sondaggi suggeriscono che al culmine della pandemia il 50% dei lavoratori era in smart working. I dati attuali sulla mobilità suggeriscono che l’attività d’ufficio rimane molto al di sotto dei livelli normali.

 

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Mentre molti lavoratori torneranno al loro posto di lavoro quando la minaccia del virus si ritirerà, è probabile che persisterà una quantità significativa di lavoro a distanza. Anche prima della pandemia, il lavoro a distanza aveva mostrato una chiara tendenza al rialzo come si vede nel grafico sottostante. E l’avvento della pandemia potrebbe accelerare in modo strutturale questo trend, trasformando un cambiamento temporaneo in un processo definitivo.

Il grafico 1 mostra che negli ultimi cinque anni il lavoro da casa è passato dal 3,6% nel 2005 al 5,3% nel 2018. Ben prima della pandemia, l’opzione di lavorare a distanza da casa era uno dei vantaggi in più rapida crescita offerti ai dipendenti secondo secondo il Bureau of Labor.

 

 

Come si vede nel grafico 2 anche post pandemia i lavoratori che si aspettano di continuare a lavorare da casa per diversi giorni alla settimana sono in aumento.

 

 

La spinta verso un mondo sempre più digitale in tanti settori: dal food al fitness

Un secondo grande cambiamento prodotto dalla pandemia è stata la diffusa digitalizzazione dei servizi (dal food al fitness) e la crescita dell’e-commerce, che hanno interessato quasi tutti i settori. Gli esempi sono numerosi: l’aumento di ristorante online e il servizio di consegna a casa di generi alimentari, la digitalizzazione delle sperimentazioni cliniche e l’espansione della telemedicina nel settore sanitario, l’aumento dei download di app per il fitness casalingo, il boom dell’apprendimento virtuale e del mercato dell’istruzione online, video-call e conferenze in sostituzione di riunioni di lavoro.

Naturalmente, queste tendenze erano chiaramente in atto anche prima della pandemia, ma hanno subito anch’esse un’accelerazione.

La Figura 3 mostra l’ondata senza precedenti dello sviluppo dell’e-commerce al dettaglio negli Stati Uniti, da cui difficilmente si tornerà indietro.

 

 

Case più grandi in posti meno affollati

Un terzo grande cambiamento prodotto dal coronavirus è stato uno shock dei modelli di migrazione, con i residenti che lasciano le città urbane troppo affollate e costose. E’ un fenomeno visibile analizzando i dati sulla mobilità degli smartphone, le richieste di inoltro della posta, i dati di raccolta dei rifiuti e attraverso anche sondaggi diretti agli abitanti dei quartieri urbani più popolosi e in cui il prezzo della abitazioni è più elevato.

 

Aneddoti e indagini suggeriscono anche che se i motivi originari per allontanarsi dalle grandi città era sfuggire ai problemi legati al virus, i successivi trasferimenti sono stati più spesso dovuti alla ricerca di spazi più ampi e di affitti più economici disponibili altrove, una volta che gli accordi di lavoro a distanza sembrava probabile che persistessero.

Negli Stati Uniti in città costose come New York City e San Francisco, così come nelle città universitarie come Madison e Syracuse, il costo dell’affitto è diminuito, mentre ci sono stati aumenti a due cifre su base annua nelle città del Midwest di medie dimensioni come Indianapolis, Columbus, Cleveland e Cincinnati secondo Zumper (vedi grafico 4).

 

 

Le persone cercano case più grandi e si aspettano più flessibilità per il telelavoro negli anni a venire. Se il lavoro a distanza si dimostrerà sostenibile e diventerà un trend questi flussi migratori aumenteranno. In tal caso, la flessibilità probabilmente allontanerà le persone dalle città metropolitane più costose verso città più accessibili, tendenza già in atto soprattutto per i Millennials.

Il calo della domanda nei settori più impattati dal Coronavirus: quanto durerà?

Un quarto cambiamento importante prodotto dal coronavirus è stato il crollo della domanda nelle industrie in particolare quelle fortemente influenzate dalle distanze sociali, come viaggi, ristoranti, intrattenimento e le industrie di servizi per la cura della persona. La ripresa in queste industrie rimane debole, a causa sia di restrizioni politiche che di maggiore avversione al rischio per i consumatori.

A differenza delle altre tendenze accelerate dallo shock del virus, queste industrie sono cresciute fortemente prima della pandemia, con una crescita dell’occupazione tipicamente superiore a quella dell’economia globale.

Man mano che il virus perderà forza, le restrizioni politiche verranno gradualmente eliminate e i consumatori torneranno alla loro vita precedente ma i tempi saranno lunghi.

 

 

Le esperienze passate come la SARS e gli attacchi dell’11 settembre forniscono un indizio su come sarà la ripresa in questi settori, sebbene i confronti siano imperfetti. Come mostra il grafico numero 5, l’attività delle compagnie aeree e degli hotel è precipitata a seguito del focolaio di SARS a Hong Kong, ma si è rapidamente ripresa una volta che il virus è tornato sotto controllo.

La ripresa dei viaggi aerei negli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre è stata più graduale, come mostra sempre il grafico 5, impiegando più di 2 anni per tornare ai livelli precedenti poiché la minaccia non è mai scomparsa del tutto. In Cina, l’epicentro iniziale del virus, oggi ampiamente sotto controllo, i viaggi interni si sono in gran parte normalizzati, mentre i viaggi internazionali (in gran parte a causa della politica delle restrizioni) rimangono minimi.

 

 

Il travel retail, uno dei settori che subirà un cambiamento strutturale

Nel complesso, dato il numero ancora elevato di casi di casi di coronavirus negli Stati Uniti, l’industria dei viaggi è probabilmente molto lontana da un ritorno alla normalità. E mentre i viaggi dei consumatori potrebbero probabilmente raggiungere ancora una volta livelli pre-pandemici, quelli d’affari, un grande motore di entrate nel settore dei viaggi forse non torneranno mai ai livelli precedenti, con le aziende che prevedono di tagliare i loro budget di viaggio che richiedono grandi spostamenti, sostituendo le riunioni faccia a faccia con riunioni virtuali a basso costo. Secondo un sondaggio, le aziende prevedono di ridurre le proprie spese di viaggio annuali di quasi il 30 percento.

Gli effetti sull’occupazione

L’adeguamento a queste nuove tendenze richiederà probabilmente una grande quantità di riallocazione del lavoro. Sono in aumento i licenziamenti permanenti in settori sensibili ai virus come il tempo libero e l’ospitalità ed è probabile che questa tendenza aumenti ulteriormente in modo significativo come si vede nella figura 6.

 

 

Anche quando sarà disponibile un vaccino, il periodo prolungato di debole domanda, potrebbe diventare da temporaneo a strutturale.

Il passaggio accelerato al commercio elettronico ridurrà la crescita dell’occupazione al dettaglio nei prossimi anni con tutte le conseguenze del caso sull’indotto. I cambiamenti nei modelli migratori avranno un grande impatto sull’occupazione locale, in particolare nel settore edile, e l’aumento del lavoro da casa probabilmente porterà a una domanda in netto calo di addetti alla sicurezza, addetti alle pulizie e alla manutenzione e addetti alla preparazione del cibo.

 

IMPORTANTE Tutta l’analisi e i grafici e le considerazioni che hai letto sono a cura di David Choi dell’Ufficio Studi di Goldman Sachs, la più importante banca d’affari del mondo. Abbiamo trovato l’analisi molto interessante e ci faceva piacere condividerla con i nostri clienti e lettori abituali. Nonostante questa analisi si riferisca al mercato americano, riteniamo che molte riflessioni sui cambiamenti epocali post-coronavirus potrebbero essere valide anche in tutto il mondo occidentale.

 

 

 

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